Unguento alla calendula e altea: il balsamo naturale che ripara la pelle screpolata d’inverno

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Quando arriva il freddo, la pelle delle mani, dei gomiti e del viso comincia a tirare, screpolarsi, a volte arrossarsi fino a sanguinare. È il classico copione invernale: aria secca dei termosifoni, vento gelido, sbalzi termici e quel film idrolipidico che si assottiglia giorno dopo giorno. In erboristeria tradizionale esistono due piante che, unite, formano una delle preparazioni più amate per affrontare questo problema: la calendula e la radice di altea. Insieme danno vita a un unguento (o salve, come si dice nei manuali anglosassoni) che è una vera e propria coccola riparatrice, semplice da preparare a casa con pochi ingredienti.

In questa guida vediamo perché queste due piante funzionano così bene insieme, cosa dice la ricerca scientifica sui loro composti attivi, e soprattutto come preparare passo passo un unguento di qualità erboristica, sicuro e duraturo. Niente formule esoteriche: solo chimica vegetale, buon senso e un po’ di pazienza.

Calendula e altea: due alleate complementari

La Calendula officinalis è la pianta dai fiori arancioni che troviamo in mille giardini e che da secoli accompagna i rimedi popolari per piccole ferite, scottature solari leggere e irritazioni. La sua azione si deve principalmente a triterpenoidi (in particolare faradiolo e i suoi esteri), flavonoidi, carotenoidi e polisaccaridi. Studi pubblicati su riviste di fitoterapia hanno mostrato che gli estratti oleosi di calendula stimolano la rigenerazione del tessuto epiteliale, favoriscono la microcircolazione locale e mostrano una discreta attività antinfiammatoria e antimicrobica sui patogeni cutanei più comuni.

L’Althaea officinalis, conosciuta in italiano come altea o malvavischio, è invece la regina delle mucillagini. La sua radice contiene fino al 10-15% di polisaccaridi ad alto peso molecolare che, a contatto con l’acqua, formano un gel viscoso. Applicato sulla pelle, questo gel crea una sorta di pellicola idratante che riduce la perdita di acqua transepidermica (la cosiddetta TEWL), lenisce il prurito e protegge le mucose e le pelli più reattive.

La sinergia è semplice da capire: la calendula ripara e tonifica, l’altea idrata e protegge. Una agisce più in profondità sui processi riparativi, l’altra costruisce una barriera superficiale che mantiene la pelle morbida e calma. Insieme coprono l’intero spettro dei problemi tipici dell’inverno: secchezza, screpolature, piccoli eczemi atopici, arrossamenti da freddo, ragadi sulle labbra e sulle mani.

Cosa serve per preparare l’unguento

La ricetta base per circa 100 ml di unguento richiede pochi ingredienti, tutti reperibili in erboristeria o nei negozi specializzati.

  • 15 g di fiori secchi di calendula (capolini interi, biologici)
  • 10 g di radice di altea essiccata tagliata grossolanamente
  • 100 ml di olio vegetale a scelta: oliva extravergine, mandorle dolci, girasole alto oleico o jojoba
  • 10-12 g di cera d’api in pellet (per una consistenza media; salire a 15 g per un balsamo più solido)
  • Opzionale: 4-5 gocce di vitamina E (tocoferolo) come antiossidante naturale
  • Opzionale: 8-10 gocce di olio essenziale di lavanda vera (Lavandula angustifolia) per profumare e aggiungere blanda azione lenitiva

Servono inoltre un barattolo di vetro a chiusura ermetica per la macerazione, un colino fine o garza di cotone, un pentolino per il bagnomaria e vasetti sterilizzati da 30-50 ml per conservare il prodotto finito.

Il cuore della ricetta: l’infusione oleosa

Tutto l’unguento dipende dalla qualità dell’oleolito, cioè dell’olio in cui avremo fatto macerare le piante. Esistono due metodi, entrambi validi.

Metodo a freddo (tradizionale, 3-4 settimane)

Mettete calendula e radice di altea nel barattolo di vetro pulito e perfettamente asciutto. Coprite completamente con l’olio vegetale, lasciando almeno 1 cm di olio sopra le erbe per evitare contatti con l’aria. Chiudete, agitate ogni giorno e tenete il barattolo in un luogo tiepido ma non al sole diretto (la luce intensa accelera l’ossidazione). Dopo 3-4 settimane filtrate con cura, strizzando bene il residuo vegetale in una garza pulita.

