Vespa con pungiglione lungo sul tronco: perché non punge e cosa sta facendo dentro il legno

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

La scena capita più spesso di quanto si pensi, soprattutto in una faggeta umida o davanti a una catasta di legna dimenticata in fondo al giardino: su un tronco morto in piedi ci sono due grossi insetti alati, immobili, con il corpo inarcato verso l alto. Da sotto l addome parte un filo sottilissimo, lungo diversi centimetri, che entra nella corteccia e sparisce dentro il legno. Sembra una vespa gigante che sta infilzando l albero, e la reazione istintiva è una sola: allontanarsi, o peggio, prendere qualcosa e schiacciarla.

È un errore, e per tre motivi diversi. Quello che state guardando è un icneumone gigante, una vespa parassitoide della famiglia Ichneumonidae. Non vi può pungere, non sta danneggiando l albero e sta facendo gratis un lavoro che nessun insetticida saprebbe fare con la stessa precisione: cercare, uno per uno, i grossi insetti xilofagi nascosti nel legno.

Quel filo non è un pungiglione, è un trapano per deporre le uova

Il primo malinteso è tutto in quel filamento. Nelle vespe e nelle api che conosciamo, il pungiglione è un ovopositore modificato e trasformato in arma di difesa, collegato a una ghiandola velenifera potente. Negli icneumoni giganti è successo il contrario: l ovopositore è rimasto un attrezzo da lavoro, allungato in modo estremo e specializzato per una sola cosa, perforare il legno e raggiungere una larva nascosta nella sua galleria.

Quel filo, quindi, non è progettato per bucare la pelle di un mammifero e non è collegato a un apparato in grado di iniettare una dose di veleno significativa per l uomo. L unica puntura che questa vespa somministra è microscopica e serve a paralizzare la larva ospite prima di deporre l uovo su di essa. Se la incontrate mentre perfora, potete avvicinarvi a mezzo metro e osservarla: non vi caricherà, non vi ronzerà attorno, non abbandonerà nemmeno il lavoro. È anzi uno dei rari insetti che si lascia fotografare con calma, perché durante la perforazione è letteralmente ancorata al tronco.

Detto in modo semplice: davanti a questi insetti il rischio per una persona, un bambino o un cane è sostanzialmente nullo. Il buon senso resta quello di sempre, cioè non prenderli in mano, ma nessuna precauzione speciale è necessaria.

Come fa a trovare una larva sepolta sotto tre centimetri di legno

Qui inizia la parte affascinante. Prima di forare, la femmina passa lunghi minuti a camminare sulla corteccia tamburellando con le antenne. Non è nervosismo: sta letteralmente ispezionando il tronco.

Gli studi sui parassitoidi di insetti xilofagi hanno individuato due canali di informazione che lavorano insieme. Il primo è chimico: le larve delle vespe del legno, o sirici, vivono in gallerie coltivate insieme a un fungo simbionte che degrada la lignina, e quel fungo emette composti volatili che filtrano attraverso il legno. Molti parassitoidi usano proprio questi odori fungini come indirizzo di casa, perché il fungo è un indizio molto più affidabile della larva stessa.

Il secondo canale è meccanico ed è noto come vibrational sounding, una specie di ecolocalizzazione sul solido: la vespa produce con le antenne piccole vibrazioni che si propagano nel legno e ne legge il ritorno con organi sensoriali situati nelle zampe, individuando le zone in cui la densità cambia, cioè le gallerie vuote. Alcune specie sfruttano anche i rumori di masticazione della larva. La ricerca sperimentale mostra che l efficienza di questo sistema dipende dalla densità del substrato e persino dalla temperatura ambientale: ecco perché queste vespe si vedono soprattutto nelle ore calde e assolate.

Una volta individuato il bersaglio, la femmina si inarca, punta la punta dell ovopositore sulla corteccia e comincia a perforare. Non è un movimento veloce: servono in genere dai venti ai quaranta minuti per attraversare qualche centimetro di legno. Da qui l immobilità apparente che colpisce chi passa.

