Bella di notte con fiori bicolori: i geni che saltano dipingono i petali. Come tenere le piante più belle

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Ogni estate succede in tanti giardini italiani. Sulla stessa pianta di bella di notte si aprono fiori fucsia, fiori gialli, fiori bianchi e, qua e là, fiori divisi a metà, una metà rossa e l’altra gialla, oppure gialli con striature rosse come pennellate. Viene da pensare a un incrocio nato per caso o a una malattia. Non è né l’uno né l’altro. I fiori bicolori della bella di notte sono il risultato di un fenomeno affascinante: i geni che saltano, cioè i trasposoni. In questo articolo vediamo cosa succede dentro i petali, cosa aspettarsi dai semi e come conservare in autunno proprio la pianta che vi è piaciuta di più.

Una pianta americana diventata di casa in Italia

La Mirabilis jalapa, detta anche bella di notte o meraviglia del Perù, viene dalle zone tropicali delle Americhe. Gli spagnoli la portarono in Europa alla fine del Cinquecento. Da noi è diventata una presenza fissa di orti, cortili e bordi di strada: cresce in fretta, forma cespugli alti 60-100 centimetri e spesso torna da sola ogni anno grazie ai semi caduti a terra. I fiori, a forma di trombetta e profumati, si aprono nel tardo pomeriggio e si chiudono la mattina dopo. Ogni fiore vive una sola notte, ma la pianta ne produce tantissimi dall’inizio dell’estate fino ai primi freddi.

Sotto terra la bella di notte forma una radice grossa e carnosa, simile a una carota scura, che chiamiamo comunemente tubero. È la sua riserva di energia ed è la chiave per conservare una pianta da un anno all’altro, come vedremo.

I colori della bella di notte non vengono dagli antociani

Quasi tutti i fiori, come rose, viole e petunie, devono i colori rossi, viola e blu agli antociani. La bella di notte no. Appartiene a un gruppo di piante (lo stesso della barbabietola, dell’amaranto e della portulaca) che usa pigmenti diversi, le betalaine. Sono di due tipi:

  • betacianine, che danno i colori dal rosso al fucsia al viola (le stesse sostanze che colorano la barbabietola);
  • betaxantine, che danno il giallo e l’arancio.

Un fiore bianco non produce né le une né le altre. Un fiore giallo produce solo betaxantine. Un fiore fucsia produce soprattutto betacianine. Mescolando le due famiglie in proporzioni diverse si ottengono il rosa, il salmone, l’arancio e il rosso acceso. Gli studi sui colori di questa pianta indicano tre colori di base, bianco, giallo e magenta, da cui nascono tutte le combinazioni.

Per fabbricare le betacianine rosse la cellula del petalo ha bisogno di una catena di enzimi, cioè di piccole macchine chimiche costruite seguendo le istruzioni dei geni. Uno di questi enzimi, chiamato CYP76AD3, svolge un passaggio fondamentale: trasforma una sostanza di partenza (la L-DOPA) in un mattone indispensabile per il rosso. Se questo gene non funziona, la cellula non riesce a fare il rosso e il petalo resta giallo o bianco.

I geni che saltano: come nasce un fiore metà rosso e metà giallo

Nel DNA di molte piante esistono tratti di codice che possono staccarsi da un punto e inserirsi in un altro. Sono i trasposoni, scoperti negli anni Quaranta dalla genetista Barbara McClintock studiando i chicchi screziati del mais, una scoperta che le valse il Nobel. Ricercatori giapponesi hanno dimostrato che nella bella di notte un trasposone si è infilato proprio dentro il gene CYP76AD3, interrompendolo come un foglio estraneo incastrato in mezzo alle istruzioni di montaggio. Risultato: la cellula non fa il rosso e il fiore appare giallo.

