La cavalletta verde con il pungiglione non esiste: cosa è davvero quella lama curva

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Capita spesso, tra luglio e settembre: sulla siepe, su un pomodoro o sul muro di casa compare una cavalletta verde grande come un dito, con antenne lunghissime e — soprattutto — una specie di lama curva che sporge dalla punta dell’addome. La reazione istintiva è sempre la stessa: quella è una cavalletta con il pungiglione, meglio starne alla larga. Buona notizia: non è un pungiglione, non c’è veleno, non c’è nessun apparato per iniettare qualcosa. Quella sciabola è un attrezzo agricolo, uno dei più raffinati che l’evoluzione abbia costruito, e serve a seminare uova nel terreno o nel legno.

Nel resto dell’articolo vediamo come capire in dieci secondi se abbiamo davanti un maschio o una femmina, come funziona quel trapano biologico, perché la deposizione di fine estate decide quante cavallette avremo l’anno dopo, se la bestiola morde, come spostarla senza farsi male e senza mutilarla, e perché non va confusa con le locuste che fanno notizia in Sardegna.

Il test dei dieci secondi: maschio o femmina

La protagonista, in Italia, è quasi sempre la cavalletta verde dei cespugli, Tettigonia viridissima: verde brillante da capo a piedi, con una banda rossastra sul dorso, corpo di 28-36 millimetri nei maschi e 32-42 nelle femmine. Il riconoscimento del sesso è banale, una volta che sai cosa guardare.

  • C’è la sciabola? Se dalla fine dell’addome esce una lama piatta, leggermente curva verso il basso, lunga fino a 23-32 millimetri (quasi come il corpo), è una femmina. Quello è l’ovopositore.
  • Niente sciabola, solo due appendici corte e ricurve a pinza? È un maschio.
  • Canta? Il canto è maschile. Il maschio strofina le due ali anteriori una contro l’altra: una porta una sorta di lima dentellata, l’altra un raschietto, e la superficie alare fa da cassa armonica. La femmina, semplicemente, ascolta: le sue orecchie non sono in testa ma sulle zampe anteriori.

Chi ha pratica di campagna riconosce anche il ritmo: il frinire metallico e continuo della Tettigonia parte al crepuscolo e va avanti per ore nelle notti afose di luglio e agosto. I grilli attaccano prima, all’imbrunire; le cavallette vere e proprie dei prati cantano invece di giorno, con un frinire più secco e discontinuo.

Perché quell’ovopositore non può pungere

Il gruppo a cui appartengono cavallette dei cespugli e grilli si chiama Ensifera, che significa letteralmente portatrice di spada: il nome viene proprio dalla forma dell’ovopositore. Le cavallette dei prati e le locuste, invece, appartengono ai Caelifera, il cui ovopositore è corto e a scalpello. Sono due mestieri diversi, non due armi.

L’ovopositore delle Tettigoniidae è formato da valve incastrate tra loro che scorrono alternativamente, come le lame contrapposte di un piccolo trapano a percussione. Non c’è nessuna ghiandola velenifera collegata, nessun canale per iniettare tossine, nessuna muscolatura capace di trapassare la pelle umana: è uno strumento pensato per lavorare un substrato scelto con cura. La forma della lama, negli studi comparativi sulla famiglia, racconta perfino dove la specie depone: valve robuste e diritte per chi scava nel suolo, lame sottili e falciformi per chi inserisce le uova tra due tessuti vegetali o in una fessura di corteccia.

Come lavora, in pratica

La femmina, dopo l’accoppiamento, comincia una ricerca metodica. Tasta il terreno con i cerci e con le zampe, saggia la compattezza, l’umidità, la copertura vegetale. Quando trova il punto giusto, punta la sciabola verso il basso, la infila per centimetri e depone le uova una alla volta, spostandosi di pochi millimetri tra un colpo e l’altro. Nel corso della stagione una singola femmina può arrivare a diverse decine, in certi casi centinaia, di uova. Alcune specie affini scelgono invece fusti tenerissimi, piccioli o crepe della corteccia: da qui quelle incisioni verticali, ordinate, tipo cuciture, che a fine estate si trovano sui rametti giovani di siepi e alberi da frutto e che vengono spesso attribuite a un fungo o a un parassita misterioso.

