Un parassita dei gatti vive nel cervello di miliardi di persone

Se hai un gatto, c'è una probabilità concreta che nel tuo cervello viva un parassita. Si chiama Toxoplasma gondii, è un microrganismo unicellulare che si trasmette attraverso le feci dei felini e la carne poco cotta, e secondo le stime infetta fino all'80% della popolazione adulta in alcune regioni del mondo. Nella maggior parte dei casi non provoca sintomi. Ma potrebbe star cambiando il tuo comportamento senza che tu te ne accorga.

A riaprire il dibattito è uno studio pubblicato su Frontiers in Psychiatry nel 2025, firmato dal ricercatore Marco Goczol, che ha analizzato la letteratura scientifica degli ultimi vent'anni sugli effetti neuropsichiatrici del parassita. I risultati sono inquietanti: le persone infette mostrano livelli più alti di impulsività, aggressività e propensione al rischio sessuale rispetto a chi non è portatore.

Come un parassita controlla il cervello

Il meccanismo è affascinante dal punto di vista evolutivo. Il Toxoplasma ha bisogno di completare il suo ciclo vitale nell'intestino di un gatto. Per arrivarci, deve fare in modo che il topo, il suo ospite intermedio, si faccia mangiare. E ci riesce: nei roditori infetti, il parassita elimina la paura naturale dei gatti. I topi smettono di fuggire dall'odore felino e in alcuni casi sembrano addirittura attratti da esso. Il risultato è che finiscono in bocca al predatore, e il Toxoplasma torna nel suo habitat ideale.

Negli esseri umani il trucco funziona in modo meno diretto ma comunque misurabile. Il parassita produce un proprio enzima, la tirosina idrossilasi, che aumenta direttamente la produzione di dopamina nei neuroni infetti. La dopamina è il neurotrasmettitore legato alla ricompensa, alla motivazione e al controllo degli impulsi. Alterarne i livelli significa modificare il modo in cui una persona valuta i rischi e prende decisioni.

Quanto è diffuso in Italia

In Italia, secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, la sieroprevalenza del Toxoplasma nella popolazione adulta oscilla tra il 30 e il 50%, con punte più alte nelle regioni rurali e tra chi ha contatti frequenti con gatti randagi. Per le donne in gravidanza il parassita è già monitorato di routine, perché l'infezione primaria può causare danni gravi al feto. Ma gli effetti sul comportamento degli adulti sani sono ancora largamente sottovalutati.

Studi precedenti della University of Chicago, pubblicati sul Journal of Clinical Psychiatry, avevano già trovato che le persone con disturbo esplosivo intermittente, caratterizzato da scoppi di rabbia incontrollabile, hanno il doppio delle probabilità di risultare positive al Toxoplasma rispetto ai soggetti sani. I ricercatori hanno però precisato che "correlazione non significa causazione" e che nessuno dovrebbe liberarsi del proprio gatto sulla base di questi dati.

Il punto, però, resta: un organismo microscopico che altera la chimica cerebrale di miliardi di persone nel mondo esiste, è diffusissimo, e la scienza ha appena iniziato a capire cosa fa davvero al nostro cervello. Se hai un gatto, niente panico. Ma la prossima volta che ti senti stranamente impulsivo, sappi che potrebbe non essere del tutto colpa tua.

Altre ricerche hanno collegato la toxoplasmosi latente a un aumento del rischio di schizofrenia, disturbo bipolare e comportamenti suicidari. Il quadro complessivo suggerisce che il Toxoplasma non è un ospite silenzioso come si è creduto per decenni: è un manipolatore chimico che ha imparato a modificare i circuiti cerebrali dei suoi ospiti per garantire la propria sopravvivenza. Solo che noi non siamo topi, e il gatto non ci mangerà. Il parassita, però, non lo sa.