Uova di cimice sotto le foglie: come riconoscere i barilotti e le neanidi ammassate

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Capita a tutti, prima o poi. Si solleva una foglia di pomodoro per controllare i grappoli, si gira una foglia di fagiolo o di nocciolo, e si trova una scena che sembra uscita da un documentario: una fila ordinata di minuscoli barilotti bianchi o verdognoli, perfettamente incollati l’uno all’altro, ciascuno con il suo coperchietto. E accanto, immobile, un ammasso compatto di bestioline tonde, nere e arancioni, che non somigliano per niente a una cimice. Sembrano piccole coccinelle, o acari, o uova di qualche ragno.

Non è nulla di esotico: è l’inizio della vita di una cimice, famiglia Pentatomidae. E la cosa più interessante è proprio quell’ammasso che non si muove, perché dietro c’è un meccanismo biologico che pochi conoscono e che spiega anche perché, in certi casi, distruggere a tappeto ogni ovatura trovata nell’orto è una mossa che può ritorcersi contro di noi.

Quei barilotti con il coperchio: che cosa sono davvero

Le uova dei pentatomidi hanno una forma inconfondibile, una volta che la si è vista: sono cilindriche, a botticella, alte poco più di un millimetro, e nella parte superiore presentano un vero e proprio coperchio circolare, l’opercolo, circondato da una corona di piccole appendici che servono per gli scambi gassosi. È una struttura ingegneristica notevole: il guscio esterno è decorato da proiezioni coniche e da microstrutture a fungo che respingono l’acqua, così la pioggia non affoga l’embrione.

La femmina non le appoggia soltanto: le cementa. Durante la deposizione secerne una colla che salda le uova tra loro e l’intera ovatura alla superficie della foglia, adattandosi alle irregolarità del tessuto vegetale. Per questo, quando si prova a staccarle con un dito, spesso vengono via tutte insieme come un francobollo, oppure si strappa un pezzetto di foglia.

La disposizione cambia con la specie e aiuta a riconoscerle. La cimice asiatica, Halyomorpha halys, depone gruppi compatti di una ventina-trentina di uova, tipicamente ventotto, di colore chiaro tendente al verdino, quasi sempre sulla pagina inferiore delle foglie; una sola femmina può deporre oltre duecentocinquanta uova scalarmente, nell’arco di circa tre mesi. La cimice verde meridionale, Nezara viridula, quella che infesta pomodori, fagioli e peperoni in tutta Italia, costruisce masse più dense, spesso a contorno esagonale, inizialmente color crema o giallo paglierino: avvicinandosi alla schiusa virano al rosato o al rossastro, e in controluce si intravedono i disegni cremisi della piccola cimice già formata dentro il guscio.

Un dettaglio che vale la pena memorizzare: le uova appena deposte sono opache e uniformi; quelle mature mostrano due puntini scuri, gli occhi dell’embrione. Se vedete gli occhi, la schiusa è questione di ore.

Perché le neanidi restano appiccicate alle uova vuote

Qui arriva la parte sorprendente. Appena schiuse, le cimici di prima età, chiamate neanidi, non si disperdono. Restano ferme, ammassate, sopra e intorno ai gusci vuoti, spesso rivolte verso di essi, per ore o per giorni interi. Per decenni si è pensato fosse una strategia difensiva, oppure semplice inerzia. La spiegazione vera è un’altra, e ha a che fare con la digestione.

I pentatomidi fitofagi non sono in grado, da soli, di ricavare nutrimento adeguato dalla linfa e dai tessuti vegetali: dipendono da batteri simbionti obbligati che vivono in cripte specializzate dell’intestino, appartenenti soprattutto al genere Pantoea. Nella cimice asiatica il simbionte principale è stato battezzato Candidatus Pantoea carbekii. Questi batteri non passano attraverso l’uovo: la madre, mentre depone, spalma sulla superficie del corion una secrezione che li contiene. Le neanidi appena nate, con i loro stiletti, succhiano quella pellicola invisibile dalla superficie delle uova e si inoculano così l’eredità microbica della madre.

Senza quel pasto iniziale, il destino cambia radicalmente: aumenta la mortalità giovanile, lo sviluppo si allunga, gli adulti che eventualmente arrivano al traguardo sono più piccoli e le femmine depongono molte meno uova. Non è teoria: su questa debolezza si stanno costruendo strategie sperimentali di controllo, dalla sterilizzazione superficiale delle ovature con antimicrobici fino a trattamenti con estratti organici tipo macerati e tè di compost applicati direttamente sulle masse di uova, che in prova hanno causato mortalità elevata proprio nella prima e seconda età.