Le uova che dormono anni: il vero motivo per cui un anno ce ne sono tante

Qui arriva la parte che interessa davvero chi coltiva. Le uova delle cavallette dei cespugli non schiudono a comando. Entrano in diapausa, una pausa di sviluppo programmata, e la temperatura del suolo durante l’estate decide se l’embrione riprende a crescere o se resta in attesa. Sulle specie studiate meglio in Italia — pensiamo alla Barbitistes vicetinus, il tettigonide endemico del Nord-Est che dal 2008 ha causato defogliazioni pesanti in boschi di latifoglie, vigneti e colture vicine — si è visto che le uova possono schiudere dopo una sola estate oppure rimanere nel terreno per più anni prima di ripartire. Le estati più calde accorciano l’attesa e possono sincronizzare le schiuse, ed è uno dei motivi per cui certi anni sembrano l’anno delle cavallette e altri no.

C’è di più, e ha ricadute pratiche immediate: nelle prove di campo la scelta del punto di deposizione dipende dal tipo di vegetazione e dalla copertura del suolo. Terreno nudo, lavorato, soffice e caldo è un invito; una cotica erbosa fitta o una pacciamatura spessa lo è molto meno. Tradotto nell’orto o nel frutteto di casa:

  • Fine estate (agosto-settembre) è il periodo chiave. È allora che si depone, non in primavera.
  • Lasciare il terreno nudo e finemente lavorato in quel momento è la condizione più gradita alle femmine, sia tra i filari sia nelle aiuole.
  • Pacciamare con paglia o sfalcio, o mantenere un inerbimento fitto nelle strisce esposte riduce l’attrattività e ostacola meccanicamente l’infissione dell’ovopositore.
  • Una lavorazione superficiale del suolo in autunno-inverno nelle zone dove si è visto un boom di neanidi porta in superficie una parte delle uova, esponendole a gelo, disidratazione e predatori (uccelli, carabidi, formiche).

Nessuna di queste mosse serve a fare terra bruciata: serve a evitare i picchi. Una popolazione normale di cavallette verdi in giardino, come vedremo, è più un vantaggio che un problema.

Morde? Sì, ma solo se la stringi

La Tettigonia viridissima non punge. Non ha veleno, non ha aculei, non ha alcun interesse per noi. Ha però mandibole robuste, perché è un insetto in buona parte carnivoro: la sua dieta comprende mosche, bruchi, larve e altri piccoli invertebrati, oltre a foglie e fiori. Se la si afferra con la mano chiusa, si difende con l’unico attrezzo che ha e dà un morso pizzicante, fastidioso, in qualche caso capace di arrossare la pelle per qualche minuto. Nessuna conseguenza clinica, nessuna reazione tossica, nessun rischio per cani e gatti (che a volte le catturano e le mangiano senza problemi).

Il modo corretto per spostarla è sempre lo stesso, e vale anche in casa:

  1. Appoggia un bicchiere o un barattolo sopra l’insetto, contro la parete o sulla foglia.
  2. Fai scivolare sotto un cartoncino rigido (una cartolina, un pezzo di scatola).
  3. Trasporta il tutto all’aperto e libera l’insetto su un cespuglio, un’erba alta, una siepe — mai su asfalto o davanti alla porta.

Cosa non fare mai: prenderla per le antenne (sono organi sensoriali fragilissimi, si spezzano) o per le zampe posteriori. Le zampe saltatorie si staccano con un meccanismo di rottura programmata: la cavalletta scappa, ma resta mutilata e con poche possibilità di sopravvivere. Se proprio serve prenderla in mano, si fa a mano aperta, lasciandola camminare sul palmo, senza chiudere le dita.

La cavalletta verde con il pungiglione non esiste: cosa è davvero quella lama curva

Alleata o nemica nell’orto?

Nel bilancio complessivo la cavalletta verde dei cespugli sta dalla parte di chi coltiva. Caccia all’agguato tra la vegetazione, di giorno e di notte, e mangia afidi, cicaline, bruchi, cimici giovani, uova e larve di vari insetti: è uno dei predatori generalisti che riducono, silenziosamente, la pressione dei fitofagi in orti e giardini gestiti senza insetticidi ad ampio spettro.

