Il computer più antico del mondo si bloccava ogni 4 mesi: ecco perché

Immagina un dispositivo meccanico costruito oltre 2.000 anni fa, capace di calcolare eclissi solari, tracciare i moti della Luna e prevedere la posizione dei pianeti. Non è fantascienza: è il meccanismo di Antikythera, il primo computer analogico della storia. Ma una serie di studi recenti rivela un dettaglio inaspettato: questo capolavoro dell'ingegneria antica aveva un difetto di fabbricazione che lo faceva inceppare.

Una macchina trovata in fondo al mare

Il meccanismo fu recuperato nel 1901 da un relitto romano al largo dell'isola greca di Antikythera, nel tratto di mare tra il Peloponneso e Creta. Dentro una scatola di legno grande quanto una scatola da scarpe c'erano decine di ingranaggi in bronzo corrosi dal tempo. Per decenni nessuno capì di cosa si trattasse. Solo con le moderne tecniche di imaging a raggi X si scoprì che quei frammenti componevano un calcolatore astronomico di precisione straordinaria.

Il dispositivo risale a un periodo compreso tra il 205 e il 60 a.C. e secondo diversi studiosi, tra cui il team dell'University College London, potrebbe essere stato progettato dalla scuola di Archimede di Siracusa, il più grande matematico dell'antichità. Se fosse confermato, significherebbe che la Sicilia ha ospitato la mente dietro al primo computer della storia.

Un difetto nascosto per 2.000 anni

Una simulazione computerizzata condotta nel 2025 ha rivelato che gli ingranaggi del meccanismo avevano denti di forma triangolare che tendevano a disimpegnarsi sotto sforzo. In pratica, dopo circa quattro mesi di utilizzo, i denti slittavano e l'intero sistema si inceppava, costringendo a un reset manuale. I ricercatori hanno precisato che duemila anni di corrosione marina potrebbero aver deformato i componenti ben oltre la loro forma originale, rendendo difficile un giudizio definitivo sulla reale efficienza della macchina.

La precisione che non ti aspetti

A controbilanciare quel difetto c'è una scoperta che lascia senza parole. Nel 2024, i fisici Graham Woan e Joseph Bayley dell'Università di Glasgow hanno analizzato l'anello del calendario del meccanismo applicando tecniche statistiche bayesiane, le stesse usate per rilevare le onde gravitazionali all'osservatorio LIGO. I risultati, pubblicati su The Horological Journal, mostrano che l'anello conteneva probabilmente tra 354 e 355 fori, corrispondenti a un anno lunare. I fori erano disposti lungo un cerchio con un raggio di 77,1 millimetri, ciascuno distanziato dall'altro di soli 0,028 millimetri: una precisione che sfida qualsiasi aspettativa per un artefatto di quell'epoca.

Lo studio è nato grazie a Chris Budiselic, uno YouTuber del canale Clickspring, che stava costruendo una replica funzionante del meccanismo e si era posto il problema del numero esatto dei fori. La sua domanda ha ispirato Woan a indagare il problema con strumenti matematici avanzati durante le vacanze di Natale.

Cosa ci dice questo oggetto

Il meccanismo di Antikythera dimostra che il mondo antico possedeva conoscenze ingegneristiche e astronomiche che abbiamo impiegato secoli a riscoprire. I Greci del II secolo a.C. sapevano costruire sistemi di ingranaggi differenziali, modellare orbite ellittiche e prevedere fenomeni celesti con una precisione che in Europa non si sarebbe rivista fino al XIV secolo, con i primi orologi astronomici medievali.

Oggi il meccanismo originale è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene, ma il suo legame con la tradizione scientifica italiana, attraverso Archimede e la Magna Grecia, resta uno degli aspetti più affascinanti di questa storia. Un oggetto imperfetto, certo, ma capace di ricordarti che la curiosità scientifica non ha epoca.