Indice dei contenuti
Un corvo guarda uno schermo. Sullo schermo compare un numero: 3. Il corvo apre il becco e produce esattamente tre suoni, uno dopo l'altro. Poi si ferma e preme un pulsante con il becco per segnalare che ha finito. Se il numero sullo schermo è 4, ne produce quattro. Se è 2, ne produce due. Non sbaglia quasi mai.
Non è un trucco da circo. È il risultato di un esperimento condotto nel 2024 all'Università di Tubinga, in Germania, dal neuroscienziato Andreas Nieder e dalla ricercatrice Diana Liao. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, dimostra per la prima volta che un animale non umano è capace di contare ad alta voce, pianificando in anticipo quanti suoni produrre prima di emetterne il primo.
L’esperimento nel dettaglio
I ricercatori hanno addestrato tre cornacchie nere (Corvus corone) a rispondere a stimoli visivi e sonori. Sullo schermo compariva un numero da 1 a 4, oppure un suono specifico associato a ciascun numero. Il corvo doveva produrre il numero esatto di vocalizzazioni corrispondente, poi premere un pulsante per confermare.
Il dato più sorprendente non è che i corvi ci riuscissero, ma come ci riuscivano. Analizzando i tempi di reazione, Liao e Nieder hanno scoperto che il primo suono emesso dal corvo conteneva già l'informazione sul numero totale di suoni che avrebbe prodotto. In altre parole, il corvo pianificava l'intera sequenza prima di iniziare. Non contava "uno alla volta" come un bambino piccolo: sapeva già quanti suoni avrebbe emesso prima di aprire il becco.
È esattamente quello che succede nel cervello umano quando contiamo ad alta voce. Prima pianifichiamo, poi eseguiamo. Fino a questo studio, si pensava che questa capacità fosse esclusiva dei primati.
Il cervello di un corvo è grande quanto una noce, eppure funziona
La corteccia cerebrale dei mammiferi, la struttura responsabile delle funzioni cognitive superiori, nei corvi non esiste. I corvidi possiedono invece una struttura chiamata nidopallium caudolaterale, che si è evoluta in modo completamente indipendente ma svolge funzioni analoghe. È un caso di evoluzione convergente: due soluzioni diverse allo stesso problema, sviluppate in rami dell'evoluzione separati da oltre 300 milioni di anni.
Il cervello di un corvo pesa circa 10 grammi. Quello di un essere umano circa 1.400. Eppure, nei test di conteggio, le prestazioni dei corvi si avvicinano a quelle dei macachi rhesus, primati con un cervello 15 volte più grande. Come ha osservato Nieder, "la dimensione del cervello non è il fattore decisivo: conta la densità dei neuroni e come sono organizzati".
Cosa sanno fare i corvi (oltre a contare)
Il conteggio vocale si aggiunge a una lista già impressionante. Studi precedenti hanno dimostrato che i corvidi sono capaci di usare strumenti (i corvi della Nuova Caledonia piegano rametti per estrarre larve), di pianificare il futuro (nascondono cibo in luoghi diversi e ricordano dove), di riconoscere volti umani individuali e di insegnare ad altri corvi quali umani evitare.
Nel 2020, uno studio dell'Università di Lund in Svezia ha dimostrato che i corvi superano i test di autoconsapevolezza che il 50% dei bambini sotto i 4 anni non supera. E nel 2019, un esperimento dell'Università di Cambridge ha mostrato che capiscono il concetto di zero, un'astrazione matematica che gli esseri umani hanno formalizzato solo nel VII secolo d.C.
I corvi italiani e la convivenza urbana
In Italia, la cornacchia grigia (Corvus cornix) è una presenza costante nelle città, da Milano a Roma a Napoli. Chiunque frequenti un parco urbano ha notato il loro comportamento: osservano, aspettano, risolvono problemi per accedere al cibo. Non è istinto cieco. È intelligenza operativa.
Il CISO (Centro Italiano Studi Ornitologici) documenta da anni la crescente urbanizzazione dei corvidi in Italia. Le cornacchie grigie delle città italiane mostrano comportamenti di problem-solving che nelle popolazioni rurali non si osservano: aprono sacchetti, usano il traffico per rompere noci posizionandole sulle strisce pedonali, e modificano le loro strategie in base all'orario della raccolta rifiuti.
La prossima volta che un corvo vi fissa dal lampione, non sta aspettando un pezzo di pane. Sta valutando se ne vale la pena. E probabilmente ha già contato quanti siete.
Ti potrà interessare sapere perché le città italiane sono infestate dai piccioni: la verità è più interessante di ciò che immagini.
Fonti: Liao D. & Nieder A., Science (2024); Università di Tubinga, Institute of Neurobiology; Università di Lund, Department of Biology; Università di Cambridge; CISO (Centro Italiano Studi Ornitologici).




