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Molti pensano che le zecche siano un problema solo estivo, da gite in montagna e pic-nic di luglio. Poi a novembre fai il bagnetto a tuo figlio e trovi un puntino scuro tra le dita del piede, o dietro l’orecchio. Non è sfortuna: in gran parte d’Italia la zecca dei boschi resta attiva anche in autunno e nelle giornate miti d’inverno. In questo articolo vediamo perché succede, dove cercarla sui bambini piccoli, come toglierla nel modo giusto e cosa osservare nelle settimane successive, giorno per giorno.
Chi è la zecca dei boschi e perché non va in letargo
Le zecche non sono insetti: sono acari, parenti dei ragni, con otto zampe da adulte. Quelle che pungono le persone in Italia fanno parte quasi sempre della famiglia delle zecche dure (Ixodidae), chiamate così per la piccola placca rigida che hanno sul dorso. La più importante per la salute è Ixodes ricinus, la zecca dei boschi, che vive tra foglie secche, erba alta, siepi e margini dei boschi. È lei che può trasmettere la malattia di Lyme e, in alcune zone del Nord-Est, l’encefalite da zecca.
Questa zecca non va in letargo come un orso. Semplicemente rallenta quando fa freddo e si riattiva quando la temperatura sale. Bastano pochi gradi: già oltre i 5-7 °C può tornare a cercare un ospite, arrampicandosi sui fili d’erba con le zampe anteriori aperte, pronta ad agganciarsi a chi passa. Studi condotti persino in Svezia, dove gli inverni sono molto più rigidi dei nostri, hanno trovato zecche attive nei mesi invernali, con l’attività regolata soprattutto dalla temperatura e dalle condizioni del tempo. In Italia, con autunni sempre più lunghi e inverni miti in pianura, collina e lungo le coste, il periodo a rischio si allunga di settimane: le zecche a novembre sono normali, e una zecca in inverno in una giornata soleggiata di gennaio non è un’eccezione.
C’è anche un altro fattore: le foglie secche. Il tappeto di foglie in giardino o al parco tiene l’umidità e protegge dal gelo. Per la zecca è una casa perfetta, e per un bambino che gioca a tuffarsi nei mucchi di foglie è il posto dove incontrarla.
Perché la zecca piccola e piatta preoccupa più di quella gonfia
La zecca dei boschi ha tre stadi: larva, ninfa e adulto. Il più pericoloso per noi è la ninfa: è grande più o meno come un seme di papavero, 1-1,5 millimetri, scura, piatta. Sulla pelle di un bambino sembra una crosticina o un neo. Proprio perché è così piccola passa inosservata e può restare attaccata a lungo.
Ed è qui il punto chiave: la zecca non trasmette subito i batteri. Il batterio della malattia di Lyme vive nel suo intestino e, per arrivare nella saliva e poi nel sangue di chi viene morso, ha bisogno di tempo. Gli studi indicano che nelle prime ore il rischio è basso e che cresce con le ore di attacco, diventando più consistente dopo 24-36 ore e oltre. Ecco perché una zecca trovata piccola e piatta la sera stessa è in genere una buona notizia: vuol dire che ha mangiato poco. Una zecca grossa, grigiastra e gonfia come un chicco, invece, è rimasta attaccata per giorni.
Alla domanda zecca attaccata quanto tempo la risposta pratica è: meno possibile. Il controllo quotidiano serve proprio a trovarla entro poche ore, quando il rischio è minimo.
Dove si attaccano le zecche sui bambini piccoli
Un adulto prende le zecche soprattutto su gambe e caviglie. Un bambino piccolo no. Gattona, si siede per terra, rotola nell’erba, infila le mani nelle foglie, si sdraia sul prato. La zecca sale e cerca un punto caldo, umido e con pelle sottile. Per questo nei più piccoli le zecche si trovano spesso in zone inattese:
- testa e attaccatura dei capelli, soprattutto sulla nuca;
- dietro le orecchie e dentro le pieghe dell’orecchio;
- collo e pieghe del collo nei bimbi più paffuti;
- ascelle, ombelico, inguine e zona del pannolino;
- dietro le ginocchia e nelle pieghe dei gomiti;
- piedi, tra le dita e intorno alle caviglie, dove l’elastico del calzino fa da barriera e la zecca si ferma.