Un trapano più sottile di un capello grosso

Dal punto di vista fisico, la perforazione è un piccolo miracolo di ingegneria. Studi di morfologia funzionale su Megarhyssa hanno misurato ovipositori lunghi attorno ai 40 millimetri con un diametro di appena due decimi di millimetro: una proporzione che, secondo la meccanica classica, dovrebbe portare l organo a piegarsi come uno spaghetto crudo alla minima spinta.

La soluzione è duplice. Da un lato la vespa non spinge affatto come farebbe un trapano: l ovopositore è composto da tre valve che scorrono una sull altra incastrate a coda di rondine, con la punta dentellata come una sega. Le valve avanzano alternate, una tira e l altra tiene, così la forza di compressione su ciascuna resta bassissima. Dall altro il corpo dell insetto funziona da struttura tensegrale: l addome inarcato, le membrane elastiche tra i segmenti e la guaina fanno da guida e da supporto, impedendo lo sbandamento laterale. La punta, infine, è irrigidita da sclerotizzazione e da depositi di metalli, in molti imenotteri zinco o manganese, che ne aumentano la durezza e la resistenza all usura.

Tradotto: quella che sembra una posa strana è in realtà la postura di lavoro necessaria a far funzionare il trapano più sottile del bosco.

Perché due esemplari diversi lavorano fianco a fianco

Il dettaglio che sorprende chi osserva la scena è che spesso gli individui sono due o tre, apparentemente diversi tra loro, appoggiati allo stesso tronco a pochi centimetri di distanza, senza alcun litigio. Le spiegazioni sono due, e sono entrambe interessanti.

La prima riguarda le femmine. Specie affini hanno ovipositori di lunghezza diversa, e questo significa profondità di lavoro diverse: chi ha l attrezzo corto raggiunge le larve superficiali, chi lo ha lunghissimo pesca quelle profonde. Non competono per la stessa risorsa, quindi possono condividere pacificamente lo stesso tronco. È un esempio da manuale di ripartizione della nicchia ecologica, visibile a occhio nudo su un metro quadrato di corteccia.

La seconda riguarda i maschi. Se uno degli individui non ha alcun filo infilato nel legno ma esibisce antenne molto lunghe e pendule, quasi sempre è un maschio: non possiede ovopositore, non fora nulla e staziona sui tronchi in attesa che le femmine della sua specie sfarfallino dai fori. Nel gruppo è un comportamento noto e spiega gli assembramenti che a volte si notano su un unico ceppo.

Dove e quando incontrarla in Italia

In Italia il rappresentante più diffuso di questa squadra è Rhyssa persuasoria, imenottero nero con macchie chiare su capo, torace e addome, zampe rossastre e ovipositore lungo quanto il corpo o più. Alcune specie del genere Megarhyssa, dalle livree più calde e dagli ovipositori ancora più spettacolari, completano il quadro europeo. Sono insetti che possono superare i tre o quattro centimetri di corpo, ai quali si somma il filamento.

Il periodo buono va grosso modo da giugno a settembre, con lo sfasamento tipico del nostro clima rispetto ai testi anglosassoni: in pianura e in collina si anticipa, in montagna si concentra tra luglio e agosto. Gli ambienti giusti sono le pinete e le peccete di montagna, le faggete con abbondanza di legno morto, i margini dei boschi, i tronchi morti ancora in piedi, le cataste di legna all aperto e i vecchi ceppi lasciati in giardino. Cercateli sulle superfici esposte al sole nelle ore centrali della giornata.

