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A settembre la vedi ancora in piena scena: una femmina verde giada appollaiata sul fiore fucsia di una zinnia, immobile come se posasse per una fotografia. Poche settimane dopo quella mantide non c’è più, ma ha lasciato qualcosa. Sul ramo basso della siepe, sul tutore di canna dei pomodori, sotto il davanzale o sullo stelo secco di una graminacea ornamentale compare un grumo beige, grande come una noce allungata, duro al tatto e leggero come polistirolo. Quella è l’ooteca della mantide religiosa, e dentro ci sono da cento a trecento uova che passeranno tutto l’inverno lì, a pochi centimetri dalle tue cesoie.
Che cos’è davvero quel grumo beige
Prima di morire con i primi freddi, la femmina di Mantis religiosa produce dalle ghiandole dell’addome una sostanza proteica liquida e appiccicosa. Poi fa una cosa che sembra uscita da una cucina: la monta. Con le appendici terminali dell’addome, muovendosi avanti e indietro come una frusta, inietta aria nella proteina e la trasforma in una schiuma densa, bianca, simile a panna. Mentre monta, depone le uova a file ordinate dentro la massa, incolonnate in camerette separate da setti.
Il tutto dura da una a diverse ore. Poi la schiuma, a contatto con l’aria, si ossida e indurisce: nel giro di mezza giornata diventa una struttura rigida, color nocciola o paglierino, impermeabile all’acqua, piena di microbolle d’aria. È materiale da manuale di ingegneria: le bolle fanno da isolante termico, lo strato esterno più compatto fa da guscio, e lungo la cresta centrale resta una fila di uscite, piccole fessure sigillate da linguette che si apriranno solo dall’interno. Una femmina ben nutrita può produrre due o tre ooteche in una stagione, tra fine settembre e inizio novembre; nel Centro-Sud e sulle isole le deposizioni tardive arrivano tranquillamente a metà novembre, con tre o quattro settimane di ritardo rispetto alle aree del Nord Europa.
Riconoscerla in sessanta secondi
L’ooteca della nostra mantide autoctona ha caratteristiche abbastanza costanti:
- dimensioni: 2-4 cm di lunghezza, 1-2 cm di larghezza;
- forma: a cuneo o a pagnottina allungata, con una cresta longitudinale in rilievo al centro, come una piccola chiglia;
- colore: dal crema al nocciola chiaro, talvolta grigiastro dopo un inverno di pioggia;
- consistenza: dura, asciutta, leggerissima, se la premi con l’unghia cede appena come il polistirolo;
- posizione: saldata al supporto su un lato piatto, su rametti di 3-8 mm, steli secchi, pietre, pali, reti, intonaco riparato.
Attenzione ai sosia. Le galle di vespe o acari sono escrescenze vegetali: crescono dal ramo, non sopra il ramo, e se le tagli trovi tessuto legnoso o verde. Il nido della vespa vasaia è di fango vero e proprio: pesante, terroso, grigio-marrone, spesso a forma di urna o di tubicino. I bozzoli di lepidottero sono setosi, fibrosi, con filamenti visibili. Le ooteche di blatta sono molto più piccole (meno di un centimetro), scure, lucide, con una dentellatura regolare su un bordo.
C’è poi un sosia nuovo e sempre più frequente: l’ooteca della mantide gigante asiatica Hierodula tenuidentata, specie alloctona ormai segnalata in molte regioni, dal Nord fino a risalire le valli alpine. La sua è nettamente più grande e voluminosa, spesso più chiara e con aspetto più gonfio e arrotondato, e viene deposta frequentemente su arbusti e alberi anche in pieno contesto urbano. Non è una tragedia trovarla, ma è utile saperla distinguere e segnalarla ai progetti di monitoraggio della fauna aliena, perché i suoi effetti sulle comunità di insetti locali sono ancora in valutazione.
