Piattole: come riconoscere il pidocchio del pube e cosa fare davvero

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Ti sei accorto di piccoli puntini scuri sulla biancheria intima o di minuscole creature attaccate ai peli, e ti sei spaventato. È una reazione comprensibile. Spesso però quello che troviamo sul corpo non è quello che pensiamo: molte persone confondono il pidocchio del pube, chiamato in italiano anche piattola, con larve di zecca, cimici dei letti o altri insetti domestici. In questa guida vediamo con calma come si riconosce, dove si annida, quali sintomi provoca e cosa fare in modo pratico e senza allarmismi.

Chi è davvero il pidocchio del pube

Il pidocchio del pube è un piccolo insetto senza ali che si nutre esclusivamente di sangue umano. Il suo nome scientifico è Pthirus pubis (a volte scritto Phthirus pubis) ed è un parassita che vive solo sull’essere umano, non su cani, gatti o altri animali. È completamente diverso dal pidocchio della testa e da quello del corpo, tanto che ha una forma tutta sua.

La caratteristica che lo rende inconfondibile è proprio l’aspetto: ha un corpo tozzo e appiattito, molto più largo che lungo, con robuste zampe artigliate che ricordano le chele di un granchio. Non a caso in inglese viene chiamato “crab louse”, cioè pidocchio granchio. L’adulto misura più o meno tra 1 e 2 millimetri, grande all’incirca come la punta di una matita. Le uova, chiamate lendini, sono ancora più piccole, sotto il millimetro, di colore bruno e incollate saldamente alla base del pelo.

Le tre fasi della sua vita

Come molti insetti, la piattola attraversa tre stadi: uovo (lendine), ninfa e adulto. La femmina depone circa 30 uova nell’arco della sua vita, che dura tre o quattro settimane. Le lendini si schiudono in circa 6-10 giorni, liberando una ninfa che assomiglia a un adulto in miniatura. L’intero ciclo si completa in due-quattro settimane. Un dettaglio importante: senza un pasto di sangue umano l’insetto muore in fretta, in genere entro un giorno o due se resta lontano dal corpo.

Come distinguerlo da zecche, cimici e altri insetti

Questa è la parte che genera più confusione, quindi mettiamo ordine. Se trovi un insetto che cammina liberamente sul pavimento, sul materasso o sui mobili, quasi certamente non è una piattola: questo parassita passa praticamente tutta la vita aggrappato ai peli e non sopravvive a lungo lontano dall’ospite. Le cimici dei letti, invece, si nascondono nelle cuciture dei materassi, nelle fessure e dietro le testiere, escono di notte per pungere e poi si allontanano dalla pelle.

La differenza di forma è il segnale più affidabile. La piattola è larga e squadrata, quasi rotonda, con le zampe a chela ben visibili. Le larve di zecca hanno un corpo più ovale e sono difficilissime da confondere una volta osservate da vicino. Se hai dei dubbi, il modo migliore per riconoscere le piattole è verificare dove le trovi: se sono attaccate ai peli e non alla pelle nuda o ai tessuti, e se hanno quell’aspetto tozzo a granchio, l’ipotesi del pidocchio del pube diventa molto probabile. In ogni caso, un fotogramma ingrandito o l’osservazione di un professionista tolgono ogni dubbio.

Dove si annida sul corpo (non solo l’inguine)

Il nome può trarre in inganno. Sì, la zona pubica è il territorio preferito, ma la piattola può colonizzare qualsiasi area con peli di diametro simile a quelli pubici. Ecco perché a volte se ne trovano “un po’ ovunque”: sui peli delle ascelle, sul torace e sull’addome, sulle gambe, nella zona perianale, sulla barba e sui baffi, sulle sopracciglia e persino sulle ciglia.

La localizzazione sulle ciglia, chiamata in termini medici ftiriasi palpebrale, è più rara ma importante da conoscere, soprattutto nei bambini: si manifesta con prurito e irritazione agli occhi e richiede un’attenzione particolare perché non si possono usare gli stessi prodotti impiegati altrove. In questi casi serve sempre la valutazione di un medico. Un dettaglio che sorprende molti: il cuoio capelluto vero e proprio di solito viene risparmiato, perché lì i capelli hanno una struttura diversa e sono il regno del pidocchio della testa, un’altra specie.

I sintomi: quando il prurito arriva (e quando no)

Il sintomo più tipico è il prurito nella zona colpita, spesso più intenso di notte. Attenzione però: nelle prime fasi il prurito può mancare del tutto. Di solito compare qualche giorno dopo l’infestazione, perché è una reazione allergica alla saliva dell’insetto e ha bisogno di tempo per svilupparsi. Questo spiega perché molte persone scoprono di avere le piattole per caso, notando i puntini scuri degli escrementi sulla biancheria o intravedendo i parassiti attaccati ai peli, prima ancora di sentire fastidio.

