Bruchi sull’aneto: come riconoscere il macaone e perché è un tesoro per l’orto

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Ti avvicini all’aneto per raccogliere qualche rametto e lo vedi: un bruco vistoso, verde brillante con anelli neri punteggiati d’arancio, che sta divorando le foglie piumose. Il primo istinto, per molti, è schiacciarlo o correre a comprare un insetticida. Sarebbe un errore. Nella stragrande maggioranza dei casi quel bruco è la larva del macaone (Papilio machaon), una delle farfalle più grandi e spettacolari d’Europa, impollinatore prezioso e, in alcune regioni italiane, specie tutelata. Questa guida ti aiuta a riconoscerla senza sbagli, a distinguerla da eventuali parassiti reali delle Apiaceae e a convivere con lei nell’orto senza rinunciare al raccolto.

Perché il macaone sceglie proprio il tuo aneto

Le femmine adulte del macaone depongono le uova, singolarmente, sulle foglie tenere delle piante della famiglia delle Apiaceae (o Ombrellifere): aneto (Anethum graveolens), finocchio coltivato e selvatico (Foeniculum vulgare), prezzemolo (Petroselinum crispum), carota (Daucus carota), sedano, levistico e ruta. La preferenza non è casuale: queste piante contengono oli essenziali e furanocumarine che la larva è in grado di metabolizzare e che la rendono sgradita a molti predatori. In Italia, dove il finocchio selvatico cresce spontaneo lungo scarpate, incolti e margini stradali dal livello del mare fino a circa 1.500 metri, il macaone trova habitat ideale praticamente ovunque e frequenta con particolare entusiasmo gli orti familiari.

Nel nostro clima mediterraneo la specie completa due o tre generazioni all’anno, con adulti in volo da aprile fino a settembre inoltrato. La prima ondata di bruchi compare tipicamente tra fine aprile e maggio, la seconda a luglio, l’ultima ad agosto-settembre. Nelle regioni più calde del Centro-Sud e sulle isole non è raro osservare una quarta sfarfallata autunnale. Questo significa che, se coltivi aneto o finocchio, puoi aspettarti visite ripetute da parte delle femmine per tutta la bella stagione.

Come riconoscere il bruco del macaone: la carta d’identità

Il bruco cambia aspetto in modo drastico durante la crescita, e questo genera parecchia confusione. Attraversa cinque stadi larvali (detti instar) nell’arco di circa tre-quattro settimane.

  • Stadi giovanili (1-2): il bruco neonato è piccolo (2-4 mm), nero con una vistosa macchia bianca a forma di sella nel mezzo del corpo e alcune sete nere. In questa fase somiglia sorprendentemente a un escremento di uccello, camuffamento anti-predatore molto efficace.
  • Stadi intermedi (3-4): il colore di fondo inizia a schiarirsi, compaiono strisce trasversali nere e punti aranciati o gialli. Il corpo diventa più tozzo e cilindrico.
  • Stadio finale (5): è la forma che tutti conoscono. Verde tenero brillante con fasce nere trasversali intervallate da punti arancioni o giallo-aranciati. Raggiunge i 4-5 cm di lunghezza.

Il tratto diagnostico definitivo, se hai ancora dubbi, è l’osmeterio: se disturbi leggermente il bruco, dietro il capo si estroflette una piccola forcella biforcuta di colore arancio-rossastro che emette un odore pungente di ananas fermentato o di burro rancido. È un organo di difesa esclusivo dei Papilionidi, quindi la presenza dell’osmeterio è la prova certa che stai guardando un macaone (o un suo parente stretto).

Cosa NON è il macaone: gli altri bruchi delle Apiaceae

Sulle Ombrellifere dell’orto possono comparire anche altre larve. Impararle a distinguere serve a evitare di uccidere una farfalla protetta o, al contrario, di risparmiare un parassita reale.

Bruchi sull'aneto: come riconoscere il macaone e perché è un tesoro per l'orto

Tabella di riconoscimento

  • Papilio machaon (macaone): verde a fasce nere con punti arancio, 4-5 cm, solitario, mangia foglie e ombrelle fiorali, osmeterio arancione. Da proteggere.
  • Depressaria radiella (tignola del pastinacale): larva giallo-verdognola con capsula cefalica nera lucida, 1,5-2 cm, vive dentro tele sericee che avvolgono le ombrelle e i fiori, dai quali fuoriescono escrementi. Parassita reale delle ombrelle di finocchio, carota, pastinaca; danneggia la produzione di seme.
  • Afidi (Hyadaphis foeniculi, Cavariella aegopodii): non sono bruchi, ma piccoli insetti verdi o grigiastri di 1-2 mm ammassati sui germogli. Provocano deformazioni fogliari e melata.
  • Larve di dittero minatore (Napomyza carotae e affini): piccolissime, biancastre, scavano gallerie serpeggianti dentro la lamina fogliare della carota. Non le vedi in superficie.
  • Bruchi delle nottue (Agrotis, Autographa): grigi, marroni o verde oliva opachi, senza le fasce colorate del macaone; attivi soprattutto di notte, si nascondono nel terreno di giorno. Polifagi, poco specifici delle Apiaceae.

Se il bruco è verde vivo con anelli neri e punti arancio ed è solitario sulle foglie, non serve altro: è un macaone. Se invece trovi ombrelle avvolte in una ragnatela grigiastra piena di detriti, hai a che fare con la tignola del pastinacale, e in quel caso puoi intervenire asportando manualmente le infiorescenze colpite.

Perché lasciarlo vivere (e perché ti conviene)

Il macaone non è un parassita agricolo. Su una pianta adulta di finocchio o su un cespo di aneto ben sviluppato una o due larve consumano una frazione minima della biomassa fogliare, senza compromettere né la crescita né il raccolto. Anche sul prezzemolo, la pianta più delicata tra le sue ospiti, il danno è contenuto e la pianta ricaccia rapidamente. In compenso ricevi in cambio:

  • Un impollinatore di primaria importanza: gli adulti visitano fiori di lavanda, buddleia, trifogli, cardi, salvie, erba medica e molte specie orticole, contribuendo alla fecondazione incrociata.
  • Un indicatore di qualità ambientale: la presenza del macaone segnala l’assenza di trattamenti insetticidi pesanti e la buona salute dell’ecosistema-orto.
  • Un valore conservazionistico: pur non essendo minacciato a scala continentale, il macaone è incluso in numerose liste di attenzione regionali e in vari Paesi europei è formalmente protetto. In Italia diverse leggi regionali sulla flora e fauna minore ne vietano la cattura degli adulti.
  • Un’esperienza didattica straordinaria: osservare la metamorfosi dal vivo, dalla larva alla crisalide fino allo sfarfallamento, è una delle attività naturalistiche più affascinanti che si possano proporre a bambini e ragazzi.

La strategia della pianta-sacrificio

Se hai paura di trovarti l’orto spelacchiato, la soluzione è semplice ed è quella che adottano molti orticoltori attenti alla biodiversità: dedicare deliberatamente qualche pianta al macaone. Bastano tre o quattro piante di finocchio selvatico o di aneto lasciate crescere in un angolo, magari lungo il perimetro dell’orto o vicino alla siepe. Le femmine, molto selettive, tendono a deporre proprio dove trovano piante rigogliose e non trattate: se offri loro un

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