Haemanthus coccineus coltivazione: perché il giglio del sangue non fiorisce e come rimetterlo in orario

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Ottobre, terrazzo. Da un vaso che sembrava vuoto da giugno spunta uno stelo grosso, macchiato di rosso scuro come la pelle di un serpente. In pochi giorni in cima si apre un ciuffo rosso corallo che ricorda un pennello da barba. Ancora nessuna foglia. È l’Haemanthus coccineus, chiamato giglio del sangue o lingua di bue. Chi lo vede per la prima volta resta a bocca aperta. Chi invece lo coltiva da anni senza aver mai visto un fiore si chiede dove ha sbagliato.

Quasi sempre la risposta è semplice: il bulbo non è pigro. È regolato su un altro calendario, quello del Capo di Buona Speranza, dove estate e inverno funzionano come da noi in Italia. Se lo trattiamo come un bulbo di primavera, con acqua d’estate e riposo d’inverno, lui si confonde e il fiore non arriva. Vediamo come funziona davvero e come seguirlo mese per mese.

Chi è il giglio del sangue: una pianta del Capo con il nostro stesso clima

L’Haemanthus coccineus fa parte delle Amaryllidaceae, la famiglia dell’amarillide, del narciso e del bucaneve. Viene dal Sudafrica e dalla Namibia, soprattutto dalla regione del Capo: inverni miti e piovosi, estati calde e secche. È lo stesso schema delle nostre coste.

Per superare l’estate senza pioggia la pianta fa come molte amarillidi: si ritira sottoterra e vive delle riserve di un bulbo grosso e carnoso. In Sudafrica i nomi popolari dicono tutto. Lo chiamano March flower, fiore di marzo, o April fool, pesce d’aprile, perché laggiù fiorisce tra marzo e aprile, che per loro è la fine dell’estate. Spostate di sei mesi e avete il nostro settembre-ottobre. In Nuova Zelanda, dove si è inselvatichito, fiorisce a febbraio-marzo e perde le foglie a novembre-dicembre: sempre lo stesso ritmo, visto dall’emisfero sud.

Il nome lingua di bue viene dalle foglie. Di solito sono solo due, larghe, carnose, a forma di lingua. Restano quasi appoggiate a terra e sotto hanno spesso macchie rossastre. Anche lo stelo del fiore è maculato. Quello che sembra un unico grande fiore è in realtà un mazzetto fitto di fiorellini rossi e arancio, con gli stami lunghi che spuntano fuori. Intorno c’è una corona di brattee rosse, carnose e rigide, che fanno da petali.

Il calendario rovesciato: riposo d’estate, fiore nudo in autunno, foglie d’inverno

Questo è il punto da capire. Il ciclo dell’Haemanthus coccineus va in tre tempi, e ognuno ha le sue regole.

  • Riposo estivo (da giugno ad agosto circa). Le foglie ingialliscono e seccano a fine primavera. Il bulbo dorme sottoterra, all’asciutto. Sembra morto ma non lo è: sta preparando il fiore dentro di sé.
  • Fioritura senza foglie (da fine agosto a ottobre). Le prime piogge, o le prime annaffiature, fanno da sveglia. Lo stelo esce prima delle foglie. Quando la pianta fiorisce, le foglie dell’anno prima sono già secche da tempo.
  • Foglie in inverno (da ottobre-novembre ad aprile-maggio). Finito il fiore spuntano le due foglie, che crescono in fuori e verso il basso. Lavorano tutto l’inverno come pannelli solari e riempiono il bulbo di riserve. Saranno queste riserve a pagare il fiore dell’anno dopo, o di quello dopo ancora.

Le guide divulgative in inglese spesso parlano di fioritura in primavera o in estate. È un dato vero solo nell’emisfero sud, oppure per le piante tenute come piante da appartamento in Nord Europa. Da noi conta solo una cosa: il fiore arriva dopo l’estate secca, quando torna l’acqua.

Haemanthus coccineus non fiorisce: le cause vere

Se il vostro bulbo fa solo foglie, o neanche quelle, una di queste cause c’entra quasi sempre.

