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Guardi il tuo ciliegio da fiore a fine estate e sembra passato sotto una raffica di pallini: decine di forellini tondi, foglie ingiallite, e in una settimana metà chioma per terra. La prima reazione è sempre la stessa: sono insetti, devo trattare subito. E la seconda, quasi automatica: gli do una passata di rame. Sono due errori, e il secondo è quello che peggiora davvero le cose.
Quei buchi non li ha fatti nessun bruco. Sono la firma del corineo, una malattia fungina che in italiano si chiama anche impallinatura o vaiolatura, e che colpisce tutte le drupacee: pesco, albicocco, susino, mandorlo, ciliegio da frutto e ovviamente il Prunus serrulata, il ciliegio ornamentale giapponese dei viali e dei giardini. Il fungo responsabile ha cambiato nome più volte nei libri (Coryneum beijerinckii, poi Stigmina carpophila, oggi Wilsonomyces carpophilus), ma il comportamento è sempre lo stesso. E il punto centrale, quello che quasi nessuno spiega, è questo: il rame non cura una foglia già bucata. È un vaccino, non un antibiotico. E ha una finestra di calendario strettissima, che in Italia cade quando l albero è spoglio.
Da dove vengono i buchi: il tessuto morto che si stacca
Il meccanismo è affascinante ed è anche la chiave per capire tutto il resto. La spora fungina atterra sulla foglia bagnata e germina, servono acqua liquida e temperature miti. Attorno al punto di infezione si forma una macchietta tonda, piccola, di colore rosso-violaceo o bruno, spesso con un alone più chiaro o rossastro attorno.
A questo punto succede una cosa che la pianta fa apposta: circonda la lesione con uno strato di cellule di sughero, una specie di cicatrice preventiva, per impedire al fungo di allargarsi nel resto della foglia. È un meccanismo di difesa, si chiama abscissione fogliare localizzata. Il risultato è che il dischetto di tessuto necrotico si stacca e cade, lasciando un foro netto, tondo, con i bordi puliti. Ecco l impallinatura: non è un danno da masticazione, è un autoamputazione.
Da qui si ricava un trucco diagnostico che vale più di mille foto su internet. Osserva il bordo del foro:
- Macchia bruna con alone rosso-violaceo ancora presente, tessuto molle: la lesione è recente, l infezione è attiva in questo momento, la pianta si sta bagnando troppo spesso.
- Foro netto, bordi asciutti e leggermente ispessiti, nessun alone colorato: la lesione è vecchia di settimane. Il fungo lì dentro ha già finito il suo lavoro. Trattare oggi quella foglia non serve assolutamente a nulla.
Quando i fori su una foglia diventano molti, la superficie fotosintetica crolla, la foglia ingiallisce e la pianta la scarica. Da qui la defogliazione anticipata di fine estate che spaventa tanto.
Non sempre è corineo: le tre diagnosi che si somigliano
Sul ciliegio da fiore ornamentale il quadro è spesso misto, e questo spiega perché i trattamenti fatti a caso deludono. Le cause principali di foglie macchiate e bucherellate sono tre, e convivono.
Corineo fungino
Macchie tonde, piccole (2-5 mm), bordo rosso-bruno, foro netto. Colpisce anche i rametti, dove lascia depressioni e cancretti da cui può colare gomma, e le gemme, che anneriscono. È la forma classica e quella che risponde meglio alla difesa preventiva.
Macchia batterica
Batteri del genere Xanthomonas e Pseudomonas producono sintomi quasi identici, ma le macchie sono più angolose, spesso delimitate dalle nervature, con aspetto untuoso o traslucido in controluce, e tendono a concentrarsi sull apice e sui bordi della foglia. Su ciliegio ornamentale questa componente batterica è frequentissima, tanto che i servizi fitosanitari nordamericani descrivono la shot hole del ciliegio da fiore come un complesso fungo più batterio. Cambia poco per il giardiniere, perché la strategia di prevenzione è la stessa, ma cambia la resa: contro i batteri nessun fungicida di sintesi funziona, e resta solo il rame nei momenti giusti più l agronomia.
Cilindrosporiosi e semplice stress
La cilindrosporiosi (macchie fogliari da Blumeriella) dà puntini rosso-porpora numerosissimi e ingiallimento diffuso, con caduta massiccia. E poi c è l imputato più sottovalutato di tutti nelle regioni calde: il caldo secco. Nelle zone 9-10 italiane, cioè Sud, isole e fasce costiere, i ciliegi giapponesi soffrono più per lo stress idrico e termico di luglio-agosto e per il mancato accumulo di freddo invernale che per qualunque fungo. Una pianta in deficit idrico chiude gli stomi, brucia i margini fogliari e si spoglia in anticipo per pura economia di risorse.