La zecca sul piede del bambino è un ritrovamento frequentissimo, soprattutto dopo giochi in giardino con le scarpe tolte o calzini corti. E chi ha esperienza lo sa: le zecche amano i posti scuri e umidi. Ombelico, solco tra i glutei, sotto il bordo del pannolino. Un controllo vero non si fa solo guardando: si fa toccando con i polpastrelli, perché una ninfa si sente come un granellino ruvido prima ancora di vederla.
Zecca sul bambino: cosa fare subito, passo per passo
Hai trovato una zecca. Respira. Una sola zecca, tolta presto, nella grande maggioranza dei casi non causa nessun problema. Ecco il protocollo corretto.
Cosa NON fare
- Niente olio, burro, vaselina, alcol, benzina, smalto o altre sostanze per «soffocarla».
- Niente fiammiferi, accendini o sigarette vicino alla pelle.
- Non schiacciarla con le dita e non strizzarle il corpo.
Questi rimedi della nonna fanno perdere tempo e possono irritare la zecca, aumentando il rischio che rigurgiti saliva e contenuto dell’intestino nella ferita. Proprio il contrario di quello che vogliamo.
Come togliere una zecca con la pinzetta
- Usa una pinzetta a punte sottili (quelle per sopracciglia con punta fine vanno bene) oppure un apposito uncino tira-zecche, che si trova in farmacia.
- Se puoi, fatti aiutare a tenere fermo il bambino: un movimento brusco a metà manovra è il modo più facile per rompere la zecca.
- Afferra la zecca il più vicino possibile alla pelle, cioè dalla testa, non dal corpo.
- Tira con forza costante, lentamente e dritto verso l’alto, senza strappi. Se usi l’uncino, segui le istruzioni del prodotto, che di solito prevedono una leggera rotazione.
- Lava la zona con acqua e sapone e disinfetta con un disinfettante non colorato, così potrai vedere bene la pelle nei giorni successivi.
- Lavati le mani.
Testa della zecca rimasta nella pelle: niente panico
Capita spesso di vedere un puntino nero rimasto dentro. Di solito è il rostro, cioè l’apparato boccale, non la testa intera. Prova a toglierlo con delicatezza con la pinzetta; se non ci riesci, lascialo stare. Non scavare con aghi, perché rischi solo di infettare la pelle. Il corpo della zecca, dove si trovano i batteri, è già fuori: il rostro da solo non trasmette la malattia di Lyme e la pelle lo espellerà da sola in pochi giorni, come una piccola scheggia. Se la zona si arrossa molto, si gonfia o fa pus, fai vedere al pediatra.
Conserva la zecca e segna la data
Metti la zecca in un sacchetto di plastica chiuso o in un barattolino, magari con un pezzetto di carta appena umido, oppure in freezer: il freddo la blocca in poco tempo. In alternativa scattale una foto nitida, con un righello o una moneta accanto. Non serve a farla analizzare: nella pratica la zecca quasi mai viene testata in laboratorio, e anche un risultato positivo non dice se il bambino si è infettato. Serve però al medico per capire che tipo di zecca era e quanto era gonfia.

Poi la cosa più importante: scrivi la data sul calendario o sul telefono, con la parte del corpo dove l’hai trovata e il luogo in cui il bambino aveva giocato. Fra tre settimane non te lo ricorderesti con precisione, e per il pediatra sono informazioni preziose.
Serve andare subito dal pediatra?
Se la zecca è stata tolta per intero e il bambino sta bene, di solito non è un’urgenza. È però una buona idea telefonare al pediatra per informarlo, soprattutto se la zecca era gonfia, se non sai da quanto era attaccata o se vivete in zone dove circola l’encefalite da zecca, come diverse aree di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Sarà lui a decidere se serve una visita o una terapia. Non dare antibiotici di tua iniziativa: nei bambini non si fanno di routine dopo ogni morso.
Il calendario dei 30 giorni: cosa osservare e quando
Dopo aver tolto la zecca, il lavoro vero è osservare. Ecco una guida semplice.
Giorni 1-3
Un piccolo rossore, tondo, di uno o due centimetri, a volte con un po’ di prurito, è normale: è la reazione della pelle al morso, come per una puntura di zanzara. Di solito compare subito e sparisce in pochi giorni. Non è l’eritema migrante.
Giorni 3-30: la finestra dell’eritema migrante
È il periodo più importante. L’eritema migrante è il segno tipico della malattia di Lyme e compare di solito tra 3 e 30 giorni dopo il morso, più spesso intorno alla prima o seconda settimana. Come riconoscerlo:
- è una macchia rossa che si allarga giorno dopo giorno, fino a superare i 5 centimetri;
- può avere il centro più chiaro, come un bersaglio, ma spesso è rossa in modo uniforme;
- di solito non fa male e prude poco;
- nei bambini compare spesso su testa, collo e viso, proprio dove la zecca si attacca più facilmente.
