Incrociare emerocallidi: come creare una varietà tutta tua con fiori che vivono un solo giorno

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

C’è un paradosso che rende l’emerocallide (Hemerocallis x hybrida) il fiore più generoso con chi vuole provare a fare l’ibridatore in casa: ogni corolla vive meno di ventiquattro ore. Sembra un difetto, invece è il regalo più grande. Un fiore che nasce all’alba e muore la sera non ha bisogno di essere protetto, isolato, chiuso in un sacchetto o privato delle antere con le pinzette come si fa con pomodori e rose. Si apre, si lavora, si chiude. Fine. Tutta l’operazione dura tre o quattro ore al mattino e si può fare su un terrazzo, con due vasi e un dito pulito.

Il risultato, però, non è un giochino: da una capsula di semi possono nascere venti piante tutte diverse tra loro, e una di quelle venti potrebbe essere un fiore che nessuno al mondo ha mai visto. È esattamente il motivo per cui migliaia di appassionati, anno dopo anno, continuano a impollinare a mano: perché non si sa mai cosa esce, e a volte esce qualcosa di bellissimo.

Perché il fiore di un giorno semplifica tutto

Il fiore dell’emerocallide è un caso di scuola di senescenza programmata: dall’apertura del bocciolo al collasso completo dei petali passano circa 36 ore, e il processo non è governato dall’etilene come nei garofani o nei gigli, ma da un orologio interno che nessun trucco da fiorista riesce a fermare. Per l’ibridatore questo significa tre cose concrete.

  • Il fiore che si apre stamattina non è stato toccato ieri da nessun insetto: era chiuso. Quindi non serve emasculare né insacchettare per evitare impollinazioni indesiderate.
  • Le api iniziano a lavorare quando il sole scalda. Se arrivi prima di loro, la paternità dell’incrocio è tua e sicura.
  • Non esiste “riprovo domani sullo stesso fiore”. Ogni corolla è un’occasione sola, e questo insegna a lavorare con ordine.

L’unica accortezza è arrivare presto. Nella pratica, tra l’apertura completa del fiore e le nove-dieci del mattino c’è tutta la finestra utile. Dopo, il caldo e i pronubi hanno già fatto il loro.

Leggere il fiore: stigma ricettivo e polline fertile

Guarda dentro una corolla appena aperta. Vedrai sei stami con le antere in cima e, più lungo di tutti, un settimo organo che sporge davanti: è il pistillo, con lo stigma all’estremità, un bottoncino a tre lobi. È lì che va messo il polline.

Due segnali dicono che è il momento giusto.

  • Lo stigma è ricettivo quando appare lucido, leggermente appiccicoso, come se avesse una goccia umida sopra. Se lo sfiori con l’unghia e il polline aderisce senza cadere, siamo a posto. Uno stigma opaco e asciutto, o già bruno ai bordi, non serve più.
  • Il polline è buono quando le antere si sono aperte e mostrano una polverina gialla o arancione, asciutta e farinosa. Antere ancora chiuse, verdastre, o bagnate di pioggia e rugiada: polline inutilizzabile. Un’ora di sole, e spesso il problema si risolve da sé.

La tecnica è banale. Si stacca uno stame maturo dalla pianta scelta come padre, si tiene per il filamento come un pennello e si strofina l’antera sullo stigma della pianta madre finché il bottoncino non è visibilmente giallo di polvere. Non serve altro. Non serve bagnare, non serve coprire, non serve tagliare i petali. Un unico consiglio da chi ci ha perso qualche stagione: prima di passare a un altro padre, pulisci le dita, perché il polline resta attaccato più di quanto immagini.

Il vero limite italiano non è la tecnica, è il caldo

Qui sta la differenza tra i manuali americani e la realtà di un giugno padano o di un luglio siciliano. Il polline delle emerocallidi germina in un intervallo termico ampio, ma il suo optimum è stretto: intorno ai 24-27 gradi la percentuale di germinazione è massima, e si allontana rapidamente da quel valore verso il basso e verso l’alto. In più, le alte temperature subite dal polline mentre si sta formando dentro il bocciolo ne accorciano drasticamente la vita utile, anche quando all’apparenza il granulo sembra sano.

Tradotto in pratica per l’Italia: sopra i 30 gradi il tasso di allegamento crolla e le capsule già formate ingialliscono e cadono. La regola operativa è semplice e vale da Bolzano a Ragusa.

  • Incroci fatti tra l’apertura del fiore e le 9-10 del mattino, quando l’aria è ancora tra i 20 e i 28 gradi.
  • Nelle zone 9-10 (coste tirreniche, Sicilia, Puglia, Salento) conviene concentrare il lavoro sulle prime due-tre settimane di fioritura, quando le notti sono ancora fresche, oppure puntare su cultivar a apertura notturna e su varietà rifiorenti che regalano una seconda finestra a settembre.
  • Al Nord e in collina la stagione buona si allunga fino a fine luglio: qui il problema è più spesso la pioggia che il caldo.
  • Rispetto al Nord-Est degli Stati Uniti, dove è nata la maggior parte della letteratura amatoriale, in Italia tutto anticipa di 3-5 settimane: al Centro-Sud si lavora da fine maggio, al Nord da metà giugno.

