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Sono tra gli insetti più eleganti che possiamo osservare nei giardini italiani: volo acrobatico, colori metallici, occhi enormi che sembrano visori di un caccia militare. Eppure, dietro l’apparenza fiabesca delle libellule si nasconde un lato oscuro che pochi conoscono. Questi predatori alati non si limitano a cacciare zanzare e moscerini: in certi momenti dell’anno si attaccano, si mordono e talvolta si divorano tra loro. Un comportamento brutale ma scientificamente documentato, che merita di essere raccontato senza filtri.
Cannibalismo tra libellule: un fenomeno reale e diffuso
Il cannibalismo negli Odonati adulti (l’ordine che comprende libellule e damigelle) non è una rarità né un incidente isolato. È un comportamento intrigante ma poco studiato negli adulti di libellule e damigelle, osservato in numerose specie in tutto il mondo. Anche allo stadio larvale il fenomeno è ben conosciuto: si è documentato cannibalismo denso-dipendente nelle ninfe di libellula (Odonata: Anisoptera) durante lo svernamento, quando la disponibilità di prede scarseggia e la competizione per lo spazio in stagni e pozze aumenta.
Il meccanismo è semplice: una libellula affamata non fa distinzioni etiche. Se un individuo più piccolo della stessa specie passa a tiro, viene percepito come una preda alla stregua di una mosca o di un moscerino. La dieta degli Odonati è opportunistica al 100%, e la fame vince sempre sul senso di appartenenza.
Non solo predazione: la paura cambia il metabolismo
La cosa affascinante è che il cannibalismo produce effetti anche su chi sopravvive. Gli effetti non consumatori del cannibalismo suscitano una risposta metabolica nelle ninfe di libellula: in pratica, le larve che percepiscono la presenza di predatori conspecifici modificano il proprio metabolismo, crescono in modo diverso e spendono più energia in comportamenti antipredatori. La paura del cugino cannibale plasma l’ecologia dello stagno molto più di quanto pensiamo.
Territorialità e duelli aerei: quando i maschi si sfidano
Se il cannibalismo alimentare colpisce soprattutto larve e individui più deboli, tra i maschi adulti in stagione riproduttiva vige un’altra forma di violenza: la competizione territoriale. I maschi delle grandi libellule difendono strenuamente un tratto di stagno, dove sperano di intercettare le femmine in arrivo per la deposizione delle uova.
La ricerca ha mostrato che il successo territoriale e riproduttivo delle libellule varia in base alla potenza muscolare erogata: chi ha muscoli alari più performanti riesce a scacciare i rivali e a monopolizzare le zone migliori. Non è tutto: l’età e le dimensioni corporee dei maschi influenzano il sistema territoriale della libellula, con individui più maturi e più grandi che dominano sui giovani.
Durante questi duelli aerei, che possono durare pochi secondi o protrarsi in inseguimenti spettacolari, non è raro che uno dei contendenti riporti danni gravi alle ali o venga letteralmente afferrato in volo. In alcuni casi documentati, il vincitore infierisce sul rivale sconfitto strappandogli le ali o decapitandolo, non tanto per nutrirsi quanto per eliminare definitivamente la concorrenza. È natura pura, senza filtri sentimentali.
Perché le ali e la testa?
Le libellule catturano le prede in volo con le zampe uncinate e le portano alla bocca in una frazione di secondo. Le libellule sono cacciatrici che uccidono la preda con successo del 95% delle volte, una percentuale altissima nel regno animale. Quando la preda è un’altra libellula, il predatore tende a immobilizzarla neutralizzando i punti critici: le ali (per bloccare la fuga) e la testa (per fermare i movimenti). Ecco perché chi ha la fortuna di assistere a questi scontri trova spesso corpi mutilati sulle sponde dei laghetti.
Le libellule italiane: chi vive nei nostri stagni
L’Italia ospita una fauna di Odonati sorprendentemente ricca. Vediamo le specie più comuni e facili da riconoscere, quelle che con buona probabilità visiteranno anche il vostro giardino se avete un piccolo specchio d’acqua.
Anax imperator, l’imperatore
È il gigante dei nostri stagni, con un’apertura alare che sfiora i 10 centimetri. I maschi hanno l’addome azzurro brillante e il torace verde, le femmine tendono al verde su tutto il corpo. Frequenta laghetti, cave allagate e stagni di pianura, dove pattuglia il territorio con voli instancabili. È tra i predatori più aggressivi in assoluto e non esita ad attaccare libellule più piccole.
Libellula depressa
Facile da riconoscere per l’addome largo e appiattito, di colore azzurro-polvere nei maschi e giallo-bruno nelle femmine. Libellula depressa è una specie ampiamente distribuita ed è tra le prime a colonizzare stagni di nuova formazione, comprese le vasche da giardino appena create. Se scavate un laghetto quest’anno, probabilmente sarà lei la prima ospite.
Il genere Sympetrum
I cosiddetti “cardinali” per il loro colore rosso acceso nei maschi maturi. Sympetrum striolatum, il cardinale striato o Common Darter, è una delle specie più comuni nel tardo estate e in autunno, spesso visibile posato al sole su ringhiere, sassi e rametti. Sono libellule di media taglia, meno aggressive dei giganti ma comunque predatrici efficienti.