Morale pratica per chi coltiva: quell’ammasso immobile non è pigrizia, è un rito di passaggio. Ed è anche il momento in cui le cimici sono più vulnerabili e più facili da eliminare, perché stanno tutte nello stesso posto e non si muovono.

Leggere l’ovatura: schiusa, parassitizzata o ancora vitale

Prima di schiacciare qualsiasi cosa, conviene passare dieci secondi a guardare meglio. Il coperchio delle uova racconta tutto.

  • Uova ancora vitali: coperchio chiuso e perfettamente aderente, superficie lucida e uniforme, colore chiaro, verdino, crema o rosato. Se si vedono due puntini scuri simmetrici, l’embrione è pronto.
  • Uova già schiuse: il coperchio è spalancato verso l’alto come un tombino sollevato, spesso resta attaccato da un lato come una cerniera. Il guscio è vuoto, trasparente e biancastro. Attenzione: spesso in mezzo alla massa qualche uovo resta chiuso e scuro, segno che quell’embrione non ce l’ha fatta.
  • Uova parassitizzate: il colore vira al grigio ferro, al bruno scuro o al nero carbone, in modo uniforme su tutta l’ovatura o su una parte di essa. Quando il parassitoide adulto esce, non solleva il coperchio: rosicchia un foro rotondo e netto, più piccolo dell’opercolo, spesso laterale o decentrato. All’interno rimangono residui scuri di meconio, utili agli specialisti per identificare perfino la specie di parassitoide.

Chi ha praticato quel foro è in genere un microimenottero della famiglia Scelionidae, un insettino nero grande come la punta di uno spillo, del tutto innocuo per persone, animali e piante. In Italia la lotta biologica contro la cimice asiatica ruota proprio su questi alleati: Trissolcus japonicus, il cosiddetto vespa samurai, e Trissolcus mitsukurii, entrambi rinvenuti spontaneamente nel Nord Italia e poi oggetto di un programma nazionale di lanci autorizzati a partire dal 2020. Contro la cimice verde lavora invece da sempre Trissolcus basalti, meglio noto come Trissolcus basalis, che in colture protette ha mostrato efficienze di parassitizzazione altissime, con risultati migliori rilasciando un solo individuo per metro quadrato invece di due.

Da qui la regola che sorprende molti: un’ovatura annerita e forata non va distrutta. È una fabbrica di insetti utili già vinta dalla natura. Toglierla significa eliminare decine di parassitoidi che avrebbero cercato le ovature successive nel vostro orto. Si rimuovono soltanto le ovature chiare e integre.

I cinque stadi giovanili, uno per uno

Dopo la schiusa la cimice attraversa cinque stadi giovanili, separati da altrettante mute. Nella terminologia italiana i primi, privi di qualsiasi abbozzo alare, si chiamano neanidi; i successivi, in cui sui lati del torace compaiono le piccole pale alari in formazione, si chiamano ninfe. Nessuno di questi stadi vola: si spostano solo camminando, ed è un vantaggio enorme per chi vuole intervenire a mano.

  • Prima età: circa 1,5 mm, corpo tondeggiante, addome arancione vivo o rossastro con bande nere, capo e torace scuri e lucidi. È lo stadio ammassato sulle uova. Non danneggia le piante.
  • Seconda età: il corpo si allunga leggermente, prevalgono il nero e il bruno con macchie chiare o aranciate. Qui comincia la dispersione e iniziano le punture di nutrizione. È il momento chiave.
  • Terza età: compaiono i primi abbozzi alari. Nella cimice asiatica si notano già le spine laterali su capo e torace, carattere che la distingue dalle nostre cimici nostrane, e le bandeggiature bianche e nere su antenne e zampe.
  • Quarta età: colorazione più scura e marmorizzata, abbozzi alari evidenti, dimensioni intorno agli 8-10 mm. Comincia a muoversi molto e a salire sui frutti.
  • Quinta età: quasi una cimice adulta in miniatura, scudo ben marcato, ali ancora incomplete. Dopo l’ultima muta esce l’adulto, che vola e può spostarsi anche per chilometri.

Quando e come intervenire, senza insetticidi

In Italia il calendario è abbastanza prevedibile, con uno sfasamento di qualche settimana tra Sud e aree alpine e prealpine. Gli adulti svernanti escono dai ripari tra marzo e maggio, le prime ovature compaiono da fine maggio-giugno, il picco di deposizione cade tra fine giugno e agosto, e nelle regioni più calde si completano due generazioni parzialmente sovrapposte, con tutti gli stadi presenti insieme in piena estate. Da fine settembre a novembre gli adulti cercano i ripari invernali, ed è allora che bussano alle finestre di casa.

