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Fine ottobre, prime notti sotto i 10 °C. Il ciliegino ancora pieno di fiori finisce in casa, sotto una lampada o vicino alla finestra più luminosa. Passano due o tre settimane e sul fusto compaiono delle protuberanze: bitorzoli bianchi, puntini in fila, a volte veri e propri peli bianchi che sembrano muffa. Su quelli più vecchi si vedono macchie brunastre. Viene subito il timore di un parassita o di una malattia.
Quasi sempre non è niente del genere. Quelle protuberanze sono abbozzi di radici avventizie, cioè radici che nascono dal fusto invece che dal terriccio. Non vanno curate, ma vanno lette come un avviso: la pianta ci dice che le radici nel vaso stanno soffrendo. In più, come vedremo, sono un piccolo regalo, perché permettono di ottenere nuove piantine con pochissima fatica.
Perché il pomodoro mette radici sul fusto
Il pomodoro (Solanum lycopersicum) ha nel fusto tanti piccoli abbozzi di radice già pronti, che di solito restano fermi. Si risvegliano quando la pianta è in difficoltà , e la causa più comune è la mancanza di ossigeno alle radici. Succede quando il terriccio resta sempre bagnato o quando nel sottovaso c’è acqua ferma.
Gli studi sul ristagno idrico spiegano bene cosa accade. Le radici sott’acqua restano senza ossigeno e nel fusto si accumula etilene, un ormone vegetale che fa da segnale d’allarme. L’etilene a sua volta richiama l’auxina, l’ormone che fa partire le radici, verso la base del fusto. Il risultato sono i bitorzoli bianchi: la pianta si prepara un sistema di radici di riserva, più in alto e più vicino all’aria. In natura serve a sopravvivere agli allagamenti. In casa serve a capire che stiamo annaffiando troppo.
Altre cause che spingono nella stessa direzione:
- aria molto umida attorno al fusto, per esempio in una grow box chiusa con le pareti appannate;
- vaso piccolo e pieno di radici, oppure fusto piegato o schiacciato, che rallenta il passaggio di acqua e linfa;
- piante ammassate, con fogliame fitto che non lascia respirare la parte bassa.
Lo abbiamo visto più volte con chi coltiva in tenda: piante tenute strette, pareti che si appannano e, dopo pochi giorni, fusti coperti di puntini bianchi. Basta lasciare la tenda aperta per gran parte del giorno e diradare la vegetazione perché il fenomeno si fermi.
Riconoscerle in 60 secondi: radici, edema, peli normali o malattia
Prendete una lente o la fotocamera del telefono e guardate quattro cose: colore, consistenza, posizione e interno del fusto.
1. Radici avventizie: niente paura
- Aspetto: bitorzoli tondi e regolari, bianchi o color crema, spesso in fila lungo il fusto o raccolti vicino ai nodi (i punti da cui partono le foglie).
- Evoluzione: se l’aria è umida si allungano in piccoli filamenti bianchi, cioè radichette vere. Se l’aria si asciuga si fermano e diventano marroncini e secchi, ma restano duri.
- Posizione: soprattutto nella parte bassa del fusto, ma anche più in alto.
- Interno: il fusto è sano, verde chiaro dentro, senza striature.
2. Edema: le bollicine da troppa acqua e luce artificiale
L’edema, chiamato anche intumescenza, si presenta come piccole vesciche, prima verdi chiare e come piene d’acqua, poi biancastre e infine brune e sugherose, ruvide al tatto. Compare soprattutto sulla pagina inferiore delle foglie e sui piccioli, meno sul fusto. Il pomodoro ne soffre spesso quando cresce sotto lampade LED o luce che filtra dai vetri, perché in entrambi i casi manca la componente ultravioletta. Le ricerche sulle piante in serra mostrano che una piccola dose di UV-B, o di luce blu e rosso lontano a fine giornata, riduce molto il problema. Contribuiscono anche il terriccio troppo bagnato e l’aria umida, perché la pianta assorbe più acqua di quanta riesca a smaltire.
Non è una malattia e non si trasmette. Le foglie colpite non tornano lisce, ma quelle nuove crescono pulite se correggete acqua, umidità e luce.
3. Peli normali (tricomi)
Il fusto del pomodoro è tutto coperto di peletti fini e fitti, con un odore tipico quando lo si tocca. Sono distribuiti in modo uniforme e non formano mai rigonfiamenti. Se vedete solo una peluria regolare, la pianta è semplicemente fatta così.
