Alveare selvatico nel muro o nel capanno: come riconoscerlo e perché in autunno non va toccato

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Te ne accorgi quasi sempre per caso. Una macchia scura e appiccicosa sull’intonaco. Un ronzio dietro le assi del capanno degli attrezzi. Un filo continuo di insetti che entra ed esce da una fessura del vecchio ciliegio. Poi chiami qualcuno, apri, e salta fuori un alveare selvatico nel muro: metri di favi di cera, decine di migliaia di api e chili di miele. A volte c’è tanto materiale quanto ne servirebbe per riempire tre o quattro arnie. In questo articolo vediamo come si arriva a tanto senza che nessuno se ne accorga, come capire se sono davvero api (e non vespe, calabroni o Vespa velutina) e perché in autunno la cosa più saggia, quasi sempre, è non toccarle.

Come fa un alveare a crescere così tanto senza che nessuno se ne accorga

L’ape da miele (Apis mellifera) in natura non vive in casette di legno. Il suo ambiente di partenza è la cavità: un tronco cavo, una fessura tra le rocce. Il vuoto dentro un muro a cassa vuota, una controsoffittatura o il doppio fondo di un capanno sono, per lei, alberi cavi di mattoni. Gli studi sui nidi selvatici mostrano che gli sciami cercano cavità di qualche decina di litri, riparate, asciutte e con un ingresso piccolo e facile da difendere. Le intercapedini delle nostre case hanno proprio queste caratteristiche.

Il motivo per cui nessuno se ne accorge è semplice. Da fuori si vede solo l’ingresso, spesso un buchino di pochi centimetri. Tutto il lavoro succede al buio. Le api costruiscono favi verticali e paralleli, attaccati al soffitto della cavità, e li allungano verso il basso e di lato finché c’è spazio. Se l’intercapedine è lunga, la colonia continua a costruire anno dopo anno.

Una colonia che sopravvive al primo inverno, in primavera è già forte. Spesso fa uno sciame, cioè metà delle api parte con la vecchia regina, e riparte con una regina nuova. Così il nido diventa di anno in anno più grande e più vecchio. Quando un apicoltore apre il muro, dal colore dei favi capisce l’età. La cera nuova è chiara, quasi bianca. Quella usata per anni come culla per le larve diventa marrone scuro, quasi nera. Una massa di favi scuri e grandi come un materasso indica una colonia che sta lì da almeno due o tre stagioni. In questi casi si recupera spesso anche un bel po’ di miele.

Api, vespe, calabroni o Vespa velutina? Il test visivo in tre passaggi

In autunno, nelle zone miti d’Italia, le api restano attive nelle giornate di sole anche a novembre e a dicembre. Proprio in questo periodo, però, si fanno vedere molto anche vespe e calabroni, che a fine stagione sono più nervosi perché trovano meno zuccheri. Confonderli è facile. Ecco tre controlli che puoi fare a distanza di sicurezza, cioè a qualche metro, senza disturbare.

1. Guarda il materiale del nido

  • Api da miele: favi di cera, gialli o marroni, con le celle esagonali. Mai carta. Se vedi colare qualcosa di dorato e appiccicoso, è miele.
  • Vespe comuni e calabroni: nido di carta, fatto di fibre di legno masticate. Ha un aspetto grigio o beige a strisce, simile a cartone fragile.
  • Polistes, le vespette cartonaie: piccoli favi di carta aperti, senza involucro, appesi sotto grondaie e persiane.
  • Vespa velutina, il calabrone asiatico: grande sfera o goccia di carta, spesso in cima agli alberi, con un piccolo foro d’ingresso laterale.

2. Guarda l’ingresso e il traffico

Le api hanno un traffico fitto, ordinato e continuo. Davanti all’ingresso ci sono sempre alcune guardiane. Al rientro molte operaie portano palline colorate di polline sulle zampe posteriori. Le vespe vanno e vengono a scatti, sono di meno e non portano polline. I calabroni sono più grandi e il loro volo è più pesante e rumoroso.

3. Guarda l’insetto

L’ape è peluria bruno-dorata, lunga poco più di un centimetro, con l’addome a bande poco marcate. La vespa è giallo-nera brillante, liscia, con il «vitino» stretto. Il calabrone europeo (Vespa crabro) è grande, rossiccio e giallo. La Vespa velutina è scura, quasi nera, con una sola banda arancione verso la fine dell’addome e le zampe gialle in punta, come se avesse i calzini.

