Miele alla melissa fatto in casa: ricetta, conservazione e proprietà calmanti

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Il miele alla melissa è uno di quei piccoli tesori che la tradizione contadina ci ha tramandato e che la scienza moderna sta riscoprendo con interesse crescente. Un cucchiaino la sera, sciolto in una tisana o gustato così com’è, racchiude il profumo agrumato delle foglie di Melissa officinalis e le proprietà del miele, in una sinergia che da secoli accompagna chi cerca un rimedio dolce contro nervosismo, insonnia leggera e cattiva digestione. In questa guida vedremo come prepararlo passo passo, quali principi attivi entrano in gioco, come conservarlo in sicurezza e in quali situazioni può davvero aiutarci.

Che cos’è la melissa e perché finisce nel miele

La melissa (Melissa officinalis L.) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Lamiaceae, la stessa di menta, salvia e origano. Cresce benissimo in tutta Italia, dalle zone collinari del Nord fino alle aree mediterranee del Sud, e si riconosce subito per il profumo intenso di limone che sprigiona quando si stropicciano le foglie tra le dita. È una pianta generosa, quasi invadente: chi la coltiva sa che basta lasciarla andare a seme una stagione per ritrovarsela spuntare in tutto l’orto l’anno successivo. Per questo conviene tenerla in vaso o pinzare i fiori prima che maturino i semi, altrimenti si comporta come una cugina meno aggressiva della menta, ma sempre molto determinata a conquistare spazio.

Le foglie contengono un olio essenziale ricchissimo di citrale (geraniale e nerale), citronellale, beta-cariofillene e germacrene D, oltre a una frazione idrosolubile dominata dall’acido rosmarinico, da flavonoidi e da acidi caffeico e clorogenico. Sono proprio questi composti a dare alla melissa il suo profilo aromatico inconfondibile e gli effetti che la rendono interessante in fitoterapia.

Le proprietà calmanti e digestive: cosa dice la ricerca

Negli ultimi vent’anni la melissa è stata oggetto di numerosi studi clinici, soprattutto per quanto riguarda ansia leggera, qualità del sonno e disturbi gastrointestinali di origine nervosa. L’acido rosmarinico sembra avere un ruolo chiave: inibisce l’enzima GABA-transaminasi, aumentando indirettamente la disponibilità del GABA, il principale neurotrasmettitore con effetto rilassante a livello cerebrale. In parole semplici, aiuta il cervello a rallentare quando è sovraeccitato.

Diversi trial clinici randomizzati hanno osservato miglioramenti significativi nei punteggi di ansia e nella qualità del sonno in soggetti che assumevano estratti standardizzati di melissa, in dosaggi compresi tra 300 e 1.000 mg al giorno. Studi su pazienti cardiochirurgici e su donne in menopausa hanno confermato una riduzione dell’insonnia situazionale, senza gli effetti collaterali tipici delle benzodiazepine. Sul fronte digestivo, la melissa rientra anche nelle formulazioni di Iberogast, un fitocomplesso ampiamente studiato per la sindrome dell’intestino irritabile e la dispepsia funzionale.

Un capitolo a parte merita l’uso topico: estratti concentrati di melissa applicati sull’herpes labiale (il classico

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