Regge quindici gradi sotto zero, non regge il tuo salotto
Le uova dentro l’ooteca sono in diapausa, cioè in uno stato di sviluppo sospeso e programmato. Non stanno semplicemente ferme perché fa freddo: hanno un orologio interno che richiede un periodo prolungato di basse temperature prima di poter ripartire. Nel frattempo i tessuti accumulano sostanze crioprotettrici che abbassano il punto di congelamento spontaneo dei fluidi corporei, il cosiddetto punto di sopraffusione: un meccanismo classico degli insetti che svernano nei climi temperati e che permette di restare liquidi ben al di sotto dello zero. Con questo corredo, più l’isolamento della schiuma indurita, un’ooteca passa senza problemi gelate intorno ai -10 o -15 °C, neve compresa.
Quello che non regge sono due banalità molto domestiche.
La prima è il sacco delle potature. Ogni inverno migliaia di ooteche finiscono nel cassone del verde, nel cippatore o nel falò di fine stagione insieme ai rami della siepe. Nessun gelo, nessun predatore, nessun parassitoide fa tanti danni quanto una potatura distratta a gennaio.
La seconda è il tepore di casa. Chi raccoglie l’ooteca perché è curiosa e la appoggia sulla mensola del salotto o in una scatola in cucina, dopo qualche settimana a 20 °C si ritrova duecento neanidi lunghe un centimetro che corrono sulle pareti a gennaio. Fuori non c’è nulla da mangiare, in casa nemmeno: nel giro di pochi giorni muoiono tutte di fame o di disidratazione. Stesso discorso per la serra riscaldata e, in modo più subdolo, per il garage: lì il problema è l’opposto, un ambiente troppo stabile e asciutto che altera i segnali stagionali e spesso porta a schiuse fuori tempo o a ooteche sterili e secche. La regola è semplice: l’ooteca sta fuori, punto.
Potature invernali: come non fare stragi
In Italia le ooteche si concentrano in ambienti precisi, e sono quasi sempre gli stessi che il giardiniere mette in ordine tra dicembre e febbraio: siepi di rosmarino e lavanda, bordi di vigneto e uliveto, incolti assolati, roveti e pruneti, steli secchi di zinnie, echinacee e graminacee ornamentali, cataste di canne, tutori dell’orto, reti metalliche, vecchi pali di legno.
Qualche accorgimento operativo che costa pochissimo:
- Ispeziona prima di tagliare. Trenta secondi di sguardo alla base della siepe e ai rami esposti a sud-est, dove le ooteche sono più frequenti, bastano.
- Lascia in piedi gli steli secchi fino a marzo inoltrato. Zinnie, graminacee, finocchio selvatico, cardi: non sono disordine, sono dormitori. Tagliarli a fine inverno anziché a novembre non danneggia nessuna di queste piante.
- Rimanda la potatura delle siepi sempreverdi. In clima mediterraneo lavanda, rosmarino, lentisco e alloro tollerano benissimo un intervento spostato a fine febbraio o marzo, anzi spesso lo preferiscono perché si evitano i tagli esposti alle gelate.
- Prima di svuotare il cassone del verde, dai un’occhiata ai rami più grossi: capita di ritrovarle lì, ancora intatte.
Spostare un’ooteca senza ucciderla
Se il ramo va tagliato per forza, l’ooteca si può trasferire. Non va staccata: il tentativo di scollarla dal supporto quasi sempre lacera la base, espone le camere e la condanna. Si procede così:

- Taglia il ramo lasciando almeno 10 cm di supporto da entrambi i lati dell’ooteca.
- Legalo subito a un altro ramo, a un palo o a una rete, usando spago o filo plastificato morbido, mantenendo lo stesso orientamento che aveva: la cresta di uscita verso il basso o di lato, mai schiacciata contro una superficie.
- Scegli una posizione a 1-1,5 metri da terra, non a contatto col suolo (umidità, lumache, formiche) e non troppo in alto.
- Esposizione a est o sud-est, riparata dal vento dominante, con vegetazione fitta nel raggio di un metro: le neanidi appena nate hanno bisogno di nascondigli immediati.