Vespa velutina: in autunno i nidi si vedono di più

La Vespa velutina è arrivata in Italia dalla Francia ed è ormai stabile in Liguria, con segnalazioni in Toscana, Piemonte e altre regioni. È una specie invasiva e un problema serio per l’apicoltura, perché caccia le api in volo davanti alle arnie. In primavera la regina costruisce un piccolo nido primario, spesso basso, in siepi, tettoie o capanni. In estate la colonia si trasferisce spesso in un nido secondario molto più grande, alto sugli alberi. Lì resta nascosto dalle foglie fino all’autunno. Quando i rami si spogliano compaiono queste palle di carta grandi come un pallone o più.

Se pensi di averne trovato uno, non intervenire da solo. Non tirare sassi, non usare bombolette e non salire sulla scala. Fai una foto da lontano e segnalalo ai servizi regionali di monitoraggio, all’associazione apicoltori della tua provincia o al Comune. Spesso esistono programmi dedicati che rimuovono il nido in sicurezza.

Perché a novembre spostare le api vuol dire quasi sempre ucciderle

Se il nido nel muro è di api da miele, in autunno la tentazione è risolvere subito. Ma questo è il momento peggiore, per tre ragioni.

Il glomere invernale

Quando fa freddo le api non vanno in letargo. Si stringono in una palla compatta, il glomere, sui favi dove hanno il miele. Le api al centro fanno vibrare i muscoli del volo e producono calore. Quelle all’esterno fanno da cappotto. È un sistema di riscaldamento delicatissimo. Se apri il muro e tagli i favi, il glomere si rompe. Le api si disperdono, si raffreddano e in una notte fredda possono morire a migliaia.

Le scorte sono contate

A fine estate la colonia ha messo da parte esattamente il miele che le serve per arrivare a primavera. In inverno non ci sono fiori per recuperare quello che si perde. Un trasloco in autunno ne fa colare e sprecare buona parte, e gli apicoltori lo sanno bene.

La cera non si ricostruisce

Per produrre cera le api devono mangiare tanto miele e avere temperature miti. In autunno e in inverno praticamente non costruiscono. I favi tagliati e legati nei telaini di un’arnia devono restare in piedi da soli fino a marzo, e non sempre ci riescono.

Per questo il periodo migliore per un recupero è la primavera, tra marzo e maggio. La colonia è in crescita, i fiori sono tanti e le api possono ricostruire. In Italia gli sciami partono soprattutto tra aprile e giugno, qualche settimana prima rispetto ai climi più freddi. Se le api non danno fastidio, e in genere le api da miele lasciate in pace non lo fanno, aspettare qualche mese è la scelta giusta.

Alveare selvatico nel muro o nel capanno: come riconoscerlo e perché in autunno non va toccato

Rimozione con apertura del muro o trasferimento graduale: le due strade

Apertura del muro

È il metodo più completo. L’apicoltore, insieme a un muratore o a un falegname se serve, apre la parete o le assi, taglia i favi uno a uno e li fissa in telaini vuoti con elastici o spago. Le api vengono raccolte a mano o con un aspiratore speciale a bassa potenza e messe nell’arnia insieme alla regina. Il vantaggio è che si toglie tutto: api, cera e miele. Nella cavità non resta niente che possa marcire. Lo svantaggio è che bisogna aprire e poi richiudere la struttura, e il lavoro può durare mezza giornata o più.

Trasferimento graduale con il cono di uscita

Quando il muro non si può aprire, per esempio su una facciata storica, si può usare il cono di uscita. Si chiudono tutti gli ingressi tranne uno. Su quello si mette un cono di rete che fa uscire le api ma non le fa rientrare. Accanto si sistema un’arnia con un favo di covata, così le api che tornano dai campi ci si trasferiscono. Ci vogliono da quattro a otto settimane e serve la bella stagione. Il limite è che la regina di solito resta dentro, e con lei favi e miele. Spesso, a lavoro finito, la cavità va comunque pulita.

