Sirfidi: la mosca travestita da ape che salva l’orto (e non punge)

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Sei in giardino, ti si posa vicino un insetto giallo e nero che sembra un’ape o addirittura un piccolo calabrone. Sta fermo a mezz’aria, poi scatta di lato come un elicottero impazzito, torna sul fiore e riparte. Prima di prendere la ciabatta: quasi sicuramente non è un’ape. È un sirfide, una mosca innocua che si è evoluta per assomigliare agli insetti che pungono, così i predatori la lasciano in pace. In Italia ne conviviamo con centinaia di specie, e nella maggior parte dei casi sono tra i migliori alleati di orti, frutteti e balconi fioriti.

Cos’è un sirfide (e perché ti sembra un’ape)

I sirfidi appartengono alla famiglia Syrphidae, ordine dei Ditteri: cioè sono mosche a tutti gli effetti, imparentate con la comune mosca domestica molto più che con api e vespe. In Europa se ne contano oltre 900 specie, in Italia più di 500. Molte di queste hanno colori sgargianti a bande gialle e nere, corpi tozzi e pelosi, dimensioni che vanno dai pochi millimetri fino a due centimetri e mezzo.

Perché somigliano tanto agli imenotteri pungenti? È un caso da manuale di mimetismo batesiano: una specie innocua imita l’aspetto di una specie pericolosa per sfruttarne la cattiva reputazione. Uccelli, ragni e lucertole imparano presto che pungere fa male, e per prudenza evitano anche il sosia. Alcuni sirfidi imitano piccole api, altri i bombi (con corpi pelosi e ronzanti), altri ancora le vespe sociali, e i più grossi si spacciano per calabroni. Studi recenti hanno mostrato che la qualità dell’imitazione è tutt’altro che casuale: le specie più grandi tendono a essere copie più accurate del modello, mentre le piccole se la cavano con un travestimento approssimativo perché per un predatore non vale la pena rischiare comunque.

Sirfidi: la mosca travestita da ape che salva l'orto (e non punge)

Come riconoscere un sirfide in tre secondi

La buona notizia è che, una volta imparati i trucchi, distinguere un sirfide da un’ape o una vespa vera diventa banale. Ecco i segnali a cui prestare attenzione.

  • Le ali sono due, non quattro. Api, vespe e calabroni hanno due paia di ali. I sirfidi, essendo Ditteri, hanno un solo paio di ali membranose; il secondo paio si è trasformato in due piccoli bilancieri (i bilancieri o halteres) che usano come giroscopi per la stabilità in volo.
  • Gli occhi sono enormi. Un sirfide ha due occhi composti grandissimi che occupano quasi tutta la testa, spesso in contatto tra loro nei maschi. L’ape ha occhi molto più piccoli e ai lati del capo.
  • Le antenne sono cortissime. Un paio di antennine minute, quasi invisibili. Nelle api e nelle vespe sono lunghe, articolate, ben visibili.
  • Il volo è inconfondibile. Il sirfide fa hovering, cioè resta immobile a mezz’aria come un colibrì, poi si sposta di lato con scatti fulminei. Le api ronzano da un fiore all’altro con traiettorie più lineari.
  • Non c’è pungiglione. Il
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