La tarantola di 3 cm vive sugli alberi e caccia da una botola di seta

Tra le ragnatele di seta che tappezzano le cortecce degli alberi nella Chapada dos Veadeiros, in Brasile centrale, vive un ragno grande quanto una moneta da un centesimo che sembra dipinto a mano. Typhochlaena chapadensis è stata descritta nel 2012 dall’aracnologo brasiliano Rogério Bertani, dell’Istituto Butantan di San Paolo, in un lavoro che ha ridefinito l’intero genere Typhochlaena, fino ad allora rappresentato da una sola specie nota dal 1841.

Una tarantola in miniatura sugli alberi del Cerrado

Dimenticate le tarantole pelose grandi come un palmo. Le Typhochlaena sono le più piccole tarantole arboricole conosciute: le femmine adulte raggiungono appena i 3-4 centimetri di lunghezza zampe comprese. Vivono esclusivamente sulla corteccia degli alberi del Cerrado, la savana brasiliana, dove costruiscono rifugi tubolari coperti da una botola di seta perfettamente mimetizzata con il legno circostante. Quando una preda passa vicino, il ragno solleva la botola, esce, cattura e rientra in una frazione di secondo.

La specie deve il nome al massiccio della Chapada Diamantina, nello stato di Bahia, dove fu raccolta. Bertani la separò da specie affini come Typhochlaena seladonia sulla base di differenze morfologiche dei genitali e, soprattutto, di un disegno cromatico inconfondibile.

Il significato dei colori

Il dorso dell’opistosoma, l’addome del ragno, mostra una livrea che combina nero vellutato, riflessi metallici verde-blu e bande arancio-rossastre disposte a strisce trasversali. Le zampe alternano anelli scuri e chiari, mentre il cefalotorace presenta sfumature dorate. Questi colori non sono dovuti a pigmenti nel senso tradizionale: una parte deriva da microstrutture della cuticola che riflettono selettivamente la luce, producendo l’iridescenza tipica anche di altre tarantole arboricole sudamericane.

La funzione di una colorazione così vistosa in un animale notturno è discussa. Tre ipotesi si affacciano nella letteratura aracnologica:

  • Mimetismo disruttivo: i contrasti netti spezzano il profilo del ragno sulla corteccia coperta di licheni e muschi, rendendolo invisibile a vista d’occhio anche a pochi centimetri.
  • Aposematismo: i colori accesi segnalerebbero ai predatori diurni la presenza di peli urticanti o di un morso difensivo.
  • Comunicazione intraspecifica: alcuni ragni, pur avendo vista limitata, percepiscono pattern e movimenti, e i colori potrebbero giocare un ruolo nel riconoscimento sessuale.

Nessuna delle tre ipotesi è stata confermata sperimentalmente per questa specie. Bertani, nel descriverla, ha sottolineato come l’iridescenza compaia in modo indipendente in diverse linee evolutive di tarantole, suggerendo che si tratti di un carattere selezionato più volte.

Il genere Typhochlaena dopo la revisione del 2012

Prima del lavoro di Bertani esisteva una sola specie valida, Typhochlaena seladonia, descritta da Carl Ludwig Koch nel 1841. La revisione ha portato il numero a cinque specie, tutte endemiche del Brasile orientale e centrale: T. seladonia, T. amma, T. costae, T. curumim e appunto T. chapadensis. Ognuna mostra una combinazione cromatica leggermente diversa, ma tutte condividono lo stile di vita arboricolo e la costruzione del rifugio a botola, comportamento raro tra le Theraphosidae e tipico piuttosto di famiglie come le Ctenizidae. A differenza delle cugine terricole che producono ovisacchi con migliaia di uova, queste specie arboricole hanno strategie riproduttive molto più contenute, adattate alle dimensioni ridotte dei rifugi.

Pressione del mercato e conservazione

L’aspetto spettacolare di queste tarantole le ha rese subito ambite nel commercio internazionale di animali esotici. Il Brasile vieta l’esportazione di fauna selvatica senza autorizzazione, ma esemplari di Typhochlaena compaiono regolarmente nei listini europei e statunitensi a prezzi che superano i 500 euro per individuo adulto. La raccolta illegale rappresenta una minaccia concreta, aggravata dalla distribuzione frammentata: ogni specie occupa aree ristrette, spesso minacciate dall’espansione agricola e dagli incendi che colpiscono il Cerrado.

La descrizione formale di T. chapadensis ha avuto anche un risvolto pratico: dare un nome scientifico a una specie è il primo passo per includerla negli elenchi di protezione nazionali e nelle liste rosse. Senza un binomio latino, un animale è invisibile alla legge, anche quando è ben noto ai collezionisti.

Resta aperta una domanda che riguarda non solo le tarantole della Chapada ma l’intero Cerrado: quanti invertebrati colorati vivono ancora senza nome sugli alberi di una savana che perde ogni anno migliaia di ettari? Bertani stima che il genere Typhochlaena potrebbe contenere altre specie non ancora descritte, nascoste in regioni poco esplorate.