4. Segnali di vere malattie
Cancro batterico (Clavibacter michiganensis). Questi sono i campanelli d’allarme:
- foglie che appassiscono su un solo lato della pianta o su un solo ramo, con i margini che seccano e diventano marroni;
- striature chiare o brunastre lungo il fusto, che con il tempo possono spaccarsi e formare piccole ferite allungate (i cancri);
- tagliando il fusto alla base, dentro si vedono i vasi gialli o marroni e a volte il midollo diventa farinoso o forma delle cavità ;
- sui frutti, macchioline bianche con il centro scuro, chiamate a occhio di uccello.
In serra e in ambienti chiusi i sintomi possono essere diversi da quelli che si vedono in campo, a volte con vesciche biancastre su fusti e piccioli. Proprio per questo, se ci sono appassimenti su un lato o vasi interni scuri, non va fatto nessun confronto con le radici avventizie: quelle non fanno mai appassire la pianta. In caso di dubbio la pianta va eliminata, va buttata nell’indifferenziato e non nel compost, e gli attrezzi vanno disinfettati. Soprattutto, non se ne fanno talee, perché il batterio viaggia dentro i vasi del fusto e passa ai cloni.
Muffa grigia (Botrytis cinerea). Prospera con il fresco e l’aria umida, cioè proprio nelle condizioni di una pianta svernata in casa. Sul fusto forma macchie allungate color marrone chiaro, molli, spesso partendo da una ferita di potatura o da una foglia morta rimasta attaccata. Sopra le macchie compare una peluria grigia e polverosa, che soffiandoci sopra libera una nuvoletta. Se la macchia fa il giro completo del fusto, tutta la parte sopra appassisce. La differenza con le radici è netta: le radici sono bianche, sode e separate una dall’altra, la muffa è grigia, molle e si allarga.
Cosa cambiare subito nella routine invernale
Le radici sul fusto sono il segnale che la pianta riceve ancora le cure dell’estate. D’inverno, in casa, un pomodoro consuma molta meno acqua e quasi niente concime.
- Annaffiature molto più rade. Infilate un dito nel terriccio: si annaffia solo quando i primi 2-3 cm sono asciutti. In casa può voler dire una volta ogni 7-10 giorni invece che ogni giorno. Un altro metodo è sollevare il vaso: se è ancora pesante, aspettate.
- Sottovasi sempre vuoti. Dopo 15-20 minuti dall’annaffiatura buttate l’acqua che resta. Il ristagno nel sottovaso è la prima causa delle radici sul fusto.
- Aria che si muove. Se usate una tenda o una veranda chiusa e i vetri si appannano, l’umidità è troppa. Aprite per qualche ora al giorno e, se potete, tenete acceso un piccolo ventilatore a bassa velocità . Tenete i vasi lontani dai termosifoni: l’aria calda e secca da una parte e il terriccio fradicio dall’altra stressano la pianta.
- Potatura di alleggerimento. Una pianta troppo fitta è il posto ideale per la muffa grigia. Con forbici pulite e disinfettate con alcol togliete le foglie basse ingiallite, i rami che si incrociano e parte della vegetazione interna, così la luce arriva anche in basso. Fate tagli netti in una giornata asciutta e togliete subito i residui.
- Luce: ore e distanza. Sotto lampada bastano 14-16 ore al giorno, non di più: la pianta ha bisogno anche di qualche ora di buio. Per i LED da coltivazione domestici una distanza di 20-40 cm dalla cima va di solito bene, ma la regola pratica è guardare la pianta. Se si allunga ed è pallida, la luce è poca. Se le foglie in alto ingialliscono o si accartocciano, la lampada è troppo vicina.
- Stop al concime ogni due settimane. Con poca luce la pianta non riesce a usare il concime, che si accumula nel terriccio e rovina le radici. Una dose leggera al mese è più che sufficiente, oppure si può sospendere del tutto fino a febbraio.
- Temperatura. Tra 16 e 22 °C la pianta sta bene. Sotto i 12-13 °C si ferma, e allora bisogna annaffiare ancora meno.
I bitorzoli già comparsi non spariscono, ma si fermano e seccano. Non serve grattarli via: rovinereste soltanto la buccia del fusto.