1. Acqua d’estate, cioè a ritmo primaverile

È l’errore più comune. Il vaso finisce in mezzo agli altri e viene annaffiato con loro a luglio. Il bulbo non riceve il segnale del riposo, rischia di marcire e salta la fioritura. Peggio ancora è l’errore contrario: tenerlo asciutto d’inverno, quando ha le foglie, perché lo si crede a riposo. Così le foglie lavorano male, il bulbo si svuota e i fiori non arrivano per anni. Con questo doppio errore si può davvero aspettare dieci anni senza vedere nulla.

2. Bulbo troppo piccolo o foglie poche e rovinate

Il fiore costa caro alla pianta. Lo paga con le riserve messe da parte nell’inverno precedente. Un bulbo nato da seme o giovane ha bisogno di qualche anno per raggiungere la misura da fiore. Contano anche le foglie: se l’inverno prima erano piccole, bruciate dal gelo, rotte o seccate presto, il bulbo può decidere di saltare un giro. Per questo è normale che un bulbo adulto fiorisca un anno sì e uno no. Due foglie belle, grandi e sane fino ad aprile sono il miglior segnale per l’autunno dopo.

3. Poca luce

Il giglio del sangue non è una pianta da angolo buio del salotto. Ho visto bulbi tenuti in casa con luce indiretta perdere colpi anno dopo anno. Spostati sul balcone al sole d’inverno, sono ripartiti e hanno fatto fiori. Nella mezza stagione e d’inverno serve tanta luce, anche sole diretto, purché non geli. L’ombra serve solo d’estate, quando il bulbo dorme.

4. Vaso grande, bulbo sepolto, rinvasi frequenti

L’Haemanthus odia essere disturbato. Le sue radici carnose restano vive da un anno all’altro, e ogni rinvaso le rovina e lo fa ripartire da zero. Le guide sudafricane consigliano di lasciare in pace i bulbi per almeno cinque anni, o finché la crescita non peggiora. Il vaso giusto è stretto: per un bulbo adulto bastano 20-25 cm di diametro, o anche meno se il bulbo è medio. In un vaso troppo grande la terra resta bagnata a lungo e il bulbo pensa a fare radici invece di fiori. Il collo del bulbo, cioè la parte alta da cui escono stelo e foglie, deve restare sopra la superficie della terra o appena sotto. Mai sepolto in profondità.

5. Freddo e gelo sulle foglie

Le foglie non reggono il gelo. Se a gennaio una notte sotto zero le brucia, il bulbo perde la sua fabbrica di riserve proprio a metà stagione. Il risultato si vede l’autunno dopo, con nessun fiore.

Haemanthus in vaso o in piena terra: come coltivarlo in Italia

Qui arriva la buona notizia. In Italia questa pianta è più facile che in gran parte degli Stati Uniti o del Nord Europa, perché il nostro clima è il suo. Basta assecondarlo.

Dove tenerlo

  • Coste del Sud, Sicilia, Sardegna, Liguria e zone miti dei laghi (zone 9-10). Va bene in piena terra, in un’aiuola rialzata o in una tasca della roccaglia, oppure in vaso all’aperto tutto l’anno. Scegliete un posto dove l’estate resti asciutta: lontano dagli irrigatori del prato e dalle aiuole annaffiate.
  • Centro e Nord (zone 8-9). Meglio in vaso. Da metà autunno a inizio primavera serve una veranda, un vano scale luminoso o una serra fredda, con temperature sopra i 2-5 °C. Nelle giornate miti può uscire al sole.

Terriccio

Deve essere molto drenante. Una formula semplice: metà sabbia grossa di fiume o pomice, metà terriccio fine e setacciato. Si può aggiungere un po’ di lapillo. Niente sottovaso pieno d’acqua e niente terricci torbosi che restano bagnati come una spugna.

Haemanthus coccineus coltivazione: perché il giglio del sangue non fiorisce e come rimetterlo in orario

Acqua

Si annaffia solo quando la pianta ha lo stelo o le foglie. Si bagna a fondo e poi si lascia asciugare quasi del tutto prima di ricominciare. D’inverno, al fresco, bastano annaffiature distanziate. Quando le foglie iniziano a ingiallire, verso aprile-maggio, si riduce piano piano fino a smettere.

Concime

Poco e solo quando ci sono le foglie. Un concime liquido per piante da fiore o per bulbi, a metà dose, una volta al mese da novembre a marzo. Niente concime durante il riposo: il bulbo non lo assorbe e le radici possono soffrire.