Perché il rame a fine estate brucia la pianta invece di salvarla
Qui sta il cuore del problema. I prodotti rameici funzionano perché rilasciano lentamente ioni rame che denaturano enzimi e proteine delle cellule fungine e batteriche prima che riescano a penetrare nel tessuto. Sono protettivi di copertura: creano una barriera sulla superficie. Se la spora è già dentro il tessuto, il rame non la raggiunge. Tradotto: una foglia già bucata non guarisce mai, nemmeno con dieci trattamenti.
Il problema è che quello stesso ione rame non distingue tra cellula fungina e cellula vegetale. Se ne viene assorbito abbastanza, uccide anche i tessuti della pianta. E la quantità che entra dipende da tre fattori che a fine estate sono tutti sfavorevoli:
- Temperatura alta: sopra i 25-28 gradi la solubilizzazione del rame accelera e le foglie, con stomi e cuticola in stress, sono molto più vulnerabili.
- Asciugatura lenta: se la soluzione resta a lungo liquida sulla foglia, per umidità alta o trattamento serale, il rilascio di ioni continua e la fitotossicità aumenta. È un dato consolidato nella letteratura sulla fitotossicità dei rameici.
- Tessuti giovani o stressati: la foglia estiva già sofferente per il corineo è la meno attrezzata a tollerare l insulto chimico.
Il risultato è quello che moltissimi osservano e interpretano male: si tratta a fine agosto, e tre-cinque giorni dopo la pianta perde le foglie in massa. Si conclude che la malattia era troppo avanzata. In realtà una parte di quella defogliazione è bruciatura da rame, sovrapposta al danno del fungo. Aggiungere un bagnante o un adesivante peggiora ulteriormente le cose, perché aumenta la penetrazione. E il rame è un metallo pesante che si accumula nel suolo: nell Unione Europea l impiego è limitato a 28 kg di rame metallo per ettaro in sette anni, media 4 kg all anno, proprio per contenere l accumulo. Non è un prodotto da usare a cuor leggero e a ripetizione.
Il vero calendario italiano della difesa: due momenti, zero foglie
Il fungo sverna dentro le gemme e nei cancretti dei rametti. Da lì, alla prima pioggia utile, le spore vengono schizzate sulle foglie nuove. Quindi i due momenti in cui il trattamento cambia davvero qualcosa sono quelli in cui si protegge il legno e le gemme, e in cui la pianta non ha foglie da bruciare.
- Alla caduta delle foglie, quando circa il 70-80 per cento della chioma è a terra, prima delle piogge invernali. Al Nord siamo tra fine ottobre e novembre; al Centro-Sud e sulle coste tra novembre e inizio dicembre. Questo è l intervento più importante: protegge gemme e rametti dalle infezioni invernali.
- Al rigonfiamento delle gemme, prima dell apertura dei fiori. Al Sud fine febbraio-inizio marzo, in Pianura Padana e in collina marzo inoltrato. Mai a fiore aperto, per non danneggiare i petali e per rispetto degli insetti pronubi.
Regole operative non negoziabili: trattare con temperature comprese grosso modo tra 5 e 20 gradi, giornata asciutta e ventilata, mattina tardi così che il prodotto asciughi in fretta, nessuna pioggia prevista nelle 12 ore successive, dosi di etichetta senza rincari fai da te. Il rame solfato puro è più aggressivo delle formulazioni cosiddette fisse come idrossido e ossicloruro. E sul Prunus serrulata ornamentale, in un giardino privato, vale la pena chiedersi se un esemplare adulto e alto meritì davvero il trattamento: su piante grandi la copertura è tecnicamente impossibile e il beneficio marginale.

L albero è spoglio a ottobre: tre verifiche in due minuti
Ed eccoci alla domanda che toglie il sonno: è morto? Nella stragrande maggioranza dei casi no. Un Prunus che si spoglia con sei-otto settimane di anticipo ha fatto una scelta razionale: le foglie erano diventate un costo, le ha scaricate e ha messo in sicurezza le riserve nel legno e nelle radici. È un riposo anticipato, non un decesso. Ecco come verificarlo.
1. Il test del graffio
Con l unghia o la lama di un coltellino, gratta via un velo di corteccia su un rametto dell annata, e ripeti su una branca più grossa e sul tronco. Se sotto compare uno strato verde o bianco-crema, leggermente umido, il cambio è vivo e la pianta è viva. Se trovi tessuto bruno, asciutto, farinoso, quel punto è morto. Attenzione: un singolo rametto secco non condanna l albero. Fai sempre almeno tre-quattro prove a diverse altezze, e il test sul tronco è quello decisivo.
