Millepiedi in casa: perché entrano, sono pericolosi e come allontanarli senza ucciderli

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Lo trovi rannicchiato sulla piastrella del bagno, lentissimo, simile a un piccolo serpentello a anelli. Oppure spunta dal sottovaso sul balcone dopo un temporale. Il millepiedi in casa spaventa per il suo aspetto, ma è un animale del tutto innocuo, anzi prezioso per il suolo e per il giardino. In questa guida ti spiego chi è davvero, perché ha deciso di farti visita, come distinguerlo dal centopiedi (che invece morde) e come riaccompagnarlo fuori senza fargli del male, anzi sfruttandone i benefici sul compost e sulla fertilità del terreno.

Chi sono davvero i millepiedi

I millepiedi appartengono alla classe dei Diplopoda, un gruppo di artropodi antichissimo: i loro antenati erano già sulla terraferma 400 milioni di anni fa, ben prima dei dinosauri. Il nome significa «due piedi» perché ogni segmento del corpo porta due paia di zampe, non uno solo come nei centopiedi. Le mille zampe del nome sono ovviamente un’esagerazione: la stragrande maggioranza delle specie ne ha tra 40 e 400, anche se nel 2021 in Australia ne è stata descritta una con oltre 1.300 zampe, l’unica a meritare davvero il nome.

In Italia vivono diverse specie comuni che potresti incontrare. Il Ommatoiulus sabulosus, lungo 3-5 cm, è facilmente riconoscibile per due strisce gialle o arancioni lungo il dorso scuro: ama i terreni sabbiosi del Mediterraneo. Il Glomeris marginata, detto millepiedi pillola, è quel curioso animaletto nero bordato di giallo che si arrotola a pallina perfetta quando lo tocchi, e che spesso confondiamo con un piccolo onisco. Poi ci sono i Pachyiulus e altri Julidae, lunghi e cilindrici, che si muovono con un’onda ipnotica di zampette.

Perché entrano in bagno, in cantina o nei vasi del balcone

I millepiedi sono animali del suolo: vivono nella lettiera di foglie, sotto i sassi, nei tronchi marcescenti e nei primi centimetri di terreno umido. Respirano attraverso piccole aperture chiamate stigmi e non hanno alcun controllo sulla perdita d’acqua: per loro disidratarsi significa morire in poche ore. Questa fragilità spiega perché finiscono in casa.

Le situazioni che li spingono dentro sono essenzialmente due, opposte ma con lo stesso effetto. Dopo piogge intense e prolungate, il loro habitat sotterraneo si allaga e li costringe a risalire in superficie in cerca di rifugi asciutti: muri, cantine, garage, scantinati e bagni a piano terra diventano mete obbligate. Al contrario, durante le ondate di caldo e siccità estiva, escono dal terreno bruciato dal sole e cercano la frescura umida di un sottoscala, di un vaso ben annaffiato o, appunto, delle fughe fra le piastrelle del bagno.

Sui balconi italiani il copione è quasi sempre lo stesso: vasi con sottovaso pieno d’acqua, pacciamatura di corteccia, terriccio comprato al vivaio (che spesso contiene già uova o piccoli esemplari) e una crepa nella muratura. Aprono la finestra di notte, si infilano e al mattino te li ritrovi sul pavimento. Non è infestazione, è un equivoco: cercavano umidità e tu gliel’hai offerta.

I millepiedi sono pericolosi per uomo e animali?

La risposta breve è no, ma con qualche sfumatura che vale la pena conoscere. I millepiedi non mordono e non pungono: non possiedono né mandibole abbastanza forti né apparati velenosi inoculatori. La loro difesa è completamente diversa e si basa sulla chimica.

Lungo i fianchi, in corrispondenza di ogni segmento, hanno piccole ghiandole chiamate ozopori che, se l’animale si sente minacciato, rilasciano un liquido difensivo a base di chinoni, benzochinoni o, in alcune specie tropicali, perfino acido cianidrico in piccolissime quantità. Sulla pelle umana questa secrezione può lasciare una macchia gialla o brunastra che dura qualche giorno e, su persone sensibili, una lieve irritazione o vescichetta. Se ne maneggi uno e ti tocchi gli occhi senza aver lavato le mani, può provocare bruciore e congiuntivite chimica: per questo la regola è semplice, raccoglili con un foglio di carta o con un guanto e poi lavati le mani.

Per cani e gatti il discorso è simile. Se un cucciolo curioso lo mette in bocca, di solito sputa immediatamente per il sapore disgustoso e al massimo sbava abbondantemente per qualche minuto. Casi di intossicazione vera sono rarissimi e legati a specie tropicali che in Italia non esistono. Diverso il caso del centopiedi, che invece può infliggere un morso doloroso: vediamo subito come distinguerli.

Differenza tra millepiedi e centopiedi: come riconoscerli al volo

La confusione è comprensibile, ma le differenze sono nette e si vedono in due secondi. Il millepiedi è lento, cilindrico come una matita e di colore scuro uniforme (nero, marrone, a volte con striature gialle); quando lo disturbi si arrotola a spirale o a pallina e resta immobile. Il centopiedi è invece appiattito, agile, velocissimo, di colore spesso giallastro o arancione, con lunghe antenne e zampe ben visibili che spuntano lateralmente; quando lo scopri scappa fulmineo verso il buio.