Cordulegaster boltonii
Libellula slanciata a bande gialle e nere, tipica dei ruscelli boschivi. Il comportamento trofico della libellula Cordulegaster boltoni è stato studiato in piccoli ruscelli nell’Italia nord-occidentale, dove risulta un predatore attivo che caccia lungo i corsi d’acqua ombreggiati.
Attirare le libellule in giardino: lo stagno che fa la differenza
Creare un piccolo specchio d’acqua è il modo più efficace per invitare questi predatori alati nel proprio spazio verde. Non serve un lago: bastano anche 2-3 metri quadrati di superficie e una profondità variabile, con zone poco profonde per le larve e punti più fondi (almeno 60-80 cm) per garantire acqua fresca in estate.

Alcuni accorgimenti pratici:
- Niente pesci rossi: divorano larve e uova, azzerando ogni possibilità di riproduzione delle libellule.
- Piante acquatiche autoctone: ninfee, iris d’acqua, mazzasorda, giunchi. Le femmine depongono le uova sulla vegetazione emergente o sommersa.
- Bordi degradanti: sponde a scivolo dolce, meglio se con sassi e legni sporgenti, permettono alle ninfe di uscire dall’acqua per sfarfallare (l’ultima muta che le trasforma in adulti alati).
- Sole per almeno metà giornata: le libellule sono eliofile, cercano il caldo per volare e cacciare.
- Zero pesticidi in giardino: sia le larve sia gli adulti sono estremamente sensibili ai residui chimici.
In Italia, in zone climatiche 8-10, il periodo migliore per allestire uno stagno va da fine inverno a inizio primavera, così da avere l’ecosistema già maturo quando le prime libellule iniziano a volare (marzo-aprile in pianura padana, un po’ prima al Sud).
Perché sono alleate preziose (e perché non vi pungeranno mai)
Al di là della bellezza, le libellule sono predatori di enorme utilità agronomica e sanitaria. Una meta-analisi rivela che libellule e damigelle possono fornire un efficace controllo biologico di numerosi insetti nocivi, comprese le zanzare che tanto ci tormentano nelle serate estive.
Sia le ninfe acquatiche (che vivono da uno a diversi anni sott’acqua) sia gli adulti si nutrono di larve di zanzara, moscerini, mosche e piccoli lepidotteri. Un singolo stagno ben popolato di libellule può ridurre sensibilmente la pressione delle zanzare in un raggio di diverse decine di metri, senza bisogno di insetticidi.
Sono pericolose per l’uomo?
Assolutamente no. Le libellule non pungono, non hanno pungiglione e non trasmettono malattie. Le mandibole robuste, in teoria, potrebbero pizzicare se maneggiate goffamente, ma è un evento eccezionale che riguarda solo chi le afferra a mani nude. In volo o posate, sono del tutto innocue: potete avvicinarvi, fotografarle e osservarle da vicino senza alcun rischio. L’idea popolare che possano “cucire le labbra” o “pungere gli occhi” è pura superstizione medievale, priva di ogni fondamento biologico.
Osservare senza disturbare: qualche consiglio
Per godersi lo spettacolo delle libellule al meglio, scegliete le ore centrali delle giornate soleggiate, quando la temperatura supera i 20°C. Sedetevi vicino allo stagno e restate immobili per qualche minuto: gli individui territoriali torneranno rapidamente ai loro posatoi preferiti, spesso lo stesso rametto o la stessa punta di canna.
Con un po’ di pazienza vedrete i duelli tra maschi, il curioso “cuore” formato dalle coppie in accoppiamento (la femmina piega l’addome sotto quello del maschio) e, se siete fortunati, l’emergere di una ninfa dalla sua vecchia pelle abbandonata sulla vegetazione. Uno spettacolo naturale che vale più di mille documentari, e che si svolge a pochi passi da casa vostra.
Il lato “crudele” delle libellule non deve turbarci: fa parte della loro ecologia di predatori apicali, un ruolo che svolgono da oltre 300 milioni di anni, molto prima che comparissero i dinosauri. Osservarle significa affacciarsi su un piccolo mondo antichissimo, spietato e meraviglioso allo stesso tempo.
Fonti
- Corbet P.S. et al. (2024). Cannibalism in adult odonates (dragonflies and damselflies): an intriguing but understudied behaviour. Authorea.
- Density-Dependent Cannibalism in Dragonfly Nymphs (Odonata: Anisoptera) Overwintering. Environmental Entomology, Oxford Academic.
- Non-Consumptive Effects of Cannibalism Elicit a Metabolic Response in Dragonfly Nymphs. Ecology and Evolution, Wiley.
- Territorial and mating success of dragonflies that vary in muscle power output. Animal Behaviour, ScienceDirect.
- Effects of age and body size on the male territorial system of the dragonfly. Animal Behaviour, ScienceDirect.
- A meta-analysis reveals that dragonflies and damselflies can provide effective biocontrol. Journal of Animal Ecology, British Ecological Society.
- Trophic behaviour of the dragonfly Cordulegaster boltoni in small creeks in NW Italy. ResearchGate.
- Riservato F. et al. Lista Rossa IUCN delle libellule Italiane. IUCN Italia.
- Master Hunter Dragonflies Kill Prey 95 Percent Of The Time. Nature World News (basato su studio Harvard).
- Sympetrum striolatum (Charpentier, 1840). Odonata.it.