Uova di cimice sotto le foglie: come riconoscere i barilotti e le neanidi ammassate

Le finestre operative sono due, e sono entrambe manuali.

  1. Ovature e neanidi di prima età: ispezione settimanale della pagina inferiore delle foglie, in particolare su pomodoro, fagiolo, fagiolino, peperone, melanzana, nocciolo, pero, pesco, kiwi, catalpa, paulonia, ailanto e siepi ornamentali. Le ovature integre e chiare si asportano con la foglia intera, oppure si grattano via con l’unghia o con un pezzo di nastro adesivo e si chiudono in un sacchetto. Le neanidi ammassate si fanno cadere direttamente in un barattolo con acqua e qualche goccia di sapone liquido: essendo ferme e concentrate, un solo gesto elimina decine di individui. Non serve altro.
  2. Seconda e terza età: è il momento in cui si disperdono e iniziano a pungere germogli e frutti, causando le classiche punteggiature decolorate, i frutti bitorzoluti e deformi, i semi abortiti nei baccelli e la suberificazione della polpa nelle nocciole e nelle pere. Qui funziona la raccolta mattutina presto, quando le temperature basse le rendono lente: si scuote il ramo tenendo sotto una bacinella con acqua saponata.

Sul piano preventivo, le strategie più solide restano quelle fisiche e agronomiche: reti antinsetto a maglia fine su orti e piccoli frutteti, chiusura di fessure e zanzariere integre per evitare l’ingresso autunnale degli adulti in casa, eliminazione delle erbe infestanti ospiti ai margini dell’orto, e soprattutto tolleranza verso gli ausiliari. Gli insetticidi ad ampio spettro, nell’orto familiare, hanno un pessimo rapporto costo-beneficio contro le cimici: colpiscono poco gli adulti, che volano via e tornano, e colpiscono tantissimo i microimenotteri parassitoidi e i predatori che fanno il lavoro sporco al posto nostro.

Le ovature e le cimici che vanno risparmiate

Non tutte le cimici dell’orto sono nemiche. Una parte dei pentatomidi, la sottofamiglia degli Asopinae, è composta da predatori veri e propri, che con il loro rostro robusto e ricurvo infilzano bruchi, larve di crisomelidi e altri insetti molli. Chi coltiva da qualche anno prima o poi assiste alla scena: due cimici accoppiate che, nel frattempo, stanno succhiando insieme un bruco. Non è un comportamento mostruoso, è la normalità di una predatrice che approfitta di una fonte di cibo abbondante proprio mentre si riproduce, perché le uova costano energia e la preda è lì a disposizione.

Tra queste, in Italia, è comune Picromerus bidens, riconoscibile per le due robuste spine appuntite ai lati del torace, e Arma custos. Le loro ovature sono spesso più ornamentali, con uova munite di spine o processi evidenti sulla corona dell’opercolo, e vengono deposte anche su rami e cortecce. Se trovate un’ovatura su un ramo in autunno inoltrato, quando le cimici dannose hanno già smesso di deporre, è molto probabile che si tratti di una specie che sverna allo stadio di uovo: lasciatela dov’è.

Vanno risparmiati anche i pentatomidi innocui o poco rilevanti, come la vistosa Graphosoma lineatum, a strisce rosse e nere, che vive sulle ombrellifere e non fa alcun danno agli ortaggi. Dannose, invece, oltre alla cimice asiatica e alla cimice verde, sono le cimici del cavolo del genere Eurydema, nere con disegni rossi o bianchi, che su brassicacee provocano decolorazioni e appassimenti.

Il criterio pratico, quando il dubbio resta, è semplice: osservate il rostro. Nelle predatrici è corto, spesso e curvato verso il basso, chiaramente staccato dal corpo; nelle fitofaghe è sottile e tenuto aderente al ventre come una lama ripiegata. Dieci secondi di attenzione in più evitano di uccidere un alleato.

Tre errori che vedo fare più spesso

Il primo è schiacciare tutto a vista, comprese le ovature nere e forate: significa azzerare il lavoro dei parassitoidi e spianare la strada alle generazioni successive. Il secondo è trattare con prodotti ad ampio spettro in piena estate, quando l’orto è pieno di antagonisti naturali e la cimice adulta rientra dal campo accanto il giorno dopo. Il terzo è aspettare: quando compaiono gli adulti marmorizzati sui frutti, la partita è già stata giocata a giugno, su una foglia che nessuno aveva girato.

Controllare la pagina inferiore delle foglie una volta alla settimana, da giugno ad agosto, è il gesto agronomico a più alto rendimento che esista contro le cimici. Costa cinque minuti e non richiede nulla, se non la pazienza di guardare bene prima di decidere.

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