Vespa delle cicale in giardino: perché quei buchi nel prato non sono un pericolo

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Cammini in giardino e improvvisamente ti accorgi che il prato è punteggiato di piccoli mucchietti di terra, ognuno con un buco al centro. Poi vedi vespe enormi, lunghe quasi come il tuo pollice, che sfrecciano a bassa quota, si posano, litigano tra loro e ripartono. La reazione istintiva è una sola: allarme. Chiamare il disinfestatore, spruzzare qualcosa, mettersi in salvo. Fermati un attimo, però. Con altissima probabilità stai osservando una vespa delle cicale (genere Sphecius) o un suo parente stretto tra le vespe scavatrici solitarie. E la sorpresa è che, nonostante l’aspetto imponente, sono tra gli insetti meno pericolosi che tu possa incontrare in giardino.

Chi è davvero la vespa delle cicale

La vespa delle cicale è un imenottero della famiglia Crabronidae (un tempo classificato tra gli Sphecidae). La specie più studiata al mondo è la nordamericana Sphecius speciosus, ma il genere Sphecius comprende diverse specie diffuse anche nell’area mediterranea e in Asia, tra cui Sphecius uljanini, segnalata anche in porzioni dell’Europa meridionale. In Italia, oltre alle possibili presenze di sfecidi affini, il giardino ospita comunemente altre grandi vespe scavatrici solitarie, come i Bembix e vari Crabronidae, che condividono lo stesso stile di vita e provocano le stesse (comprensibili) paure.

Sono insetti grandi. Molto grandi. Le femmine della cicada killer nordamericana possono superare i 4-5 centimetri di lunghezza, con corpo nero e giallo, ali brunastre e zampe rossicce. È proprio la taglia che fa scattare il panico: assomigliano a un calabrone, e nell’immaginario collettivo grande equivale a pericoloso. In realtà la biologia di questi animali racconta una storia completamente diversa.

Solitarie, non sociali: la differenza che cambia tutto

Qui sta il punto centrale, quello che spesso salva sia le vespe sia la nostra tranquillità: la vespa delle cicale è una vespa solitaria, non sociale. Non c’è una regina, non ci sono operaie, non c’è un nido comune da difendere con l’aggressività organizzata di un vespaio di Vespula o di un calabroneto di Vespa crabro. Ogni femmina scava e gestisce il proprio nido personale, da sola, per sé stessa e per le sue uova.

Questa differenza biologica ha una conseguenza pratica enorme sul comportamento. Le vespe sociali pungono per difendere la colonia e possono attaccare in massa quando percepiscono una minaccia. Le vespe solitarie non hanno una colonia da proteggere: il loro pungiglione è un attrezzo da caccia, non un’arma di difesa. Le femmine di cicada killer usano il veleno per paralizzare le cicale, non per attaccare le persone, e pungono gli esseri umani solo se afferrate o schiacciate direttamente, per esempio se camminiamo scalzi su una di loro o la stringiamo in mano.

E i maschi? I maschi sono quelli che vedi sfrecciare, litigare a mezz’aria, avvicinarsi minacciosi al tuo viso mentre attraversi il prato. Sembrano ferocissimi. Ma c’è un dettaglio anatomico decisivo: i maschi non hanno il pungiglione. Il pungiglione, negli imenotteri, è un ovopositore modificato, quindi solo le femmine ne sono dotate. Il maschio può sembrare aggressivo, può fingere il bluff perfetto, può persino colpire con una piccola spina all’estremità dell’addome, ma non è fisicamente in grado di pungerti. Sta semplicemente controllando se sei una femmina della sua specie con cui accoppiarsi o un rivale da scacciare.

Il ciclo biologico: una madre single molto organizzata

Il ciclo di vita della vespa delle cicale è un piccolo capolavoro di ingegneria naturale. Gli adulti sfarfallano tra fine giugno e luglio nei climi temperati (in Italia, considerato lo sfasamento fenologico, tendenzialmente tra fine giugno e agosto, con la stagione che può prolungarsi fino a settembre nelle regioni meridionali). Vivono circa 60-75 giorni e si nutrono di nettare e succhi zuccherini delle piante.

I maschi emergono per primi e presidiano l’area, in attesa delle femmine. Dopo l’accoppiamento, i maschi muoiono in fretta e per le femmine inizia il lavoro serio. La femmina sceglie un terreno esposto al sole, ben drenato, con vegetazione rada: prati diradati, bordi di vialetti, aiuole sabbiose, terreni compatti ma lavorabili. Con le zampe scava un tunnel che può raggiungere i 30-40 centimetri di profondità, con celle laterali. La terra estratta forma quel caratteristico mucchietto a ferro di cavallo davanti all’ingresso, il segno inconfondibile che tante persone scambiano per il preludio di un’invasione.

Poi comincia la caccia. La femmina vola tra gli alberi, individua una cicala, la attacca in volo, la punge iniettando un veleno che non uccide ma paralizza permanentemente la preda mantenendola viva e fresca. Trascina la cicala, spesso più pesante di lei, fino al nido, arrampicandosi su tronchi e cespugli per poi planare verso l’ingresso. Depone un uovo accanto alla preda, sigilla la cella e ripete l’operazione. Ogni femmina può preparare più celle, fino a una ventina di uova in totale. La larva schiude, divora la cicala paralizzata, si impupa nel tunnel e sverna lì sotto, per emergere l’estate successiva.