Sotto il microscopio (ma anche con una lente di ingrandimento) la differenza chiave è il numero di zampe per segmento: due paia nel millepiedi, un solo paio nel centopiedi. Soprattutto, il centopiedi è un predatore carnivoro armato di forcipule velenose appena dietro la testa, con cui caccia insetti e ragni: se maneggiato può mordere l’uomo, provocando un dolore paragonabile a una puntura di vespa. Il millepiedi, al contrario, è un pacifico vegetariano detritivoro che non ha alcun interesse per la tua pelle.

Se quindi trovi un animale lento che si arrotola, è un millepiedi: puoi raccoglierlo tranquillamente con un foglio. Se è veloce, piatto e fugge, è un centopiedi: meglio guidarlo fuori con una scopa senza toccarlo a mani nude.

Il ruolo ecologico: piccoli ingegneri del suolo

Qui arriva la parte che cambia prospettiva. I millepiedi sono tra i più importanti decompositori degli ecosistemi terrestri temperati, secondi forse solo a lombrichi e isopodi. Si nutrono di foglie morte, legno marcescente, frutta caduta e materia organica in decomposizione, frammentandola con le mandibole e restituendola al suolo sotto forma di pellet fecali ricchi di nutrienti e colonizzati da batteri.

Millepiedi in casa: perché entrano, sono pericolosi e come allontanarli senza ucciderli

Gli studi ecologici condotti in foreste temperate dimostrano che la rimozione sperimentale dei millepiedi rallenta in modo misurabile la decomposizione della lettiera, riduce la mineralizzazione dell’azoto e impoverisce la comunità microbica del suolo. In pratica, senza questi animaletti il bosco si soffocherebbe sotto uno strato sempre più spesso di foglie indecomposte. La loro azione è particolarmente importante per le foglie ad alto contenuto di lignina e calcio, come quelle di quercia e faggio, che lombrichi e funghi da soli faticano a digerire.

Tradotto in pratica per chi ha un orto o un giardino: i millepiedi in giardino sono alleati gratuiti. Accelerano la trasformazione della pacciamatura in humus, aiutano il compostaggio, migliorano la struttura del terreno e non danneggiano le piante sane. Possono occasionalmente rosicchiare frutta già marcia caduta a terra, fragole a contatto col suolo o radici di piantine appena trapiantate in terreni molto umidi, ma si tratta di danni minimi e rarissimi: nella stragrande maggioranza dei casi mangiano solo ciò che è già morto.

Come allontanare i millepiedi da casa senza ucciderli

La buona notizia è che non servono insetticidi. Anzi, spruzzare veleni in bagno o in cantina è dannoso per te e inefficace per loro, perché continueranno a entrarne di nuovi finché le condizioni di umidità non cambieranno. La strategia giusta è ambientale.

  • Riduci l’umidità: ventila bagni, cantine e scantinati, ripara perdite di rubinetti e tubi, usa un deumidificatore se l’umidità relativa supera stabilmente il 70%.
  • Sigilla i punti di ingresso: silicone trasparente nelle fughe rotte, guarnizioni sotto le porte esterne, zanzariere intatte alle finestre basse, griglie a maglia fine sugli scarichi a pavimento.
  • Sposta vasi e pacciamature dai muri: almeno 30-40 cm di distanza dalle pareti esterne. Svuota i sottovasi dopo le annaffiature e dopo le piogge.
  • Rimuovi i rifugi nelle vicinanze: legna accatastata contro il muro, mucchi di foglie sotto le finestre, materiale da costruzione abbandonato. Sposta tutto a qualche metro dall’edificio.
  • Asciuga le aree critiche: in cantina e in garage tieni il pavimento asciutto e arieggia regolarmente; in bagno passa un panno asciutto dopo la doccia se hai notato visite frequenti.

Come raccoglierli e dove rilasciarli

Quando ne trovi uno, il modo più semplice e indolore è farlo arrampicare su un cartoncino o su un foglio di carta da cucina, oppure raccoglierlo delicatamente con un bicchiere capovolto e un foglio sotto, come si fa con i ragni. Evita di schiacciarlo: oltre a essere crudele inutilmente, la sua secrezione difensiva macchia le piastrelle e il fondotinta delle fughe.

Il posto giusto dove rilasciarlo è un’area ombrosa e umida del giardino o di un parco vicino: sotto una siepe, ai piedi di un albero, in un angolo con foglie cadute, sopra il cumulo del compost o nella pacciamatura di un’aiuola. In pochi minuti si infilerà nel terreno e tornerà al suo lavoro di decompositore. Se vivi in appartamento e non hai un giardino, va bene anche un grande vaso sul balcone con terriccio e pacciamatura: lì avrà cibo a sufficienza, oppure le aiuole condominiali e i parchi pubblici.

Un’ultima nota stagionale per il contesto italiano: in zone climatiche 8-10 (gran parte della penisola), gli ingressi indoor sono concentrati tra fine estate e autunno, soprattutto dopo i primi temporali di settembre-ottobre, e in primavera dopo piogge prolungate. Conoscere questo calendario aiuta a prevenire: una verifica delle guarnizioni a fine agosto e a fine febbraio riduce drasticamente le visite indesiderate.

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