Ma il trasposone non sta fermo. Ogni tanto, in una singola cellula, salta fuori dal gene. In quel momento le istruzioni tornano leggibili e quella cellula ricomincia a produrre il pigmento rosso. Tutte le cellule figlie che nascono da lei ereditano il gene riparato e saranno rosse anche loro. Ecco perché il disegno finale dipende da quando avviene il salto:

  • salto tardivo, quando il petalo è già quasi formato: poche cellule figlie, quindi puntini o sottili striature rosse su fondo giallo;
  • salto precoce nello sviluppo del fiore: una grossa fetta di petalo diventa rossa, ed ecco il fiore metà rosso e metà giallo;
  • salto molto precoce, nel germoglio che darà origine a un intero ramo: tutto quel ramo produrrà fiori rossi, mentre il resto della pianta continua con fiori gialli o striati.

È per questo che vediamo colori diversi sulla stessa pianta: la bella di notte è un mosaico vivente, fatto di gruppi di cellule che hanno una storia genetica leggermente diversa. Non è un ibrido nato all’improvviso e non è una malattia: la pianta è sana, sta solo mostrando a occhio nudo un gene che si accende e si spegne.

E le foglie screziate?

La bella di notte ha fatto la storia della genetica anche per un altro motivo. All’inizio del Novecento il botanico tedesco Carl Correns studiò piante con foglie verdi, bianche e screziate e scoprì che quel carattere non seguiva le regole di Mendel: si trasmetteva solo attraverso la pianta madre, perché dipendeva dai cloroplasti e non dal DNA del nucleo. Le foglie screziate e i fiori striati sono quindi due fenomeni diversi, ma entrambi hanno reso questa pianta umile un vero laboratorio a cielo aperto.

Bella di notte semi: cosa aspettarsi seminando un fiore bicolore

Qui arriva la parte che delude molti appassionati. Raccogliere i semi dal fiore metà e metà più bello del giardino non garantisce di ritrovare lo stesso disegno l’anno dopo. I motivi sono tre.

  1. Il salto è casuale. Anche se la piantina figlia eredita il gene con il trasposone, il momento in cui questo salterà fuori è affidato al caso. Potrete avere fiori finemente puntinati, a grandi settori o quasi tutti gialli.
  2. I fiori si incrociano. Di notte le farfalle notturne, come le sfingi, passano da una pianta all’altra portando polline. Se nel vostro giardino ci sono piante bianche, fucsia e gialle, i semi saranno spesso figli di genitori diversi e i colori si rimescoleranno. Un incrocio classico tra fucsia e bianco, per esempio, tende a dare figli rosa.
  3. Conta il ramo da cui raccogliete. Se un ramo è diventato tutto rosso perché il trasposone è saltato via presto, anche le cellule che formano polline e ovuli in quel ramo possono avere il gene riparato. I semi di quel ramo hanno quindi più probabilità di dare piante a fiore rosso uniforme, e meno di dare fiori striati.

Nella nostra esperienza, seminando semi di una pianta striata si ottiene un miscuglio: alcune piante striate, alcune a tinta unita e, di solito, qualche sorpresa. È proprio il bello del gioco, ma bisogna sapere che è un gioco di probabilità.

Come selezionare le piante più spettacolari

  • Segnate in piena fioritura, con un nastrino o una molletta colorata, le piante con i fiori bicolori più belli.
  • Raccogliete i semi dai fiori striati o bicolori, non dai rami diventati tutti rossi o tutti gialli.
  • Se volete limitare gli incroci, tenete vicine solo piante di colori simili, o eliminate i fiori delle piante che non vi interessano prima che facciano seme.
  • Ripetete la selezione per qualche anno: la percentuale di piante con il disegno che preferite tende ad aumentare, anche se non arriverà mai al cento per cento.
  • Per avere la stessa identica pianta, l’unica strada sicura è conservarne il tubero.