Il colpo di scena: usare quelle radici per fare talee
Un pomodoro da adulto tenuto in casa fino a primavera di solito arriva a marzo stanco, allungato e pieno di problemi. Molto più semplice è clonarlo, e quelle radici già abbozzate rendono il lavoro quasi automatico. Il pomodoro è tra le piante più facili da riprodurre per talea: la tendenza a fare radici dal fusto è proprio il motivo per cui viene usato come pianta modello negli studi sulla radicazione.
Come fare passo passo
- Scegliete la parte giusta. Tagliate una cima o un getto laterale (la femminella) lungo 10-15 cm, sano, senza macchie e meglio se ha già qualche bitorzolo bianco nella parte bassa.
- Pulite la talea. Togliete le foglie basse e lasciatene solo 2-3 in cima. Eliminate fiori e frutticini, perché consumano energie.
- In acqua. Mettete la talea in un bicchiere con 4-5 cm d’acqua a temperatura ambiente, in modo che i bitorzoli restino sommersi. Cambiate l’acqua ogni 2-3 giorni e tenete il bicchiere in un punto luminoso ma senza sole diretto. Di solito in 5-10 giorni compaiono radici bianche ben visibili.
- Oppure direttamente nel terriccio. Interrate la talea per un terzo della lunghezza in un vasetto con terriccio leggero mescolato a perlite. Tenetelo appena umido, mai fradicio, e copritelo per qualche giorno con un sacchetto trasparente bucherellato. Le radici partono altrettanto in fretta e la piantina non deve abituarsi al passaggio dall’acqua alla terra.
- Dall’acqua al vasetto. Quando le radici sono lunghe 2-4 cm trasferite la talea in un vaso da 8-10 cm. Interratela un po’ più in profondità : il pomodoro farà altre radici anche dalla parte di fusto coperta.
Tenere le piantine piccole fino a marzo
L’obiettivo non è avere una pianta grande a gennaio, ma una piantina compatta e sana da trapiantare. Quindi vasi piccoli, tanta luce, poca acqua e niente concime fino a febbraio. Se una talea si allunga troppo, potete cimarla e trasformare la punta in una nuova talea. In poco spazio si conservano così le varietà a cui tenete, compresi i ciliegini da seme conservato in famiglia.
Un’avvertenza importante: fate talee solo da piante sane. Se avete anche solo il sospetto di cancro batterico, rinunciate.
Il calendario italiano: da novembre al trapianto
- Zone 9-10 (coste, Sud, isole). Spesso il pomodoro non serve nemmeno portarlo in casa. Basta una veranda luminosa oppure un muro esposto a sud, con un telo di tessuto non tessuto nelle notti più fredde. Il trapianto all’aperto delle talee si fa da metà aprile.
- Nord e zone interne. Qui si va in casa sotto lampada, ed è proprio dove luce scarsa, termosifoni e annaffiature estive fanno spuntare radici ed edema. Il trapianto si fa da inizio-metà maggio, quando le notti restano stabilmente sopra i 10-12 °C.
Il calendario consigliato è semplice:
- novembre: talee dalla pianta madre ancora sana;
- dicembre-febbraio: piantine piccole, ben illuminate, con poca acqua;
- marzo: rinvaso in un contenitore più grande e una prima concimazione leggera;
- aprile-maggio: qualche giorno di abitudine all’esterno (qualche ora fuori di giorno, poi anche di notte) e trapianto.
Così si parte con settimane di vantaggio rispetto a chi semina a marzo, perché una talea è già una pianta adulta in miniatura e spesso fiorisce prima di una piantina nata da seme.
In sintesi
- Bitorzoli bianchi e regolari sul fusto: sono radici avventizie, un segnale di troppa acqua e poco ossigeno, non una malattia.
- Vesciche sugherose sulle foglie sotto lampada: è edema, legato a eccesso d’acqua e luce senza ultravioletti.
- Appassimento su un lato, striature e vasi scuri dentro il fusto: sospetto cancro batterico, da eliminare e mai da usare per talee.
- Macchie molli con peluria grigia: muffa grigia, da combattere con aria, potature pulite e meno umidità .
- Il rimedio è quasi sempre lo stesso: meno acqua, sottovasi vuoti, più aria e luce giusta. E le radici già pronte diventano nuove piante per la prossima stagione.
Fonti
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