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Le sue foglie sembrano ventagli verdi da fumetto tropicale, tanto da meritarle il soprannome di orecchie di elefante. La Colocasia esculenta è una delle piante ornamentali più scenografiche che si possano tenere su un terrazzo italiano, e ha un segreto che pochi sfruttano: adora avere i piedi a mollo. Sfruttando questa caratteristica con la tecnica del doppio contenitore (vaso poggiato dentro un bacino d’acqua), possiamo trasformare un angolo del balcone in un mini giardino acquatico a bassissima manutenzione, con foglie enormi e irrigazioni praticamente azzerate.
In questa guida vediamo passo per passo come impostare il sistema, come tenere lontane le zanzare in modo biologico e come portare i cormi indenni all’inverno nelle diverse zone climatiche italiane (zone 8-10).
Perché la Colocasia ama l’acqua: un po’ di biologia
La Colocasia non è una pianta grassa camuffata da tropicale: è una vera palustre. In natura cresce lungo rive, risaie e terreni fangosi del sud-est asiatico. Studi pubblicati sul Journal of Plant Research hanno dimostrato che le radici del taro sviluppano aerenchima e una barriera alla perdita radiale di ossigeno quando la pianta cresce in condizioni allagate, cioè costruiscono canali interni che portano ossigeno dalle foglie fino agli apici radicali immersi nel fango. In pratica, la pianta è progettata per non annegare mai, anche quando il substrato è saturo d’acqua.
Questa strategia fisiologica è la stessa del riso ed è la ragione per cui, contrariamente a quasi tutte le altre piante da vaso, la Colocasia non soffre di ristagno idrico. Anzi, ne ha bisogno per esprimere il massimo vigore: in condizioni di terreno costantemente umido produce foglie più grandi, cormi più sviluppati e una crescita nettamente superiore rispetto alle piante irrigate in modo tradizionale.
Non a caso, i servizi di divulgazione agraria delle università americane la classificano espressamente come pianta acquatica marginale: la Mississippi State University Extension la descrive come una specie che cresce lungo le rive di stagni, canali e corsi d’acqua lenti, tollerando l’immersione delle basi. Da qui l’intuizione: se in natura vive con i piedi bagnati, perché non replicare quell’habitat anche in vaso?
Il metodo del doppio contenitore: come funziona
Il principio è semplicissimo. Serve un vaso interno forato (dove sta la pianta con il suo terriccio) e un bacino esterno stagno, senza fori, più largo e leggermente più basso. Il vaso viene appoggiato dentro il bacino, e il bacino viene tenuto sempre con qualche centimetro d’acqua sul fondo. L’acqua risale per capillarità attraverso i fori di drenaggio e mantiene il substrato costantemente saturo, esattamente come nelle risaie.
I vantaggi pratici sono tre:
- Irrigazioni ridotte del 70-90%: si rabbocca il bacino ogni 4-7 giorni in piena estate, invece di annaffiare tutti i giorni.
- Foglie più grandi: con il substrato sempre umido, le foglie possono superare tranquillamente i 60-80 cm di lunghezza già nel primo anno.
- Effetto scenografico: il bacino d’acqua che circonda il vaso richiama l’immagine di uno stagno in miniatura, valorizzando esteticamente l’insieme.
Materiali consigliati
- Vaso interno: terracotta o plastica, minimo 30 cm di diametro (meglio 40-50 cm per varietà vigorose come ‘Black Magic’ o ‘Thailand Giant’), con fori larghi sul fondo.
- Bacino esterno: sottovaso profondo, mastello smaltato, vecchia zuppiera in ceramica o vasca da giardino d’acqua. Deve essere ermetico (nessun foro) e almeno 10-15 cm più largo del vaso interno.
- Substrato: miscela pesante trattenente. Ottima una parte di terriccio universale, una di terra da giardino argillosa e una di compost maturo. Evitare torbe leggere e perlite, che tendono a galleggiare.
- Pacciamatura: uno strato di ghiaia fine o argilla espansa sopra il substrato aiuta a mantenere in posizione il terreno e a ridurre l’evaporazione.
Messa a dimora, passo per passo
- Riempire il vaso interno per due terzi con la miscela di substrato.
- Interrare il cormo (o il rizoma acquistato) con la parte apicale rivolta verso l’alto, coperto da 5-8 cm di terra.
- Innaffiare abbondantemente fino a saturare il substrato.
- Appoggiare il vaso dentro il bacino esterno e riempire il bacino con acqua fino a coprire circa un terzo dell’altezza del vaso interno.