Chi ha vissuto un recupero lo sa: l’apicoltore non fa tutto in un pomeriggio. Torna più volte e controlla. È normale, e vuol dire che sta lavorando bene.

Insetticidi e sigillature: l’errore che costa caro

Spruzzare un insetticida nella fessura o chiudere il buco con il silicone sembra la soluzione più rapida. In realtà crea un problema più grande.

  • Il miele cola. Senza api che ventilano e regolano la temperatura, la cera si ammorbidisce col caldo, i favi crollano e il miele filtra nei muri. Compaiono macchie scure, odori e intonaci che si staccano.
  • La cera fermenta. Larve morte, polline e miele in decomposizione dentro una cavità chiusa fanno cattivo odore e attirano altri insetti.
  • Arrivano topi e tarme della cera. Le larve della tarma maggiore della cera (Galleria mellonella) scavano gallerie nei favi abbandonati, li riempiono di fili di seta e possono rosicchiare anche il legno. I roditori arrivano per il miele.
  • Le api tornano. L’odore di cera e propoli richiama nuovi sciami. Una cavità con dentro i vecchi favi è come un cartello «affittasi».
  • Il veleno passa ad altri. Le api di altri alveari vengono a rubare il miele avvelenato e lo portano nelle loro colonie.

Bisogna poi ricordare che le api da miele sono un patrimonio tutelato. La legge 313 del 2004 riconosce l’apicoltura come attività di interesse nazionale e la protegge. In Italia, poi, l’ape da miele è a casa sua: la nostra ape ligustica è una sottospecie locale. Sterminare una colonia sana, quando ci sono persone pronte a recuperarla, non ha senso.

Chi chiamare in Italia

La prima telefonata va fatta a chi le api le conosce, non a una ditta di disinfestazione.

  1. Associazioni provinciali e regionali di apicoltori. Molte hanno un servizio di recupero sciami fatto da volontari, a volte gratis, a volte con un piccolo rimborso spese.
  2. Elenchi di recupero sciami gestiti da associazioni, Comuni o consorzi. Si trovano cercando «recupero sciami» insieme al nome della tua provincia.
  3. Un apicoltore della zona. Spesso è ben contento di prendersi una colonia rustica e già abituata al vostro territorio.
  4. Vigili del Fuoco, solo se c’è un pericolo immediato, per esempio un nido in un luogo pubblico frequentato da persone allergiche.

Per la Vespa velutina, invece, rivolgiti ai servizi regionali di segnalazione o alle associazioni apicoltori, che di solito sanno chi interviene sul tuo territorio.

Quando chiami, prepara alcune informazioni. Servono una foto dell’ingresso, l’altezza da terra, il materiale del muro o del capanno e da quanto tempo hai notato il traffico. Chiedi anche se è possibile capire da quanto è lì la colonia. Se è vecchia di qualche anno, insieme alle api potrebbe esserci miele da dividere.

Come prevenire il ritorno in primavera

  • Pulisci la cavità dopo il recupero: togli tutta la cera e il miele e lava con acqua calda e soda dove si può.
  • Chiudi le aperture, ma solo quando le api non ci sono più. Usa rete metallica fine (maglia sotto i 3 millimetri), malta o schiuma per fessure intorno a tubi, cassonetti delle tapparelle e sottotetti.
  • Controlla a fine inverno, tra febbraio e marzo. Fai un giro intorno alla casa e al capanno e chiudi crepe e buchi nuovi prima della stagione degli sciami.
  • Offri un’alternativa. Se hai spazio, d’accordo con un apicoltore puoi mettere un’arnia esca in fondo al giardino. Gli sciami esploratori la sceglieranno al posto della tua intercapedine.
  • Lascia i fiori precoci. Tarassaco, borragine e trifoglio di fine inverno sono il primo pasto per tutti gli impollinatori, comprese le tante api selvatiche native. Non diserbare appena spunta il verde.

In breve

Un alveare selvatico nel muro non è un’emergenza, se le api sono tranquille. In autunno osserva, riconosci l’insetto con calma e segnala eventuali nidi di Vespa velutina. Per le api da miele, aspetta la primavera e chiama un apicoltore. Niente insetticidi e niente silicone. Così la colonia si salva e tu eviti di ritrovarti miele che cola nei muri e tarme in casa.

Fonti

Tag:Api solitarie