Perché si dice salvarsi "per un pelo"? In pochi sanno rispondere

Si dice che per parlare davvero bene una lingua, bisognerebbe imparare le sue espressioni idiomatiche: sia per capirle quando un madrelingua le pronuncia, sia per impressionarne uno consapevole che chi le pronuncia è nato altrove. Un esempio in italiano è “salvarsi per un pelo”.

Magari apriamo il portone di casa e pochi istanti dopo inizia un temporale violento: in quel caso diciamo (a noi stessi o ad altri) che ce l’abbiamo fatta “per un pelo”. Perché si usa questo termine? La spiegazione più logica è che il pelo è qualcosa di molto piccolo e corto, dunque un salvataggio per un margine stretto, come i pochi millimetri di un pelo di barba.

Non tutte le espressioni idiomatiche italiane hanno un corrispettivo identico in altre lingua neolatine. “Per un pelo”, tuttavia, fa eccezione: in spagnolo si dice “salvarse por los pelos”. Ed è qui che sovviene la spiegazione molto più interessante. A inizio Ottocento, in Spagna, una legge impose ai marinai di tagliare i capelli. D’altronde, trascorrendo mesi fuori casa, era normale che avessero barbe e capelli lunghi.

"Salvarsi per un pelo" deriva da un'espressione spagnola del XIX in ambito marinaresco. Credits: @parapasarelrato_com
"Salvarsi per un pelo" deriva da un'espressione spagnola del XIX in ambito marinaresco. Credits: @parapasarelrato_com

I marinai, però, si opposero, ricordando ai superiori che i capelli lunghi si rivelavano utili in caso di caduta in mare (per i più svariati motivi). Sì, tra marinai non c’erano convenevoli: se uno di loro cadeva in mare, era normale riportarlo a bordo tirandogli i capelli. Ci sono altre espressioni idiomatiche italiane nate in ambito marinaresco dalla spiegazione interessante.

Altre espressioni idiomatiche nate in ambito marinaresco

Iniziamo con una comunissima nella nostra lingua: “essere in alto mare”. Quel lavoro che il capo ha commissionato è stato appena iniziato. Tra colleghi è normale dire: “Siamo in alto mare”, ovvero in una zona lontana dalla costa e in generale dai porti d’approdo. L’obiettivo, il porto d'arrivo per l’appunto, ancora non si vede nemmeno in lontananza.

Anche “navigare a vista” è interessante: indica procedere senza consultare carte o strumenti, solo osservando ciò che circonda l’equipaggio. “Navigare a vista” indicava tra i marinai e indica ancora oggi agire senza un piano a lungo termine, prendendo decisioni in base agli eventi.

“Questa casa mi sembra un porto di mare” è una frase molto comune nell’italiano parlato. I porti sono ancora oggi importantissimi 'hub', ma in passato quando non esistevano gli aerei e i treni lo erano ancora di più, sia per il trasporto che per il commercio. Ecco che un posto dove arriva gente nuova a tutte le ore del giorno, come i porti di pochi secoli fa, dà l’idea di confusione.

Infine non possiamo non citare le “promesse da marinaio”. Tante donne, che in passato hanno avuto relazioni sentimentali con marinai, sono rimaste deluse. D’altronde il mare è indomabile e imprevedibile: qualcuno ha perso la vita, altri hanno trovato fortuna (e amore) in altri porti, oppure sono tornati a casa dopo tanti anni, quando era troppo tardi per mantenere fede a parole pronunciate tanto tempo prima. Ecco che oggi le “promesse da marinaio” sono quelle fatte con la consapevolezza che molto probabilmente non verranno mantenute, sia per volontà di chi le pronuncia, sia per l’imprevedibilità di certi stili di vita.

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