2. Le gemme dell anno prossimo
Guarda le ascelle dei rametti, dove c era il picciolo delle foglie cadute. Se vedi gemme laterali già formate, piccole, sode, ben attaccate, la pianta ha già costruito la primavera 2026. Un albero morente non investe energia in gemme. Se le gemme si staccano al minimo tocco o sono nere e vuote dentro, quello è un segnale serio.
3. La flessibilità dei rametti
Piega delicatamente un rametto sottile. Se si curva ed è elastico, ha acqua nei tessuti: vivo. Se si spezza netto con uno schiocco secco e all interno è bruno, è legno morto. Anche qui, campiona più punti della chioma prima di trarre conclusioni.
Se le tre prove sono positive, la cosa giusta da fare è esattamente una: nulla. Niente concimi azotati d autunno, che spingerebbero germogli teneri destinati a gelare. Niente potature drastiche per disperazione. Si aspetta marzo.
Le pratiche che valgono più di qualsiasi prodotto
Su corineo e macchie batteriche l agronomia pesa più della chimica. Sono gesti semplici, gratuiti e cumulativi.
- Raccogli e allontana le foglie infette. Non lasciarle sotto la chioma e non metterle nel compost domestico: sono inoculo pronto per la primavera. Meglio il conferimento nel verde comunale.
- Pota in secco e in giornata asciutta, tra fine inverno e prima della ripresa vegetativa, eliminando rametti con cancretti, depressioni, gomma o gemme annerite. Taglia sempre sotto la lesione, in legno sano, e disinfetta le lame tra una pianta e l altra. Le potature con legno bagnato sono un invito ai patogeni.
- Non bagnare mai la chioma. È il punto numero uno al Nord e nei giardini con prato: gli irrigatori serali che spruzzano dentro le fronde creano proprio le ore di bagnatura continua che servono al fungo per germinare. Abbassa gli irrigatori, orientali verso il basso, sposta il turno al mattino presto.
- Arieggia. Una chioma troppo fitta asciuga lentamente. Una potatura di diradamento leggera e regolare riduce la bagnatura più di qualunque spray.
- Nelle zone calde, pensa all acqua. Al Sud e sulle coste, una bagnatura profonda e rada in estate e una buona pacciamatura sulla proiezione della chioma proteggono il ciliegio da fiore più di ogni fungicida.
- Considera l ambiente. Nelle zone a inverni sempre più miti, molti ciliegi giapponesi non accumulano il freddo che serve per una fioritura regolare: fioriture rade e scalari, vigoria in calo. È un problema climatico, non fitosanitario, e non si risolve con un trattamento.
In sintesi, cosa fare adesso
Se è autunno e il tuo ciliegio da fiore è bucherellato e spoglio: non trattare oggi. Fai i tre test, raccogli le foglie cadute, segnati sul calendario il trattamento rameico alla caduta foglie e quello al rigonfiamento gemme, e controlla gli irrigatori. Se in primavera le gemme ripartono, la pianta ti ha già risposto. E se un anno le foglie tornano a bucarsi un po, ricorda che il corineo, su una pianta ornamentale vigorosa e ben gestita, è quasi sempre un problema estetico, non una condanna.
Fonti
- UC Statewide IPM Program (2024). Shot Hole Disease, Peach. Pest Management Guidelines, University of California.
- UC Statewide IPM Program (2024). Shot Hole Disease, Apricot. Pest Management Guidelines, University of California.
- Pacific Northwest Plant Disease Management Handbook. Peach (Prunus persica) Shothole. Oregon State University, Washington State University, University of Idaho.
- Pacific Northwest Plant Disease Management Handbook. Prunus laurocerasus, Leaf Spots and Shothole. Oregon State University.
- Pugliese P., University of Georgia Extension. Shot-hole disease on Cherry Leaves. UGA Cooperative Extension, Bartow County.
- Pugliese P., University of Georgia Extension. Cherry Tree Decline. UGA Cooperative Extension, Bartow County.
- University of Delaware Cooperative Extension. Caution with Copper Fungicides and Spray Surfactants in Vegetables and Fruits. Weekly Crop Update.
- EFSA (2025). Statement on the update of maximum residue levels for copper compounds. EFSA Journal.
- Copper Compounds: A Narrative and Regulatory Review of Agricultural Uses, Risks, and Environmental Assessment (2025). Toxics, MDPI.
- Chilling and Heat Requirements of Temperate Stone Fruit Trees (Prunus sp.) (2020). Agronomy, MDPI.
- Jin E.J. et al. (2023). Evaluation of drought stress level in Sargent s cherry (Prunus sargentii) using photosynthesis and chlorophyll fluorescence parameters. PeerJ.
- Dormant but Active: Chilling Accumulation Modulates the Epigenome and Transcriptome of Prunus avium During Bud Dormancy (2020). Frontiers in Plant Science.





