Balena di 50 tonnellate si avvicina alla barca e solleva la testa: perché lo fa davvero

Lungo la costa della Penisola Valdés, in Argentina, ogni anno tra giugno e dicembre si concentra una delle popolazioni più studiate di Eubalaena australis, la balena franca australe. Gli esemplari adulti raggiungono i 15 metri di lunghezza e le 40-50 tonnellate, eppure mostrano nei confronti delle imbarcazioni un comportamento che i cetologi descrivono come esplorativo: avvicinamenti lenti, rotazioni laterali, sollevamento della testa fuori dall’acqua. È il contesto in cui è stato girato lo scatto di maxijonas.

Una specie tornata dall’orlo del collasso

La balena franca australe fu sfruttata commercialmente per oltre tre secoli. Il nome inglese right whale, “la balena giusta”, deriva proprio dalla preferenza dei balenieri: nuota lentamente, galleggia dopo la morte grazie allo strato di grasso, e fornisce grandi quantità di olio. Quando entrò in vigore la moratoria internazionale, nel 1935 sotto la Società delle Nazioni e poi ratificata dalla Commissione Baleniera Internazionale nel 1946, la popolazione globale era ridotta a poche centinaia di individui.

Oggi le stime parlano di circa 15.000 esemplari nell’emisfero australe, con un tasso di crescita che in alcune aree supera il 6% annuo. La Penisola Valdés ospita una delle sub-popolazioni meglio monitorate al mondo: l’Instituto de Conservación de Ballenas, attivo dal 1971 con il programma fondato da Roger Payne, ha identificato oltre 3.500 individui attraverso le callosità cefaliche, le placche cornee che ogni balena porta sulla testa e che funzionano come impronte digitali.

Perché si avvicinano alle barche

Il comportamento curioso documentato da fotografi e biologi non è antropomorfismo. Diversi studi pubblicati negli ultimi due decenni hanno descritto nelle balene franche australi azioni come lo spy-hopping (emergere verticalmente per osservare la superficie), il sailing (sollevare la coda al vento per farsi spingere), e avvicinamenti deliberati a oggetti galleggianti. Sono tutti comportamenti che non hanno una funzione alimentare diretta, e che ricordano per certi versi le capacità cognitive osservate in altri mammiferi, come recenti ricerche sulle scimmie cappuccine hanno messo in luce.

I cuccioli, in particolare, trascorrono i primi mesi di vita nei golfi di Valdés (Golfo Nuevo e Golfo San José), acque calme e poco profonde dove la madre li allatta con un latte denso fino al 40% di grassi. In questa fase l’esplorazione tattile e visiva dell’ambiente è intensa: i piccoli toccano alghe, tronchi, e occasionalmente scafi di gommoni. Gli operatori del whale watching argentino seguono un protocollo che impone distanze minime e motori al minimo, ma sono spesso le balene stesse ad accorciare la distanza.

Anatomia di un gigante lento

La balena franca australe si distingue dalle cugine del Nord Atlantico e Nord Pacifico per genetica e per habitat, ma condivide con esse i tratti morfologici della famiglia Balaenidae: assenza di pinna dorsale, bocca arcuata, fanoni lunghi fino a 2,5 metri. Si nutre principalmente di copepodi e krill filtrati attraverso questi fanoni, nuotando a bocca aperta a velocità ridotte, intorno ai 3 nodi.

Il cuore pesa circa 200 chili, i polmoni permettono apnee di 15-20 minuti, e la temperatura corporea viene mantenuta grazie a uno strato di grasso che può superare i 50 centimetri di spessore. Questa stessa caratteristica, vantaggiosa per la termoregolazione nelle acque antartiche, fu la rovina della specie durante l’epoca della caccia.

Le minacce attuali

Il recupero non è uniforme. Tra il 2003 e il 2014 a Penisola Valdés è stata documentata una mortalità anomala di cuccioli: oltre 600 piccoli morti, con picchi di 113 decessi nella sola stagione 2012. Le ipotesi avanzate dai ricercatori dell’Southern Right Whale Health Monitoring Program includono fioriture algali tossiche (in particolare Pseudo-nitzschia, produttrice di acido domoico), denutrizione legata a cambiamenti nella disponibilità di krill, e il fenomeno particolare delle aggressioni da parte dei gabbiani.

  • I gabbiani cappuccio bruno (Larus dominicanus) hanno sviluppato l’abitudine di beccare la pelle delle balene in superficie per nutrirsene
  • Le ferite si concentrano sul dorso, specialmente nei cuccioli che emergono più frequentemente per respirare
  • Uno studio del 2016 ha stimato che alcuni piccoli passano fino al 30% del tempo cercando di evitare gli attacchi anziché allattare

A queste si aggiungono collisioni con navi, intrappolamento in attrezzi da pesca, inquinamento acustico e modificazioni della catena trofica antartica legate al riscaldamento delle acque. La popolazione di Valdés resta la più numerosa e in salute, ma il monitoraggio continuo resta lo strumento principale per intercettare crisi future.

Le immagini come quella di maxijonas hanno un valore che va oltre l’estetica: ogni fotografia ravvicinata della testa di una balena, se le callosità sono nitide, può essere caricata nei cataloghi di foto-identificazione e contribuire al censimento. Una pratica che da cinquant’anni trasforma turisti e fotografi in collaboratori involontari della ricerca.