Come distinguerla dalle vespe davvero pericolose

La confusione più comune è con il calabrone europeo (Vespa crabro) e, negli ultimi anni, con la ben più preoccupante Vespa velutina, il calabrone asiatico. Ecco i segnali per non sbagliare:

  • Comportamento del nido: se vedi una sola vespa entrare ed uscire da un buco nel terreno, e magari altri buchi simili sparsi a metri di distanza con una vespa ciascuno, sei quasi certamente davanti a vespe solitarie scavatrici. Se invece vedi decine di individui che entrano ed escono dallo stesso identico foro, o da un nido cartaceo sospeso, si tratta di vespe sociali (vespule, calabroni) e la faccenda cambia.
  • Posizione: la vespa delle cicale nidifica nel terreno, mai in strutture aeree. Un nido di carta sotto una gronda, in un cespuglio o dentro una cassetta postale non è opera sua.
  • Colorazione: strisce gialle e nere sull’addome, torace scuro, zampe tendenti al rossastro. Il calabrone europeo ha colori più bruno-rossastri e giallo pallido, la velutina è quasi tutta nera con una sola fascia gialla e zampe gialle in punta.
  • Reazione al disturbo: se ti avvicini a un nido di vespa solitaria, al massimo qualche maschio verrà a controllarti a distanza ravvicinata. Nessuno sciame ostile. Nessuna carica coordinata. Se invece esce una nuvola di insetti pronta ad attaccarti, non è una solitaria: allontanati e chiama personale specializzato.

Perché non vanno eliminate: alleate del giardino

Chiudiamo il cerchio con la domanda iniziale: dovresti sterminarle? La risposta breve, motivata da anni di letteratura entomologica, è no. Le vespe delle cicale, e le vespe scavatrici solitarie in generale, svolgono un ruolo ecologico prezioso:

Vespa delle cicale in giardino: perché quei buchi nel prato non sono un pericolo

  • Controllo biologico: ogni femmina rimuove decine di cicale adulte dal giardino nell’arco della stagione. Le cicale, in gran numero, possono danneggiare i rami giovani degli alberi quando le femmine ovidepongono nel legno. Le vespe esercitano quindi una vera pressione predatoria naturale sulle popolazioni di cicale, con effetti indiretti positivi sulle latifoglie ornamentali e da frutto.
  • Impollinazione: gli adulti si nutrono di nettare e visitano fiori. Non sono impollinatori efficienti come le api, ma contribuiscono comunque.
  • Bioindicatori: la loro presenza segnala un giardino ecologicamente vivo, con suoli sani, cicale, fiori nettariferi. Un ecosistema che funziona.
  • Sicurezza: sono meno pericolose, non più, delle api mellifere del vicino apicoltore. Il rischio reale di puntura, in assenza di manipolazione diretta, è trascurabile.

Sterminarle con insetticidi significa avvelenare il suolo per eliminare un animale che non ti sta facendo alcun male, riducendo la biodiversità del giardino e privando le tue piante di un predatore gratuito. È l’equivalente di sparare al postino perché suona il campanello.

Quando invece un problema c’è (e come gestirlo)

Onestà scientifica: esistono situazioni in cui la nidificazione delle vespe scavatrici crea disagio reale. Le femmine amano i terreni esposti al sole con vegetazione rada, e questo significa che tendono a colonizzare proprio le zone problematiche del prato: chiazze secche, sentieri battuti, sabbie tra le lastre di un vialetto, bordi di piscine, aree gioco dei bambini. In queste situazioni la convivenza si complica, non per il rischio effettivo di punture, ma per il legittimo disagio psicologico.

Le strategie di gestione ragionevole, prima di considerare qualsiasi trattamento chimico, sono queste:

  • Infoltire il prato: le vespe delle cicale non scavano dove il tappeto erboso è denso. Semine di infittimento, concimazioni bilanciate, irrigazioni corrette e riduzione del calpestio riportano la cotica a densità sufficiente a renderla poco appetibile. È di gran lunga la soluzione più efficace e duratura.
  • Pacciamare le aiuole nude: uno strato di corteccia, ghiaia grossolana o telo pacciamante rende la superficie inadatta allo scavo.
  • Bagnare il terreno: queste vespe preferiscono suoli ben drenati e asciutti. Un’irrigazione più abbondante e regolare, nelle zone critiche, le scoraggia senza uccidere nulla.
  • Aspettare: gli adulti vivono due mesi e mezzo. A fine estate spariscono e le larve rimangono sottoterra senza dare fastidio. Se la zona non è di passaggio quotidiano, la strategia più intelligente è convivere per qualche settimana e poi, in autunno, ripristinare il manto erboso.
  • Delimitare l’area: se la nidificazione è concentrata in un punto, si può semplicemente segnalarla e tenere lontani bambini e animali domestici per la breve durata dell’attività di scavo.

L’insetticida, se davvero necessario in casi estremi (per esempio nidificazioni massicce in aree gioco), va usato in modo mirato sul singolo foro di ingresso e di sera, quando la vespa è nel tunnel, e solo dopo aver escluso alternative. Trattamenti a tappeto sul prato sono inutili, costosi e dannosi per l’intera comunità di insetti utili.

Il messaggio da portarsi a casa

La prossima volta che vedi quei mucchietti di terra e quelle grandi vespe nere e gialle in giardino, prova a cambiare prospettiva. Non hai un’infestazione, hai un piccolo gruppo di madri single che sta lavorando duramente per ridurre le cicale nel tuo pezzo di verde. Nessuna colonia, nessuna aggressività, nessun rischio concreto per te, per i tuoi figli o per gli animali domestici, a meno di afferrarle a mani nude. Osservale da un metro di distanza: vedere una vespa delle cicale trascinare una preda tre volte più grande di lei fino al nido è uno degli spettacoli più impressionanti che il giardino possa regalarti. Ed è gratis.

Fonti

Tag:Vespe scavatrici