Aprono una scatoletta di salmone scaduta 50 anni fa, quello che scoprono all'interno è incredibile

Cosa potrà mai andare storto aprendo una scatoletta di salmone scaduta da 50 anni? La verità è che il 'risultato' è diverso da quello che sembra più ovvio. La ricerca è del 2024 ma è bene riproporla per chi non avesse avuto l'occasione di leggerla due anni fa. L'importante scoperta si deve a un team di ecologi marini del'Università di Washington negli Stati Uniti, guidati da Natalie Mastick e Chelsea Wood, entrambi docenti universitari. Insieme al loro team, le due donne hanno analizzato 178 scatolette di salmone, pescato tra il 1979 e il 2021, conservate per anni alla Seafood Products Association di Seattle con finalità di controllo qualità.

Cos'hanno trovato all'interno? Dissezionando i filetti cotti, hanno notato la presenza di anisakidi, piccoli vermi ​parassiti marini, resi innocui dal processo di sterilizzazione della scatoletta. Più era "nuova" la scatoletta, maggiore era la presenza di parassiti. Cattiva notizia? No, l'opposto: la professoressa Wood ha spiegato che questo non è un segnale di contaminazione ma la dimostrazione che l'ecosistema marino è sano e in ripresa. Il ciclo vitale di suddetti parassiti, infatti, richiede una catena alimentare intatta e ben interconnessa (dal krill, al salmone, fino ai mammiferi marini). Il fatto che siano aumentati i parassiti è una diretta conseguenza del ripopolamento dei mammiferi marini, a sua volta conseguenza dell'approvazione del Marine Mammal Protection Act nel 1972.

La scoperta delle scatolette di salmone 'migliorate' nel corso degli anni

I parassiti, infatti, hanno un ciclo di vita molto particolare. La prima cosa che fanno è contaminare i krill, che poi diventano il cibo dei salmoni. I salmoni, come noto, sono il cibo preferito dei mammiferi marini. Senza questo delicato e importante equilibrio, i 'trasferimenti' in questione non potrebbero avvenire. Malgrado leggiamo - ed è vero - che gli oceani sono sempre più caldi e sempre più invasi da plastica, è altrettanto vero che la zona nord dell'Oceano Pacifico mantiene uno stato di 'forma' positivo. L'aumento di anisakidis nelle scatolette recenti suggerisce che l'ecosistema si è "stabilizzato" o che le acque del Pacifico si stanno rigenerando.

Com'è normalità nella ricerca scientifica, bisogna prendere il tutto con cautela. Il cambiamento climatico e il surriscaldamento degli oceani sono fattori negativi che continuano a preoccupare e che potrebbero aver contribuito all'aumento di mammiferi marini. Insomma, c'è ottimismo moderato. L'altra buona notizia è che il cibo in scatola di alcuni decenni fa ancora conservato potrebbe svelare altre importantissime informazioni sullo stato di salute dei mari mondiali. Capire come gli ecosistemi rispondono alle pressioni esterne - inquinamento, acque che si surriscaldano, pesca intensiva - può aiutare molto a studiare e realizzare modelli per preservare l'ambiente del futuro. Come detto dai ricercatori: gli oceani magari conservano enormi segreti, ma l'essere umano ha la facoltà di svelarli; a volte bastano un apriscatole e un microscopio per scoprire alcuni dei segreti in questione.

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