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Chi ha la pelle che si arrossa al primo cambio di stagione lo sa bene: bastano il freddo, un detergente troppo aggressivo o una giornata di stress e il viso reagisce con rossori, prurito e quella fastidiosa sensazione di pelle che ‘tira’. La buona notizia è che tre piante che possiamo coltivare persino in un vaso sul balcone (camomilla, calendula e rosa) offrono una base semplice ed economica per preparare in casa un tonico viso lenitivo. In questo primo appuntamento della nostra serie sui rimedi naturali con le piante officinali vediamo perché funzionano davvero, come si prepara l’infuso passo dopo passo e quali precauzioni non vanno mai dimenticate.
Perché queste tre erbe calmano la pelle: la chimica spiegata semplice
Quando parliamo di pelle arrossata parliamo, quasi sempre, di infiammazione: piccoli vasi che si dilatano, molecole che accendono la reazione, tessuto che si irrita. Le tre piante di cui parliamo agiscono proprio su questi meccanismi, e non per magia ma grazie a molecole ben precise che gli studiosi hanno isolato e analizzato.
La camomilla è probabilmente la più studiata. I suoi principi attivi principali sono un flavonoide chiamato apigenina e due componenti dell’olio essenziale, il bisabololo e il camazulene (quello che dà il caratteristico colore azzurro all’estratto puro). Questi composti agiscono su bersagli molto concreti: frenano un enzima chiamato COX-2 e riducono la produzione delle molecole che ‘accendono’ l’infiammazione, comportandosi in modo simile ai principi degli antinfiammatori, ma con un profilo molto delicato. È il motivo per cui la camomilla viene usata da secoli sulle pelli sensibili e irritate.
La calendula deve gran parte delle sue virtù a un gruppo di sostanze chiamate triterpeni, in particolare gli esteri del faradiolo. Sono queste molecole a sostenere l’effetto antinfiammatorio e cicatrizzante che la tradizione le attribuisce da sempre. In laboratorio si è visto che gli estratti di calendula stimolano le cellule della pelle a moltiplicarsi e a migrare, cioè a ‘lavorare’ per riparare i piccoli danni: un aiuto prezioso quando la pelle è screpolata o irritata.
La rosa (in particolare la rosa di Damasco) chiude il terzetto con un ricco corredo di polifenoli, flavonoidi e antociani, gli stessi pigmenti che troviamo nei frutti rossi. Sono antiossidanti che neutralizzano i radicali liberi e mostrano proprietà antinfiammatorie e lievemente astringenti, utili sulla pelle reattiva e tendente al rossore. A questo si aggiungono composti aromatici come citronellolo e geraniolo, dall’azione antibatterica leggera.
Infuso, decotto o idrolato: non sono la stessa cosa
Prima di metterci ai fornelli, chiariamo tre parole che spesso vengono confuse, perché la differenza è sostanziale.
- Infuso: si versa acqua bollente sui fiori o sulle foglie e si lascia in ammollo per qualche minuto. È il metodo ideale per parti delicate come i fiori (camomilla, calendula, petali di rosa), perché estrae i principi attivi senza ‘cuocerli’.
- Decotto: si fanno bollire le parti più dure (radici, cortecce, semi) per diversi minuti. Non è la scelta adatta per i nostri fiori delicati, che con l’ebollizione prolungata perderebbero le sostanze più fragili.
- Idrolato (o acqua aromatica): è tutt’altra cosa. Si ottiene con la distillazione a vapore della pianta ed è l’acqua profumata che si separa dall’olio essenziale. La classica ‘acqua di rose’ venduta in erboristeria è, tecnicamente, un idrolato. È più stabile e concentrato in componenti aromatiche, ma richiede un alambicco.
Quello che prepareremo in casa è, dunque, un infuso: più semplice, più economico e alla portata di chiunque abbia un pentolino. L’idrolato è più duraturo, ma l’infuso fatto al momento ha il vantaggio della freschezza e della massima semplicità . La contropartita, come vedremo, è che dura pochissimo.
La ricetta passo dopo passo
Ecco come preparare un tonico lenitivo di base. Le dosi sono indicative e possono essere adattate al proprio tipo di pelle.
Cosa serve
- 1 cucchiaino di fiori di camomilla essiccati (oppure 1 bustina di camomilla pura, senza aromi aggiunti)
- 1 cucchiaino di fiori di calendula essiccati
- 1 cucchiaino di petali di rosa non trattati (mai rose acquistate dal fioraio, spesso trattate con pesticidi)
- 250 ml di acqua (meglio se demineralizzata o comunque a basso contenuto di calcare)
- Un colino a maglie fini o una garza
- Un contenitore in vetro pulito e sterilizzato, meglio se spray
Preparazione
- Porta l’acqua quasi a bollore, poi spegni il fuoco: l’acqua a bollore violento è troppo aggressiva per i fiori.
- Versa l’acqua calda sui fiori raccolti in una tazza o in un barattolo di vetro.
- Copri con un piattino (serve a trattenere i componenti aromatici volatili che altrimenti evaporano) e lascia in infusione da 10 a 15 minuti.