- All’aperto, sempre. Mai garage, mai veranda chiusa, mai serra, mai cantina.
Se l’ooteca è su una pietra, un muro o un vaso che devi spostare, muovi l’intero oggetto. Se è su un supporto davvero inamovibile, lasciala dov’è e lavora attorno.
Il mito dell’ooteca comprata online come insetticida biologico
Qui conviene essere onesti, perché il marketing di certi prodotti promette molto più di quanto la biologia possa mantenere. La mantide è un predatore generalista da agguato: non cerca il parassita della tua pianta, cerca qualsiasi cosa si muova e sia della taglia giusta. Mangia cavallette, nottue e mosche, certo, ma anche api domestiche, sirfidi, farfalle, crisope, coccinelle e altre mantidi. Non ha nessuna specializzazione che la renda paragonabile ai veri ausiliari da lotta biologica, come i parassitoidi specifici o i predatori di acari.
C’è poi la questione dei numeri. Da un’ooteca escono centinaia di neanidi tutte insieme, nello stesso punto, e nelle prime ore una parte consistente finisce mangiata dai fratelli: la densità è altissima e il cibo scarso. Chi sopravvive si disperde su decine di metri, spesso ben oltre il giardino di chi ha comprato l’ooteca. Il risultato pratico su un’infestazione di afidi o di tignole è, nella migliore delle ipotesi, trascurabile.
Infine il rischio ambientale: gran parte delle ooteche in vendita appartiene a specie esotiche o comunque non locali, e immettere mantidi alloctone in un giardino italiano significa contribuire a un problema che gli entomologi stanno già monitorando con preoccupazione. Molto più efficace, e gratuito, è ospitare quelle che ci sono già: erba alta in qualche angolo, fioriture tardive, steli lasciati in piedi, zero insetticidi ad ampio spettro. La mantide arriva da sola.
Primavera: i giorni della schiusa
In Italia la schiusa avviene in genere tra fine aprile e giugno, a seconda della latitudine e dell’altitudine, dopo che si è accumulato abbastanza caldo primaverile. Non è questione di una singola giornata calda: serve una serie di giornate miti consecutive.
Lo spettacolo dura pochissimo, spesso meno di un’ora. Dalle fessure escono piccole larve avvolte in una membrana, che scendono appese a un sottile filo; in pochi secondi si liberano, distendono le zampe e si disperdono. Chi vuole vederlo deve controllare l’ooteca ogni giorno nelle ore centrali, nelle settimane giuste. Cosa fare: niente. Non spruzzare acqua, non toccare, non chiudere nulla in un contenitore. Se vuoi aiutarle, assicurati che a un palmo di distanza ci sia vegetazione viva, perché le prime prede sono moscerini e afidi piccolissimi.
Un dettaglio che sorprende sempre: le mantidi adulte, soprattutto le femmine grandi di fine estate, sono capaci di catturare prede notevoli. All’estero sono documentati casi di cattura di piccoli uccelli ai bevitori per colibrì; da noi, dove i colibrì non esistono, capita di vederle agguantare in volo una sfinge del galio, quella falena che ronza sui fiori come un colibrì in miniatura. È predazione naturale, non un comportamento da correggere: è lo stesso appetito che, a ottobre, viene impacchettato in quella schiuma che indurisce sul ramo e che, se la lasci dov’è, ti restituirà il giardino popolato l’estate successiva.
Fonti
- Connecticut Agricultural Experiment Station. Praying Mantis (Mantidae). Fact Sheet, Department of Entomology.
- Khabir M., Izadi H., Mahdian K. (2023). The supercooling point depression is the leading cold tolerance strategy. Frontiers in Physiology.
- La Rivista della Natura (2018). L’arrivo in Italia di Hierodula tenuidentata, la mantide gigante asiatica.
- Kodami (2024). Le mantidi aliene asiatiche in Italia e in Europa: impatti ecologici e monitoraggio.