Ultima cosa che quasi nessuno dice: per far ingrossare una capsula la pianta ha bisogno di acqua. Le emerocallidi tollerano benissimo la siccità estiva mediterranea, ma tollerare non significa produrre semi. Un cespo su cui si sta lavorando va irrigato con regolarità; in vaso su terrazzo servono contenitori da almeno 20-25 litri e, nelle regioni più calde, un’ombreggiatura nelle ore pomeridiane.

Il trucco del polline in frigorifero

Il problema classico dell’ibridatore è che la varietà che vorresti come padre fiorisce a giugno e quella che vorresti come madre a luglio. L’asincronia di fioritura, insieme all’autoincompatibilità e alle barriere di incrocio tra specie diverse, è uno dei principali ostacoli al miglioramento genetico di questo genere anche nei programmi professionali.

La soluzione domestica esiste, ma va usata sapendo cosa aspettarsi. Si raccolgono le antere mature in una bustina di carta (non plastica: l’umidità è nemica), si lasciano asciugare qualche ora all’aria in ombra e si conservano in frigorifero a circa 4 gradi, dentro un barattolino chiuso con un po’ di riso o gel di silice come deumidificante. A temperatura ambiente il polline perde vitalità in pochi giorni e a un mese è praticamente morto; a 4 gradi e ben asciutto, invece, una parte dei granuli resta germinabile per un mese-un mese e mezzo, con differenze notevoli da cultivar a cultivar. La percentuale residua è bassa, spesso sotto il 20%, quindi la regola è: usa il polline conservato in dose abbondante e su più fiori, perché una singola impollinazione ha meno probabilità di riuscita rispetto al polline fresco. Il congelatore serve per conservazioni più lunghe, ma è un altro livello di attrezzatura.

Scegliere i genitori senza andare a caso

Incrociare due fiori che ti piacciono è divertente, ma incrociare con un’idea in testa è un’altra cosa. Nelle emerocallidi moderne i caratteri su cui si gioca sono pochi e leggibilissimi anche a occhio nudo.

  • Colore di fondo: dal giallo-oro al rosso rubino, dal rosa carne al quasi viola. I gialli e i rossi trasmettono con più costanza; i tinti pastello sono capricciosi.
  • Occhio: la macchia più scura al centro del fiore. È uno dei caratteri più ricercati e si eredita con buona frequenza.
  • Gola: il cuore verde o giallo intenso al centro. Una gola verde brillante vale molto in una selezione.
  • Bordo goffrato o dentellato: quel margine increspato, a volte dorato, che dà l’aria “da esposizione”. È il carattere più difficile e quello che ripaga di più.
  • Rifiorenza: la capacità di rifiorire dopo la prima ondata. In Italia è un carattere prezioso, perché allunga lo spettacolo e regala una seconda finestra di incrocio.
  • Sostanza e tenuta al sole: petali spessi che non si sciolgono a mezzogiorno. Nel Centro-Sud è più importante del colore.

Un principio pratico che vale più di mille tabelle: usa come madre la pianta più vigorosa e sana, e come padre quella con il carattere che vuoi “portarti dentro”. E incrocia sempre in entrambi i sensi, quando puoi: le riuscite non sono simmetriche.

Diploidi e tetraploidi: perché non si parlano

Nel mondo delle emerocallidi esistono due famiglie separate da un muro. I diploidi hanno 22 cromosomi, i tetraploidi ne hanno 44 perché derivano da un raddoppio del corredo, ottenuto in origine con trattamenti chimici in vitro. Tra le cultivar in circolazione la spartizione è quasi equa: circa metà diploidi, poco più del 40% tetraploidi e una piccola quota di triploidi, praticamente sterili.

Incrociare emerocallidi: come creare una varietà tutta tua con fiori che vivono un solo giorno

I tetraploidi si riconoscono anche da lontano: fiori più grandi, petali più spessi e “carnosi”, colori più saturi, scapi più robusti. Ma il punto per noi è un altro: un diploide e un tetraploide non si incrociano. Se ci provi, nella quasi totalità dei casi non allega nulla, oppure nascono pochi semi che daranno piante triploidi incapaci di riprodursi. Quindi, prima di programmare un incrocio, verifica la ploidia delle due cultivar nei registri della società internazionale di riferimento: è un’informazione registrata insieme al nome. Diploidi con diploidi, tetraploidi con tetraploidi. È la regola che salva la stagione.

Dopo l’incrocio: etichetta, capsula, semi

Qui inizia la parte che quasi nessuno racconta, e che decide tutto. Appena fatto l’incrocio, lega allo scapo un’etichetta con matita (l’inchiostro sbiadisce al sole) scrivendo madre x padre e la data. Sembra pignoleria: dopo tre settimane e quaranta incroci, senza etichetta non saprai più nulla e il tuo lavoro diventa un sacchetto di semi anonimi.