- Posizionare in pieno sole o mezz’ombra luminosa: la Colocasia tollera bene entrambe le esposizioni, ma in pieno sole richiede più acqua e produce foglie leggermente più piccole e compatte.
Cura durante la stagione vegetativa
Acqua e temperature
Da aprile-maggio in poi, quando le minime notturne restano sopra i 12-15 °C, la pianta parte a razzo. In piena estate il consumo idrico è notevole: in una giornata calda una Colocasia adulta in pieno sole può far evaporare 2-4 litri d’acqua tra traspirazione e evaporazione dal bacino. Basta rabboccare il bacino appena si nota il livello sceso: non serve svuotare completamente, l’acqua residua fa da riserva.
Attenzione a un dettaglio: se il bacino è al sole diretto in agosto, l’acqua può scaldarsi eccessivamente. In quel caso è utile schermare il bacino con qualche pianta più bassa attorno, o scegliere un contenitore di colore chiaro.
Concimazione
La Colocasia è una forte consumatrice di azoto e potassio. Sperimentazioni pubblicate sul Korean Journal of Soil Science and Fertilizer mostrano che la concimazione bilanciata NPK aumenta significativamente resa in cormi e biomassa fogliare del taro. Per uso ornamentale in vaso conviene un concime granulare a lenta cessione (14-14-14 o simili) a inizio primavera, integrato con concime liquido per piante verdi ogni 15-20 giorni durante l’estate, diluito nell’acqua del bacino.
Luce
Nelle zone italiane più calde (Sud e isole, zona 10), la mezz’ombra pomeridiana è preferibile perché evita la scottatura dei margini fogliari. In Centro e Nord Italia (zone 8-9) la Colocasia gradisce il pieno sole per almeno 6 ore al giorno, altrimenti resta filata e produce foglie più piccole.
Zanzare nel bacino? Il Bti risolve tutto
Il timore principale di chi installa un bacino d’acqua stagnante sul terrazzo è, giustamente, la proliferazione delle zanzare. La soluzione esiste, è biologica ed è utilizzata in salute pubblica in tutto il mondo: si chiama Bti, sigla di Bacillus thuringiensis subsp. israelensis.
Il Bti è un batterio del suolo che produce cristalli proteici tossici esclusivamente per le larve di ditteri (zanzare, moscerini, simulidi). L’Environmental Protection Agency statunitense conferma che il Bti è utilizzato dagli anni Ottanta per il controllo delle larve di zanzara ed è considerato sicuro per persone, animali domestici, api, pesci e altra fauna acquatica. Il meccanismo è specifico: le tossine si attivano solo nell’intestino alcalino delle larve target, senza effetti su altri organismi.

Anche i Centers for Disease Control and Prevention descrivono il Bti come uno dei larvicidi microbici più utilizzati per il controllo delle zanzare in acque stagnanti, comprese le piccole raccolte d’acqua domestiche.
Come si usa
In commercio in Italia si trova come compresse effervescenti (le più comode per il fai-da-te) o granuli. Le compresse vanno spezzate in base al volume d’acqua del bacino (generalmente mezza compressa ogni 5-10 litri) e gettate direttamente nell’acqua. Il rilascio dura in media 2-4 settimane, dopodiché va ripetuto il trattamento.
Alcune accortezze:
- Iniziare il trattamento subito dopo l’installazione del bacino, senza aspettare di vedere le prime larve.
- Rabboccare l’acqua nuova con normalità: il Bti già presente resta attivo, si diluisce leggermente ma continua a funzionare fino al termine del ciclo.
- Non serve svuotare il bacino tra un trattamento e l’altro; anzi, cambi d’acqua frequenti riducono l’efficacia.
- Conservare le compresse in luogo asciutto: l’umidità le degrada rapidamente.
In alternativa, o in aggiunta, si può inserire nel bacino una piccola pompa a energia solare che mantenga l’acqua in movimento: le femmine di zanzara depongono le uova solo su acqua ferma.
Svernamento: come far sopravvivere la Colocasia all’inverno italiano
La Colocasia è una tropicale a tutti gli effetti. Il North Carolina Extension Gardener Plant Toolbox indica che la pianta è rustica nelle zone USDA 8-11 e nelle zone più fredde va protetta o svernata al chiuso. Tradotto in geografia italiana:
- Zone 9-10 (fascia costiera tirrenica e ionica, Sicilia, Sardegna, riviera ligure): la pianta può restare all’esterno tutto l’anno. Con i primi freddi la parte aerea si secca; basta tagliare le foglie ingiallite e pacciamare la base del vaso con 10-15 cm di foglie secche o paglia. In primavera ricaccerà dal cormo.
