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Il telefono che avete in mano contiene un microprocessore. Il computer con cui lavorate ne ha uno. La lavatrice, l'automobile, il bancomat, il semaforo, il termostato di casa. Qualsiasi oggetto che faccia qualcosa di "intelligente" funziona grazie a un chip. E il primo chip della storia lo ha progettato un italiano di Vicenza che in Italia quasi nessuno conosce.
Si chiama Federico Faggin. Nel 1971, a 30 anni, lavorava alla Intel in California e realizzò l'Intel 4004, il primo microprocessore commerciale della storia. Un quadrato di silicio grande quanto un'unghia, con 2.300 transistor, capace di eseguire 60.000 operazioni al secondo. Oggi il chip di uno smartphone ne contiene 15 miliardi e ne esegue trilioni. Ma tutto è partito da quel quadratino, e da un vicentino che aveva lasciato l'Italia perché nessuno credeva nel suo lavoro.
Cosa ha fatto davvero Faggin
A Intel, Faggin non fu solo uno dei progettisti. Fu quello che rese il chip fisicamente possibile. Il concetto di microprocessore esisteva già sulla carta, proposto dal collega americano Ted Hoff. Ma passare dal concetto al silicio era un problema che nessuno sapeva risolvere. Faggin inventò una tecnologia chiamata Silicon Gate Technology (SGT), un metodo per costruire circuiti integrati più veloci, più piccoli e più economici di quelli esistenti. Senza la SGT, il 4004 non sarebbe mai esistito.
Faggin disegnò il chip a mano, transistor per transistor, su fogli di carta millimetrata con matite colorate. Ogni strato del circuito era un colore diverso. Il lavoro richiese mesi di progettazione solitaria, spesso di notte, mentre di giorno gestiva il team. Quando il 4004 funzionò al primo tentativo, nel gennaio 1971, Faggin incise le proprie iniziali "F.F." sulla superficie del chip, invisibili a occhio nudo ma visibili al microscopio. Sono ancora lì.
Perché se ne andò dall’Italia
Faggin si era laureato in fisica all'Università di Padova nel 1965. Già durante gli studi lavorava alla SGS-Fairchild di Agrate Brianza (oggi STMicroelectronics), dove a soli 19 anni aveva contribuito allo sviluppo del primo circuito integrato prodotto in Italia. Ma l'ambiente italiano non gli bastava.
Come ha raccontato lui stesso, "in Italia c'era competenza tecnica, ma mancava la visione. Nessuno capiva che i semiconduttori avrebbero cambiato tutto". Nel 1968 partì per la California con un contratto alla Fairchild Semiconductor, poi passò a Intel. Non tornò più, se non per visite e conferenze.
È una storia che si ripete: l'Italia forma talenti di livello mondiale, poi li lascia andare. Faggin è in buona compagnia con Enrico Fermi, Rita Levi-Montalcini (che lavorò per decenni a St. Louis) e centinaia di ricercatori italiani che oggi guidano laboratori nelle università americane.
Il riconoscimento che non arrivò subito
Per anni, Intel attribuì l'invenzione del 4004 principalmente a Ted Hoff, il manager americano che aveva proposto l'architettura concettuale. Faggin, che aveva fatto il lavoro ingegneristico e reso il chip reale, fu messo in secondo piano. Solo dopo una lunga battaglia e grazie alla documentazione tecnica che aveva conservato, Faggin ottenne il riconoscimento come co-inventore principale.
Nel 2010 ricevette la National Medal of Technology and Innovation dalle mani del presidente Obama, il più alto riconoscimento tecnologico degli Stati Uniti. Nel 2023, l'Italia gli ha conferito il Cavalierato di Gran Croce dal presidente Mattarella.
Dopo Intel, Faggin fondò Zilog e creò lo Z80, il processore che fece funzionare i primi personal computer e i videogiochi degli anni Ottanta. Poi fondò Synaptics, l'azienda che inventò il touchpad dei portatili e la tecnologia touch screen che oggi usiamo su ogni smartphone.
Il chip, il touchpad e il touchscreen: tutti italiani
Ricapitoliamo. Il microprocessore: Faggin. Il touchpad del portatile: Faggin. La tecnologia che rende possibile toccare uno schermo e farlo reagire: Faggin. Tre delle tecnologie più utilizzate al mondo nel quotidiano di miliardi di persone portano la firma dello stesso uomo, nato a Vicenza nel 1941.
Oggi Faggin ha 84 anni, vive in California e si occupa di studi sulla coscienza, convinto che la fisica attuale non sia sufficiente a spiegare l'esperienza soggettiva. Ha scritto un libro, Irriducibile, in cui sostiene che la coscienza sia una proprietà fondamentale della natura, non un sottoprodotto del cervello.
Ogni volta che toccate lo schermo del telefono, state usando tre invenzioni dello stesso italiano. Non lo troverete sui libri di scuola. Ma senza di lui, quei libri sarebbero ancora di carta.
Fonti: Faggin F., Irriducibile (Mondadori, 2022); Intel Corporation, archivio storico; National Medal of Technology and Innovation (2010); Computer History Museum, Mountain View; Università di Padova.