Il rovescio della medaglia esiste, ma è limitato ai casi in cui le popolazioni diventano molto dense o il cibo animale scarseggia: allora possono rosicchiare i bordi delle foglie tenere, i petali, o incidere la buccia di frutti in maturazione (fichi, pesche, uva, pomodori) creando ferite che poi attirano mosche e muffe. I segnali per distinguerla da altri danni sono l’irregolarità delle rosure, la loro concentrazione in alto sulla pianta e la presenza di escrementi cilindrici e piuttosto grossi. In questi casi bastano reti antinsetto sui frutti più esposti, raccolta anticipata e gestione del suolo di cui sopra: trattamenti insetticidi contro un predatore utile sono, quasi sempre, un autogol.

Non confondiamola: locuste, grilli e la cavalletta delle pareti

La confusione tra insetti simili è la prima causa di allarmi inutili. Tre distinzioni chiare:

  • Cavallette dei cespugli e grilli (Ensifera): antenne lunghe, spesso più del corpo; orecchie sulle zampe anteriori; ovopositore lungo, a sciabola o ad ago nelle femmine; canto serale o notturno.
  • Cavallette dei prati e locuste (Caelifera): antenne corte e robuste; orecchie sui lati dell’addome; ovopositore corto; attività e canto diurni. È a questo gruppo che appartengono le vere protagoniste delle infestazioni agricole italiane, come la Dociostaurus maroccanus della Sardegna centrale, oggetto di piani di controllo regionali basati su monitoraggio delle aree di ovodeposizione e lavorazione degli incolti. Una Tettigonia in giardino non ha nulla a che vedere con quegli sciami.
  • La cavalletta delle pareti: se in autunno trovi sul muro di casa o intorno alla lampada un insetto simile ma piccolo (un paio di centimetri), verde pallido, con ali ridotte e ovopositore corto e diritto, è quasi certamente Meconema meridionale, la cavalletta delle querce meridionale. Entra attirata dalla luce, non si riproduce in casa, non danneggia nulla e non morde se non maneggiata: bicchiere, cartoncino, fuori.

Merita una nota anche il gigante della famiglia, la Saga pedo, cavalletta stecco predatrice lunga fino a 12 centimetri, con zampe spinose da mantide: è specie protetta a livello europeo e va solo osservata, mai catturata.

Il calendario italiano, mese per mese

Alle nostre latitudini (con anticipi di due-tre settimane al Sud e sulle coste, e ritardi analoghi in montagna e in pianura padana) il ciclo si legge così:

  • Marzo-maggio: schiudono le uova rimaste nel terreno. Compaiono le neanidi, piccole copie degli adulti, senza ali, che si muovono nell’erba alta e nei cespugli. Sfalci molto ravvicinati in questa fase eliminano insieme a loro anche molti altri insetti utili.
  • Maggio-giugno: mute successive, gli abbozzi alari si allungano. È il momento in cui più spesso si vedono nelle insalate e sulle leguminose.
  • Fine giugno-luglio: comparsa degli adulti. Iniziano i canti serali dei maschi, il suono più riconoscibile delle notti d’estate nelle campagne italiane.
  • Luglio-agosto: accoppiamenti, massima attività predatoria, canto notturno prolungato. È anche il periodo di maggiori incontri ravvicinati in casa, perché gli adulti volano verso le luci.
  • Agosto-ottobre: deposizione. Le femmine cercano suolo umido e non troppo compatto, o fusti e cortecce tenere. Qui si decide la popolazione della primavera successiva: pacciamatura e copertura erbosa sono i due strumenti più semplici per orientarne la distribuzione.
  • Autunno-inverno: gli adulti muoiono con i primi freddi, le uova restano nel suolo. Una parte schiuderà a primavera, un’altra aspetterà una o più stagioni.

Riassumendo in una riga: se vedi la sciabola, hai davanti una femmina al lavoro, non un insetto pronto a pungerti. Guardala mentre tasta il terreno con la punta dell’ovopositore — è una delle scene di agricoltura più antiche che si possano osservare in un orto italiano, e va avanti da oltre centottanta milioni di anni.

Fonti

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