Metodo a caldo (rapido, 2-3 ore)

Se avete fretta, mettete erbe e olio in un barattolo di vetro a bagnomaria su una pentola di acqua a fuoco bassissimo. La temperatura dell’olio non deve mai superare i 60-70 °C: oltre questa soglia si degradano flavonoidi e carotenoidi della calendula. Mantenete questo bagnomaria per 2-3 ore controllando la temperatura, poi filtrate.

Una nota importante sulla radice di altea: i suoi polisaccaridi sono idrosolubili, non oleosolubili. Per questo molti erboristi consigliano di preparare prima un doppio estratto: una macerazione acquosa breve della radice (10 minuti in acqua fredda) seguita dall’estrazione oleosa della calendula, oppure semplicemente di accettare che dall’altea, in olio, si estraggano soprattutto le frazioni lipofile (steroli vegetali, piccoli peptidi) e una parte di mucillagine residua. Per una versione più tecnica si può aggiungere a fine preparazione un idrolato di altea emulsionato con cera emulsionante, ma usciremmo dal classico unguento anidro.

Dall’oleolito all’unguento: dosaggio della cera

Una volta filtrato l’olio, pesatelo: dovrebbe esserci circa 80-90 ml di oleolito utile (parte si perde nei residui vegetali). A questo punto bisogna decidere la consistenza finale, che dipende dal rapporto cera/olio.

  • 8% di cera (8 g ogni 100 ml di olio): consistenza morbida, tipo crema, ideale per il viso
  • 10-12% di cera: consistenza media, perfetta per mani e gomiti
  • 15-20% di cera: consistenza solida, tipo stick, ottima per labbra e ragadi

Scaldate l’oleolito a bagnomaria, aggiungete la cera d’api a pezzetti e mescolate finché non è completamente sciolta. Togliete dal fuoco, lasciate intiepidire qualche minuto e aggiungete vitamina E ed eventuale olio essenziale di lavanda. Versate subito nei vasetti sterilizzati e lasciate raffreddare a temperatura ambiente senza chiudere il coperchio (la condensa è nemica della conservazione). Una volta solidificato, chiudete e datate.

Conservazione, durata e sicurezza

Un unguento ben preparato, senza acqua all’interno, si conserva facilmente 6-12 mesi a temperatura ambiente, lontano da fonti di calore e luce diretta. La vitamina E aiuta a rallentare l’irrancidimento dell’olio. Se notate odore acre, cambi di colore evidenti o muffe (rarissime in un prodotto anidro, ma possibili se è entrata umidità) buttate tutto senza esitazioni.

Prima del primo utilizzo è sempre consigliato un patch test: applicate una piccola quantità sull’interno dell’avambraccio e attendete 24-48 ore. Attenzione particolare per chi è allergico alle Asteraceae (la famiglia di calendula, camomilla, arnica, margherita): in questi casi è meglio evitare. L’altea è invece generalmente molto tollerata, anche dai bambini, ma in caso di patologie cutanee severe (eczema atopico grave, psoriasi, dermatiti croniche) il consiglio è sempre di parlarne prima con il dermatologo.

Un’avvertenza che vale la pena ripetere: un unguento erboristico fatto in casa è un cosmetico artigianale, non un farmaco. È pensato per il benessere quotidiano della pelle e per piccoli fastidi stagionali, non per curare ferite profonde, ustioni serie o malattie cutanee diagnosticate. Se un problema persiste oltre 7-10 giorni o peggiora, serve la visita di uno specialista.

Come e quando usarlo

L’unguento alla calendula e altea dà il meglio di sé nelle situazioni di secchezza intensa: mani screpolate dopo il lavoro all’aperto o dopo lavaggi frequenti, gomiti e ginocchia ruvidi, labbra spaccate, naso irritato da raffreddore, piccole zone di pelle pruriginosa. Si applica in piccola quantità, massaggiando finché non viene assorbito; il velo grasso residuo è proprio quello che protegge la pelle dall’aria secca.

Per le pelli con tendenza atopica può essere utile applicarlo la sera, dopo la doccia, su pelle ancora leggermente umida: l’acqua residua viene

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