Un trucco pratico: se vedi una macchia sospetta, disegna il bordo con una penna e scatta una foto con la data. Se il giorno dopo il rosso è uscito dalla linea, la macchia si sta allargando e va mostrata al pediatra.
Altri segnali da non sottovalutare
- febbre, stanchezza insolita, mal di testa, dolori a muscoli o articolazioni nelle settimane dopo il morso;
- più macchie rosse in punti diversi del corpo;
- nelle regioni del Centro-Sud e nelle isole, dopo il morso della zecca del cane: febbre alta con una crosticina nera nel punto del morso e puntini rossi sulla pelle, anche su palmi e piante dei piedi;
- nelle zone dell’encefalite da zecca: febbre che passa e poi ritorna dopo qualche giorno, con forte mal di testa, vomito, sonnolenza o rigidità del collo.
Quando andare dal pediatra
Contatta il pediatra se compare una macchia che si allarga, se il bambino ha febbre senza una causa evidente nelle 4 settimane dopo il morso, o se il punto del morso si infetta. Rivolgiti subito al pronto soccorso in caso di forte mal di testa con vomito, collo rigido, sonnolenza strana, convulsioni o paralisi di un lato del viso (la classica bocca storta). Ricorda: la malattia di Lyme, se riconosciuta presto, si cura bene con gli antibiotici. Per questo il calendario conta più dell’ansia.
Il giardino in autunno: come ridurre le zecche
Le zecche in giardino in autunno si concentrano dove c’è ombra, umidità e passaggio di animali. Non serve trasformare il prato in un deserto: bastano alcune abitudini.
- Raccogli le foglie secche, soprattutto sotto siepi, alberi e vicino alle zone gioco. Non lasciare mucchi di foglie per settimane dove giocano i bambini.
- Taglia l’erba corta fino a fine stagione: con il prato basso la zecca si secca e fa fatica a salire.
- Crea una fascia di separazione di ghiaia o corteccia, larga circa un metro, tra prato e bosco o siepe selvatica.
- Sposta scivoli, sabbiere e altalene al sole, lontano dai bordi alberati.
- Scoraggia i visitatori selvatici: non lasciare cibo per animali all’aperto e chiudi i varchi nella recinzione. Caprioli, ricci, topi e uccelli portano zecche.
- Tieni ordinate le cataste di legna, lontano dalla casa: attirano roditori.
Cani e gatti: i passaggi più sottovalutati
Il cane che corre tra i cespugli raccoglie zecche e le porta in casa, magari sul divano dove gioca il bambino. Anche con un buon antiparassitario, qualche zecca può arrivare in casa prima di morire. Chiedi al veterinario un prodotto adatto da usare tutto l’anno, non solo d’estate, e controlla il pelo dopo ogni passeggiata: orecchie, collo, ascelle e tra le dita delle zampe.
Il controllo serale: il gesto che fa la differenza
Il modo più efficace per proteggere un bambino è semplice e gratuito: il controllo serale, ogni giorno in cui ha giocato all’aperto, anche a novembre e anche in inverno se la giornata è mite.
- Fai fare una doccia o un bagnetto entro qualche ora dal rientro: aiuta a staccare le zecche non ancora attaccate.
- Controlla con buona luce e con i polpastrelli: cuoio capelluto, nuca, dietro e dentro le orecchie, collo, ascelle, ombelico, inguine, zona del pannolino, dietro le ginocchia, piedi e tra le dita.
- Per i punti difficili usa uno specchietto, anche su te stesso.
- Metti i vestiti dell’uscita nell’asciugatrice ad alta temperatura per una decina di minuti, oppure lavali a caldo: le zecche sopravvivono a un lavaggio freddo.
Durante le passeggiate in zone a rischio, vesti il bambino con abiti chiari, così le zecche si vedono meglio, maglia infilata nei pantaloni e pantaloni infilati nei calzini. Per i repellenti chiedi al pediatra: esistono prodotti registrati per l’uso sui bambini, con età minime e concentrazioni precise. Non vanno mai messi sulle mani dei più piccoli, che le portano alla bocca, né vicino a occhi e bocca.
Una zecca trovata non è un dramma. Basta toglierla bene, segnare la data e osservare la pelle per un mese. E il primo passo è smettere di pensare che le zecche siano solo un problema estivo.