- Filtra con cura usando il colino o la garza, eliminando ogni residuo vegetale.
- Lascia raffreddare completamente a temperatura ambiente, poi travasa nel contenitore sterilizzato.
- Conserva subito in frigorifero.
Si applica sulla pelle detersa con un dischetto di cotone o con un paio di spruzzi, mattina e sera, evitando il contorno occhi. Chi ha pelle molto secca può usare solo camomilla e rosa; chi ha pelle mista o con qualche imperfezione può dare più spazio alla calendula.
Conservazione e sicurezza: il punto più importante di tutti
Qui arriva l’avvertenza da leggere due volte. Un infuso di erbe fatto in casa è, dal punto di vista microbiologico, semplicemente acqua con dentro sostanze nutritive: un ambiente perfetto perché batteri, lieviti e muffe si moltiplichino. A differenza dei cosmetici industriali, non contiene conservanti, e per questo si degrada in fretta.
Le regole d’oro sono poche ma non negoziabili:
- Sempre in frigorifero, mai a temperatura ambiente.
- Durata massima 5-7 giorni. Meglio ancora prepararne piccole quantità e rifarlo spesso.
- Contenitore sterilizzato (bollito o disinfettato) prima di ogni riempimento.
- Al primo segnale sospetto (odore acido, aspetto torbido, filamenti, cambio di colore) si butta senza pensarci due volte.
Un piccolo trucco per allungare un po’ la vita del prodotto è preparare porzioni ridotte e, per chi vuole, congelarne una parte in stampini per il ghiaccio da scongelare all’occorrenza. Ma la prudenza resta la migliore alleata: un tonico ‘scaduto’ non irrita soltanto, può favorire piccole infezioni proprio dove volevamo lenire.
Controindicazioni: attenzione alle allergie
Naturale non è sinonimo di innocuo. Camomilla e calendula appartengono entrambe alla famiglia botanica delle Asteraceae (o Compositae), la stessa di arnica, tarassaco, achillea e crisantemo. Queste piante contengono i cosiddetti lattoni sesquiterpenici, sostanze note per poter scatenare dermatiti allergiche da contatto in persone già sensibilizzate. Chi ha una nota allergia a una di queste piante dovrebbe evitare camomilla e calendula, o quantomeno essere molto cauto.
La regola vale per tutti, allergici e non: prima di usare qualsiasi preparato nuovo su tutto il viso, si esegue un test sull’incavo del braccio. Si applica una piccola quantità , si aspettano 24-48 ore e, in assenza di rossore, prurito o bruciore, si può procedere. Chi soffre di patologie cutanee croniche (dermatite, rosacea, eczema) o è in gravidanza dovrebbe sentire il parere del proprio medico o dermatologo prima di sperimentare rimedi fai da te. E un principio sano: il tonico naturale è un gesto di benessere e freschezza, non una cura per problemi della pelle che richiedono un consulto specialistico.
Coltivarle in Italia: un piccolo giardino officinale
Il bello di questo tonico è che gli ingredienti si possono coltivare da soli, anche in poco spazio. Nel clima italiano, che copre grosso modo le zone temperate più calde, camomilla e calendula si seminano in primavera e regalano fioriture generose fino all’autunno; la calendula, in particolare, in molte zone del Centro-Sud rifiorisce quasi tutto l’anno. La rosa richiede più pazienza ma, una volta stabilita, offre petali profumati anno dopo anno. Raccogliere i fiori nelle ore più fresche del mattino, essiccarli all’ombra in luogo ventilato e conservarli in barattoli di vetro al riparo dalla luce garantisce materia prima pulita e a costo quasi zero. Un piccolo angolo di erbe officinali sul balcone è, a conti fatti, la vera ‘skincare naturale’: soddisfazione doppia, dalla semina al viso.
Fonti
- Sah A. et al. (2024). An updated comprehensive review of the therapeutic properties of Chamomile (Matricaria chamomilla L.). International Journal of Food Properties.
- Srivastava J.K. et al. (2009). Chamomile, a novel and selective COX-2 inhibitor with anti-inflammatory activity. Life Sciences.
- Miraj S. et al. (2021). The Mechanism Action of German Chamomile in the Treatment of Eczema. Frontiers in Pharmacology.
- Parente L.M.L. et al. (2012). Wound Healing and Anti-Inflammatory Effect in Animal Models of Calendula officinalis L. Growing in Brazil. Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine.
- Ashwlayan V.D. et al. (2023). An Updated Review on the Multifaceted Therapeutic Potential of Calendula officinalis L. (Pharmaceuticals/PMC).
- European Medicines Agency (EMA/HMPC). Calendula flower (Calendulae flos) – herbal summary for the public.
- Rahbardar M.G. et al. (2026). A Narrative Review of Antioxidant, Anti-Inflammatory and Immunomodulatory Properties of Rosa damascena Mill. Food Science & Nutrition.
- DermNet NZ. Compositae allergy – Sesquiterpene lactone contact allergy.
- Amorim M.H.R. et al. (2013). Quantification of Sesquiterpene Lactones in Asteraceae Plant Extracts: Evaluation of their Allergenic Potential. Scientia Pharmaceutica.




