Dirona albolineata: il mollusco da 18 cm che respira con le sue escrescenze

Lungo le coste rocciose del Pacifico nordorientale, dalle acque fredde dell'Alaska fino alla California, vive un mollusco che sembra sospeso tra biologia marina e gioielleria. Si chiama Dirona albolineata, conosciuto in inglese come White-lined Dirona, e può raggiungere i 18 centimetri di lunghezza, una taglia notevole per un nudibranco. Il suo corpo traslucido è ornato da escrescenze dorsali bordate di bianco brillante, una caratteristica così marcata da avergli fatto guadagnare i soprannomi di Alabaster Nudibranch e Frosted Sea Slug.

Sea slug e nudibranchi: non sono sinonimi

Capita spesso di leggere "lumaca di mare" e "nudibranco" come se fossero la stessa cosa, ma la relazione tra i due termini è quella tra un insieme e una sua parte. Sea slug è un'etichetta colloquiale che raggruppa molti molluschi gasteropodi marini privi (o quasi) di conchiglia esterna, distribuiti in ordini diversi. I nudibranchi costituiscono uno di questi ordini, l'ordine Nudibranchia, e rappresentano la frazione più appariscente della categoria.

Il nome stesso racconta la loro anatomia: dal latino nudus e dal greco brankhia, significa "branchie nude". A differenza di altri molluschi che proteggono gli organi respiratori dentro una cavità, i nudibranchi li espongono direttamente all'acqua. In molte specie, compresi i membri della famiglia delle Dironidae, lo scambio gassoso avviene attraverso strutture digitiformi chiamate cerata, le stesse appendici che fanno sembrare questi animali piccole creature di fantasia.

L’anatomia dei cerata

I cerata non sono solo decorazioni. Si tratta di estroflessioni del corpo che svolgono almeno tre funzioni contemporaneamente. La prima è respiratoria: aumentano enormemente la superficie di contatto con l'acqua circostante, compensando l'assenza di branchie convenzionali. La seconda è digestiva, perché al loro interno scorrono prolungamenti dell'apparato digerente che distribuiscono i nutrienti lungo il dorso dell'animale.

La terza funzione, presente in molti nudibranchi aeolidi, è difensiva: alcune specie sono in grado di immagazzinare nei cerata le cellule urticanti delle prede (i cnidocisti delle idrozoo o degli anemoni), riutilizzandole contro eventuali predatori. Nel caso della Dirona albolineata, però, la dieta è diversa e questo meccanismo non si applica nello stesso modo.

Una predatrice di colonie

Questo nudibranco si nutre principalmente di briozoi, minuscoli invertebrati coloniali che formano incrostazioni simili a merletti su rocce, alghe e conchiglie. Ogni "individuo" di una colonia di briozoi misura frazioni di millimetro, quindi la Dirona pascola lentamente sulla colonia, raschiando gli zooidi uno a uno con la sua radula, la lingua dentellata tipica dei gasteropodi. Oltre ai briozoi, il suo menu comprende piccoli crostacei, idroidi e occasionalmente altri molluschi.

Il movimento dell'animale è quello classico dei nudibranchi: una progressione lenta sul substrato grazie al piede muscoloso, intervallata da brevi nuotate ondulate quando l'animale si lascia trasportare dalle correnti. Il bordo bianco dei cerata, che gli dà l'aspetto "smerigliato", deriva da una concentrazione di pigmenti e cellule che riflettono la luce in modo particolare, contrastando con il corpo di fondo che può variare dal traslucido al rosato pallido. Non è l'unico esempio di come il regno animale giochi con il colore: pensiamo alle mutazioni che cancellano i pigmenti in alcune specie, o al mimetismo perfetto della farfalla che si traveste da foglia secca.

Dove cercarla

La Dirona albolineata frequenta acque temperate e fredde, dalla zona intertidale fino a circa 35 metri di profondità. È stata segnalata in modo continuo lungo tutta la fascia costiera che va dal sud-est dell'Alaska al nord della California, con popolazioni particolarmente visibili nei canali della British Columbia e nello stretto di Puget. Negli ultimi anni, biologi marini hanno osservato variazioni nella sua distribuzione legate alle anomalie termiche del Pacifico, ma si tratta ancora di una specie relativamente comune nei suoi areali storici.

Per chi pratica immersioni in quelle zone, individuarla richiede attenzione: nonostante la livrea spettacolare, le sue dimensioni e l'abitudine di muoversi tra alghe e incrostazioni la rendono meno evidente di quanto suggeriscano le fotografie ravvicinate. Quando la luce di una torcia subacquea ne illumina i cerata da vicino, il bordo bianco si accende come una rifinitura di porcellana, ed è in quel momento che il soprannome di alabastro acquista pieno significato.