Un segno curioso e caratteristico sono le cosiddette macule cerulee (in latino maculae ceruleae): piccole macchie di colore grigio-azzurro che possono comparire su tronco, cosce e glutei. Sono la conseguenza delle punture ripetute: alcune sostanze presenti nella saliva del pidocchio alterano localmente i pigmenti del sangue nella pelle, lasciando quel tipico alone bluastro. Non sono frequenti, ma quando ci sono aiutano molto a inquadrare la situazione. Il grattarsi troppo, invece, può causare piccole lesioni e aprire la porta a infezioni batteriche della pelle. Va detto con chiarezza, per tranquillizzare: la piattola non trasmette malattie, a differenza del pidocchio del corpo.

Come si trasmette: non solo per via sessuale

Il pidocchio del pube è considerato un’infezione a trasmissione sessuale, e in effetti il contatto intimo ravvicinato è la via più comune, soprattutto tra gli adulti. Ma non è l’unica strada. La trasmissione può avvenire anche attraverso il contatto fisico stretto senza rapporto e, più raramente, in modo indiretto tramite oggetti contaminati: biancheria, lenzuola, asciugamani e indumenti condivisi. È per questo che a volte se ne trovano anche in bambini all’interno di comunità molto affollate, senza che ci sia nulla di anomalo.

Piattole: come riconoscere il pidocchio del pube e cosa fare davvero

Poiché la sua presenza si accompagna spesso ad altre infezioni sessualmente trasmissibili, chi scopre di avere le piattole dovrebbe considerare un controllo medico più ampio e avvisare i partner recenti, che vanno esaminati ed eventualmente trattati insieme. Depilarsi o radersi, da solo, non risolve il problema e non basta a eliminare l’infestazione.

Come eliminare le piattole: i trattamenti disponibili in Italia

La buona notizia è che il pidocchio del pube si cura bene e con prodotti facilmente reperibili. In farmacia, anche senza ricetta, si trovano lozioni, creme o mousse a base di permetrina all’1% oppure di piretrine associate al piperonil butossido. Sono i trattamenti di prima scelta indicati dalle principali linee guida sanitarie. Il prodotto va applicato su tutte le aree interessate seguendo con precisione le istruzioni della confezione, lasciato agire per il tempo indicato e poi risciacquato.

Ecco alcuni punti pratici da tenere a mente:

  • Dopo il trattamento molte lendini restano attaccate ai peli: vanno rimosse a mano o con un pettine a denti fitti.
  • Se dopo il primo trattamento noti ancora pidocchi vivi, di solito si ripete l’applicazione dopo circa 9-10 giorni per colpire quelli appena schiusi.
  • Per ciglia e sopracciglia non si usano gli stessi prodotti: serve la valutazione del medico, perché la zona degli occhi è delicata.
  • Come alternative, sotto controllo medico, esistono altre opzioni come il malathion, il fenotrina o, in casi selezionati, l’ivermectina orale; sono trattamenti di seconda linea.

In caso di dubbi sulla diagnosi o se il trattamento non funziona, la cosa giusta è rivolgersi al medico o al dermatologo, che può confermare la presenza dei parassiti anche con l’aiuto della dermatoscopia.

Sanificare vestiti e ambiente domestico

Contemporaneamente alla cura sulla persona, conviene bonificare ciò che è stato a contatto con la pelle nei giorni precedenti. Non serve trasformare casa in un cantiere né usare spray insetticidi o nebulizzatori, che sono inutili contro questo parassita e potenzialmente tossici. Bastano poche accortezze mirate:

  • Lava in lavatrice e asciuga in asciugatrice indumenti, lenzuola e asciugamani usati nei 2-3 giorni prima del trattamento, con acqua ben calda (indicativamente sopra i 50 gradi) e ciclo di asciugatura ad alta temperatura.
  • Ciò che non è lavabile può essere portato in lavanderia oppure chiuso in un sacco di plastica sigillato per due settimane: senza sangue umano l’insetto non sopravvive così a lungo.
  • Evita di condividere biancheria, asciugamani e indumenti finché la situazione non è risolta.

Il principio è semplice: la piattola vive per e sull’ospite umano. Lontano dal corpo è fragile e destinata a morire in fretta, quindi togliere l’ospite e trattare i pochi oggetti a rischio è più che sufficiente.

Quando rivolgersi al medico

Riassumendo, è opportuno consultare un professionista se: non sei sicuro di cosa hai trovato sul corpo, se il coinvolgimento riguarda ciglia o sopracciglia, se il prurito è accompagnato da segni di infezione della pelle, se dopo il trattamento restano pidocchi vivi, o se vuoi valutare la presenza di altre infezioni trasmissibili. Il pidocchio del pube fa impressione ma non è pericoloso e, con la giusta calma e i prodotti adeguati, si risolve nel giro di pochi giorni. La cosa più utile è non farsi prendere dal panico, riconoscere bene il parassita ed evitare fai-da-te improvvisati.

Fonti

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