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Il 13 gennaio 2025 un iceberg battezzato A-84 si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio George VI, lasciando scoperti circa 510 chilometri quadrati di fondale antartico che nessuno aveva mai osservato. Quella porzione di mare, sigillata sotto 150 metri di ghiaccio, è diventata in poche ore un laboratorio naturale accessibile per la prima volta agli scienziati, che hanno deviato la rotta della nave da ricerca per arrivare sul posto prima che le condizioni cambiassero.
La nave coinvolta è la R/V Falkor (too) dello Schmidt Ocean Institute, già impegnata in un'altra missione nella regione. A bordo c'era il veicolo a comando remoto SuBastian, capace di scendere fino a 1.300 metri di profondità e di registrare immagini in alta definizione. La decisione di cambiare programma è stata presa nel giro di poche ore: una finestra simile, con un'area appena esposta dopo secoli di copertura glaciale, non si ripresenta facilmente.

Quello che le telecamere hanno mostrato ha sorpreso anche i ricercatori più esperti. Sul fondale, invece del paesaggio spoglio che le precedenti spedizioni sotto le piattaforme di ghiaccio avevano descritto, c'erano comunità dense costruite attorno a spugne e coralli, con pesci ghiaccio, polpi, ragni di mare giganti e una medusa fantasma con braccia lunghe oltre 10 metri. La dimensione di alcuni esemplari indica che l'ecosistema è lì da decenni, forse secoli, ben prima che il distacco dell'iceberg lo rivelasse.
Patricia Esquete, ricercatrice dell'Università di Aveiro e tra le coordinatrici della spedizione, ha spiegato che diverse specie filmate potrebbero risultare nuove per la scienza, anche se l'analisi dei campioni richiederà mesi. La struttura delle colonie di spugne, in particolare, è un indicatore biologico utile: questi organismi crescono molto lentamente, e individui di grandi dimensioni implicano stabilità ambientale prolungata nel tempo.
Come fa la vita a sopravvivere senza luce
La domanda centrale riguarda l'energia. Sotto 150 metri di ghiaccio non arriva luce solare, quindi la fotosintesi è esclusa, e nemmeno la classica "neve marina" (i resti organici che precipitano dalle acque superficiali) può raggiungere facilmente quelle zone. Eppure le comunità osservate sono ricche e ben strutturate. Le ipotesi degli scienziati si concentrano su due meccanismi:
- le correnti oceaniche trasportano nutrienti dalle aree aperte fino sotto la piattaforma di ghiaccio
- l'acqua di fusione glaciale rilascia minerali e sostanze che sostengono la base della catena alimentare locale
È un cambio di prospettiva rilevante. Studi precedenti, basati su pochi punti di osservazione, descrivevano gli ambienti sotto le piattaforme come poveri di specie. I dati raccolti vicino all'A-84 suggeriscono invece che, almeno entro i primi 15 chilometri dal fronte glaciale, esistano ecosistemi diversificati e consolidati.

Cosa dicono questi dati sul cambiamento climatico
La spedizione fa parte del programma internazionale Challenger 150, dedicato all'esplorazione della biodiversità degli oceani profondi. Oltre alle riprese del veicolo SuBastian, il team ha usato strumenti autonomi per misurare temperatura, salinità e correnti nell'area appena scoperta. I primi risultati indicano un aumento dell'acqua di fusione e variazioni nelle dinamiche locali, coerenti con il quadro più ampio di assottigliamento delle piattaforme antartiche.
Sasha Montelli, una delle co-responsabili della missione, ha sottolineato il valore del contesto temporale: «La perdita di ghiaccio della calotta antartica è uno dei maggiori contributi all'innalzamento del livello del mare nel mondo. Il nostro lavoro è cruciale per fornire un contesto di lungo termine a questi cambiamenti recenti, migliorando la nostra capacità di fare proiezioni future».
La scoperta ha implicazioni pratiche per chi modella la risposta degli oceani al riscaldamento globale. Se sotto le piattaforme di ghiaccio esistono ecosistemi maturi e dipendenti da correnti specifiche, ogni nuovo distacco di iceberg non è solo un evento fisico ma anche una perturbazione biologica. Le comunità esposte improvvisamente alla luce e a condizioni diverse potrebbero non sopravvivere, mentre nuove specie potrebbero colonizzare l'area. A questo si aggiunge la pressione di inquinanti che ormai raggiungono anche le zone più remote del pianeta, dalle microplastiche disperse nelle acque ai metalli pesanti rilasciati da fonti molto lontane.

Cosa succede ora ai campioni e ai dati
Il materiale raccolto durante le immersioni viene ora analizzato in più laboratori europei e americani. Per identificare eventuali specie nuove servono analisi morfologiche e genetiche dettagliate, processo che può durare anni. Le immagini video, invece, sono già parzialmente disponibili alla comunità scientifica e mostrano comportamenti animali mai osservati prima in quel contesto, come strategie di alimentazione di polpi e pesci ghiaccio in assenza totale di luce naturale.
L'A-84 continuerà la sua deriva nel mare di Bellingshausen, e con il tempo si frammenterà come tutti gli iceberg di grandi dimensioni. La porzione di fondale che ha lasciato libera, però, resterà accessibile per le prossime missioni: un'occasione rara per studiare in tempo reale come un ambiente antartico reagisce al passaggio dal buio totale all'esposizione alle acque aperte.