Raccolta dei semi in autunno: tempi e trucchi

Dopo la fioritura ogni fiore lascia un seme grande come un grano di pepe, prima verde e poi nero e rugoso, simile a una piccola granata. In autunno è il momento giusto per raccoglierli, prima che le piogge li facciano cadere o marcire. Prendete solo quelli scuri, che si staccano con facilità. Lasciateli asciugare qualche giorno all’ombra su un foglio di carta, poi conservateli in una bustina di carta con il nome e il colore della pianta madre, in un luogo fresco e asciutto.

Bella di notte con fiori bicolori: i geni che saltano dipingono i petali. Come tenere le piante più belle

La semina si fa in primavera, quando il terreno supera i 15 °C: in genere aprile al Sud e sulle coste, maggio al Nord. Si interrano a circa un centimetro e mezzo di profondità, in pieno sole. Germinano in una o due settimane e fioriscono già nella prima estate.

Bella di notte tubero inverno: come conservare la pianta che amate

Il tubero è una copia perfetta della pianta: contiene gli stessi geni e, soprattutto, mantiene la stessa tendenza a fare fiori bicolori. Conservarlo significa ritrovare l’anno dopo un cespuglio più grande, più precoce e con lo stesso carattere.

Al Sud, sulle coste e nelle isole (zone 9-10)

Dove l’inverno è mite e il terreno non gela in profondità, il tubero sverna tranquillamente in piena terra. Basta tagliare i fusti secchi a fine autunno e coprire la base con uno strato di pacciamatura secca di 8-10 centimetri, per esempio foglie secche, paglia o corteccia. Il vero nemico non è il freddo ma il ristagno d’acqua: in terreni pesanti e argillosi il tubero rischia di marcire.

Al Nord e nelle zone più fredde (zona 8 e interne)

Qui conviene estrarre i tuberi delle piante più belle. Ecco come fare:

  1. Quando: a fine ottobre o inizio novembre, dopo che le prime notti fredde hanno annerito le foglie.
  2. Taglio: accorciate i fusti a 10-15 centimetri dal suolo.
  3. Estrazione: scavate largo con una vanga o una forca, perché il tubero può essere lungo e fragile. Mettete i guanti.
  4. Asciugatura: eliminate la terra in eccesso senza lavarli e lasciateli asciugare per alcuni giorni in un luogo riparato e ventilato.
  5. Conservazione: sistemateli in una cassetta coperti di sabbia asciutta (va bene anche torba o segatura), in un locale buio tra 5 e 10 °C, come una cantina o un garage che non gela.
  6. Controllo: una volta al mese verificate che non ci siano parti molli o ammuffite; se ne trovate, eliminate il tubero rovinato.
  7. Ripianto: ad aprile o maggio, quando non c’è più rischio di gelate, ripiantateli in pieno sole, con il colletto appena sotto la superficie.

Scrivete su un’etichetta il colore e il disegno dei fiori: in primavera tutti i tuberi sembrano uguali.

Attenzione: semi e radici sono tossici

La bella di notte è bellissima ma non va mangiata. Semi e radici sono tossici: se ingeriti possono provocare forte effetto purgativo, nausea, vomito e dolori addominali. Il contatto prolungato con la linfa può irritare la pelle sensibile. I semi neri, grandi e invitanti, possono attirare i bambini: insegnate loro a non metterli in bocca e conservate le bustine fuori dalla loro portata. Attenzione anche a cani e gatti che scavano nei vasi o rosicchiano radici. Usate i guanti quando maneggiate i tuberi e in caso di ingestione contattate subito un medico o un centro antiveleni.

In breve

  • I fiori bicolori e striati nascono da un trasposone che salta fuori da un gene del colore rosso in alcune cellule.
  • I colori sono dovuti alle betalaine, non agli antociani.
  • I semi danno risultati variabili: il disegno non si eredita in modo fisso.
  • Per conservare una pianta precisa, conservate il suo tubero.
  • Al Sud basta la pacciamatura; al Nord il tubero va estratto e tenuto nella sabbia tra 5 e 10 °C.
  • Semi e radici sono tossici: tenerli lontani da bambini e animali.

Fonti

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