Nei giorni seguenti il fiore appassisce comunque, come sempre. Il segnale da leggere è alla base: se l’ovario ingrossa e resta verde e sodo, l’incrocio ha preso. Se ingiallisce, si raggrinzisce o si stacca al primo tocco, è abortito. Nelle estati italiane più torride è normale perdere metà delle capsule: non è colpa tua, è la temperatura.

La capsula matura in 40-60 giorni: in Italia significa da fine luglio a settembre. Diventa marrone, coriacea, e infine si apre in tre valve. Il momento di raccogliere è appena la capsula comincia a screpolarsi ma prima che si spalanchi, perché i semi neri, lucidi e piuttosto grandi cadono a terra e si perdono nell’erba. Dentro trovi da pochi semi a una ventina. Scarta quelli chiari, molli o rinsecchiti: sono vuoti. I semi buoni sono neri, duri e pesanti.

Stratificazione a freddo e semina

I semi di emerocallide germinano molto meglio dopo un periodo di freddo umido. La ricerca su specie e cultivar del genere mostra che una stratificazione a temperature intorno ai 1-5 gradi per alcune settimane aumenta e uniforma la germinazione, che poi avviene bene tra i 15 e i 20 gradi in un arco di due-sette settimane. Sulla base di questo, il protocollo domestico è questo.

  1. Asciuga i semi all’ombra per due-tre giorni e conservali in bustina di carta etichettata.
  2. Mettili in un sacchetto con carta da cucina appena umida (umida, non bagnata) o in un vasetto con sabbia leggermente inumidita e tienili in frigorifero a circa 4 gradi per 4-6 settimane. Al Sud il frigorifero non è un’opzione, è un obbligo: l’inverno non è abbastanza freddo. Nel Nord Italia si può usare il freddo naturale, seminando in cassone freddo o vaschetta all’aperto in autunno.
  3. A fine inverno semina in vaschetta con terriccio da semina leggero, coprendo i semi con circa mezzo centimetro di substrato. Tieni la vaschetta in serra fredda, veranda o davanzale luminoso, umida ma non satura.
  4. Le prime foglioline, simili a fili d’erba spessi, arrivano in due-quattro settimane. Quando la piantina ha tre-quattro foglie, si trapianta in vasetti singoli.
  5. Il trapianto in piena terra o in vaso definitivo si fa in autunno, così le radici hanno l’inverno mite per insediarsi e la pianta parte forte in primavera.

Due o tre anni di attesa e una selezione senza pietà

Da seme a primo fiore passano di norma due anni al Centro-Sud e tre al Nord. È il momento più bello e più duro, perché va accettata una verità semplice: la maggior parte dei semenzali sarà mediocre. Fiori piccoli, colori sporchi, petali che si accartocciano a mezzogiorno, scapi che si piegano. È normale, capita anche ai professionisti.

Il criterio per decidere chi tenere deve essere deciso prima di vedere i fiori, altrimenti l’affetto vince sempre. Una griglia che funziona: si conserva un semenzale solo se soddisfa almeno tre di questi punti.

  • Ha qualcosa che i suoi genitori non avevano (un occhio più netto, un bordo, una gola più verde, una tonalità diversa).
  • Il fiore resta presentabile fino al pomeriggio anche a 32 gradi.
  • Lo scapo è dritto, tiene i fiori sopra il fogliame e non si spezza col vento.
  • La pianta è sana, senza macchie fogliari, e forma un cespo pieno.
  • Fiorisce a lungo o rifiorisce.

Il primo anno di fioritura si guarda e si annota, senza decidere. Il secondo anno si conferma: un fiore bello una volta può essere un caso, un fiore bello due anni di fila è un carattere. Tutto il resto va eliminato senza rimpianti, perché ogni semenzale mediocre occupa spazio, acqua e attenzione che servono a quello buono. Su cento semenzali, tenerne due o tre è già un risultato eccellente.

La tua varietà si moltiplica solo dividendo il cespo

Ed ecco il punto finale, quello che chiude il cerchio. Se hai selezionato il tuo semenzale e vuoi averne dieci copie, non puoi seminarlo. I semi raccolti dalla tua pianta daranno figli tutti diversi, perché ogni seme è una nuova combinazione genetica: nessun figlio sarà identico al genitore. Le varietà di emerocallide sono cloni, e l’unico modo di moltiplicarle è la divisione del cespo, di solito a fine estate o inizio autunno dopo la fioritura, separando i ventagli di foglie con le loro radici carnose. Ogni ventaglio staccato è geneticamente la tua pianta, per sempre.

È qui che l’ibridazione amatoriale diventa una cosa seria e insieme profondamente semplice. Servono due vasi, un mattino d’estate, una matita e un po’ di pazienza distribuita su tre anni. E alla fine, se sei fortunato, un fiore che dura un giorno solo ma che nessun altro giardino al mondo ha.

Fonti

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