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Allo zoo di Asahiyama, sull'isola giapponese di Hokkaido, una guardiana di nome Yumi cammina ogni giorno tra una colonia di pinguini reali (Aptenodytes patagonicus) che la seguono in fila indiana, le si stringono attorno alle gambe e la trattano come un membro a tutti gli effetti del gruppo. Il fenomeno, documentato in numerose riprese diventate virali a partire dal 2023, ha una spiegazione precisa nel comportamento sociale di questa specie.
L’imprinting e il riconoscimento sociale nei pinguini
I pinguini reali vivono in colonie che possono contare centinaia di migliaia di individui, e il riconoscimento dei conspecifici avviene attraverso una combinazione di segnali vocali, posturali e visivi. I piccoli imparano a identificare i genitori grazie a un richiamo acustico unico, ma nei contesti di cattività l'esposizione costante a un essere umano fin dalle prime settimane di vita può alterare profondamente questo processo. Il meccanismo è una forma di imprinting filiale studiato fin dagli anni Trenta dall'etologo austriaco Konrad Lorenz, che osservò come oche e anatre adottassero come "madre" il primo oggetto in movimento incontrato dopo la schiusa.
Nel caso dei pinguini di Asahiyama, gli animali nati e cresciuti nella struttura associano la figura umana al gruppo sociale di riferimento. Yumi, che indossa la stessa divisa blu durante ogni turno e si occupa dell'alimentazione, viene riconosciuta come una compagna di colonia. Quando cammina lungo il percorso esterno dello zoo, la fila di pinguini che la accompagna replica il comportamento di marcia tipico delle uscite collettive verso il mare, dove gli adulti si spostano in gruppo per cacciare.
Perché la scelgono tra tutti gli operatori
Non tutti i guardiani ricevono lo stesso trattamento. I pinguini sviluppano preferenze individuali basate sulla familiarità ripetuta e sulla coerenza dei comportamenti. Uno studio condotto nel 2010 dai ricercatori dell'Università di Liverpool sui pinguini africani (Spheniscus demersus) aveva mostrato che questi uccelli sono in grado di distinguere i volti umani e di memorizzarli per periodi prolungati, reagendo in modo diverso a persone conosciute rispetto a estranei.
La voce sembra giocare un ruolo altrettanto importante. I pinguini reali utilizzano un sistema vocale a due frequenze sovrapposte, una caratteristica acustica che permette loro di farsi riconoscere anche nel rumore della colonia. Quando Yumi parla agli animali con tono costante e ripetuto, il segnale entra a far parte del repertorio sonoro che i pinguini associano a un individuo affiliato.
Il caso di Asahiyama e la “marcia dei pinguini”
Lo zoo di Asahiyama organizza dal 2004 la cosiddetta marcia dei pinguini, una passeggiata invernale che si tiene quando la neve copre il parco. L'attività nasce per garantire agli animali l'esercizio fisico necessario nei mesi di scarsa attività, dato che in cattività tendono a muoversi meno rispetto agli esemplari selvatici, che possono nuotare per oltre 400 chilometri durante le battute di caccia. Durante la marcia, gli operatori non guidano il gruppo con corde o richiami forzati: i pinguini seguono spontaneamente la persona che riconoscono come riferimento.
Yumi è diventata il caso più noto perché lavora con la stessa colonia da diversi anni e perché alcuni dei pinguini sono stati allevati a mano dopo problemi nella schiusa. Questi individui mostrano un legame particolarmente intenso, arrivando a respingere altri operatori che tentano di avvicinarsi durante i suoi turni.
Cosa dice questo sulla cognizione dei pinguini
Il comportamento osservato a Hokkaido conferma quanto emerge da decenni di ricerca sull'intelligenza sociale degli uccelli marini. I pinguini non sono semplici esecutori di pattern istintivi: costruiscono mappe relazionali del proprio ambiente, distinguono individui specifici e adattano le interazioni in base alla storia condivisa. Una ricerca pubblicata sulla rivista Animal Cognition ha documentato in diverse specie di pinguini la capacità di mantenere relazioni stabili tra partner per molte stagioni riproduttive consecutive, segno di una memoria sociale estesa.
Va precisato un aspetto. L'inclusione di un essere umano nel gruppo non significa che gli animali confondano la specie in senso letterale. Si tratta piuttosto di un'estensione delle categorie sociali, dove la familiarità prevale sulla differenza morfologica. È un processo che si osserva in molti animali allevati a contatto con l'uomo, dai cavalli ai corvidi, e che mostra quanto i confini della socialità animale siano più flessibili di quanto si pensasse, come emerge anche in altri comportamenti urbani sorprendenti studiati di recente, dal caso dei gabbiani che rubano cibo ai bagnanti alle strategie di cura osservate nei mammiferi.
Il fascino delle immagini di Yumi circondata dai suoi pinguini sta proprio in questo ribaltamento prospettico: non è l'uomo a osservare gli animali da fuori, è il gruppo che lo accoglie dentro.