- Zone 8-9 (Nord e Centro interno, Pianura Padana, Appennino): il cormo non sopravvive alle gelate prolungate sotto zero. Bisogna intervenire a fine ottobre-novembre, quando le prime notti fredde fanno ingiallire le foglie.
Due strategie di svernamento
1. Ritiro del vaso intero. È l’opzione più semplice per chi ha spazio. Si svuota il bacino esterno, si taglia il fogliame a circa 10 cm dal colletto e si sposta il vaso in un locale fresco e buio (garage, cantina, serra fredda) con temperature tra 5 e 12 °C. Il substrato va tenuto appena umido, non fradicio: durante la dormienza la pianta consuma pochissima acqua e un substrato saturo favorirebbe marciumi. Un’annaffiatura leggera ogni 3-4 settimane basta.
2. Dissotterramento e conservazione dei cormi. Metodo classico per chi non ha spazi al chiuso. Si estraggono i cormi dal vaso, si lasciano asciugare 2-3 giorni all’aria in luogo ventilato, si eliminano residui di terra e radici secche e si conservano in cassette con torba o segatura leggermente umida a circa 10 °C. Le esperienze di produzione florovivaistica raccomandano di non scendere sotto i 7-10 °C perché i cormi di Colocasia sono sensibili al danno da freddo.
In entrambi i casi la ripresa vegetativa avviene tra fine marzo e maggio, quando le temperature notturne stabilmente sopra i 12 °C danno il via al nuovo ciclo. Rinvasare o rimettere in vaso i cormi, ricollocare il bacino d’acqua e ricominciare.
Problemi comuni e soluzioni rapide
- Foglie con margini bruciati: eccesso di sole diretto in giornate torride, oppure acqua troppo calcarea. Spostare in mezz’ombra pomeridiana o rabboccare con acqua piovana quando possibile.
- Foglie ingiallite in piena estate: quasi sempre carenza di azoto (la pianta cresce velocemente e consuma molto). Aumentare la concimazione liquida.
- Ristagno maleodorante nel bacino: se l’acqua diventa nera e puzza, svuotare completamente e ricominciare. Può capitare quando cadono molte foglie nel bacino e fermentano. Rimuovere sempre i residui vegetali dal bacino.
- Cormo molle in primavera: è marcito durante lo svernamento, probabilmente per substrato troppo umido o temperature troppo basse. Buttare e ripartire con nuovo materiale.
Un mini ecosistema sul terrazzo
Il bello del sistema doppio contenitore è che, una volta impostato, funziona quasi da solo. In alta stagione richiede pochi minuti a settimana: un rabbocco d’acqua, un’occhiata alle foglie, una compressa di Bti ogni 3-4 settimane. In cambio si ha una presenza ornamentale spettacolare, che nel giro di due-tre stagioni può raggiungere 1,5-2 metri di altezza e produrre foglie da fotografia di viaggio.
E c’è un ulteriore bonus ecologico: il bacino d’acqua trattato con Bti diventa un piccolo abbeveratoio per uccelli e insetti impollinatori senza rischi sanitari, aggiungendo biodiversità al balcone. Un dettaglio non da poco in tempi di città sempre più impermeabili.
Fonti
- Ohashi-Kaneko K. et al. (2019). Aerenchyma and barrier to radial oxygen loss are formed in roots of Taro (Colocasia esculenta) propagules under flooded conditions. Journal of Plant Research, Springer.
- Mississippi State University Extension. Water Taro – Colocasia esculenta. Southeastern Aquatic Plants.
- North Carolina State Extension Gardener Plant Toolbox. Colocasia (Dasheen, Elephant’s-ear, Taro).
- US Environmental Protection Agency. Bti for Mosquito Control Fact Sheet.
- Centers for Disease Control and Prevention. Larvicides – Mosquito Control.
- Greenhouse Product News. Cold Storage of Colocasia.
- Korean Journal of Soil Science and Fertilizer. Fertilizer Use Efficiency of Taro (Colocasia esculenta Schott) and Nutrient Composition of Taro Tuber by NPK Fertilization.
- Setha T. et al. A Large Scale Biorational Approach Using Bacillus thuringiensis israeliensis (Strain AM65-52) for Managing Aedes aegypti Populations. PMC/NCBI.