Vespa con pungiglione lungo sul tronco: perché non punge e cosa sta facendo dentro il legno

Icneumone o sirice? Come non confonderli

Sullo stesso tronco può comparire anche la sirice gigante o vespa del legno, Urocerus gigas, che genera lo stesso allarme perché è nera e gialla, lunga fino a quattro centimetri e provvista anch essa di una struttura appuntita all estremità dell addome. Anche lei è del tutto incapace di pungere l uomo. Le differenze sono nette:

  • Forma del corpo: l icneumone ha vita sottilissima e aspetto affusolato, quasi da libellula; la sirice ha corpo cilindrico e compatto, senza strozzatura tra torace e addome.
  • Il filamento: nell icneumone è lungo quanto o più del corpo, sottilissimo, e durante la deposizione entra nel legno con la vespa inarcata; nella sirice c è un aculeo corto e rigido all apice, più l ovopositore, e la deposizione avviene con il corpo più appoggiato.
  • Il ruolo: la sirice depone nel legno e le sue larve lo scavano; l icneumone depone dentro le larve della sirice. Uno è la preda, l altro è il predatore.
  • Il volo: la sirice è rumorosa e goffa, l icneumone vola in modo più leggero e ondeggiante.

Vale la pena ricordare che i parassitoidi di questo gruppo sono stati impiegati in programmi ufficiali di lotta biologica classica contro le vespe del legno diventate invasive nelle piantagioni di conifere dell emisfero sud. Non è folklore: è controllo biologico documentato.

È sfarfallata in casa dalla legna: cosa fare

Capita: si porta in salotto un braciere di legna, e dopo qualche giorno al caldo esce un insettone alato che gira attorno alla finestra. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di una sirice o di un suo parassitoide che ha completato lo sviluppo dentro il ciocco, ingannato dal tepore del riscaldamento. Cosa serve sapere:

  • Non è un tarlo dei mobili. I tarli veri lasciano fori di uno o due millimetri e rosura polverosa; queste specie lasciano fori rotondi di sei o sette millimetri con rosura grossolana e compatta.
  • Non attacca il legno lavorato, i mobili o le travi asciutte. Le uova vengono deposte solo su legno fresco o deperiente in bosco. Un adulto uscito in casa non ricomincia il ciclo sull arredamento.
  • Non punge, non morde, non trasmette nulla. Si accompagna alla finestra con un bicchiere e un cartoncino, e finisce lì.
  • Prevenzione semplice: portare in casa solo la legna che si brucia in giornata, evitare di stoccare grandi quantità in ambienti riscaldati e usare per primi i ciocchi più vecchi.

La regola del tronco lasciato in un angolo

Arriviamo alla conclusione controintuitiva. Un giardino ordinato in modo maniacale, in cui ogni ramo caduto viene rimosso, ogni ceppo estirpato e ogni tronco marcescente portato in discarica, è un giardino che ha eliminato il proprio vivaio di insetti saproxilici. E siccome gli icneumoni giganti vivono solo dove vivono i loro ospiti, con il legno morto sparisce anche il loro servizio gratuito di controllo biologico, insieme a picchi, coleotteri rari, api solitarie che nidificano nei vecchi fori e funghi decompositori.

La regola pratica è semplice: lasciare almeno un tronco o un ceppo in un angolo defilato, meglio se in ombra parziale, a contatto con il terreno o parzialmente interrato, e dimenticarlo lì per anni. Non serve altro. Se il tronco è integro e non pericoloso, anche un moncone in piedi va benissimo ed è ecologicamente ancora più prezioso.

Attenzione però all avvertenza opposta, che vale sempre: la legna da ardere non va impilata a contatto con i muri di casa, con strutture portanti in legno, staccionate o pergolati. La catasta deve stare rialzata da terra, ventilata, a qualche decina di centimetri dalle pareti e possibilmente lontana dall edificio. Questo non ha nulla a che vedere con l icneumone, che non ha alcun interesse per il legno secco lavorato, ma con umidità, muffe e con insetti xilofagi ben più problematici che apprezzano il ponte diretto tra catasta e struttura.

La prossima volta, insomma, davanti a quella grande vespa immobile con il filo infilato nella corteccia, la cosa migliore da fare è fermarsi cinque minuti a guardarla. Sta usando un trapano biologico più sottile di un capello, guidato da odori di funghi e da vibrazioni, per raggiungere una larva che nessun occhio umano potrebbe vedere. Ed è totalmente disinteressata a voi.

Fonti

Tag:Vespe in giardino