Una nota di prudenza

Come molte amarillidi, anche l’Haemanthus contiene alcaloidi. In Sudafrica le foglie e il bulbo venivano usati nella medicina tradizionale, per esempio per medicare piaghe. Non è un invito a provarci: tenete bulbi e bacche lontano da bambini e animali e lavatevi le mani dopo averli toccati.

Haemanthus semi e bacche: da seminare subito

Dopo la fioritura, se i fiori sono stati impollinati, si formano bacche carnose e profumate, dal bianco al rosa al rosso. Dentro ci sono pochi semi grossi, carnosi, con un embrione verde ben visibile. In natura lo stelo carico di frutti si piega a terra e i semi germinano quasi subito.

Sono semi detti recalcitranti: non sopportano di essere seccati né conservati a lungo. Un seme lasciato in un cassetto per un mese è quasi sempre perso. Ecco come fare:

  1. Raccogliete le bacche quando sono mature e si staccano facilmente.
  2. Togliete la polpa e sciacquate i semi in acqua pulita.
  3. Appoggiateli sul terriccio drenante, interrati solo a metà. Il seme ha bisogno di aria, e se lo seppellite tutto rischia di marcire.
  4. Tenete il substrato appena umido, al fresco e alla luce.

Il seme ha molte riserve, quindi la piantina parte in fretta. Però servono pazienza e diversi anni prima che il bulbo diventi abbastanza grande da fiorire. Già dal primo anno, d’estate, anche le piantine vanno lasciate a riposo all’asciutto.

Calendario mese per mese per l’Italia

  • Gennaio. Foglie in piena attività. Massima luce, protezione dal gelo, poca acqua ma regolare. Concime a metà dose.
  • Febbraio. Come gennaio. Controllate le cocciniglie alla base delle foglie e le lumache se la pianta è all’aperto.
  • Marzo. Al Centro-Nord si può riportare fuori nelle giornate miti, al sole. Ultimo concime del ciclo.
  • Aprile. Le foglie sono al massimo. Non tagliatele mai: stanno riempiendo il bulbo.
  • Maggio. Le foglie iniziano a ingiallire. Diminuite l’acqua poco alla volta. Togliete le foglie solo quando sono secche e si staccano da sole.
  • Giugno. Inizia il riposo. Vaso completamente asciutto, all’ombra luminosa e al riparo dalla pioggia. Se proprio dovete rinvasare, questo è il momento, ma solo se serve davvero.
  • Luglio. Riposo totale. Nessuna annaffiatura. Il bulbo sembra morto: lasciatelo stare.
  • Agosto. Ancora asciutto. Verso fine mese controllate il collo del bulbo: se vedete la punta dello stelo, o se arrivano le prime piogge, potete ripartire.
  • Settembre. Prima annaffiatura abbondante, poi lasciate asciugare. Riportate il vaso al sole. Lo stelo esce, spesso nel giro di pochi giorni.
  • Ottobre. Fioritura. Se il fiore non arriva, non preoccupatevi e non rinvasate: probabilmente il bulbo deve ancora ricaricarsi. Continuate le cure e aspettate le foglie.
  • Novembre. Spuntano le foglie. Al Centro-Nord, prima delle notti fredde, il vaso va in veranda o in serra fredda luminosa. Se volete i semi, seminate subito le bacche mature.
  • Dicembre. Foglie in crescita, luce piena, gelo da evitare. Primo concime leggero.

La pazienza che vale il fiore

Chi coltiva bulbi lo sa: per gran parte del tempo si va avanti sulla fiducia, guardando foglie e vasi apparentemente vuoti. Poi un giorno, quando ormai non ci si pensa più, il bulbo testardo si sveglia. Con il giglio del sangue quel giorno arriva in autunno, quasi sempre dopo un’estate di vero riposo e un inverno di belle foglie al sole.

Se a fine ottobre il vostro Haemanthus coccineus ha fatto lo stelo, godetevelo e preparatevi alle foglie. Se non l’ha fatto, rileggete l’ultimo anno: dove ha passato l’estate, quanta luce ha avuto d’inverno, quanto è grande il vaso. Basta rimettere la pianta al passo con le nostre stagioni, che poi sono anche le sue, e il fiore torna.

Fonti

Tag:Haemanthus coccineus