Gabbiani rubano i gelati in spiaggia: scoperto il vero motivo, non è fame

Sulle scogliere della Cornovaglia, alcuni esemplari di gabbiano reale (Larus argentatus) sono stati osservati mentre rubavano gelati e cibi freddi alle persone in spiaggia. Il comportamento, che gli ornitologi documentano da almeno due decenni, sembrava finora una semplice forma di opportunismo alimentare. Studi più recenti sulla termoregolazione degli uccelli marini suggeriscono però che la scelta di alimenti freddi potrebbe avere un vantaggio fisiologico inatteso, soprattutto durante le ondate di calore estive.

Un sistema di raffreddamento che sfida l’aspettativa

Gli uccelli non sudano. Per dissipare il calore in eccesso ricorrono al gular fluttering, una rapida vibrazione della gola che fa evaporare l'umidità dalle mucose, oppure aprono il becco e ansimano in un meccanismo simile al panting dei cani. Entrambe le strategie hanno un costo: l'evaporazione richiede acqua, e in ambienti già caldi e umidi l'efficienza cala rapidamente. Un gabbiano che ingerisce cibo freddo, in teoria, salta del tutto la fase evaporativa e abbassa la temperatura corporea per via interna.

Il principio è lo stesso che vale per i mammiferi: una massa fredda introdotta nel tratto digerente assorbe calore dai tessuti circostanti finché non raggiunge l'equilibrio termico. Per un animale che pesa tra 800 e 1500 grammi, anche pochi grammi di gelato possono rappresentare una quota significativa di calore sottratto.

Perché parliamo di “glitch”

Il termine, mutuato dal gergo videoludico, indica una scorciatoia non prevista nelle regole del sistema. In natura, gli uccelli marini hanno evoluto la termoregolazione attorno a fonti alimentari naturali: pesce, molluschi, scarti organici, tutti a temperatura ambiente o leggermente più caldi. L'arrivo di cibi industriali surgelati o refrigerati, comparsi in massa sulle coste turistiche solo nell'ultimo secolo, offre ai gabbiani una risorsa termica che la loro fisiologia sa sfruttare ma che non era mai stata disponibile su scala evolutiva.

Da qui l'idea del raffreddamento "infinito": finché ci sono turisti con coni gelato, c'è una fonte di calore negativo accessibile a basso costo energetico. L'animale non deve volare lontano, non deve immergersi, non deve perdere acqua per evaporazione. Basta strappare il cono dalla mano sbagliata.

Cosa dicono i dati comportamentali

Una ricerca dell'Università di Exeter pubblicata nel 2019, condotta da Madeleine Goumas, aveva già mostrato che i gabbiani modulano i furti alimentari in base allo sguardo umano: tendono ad avvicinarsi quando la persona non li osserva. Lo studio, basato su 74 esemplari, non riguardava direttamente la termoregolazione, ma documentava una capacità cognitiva sofisticata nella selezione del bersaglio.

Osservazioni successive lungo le coste britanniche hanno notato un picco nei furti durante le giornate più calde. Le correlazioni tra temperatura ambientale e frequenza degli attacchi non sono ancora state quantificate in modo sistematico, ma alcuni ornitologi suggeriscono che la motivazione termica si sommi a quella nutritiva, soprattutto quando la temperatura supera i 25 °C e il panting diventa insufficiente.

Limiti del meccanismo

L'ingestione rapida di alimenti molto freddi pone problemi anche agli uccelli. Lo zucchero contenuto nel gelato non fa parte della dieta naturale dei larcidi e può alterare la flora intestinale. Inoltre, il raffreddamento brusco dello stomaco può rallentare i processi digestivi, riducendo l'assorbimento dei nutrienti. Il "glitch", insomma, ha effetti collaterali che gli ornitologi stanno ancora valutando.

C'è poi una questione di scala: la quantità di cibo freddo disponibile dipende dal turismo, e quindi è stagionale e geograficamente concentrata. Le popolazioni di gabbiano reale che vivono lontano dalle coste antropizzate non hanno accesso a questa risorsa e ricorrono ai meccanismi tradizionali. Il vantaggio termico riguarda dunque una frazione minoritaria della specie, anche se in espansione visto l'aumento delle popolazioni urbane di larcidi documentato in tutta Europa occidentale dagli anni Ottanta.

Un esempio di plasticità comportamentale

Il caso dei gabbiani che rubano gelati va letto come un esempio di come specie generaliste rispondano agli ambienti modificati dall'uomo. La capacità di sfruttare risorse nuove, alimentari o termiche, è uno dei tratti che distinguono gli adattatori urbani dalle specie in declino. Cornacchie, volpi rosse e procioni mostrano comportamenti analoghi, anche se nessuno di questi mammiferi è stato finora descritto mentre usa il gelato come strumento di termoregolazione. Su un altro versante, restano invece illuminanti le osservazioni dirette sul campo come quelle del naturalista che ha vissuto a stretto contatto con un branco di licaoni, capaci di rivelare dinamiche comportamentali altrimenti invisibili.

Resta da capire se la pressione selettiva favorirà, nelle generazioni future, gabbiani particolarmente abili nel furto di cibi freddi. La domanda è aperta, ma il fenomeno conferma quanto i confini tra alimentazione, comportamento e fisiologia siano più sfumati di quanto i manuali tradizionali lascino intendere.