Indice dei contenuti
Capita di pulire un sottovaso, spostare una mangiatoia per uccelli o girare una foglia di rosa e trovarsi davanti a una scena curiosa: minuscole palline bianco-verdastre, grandi come un granello di semola, ognuna sospesa in cima a un filo sottilissimo e rigido, lungo pochi millimetri. Sembrano muffa, sembrano spore, sembrano un attacco di qualcosa. La reazione istintiva è passare lo straccio.
Quello straccio, in realtà, sta cancellando una delle cose migliori che possano capitare a un orto o a un balcone: le uova di crisopa, l’insetto verde dagli occhi dorati che produce le larve più voraci che si possano desiderare contro gli afidi. E quel filo su cui stanno in bilico non è un capriccio estetico: è una misura di sicurezza contro un pericolo molto concreto, cioè le sorelle appena nate.
Come riconoscerle in trenta secondi
Il carattere decisivo è uno solo: ogni uovo sta da solo in cima a un peduncolo. La femmina appoggia l’addome sulla superficie, rilascia una goccia di seta liquida, solleva di scatto l’addome tirando il filo verso l’alto e, mentre la seta indurisce in un attimo a contatto con l’aria, depone l’uovo sulla punta. Poi si sposta di qualche millimetro e ripete. Il risultato è un gruppetto di 5-20 steli, a volte disposti in fila o ad arco, a volte sparsi; alcune specie imparentate ne fanno mazzetti compatti, come un pennello.
Le uova sono inizialmente bianco-verdi, lucide, ovali. Dopo tre o quattro giorni diventano grigiastre e si intravede, in trasparenza, la macchia scura degli occhi della larva. Dopo la schiusa restano i gusci vuoti, ancora in cima ai loro steli: è il classico indizio che molti trovano e scambiano per residui di ragnatela.
Per orientarsi tra le altre uova che si incontrano in casa e in giardino, questa tabella mentale basta e avanza:
- Uova su stelo sottile, isolate, bianche: crisopa. Insetto utile, non toccare.
- Uova a barilotto incollate direttamente alla superficie, in griglia regolare da 10 a 40 unità, spesso verdi, bianche o bronzee con un cerchietto sul coperchio: cimici. Qui vale la pena identificare la specie prima di decidere.
- Uova coperte da un feltro peloso, beige o giallastro, a cuscinetto: farfalle e falene che proteggono la covata con le squame del proprio addome.
- Grappoli di puntini traslucidi in una massa gelatinosa, in terra o sotto i vasi: lumache e chiocciole.
- Fili di seta con sopra piccoli ovali, ma disposti dentro una ragnatela vera e propria: ragni, altro ospite utile.
Capita anche di trovare, incastrate nel bordo di una foglia o infilate in una fessura del legno, strutture piatte simili a semi di zucca in miniatura, sovrapposte come tegole. Quelle sono uova di cavallette dei cespugli, insetti perlopiù innocui che mangiano foglie e si fanno notare col canto estivo. Anche loro meritano di restare dove sono. La differenza con la crisopa resta comunque lampante: nessun peduncolo.
Perché stanno sospese: una storia di cannibalismo
La spiegazione affascina perché è brutale. La larva di crisopa è un predatore attivo dal primo minuto di vita: esce dall’uovo già armata di due mandibole a falce e attacca qualunque cosa sia piccola, morbida e raggiungibile. Comprese le uova delle sorelle che non si sono ancora schiuse.
La ricerca sul cannibalismo in questa specie è piuttosto chiara: le larve appena nate preferiscono attivamente le uova dei propri simili rispetto ad altre prede altrettanto disponibili, e chi riesce a mangiare un paio di uova fraterne accorcia il tempo di sviluppo e arriva prima allo stadio adulto. Un vantaggio individuale enorme e un disastro per la covata. Il peduncolo serve esattamente a questo: una larva appena nata, senza arti adesivi e con mandibole fatte per afferrare e non per arrampicarsi, fatica moltissimo a risalire un filo di seta liscio e flessibile. Scende verso il basso, trova il piano d’appoggio e se ne va a cercare afidi altrove. Il confronto con altri predatori che depongono uova nude e attaccate alla foglia, come le coccinelle, mostra che le uova sospese subiscono molte meno perdite per cannibalismo e per predazione.
Il secondo vantaggio è difensivo verso l’esterno. Le formiche pattugliano gli stessi rami e le stesse foglie dove ci sono gli afidi, perché li allevano per la melata e li difendono come un gregge. Una formica che cammina sulla superficie non trova nulla da mangiare: l’uovo è tre o quattro millimetri sopra la sua testa, in equilibrio su un supporto che non regge il suo peso. Stesso discorso per acari predatori e piccoli insetti che si muovono camminando.
La seta che compone lo stelo è un materiale notevole di per sé: viene estrusa come liquido e solidifica in frazioni di secondo in una struttura proteica ordinata, rigida eppure elastica, studiata anche come modello per materiali artificiali.
Cosa esce da quelle uova: il leone degli afidi
Dopo tre-cinque giorni, a seconda della temperatura, esce una larva lunga un paio di millimetri, grigio-marrone, affusolata alle due estremità, con tre paia di zampe e quelle due mandibole ricurve che sembrano pinze. Le ha guadagnate il soprannome di leone degli afidi, ed è meritato: le mandibole sono cave, infilano la preda, iniettano enzimi digestivi e aspirano il contenuto, lasciando un guscio vuoto in pochi minuti.
I numeri raccolti in laboratorio sono impressionanti e variano con la specie di afide e con la temperatura: una larva al terzo e ultimo stadio può liquidarne decine in un giorno, e nell’arco delle due-tre settimane di vita larvale il bilancio complessivo arriva facilmente a diverse centinaia di prede. Quando gli afidi scarseggiano non si ferma: ripiega su acari, tripidi, aleurodidi, cocciniglie giovani, uova di lepidotteri e bruchi appena nati. È un generalista, e questo in giardino è un pregio perché non sparisce quando sparisce la preda principale.
C’è poi il dettaglio che diverte sempre i bambini: molte larve di crisopidi praticano il camuffamento. Dopo aver svuotato un afide se ne caricano il guscio sul dorso, aiutandosi con setole uncinate, e continuano ad accumulare spoglie, cera e detriti vegetali finché non sembrano un batuffolo grigiastro semovente. Quel mucchietto di polvere che si sposta lentamente sulla foglia non è sporcizia: è un predatore travestito, che così si nasconde sia dagli uccelli sia dalle formiche guardiane degli afidi.
Al termine dello sviluppo la larva tesse un bozzolo sferico di seta bianca, grande come un chicco di pepe, spesso nascosto in una piega della foglia o in una fessura della corteccia. Da lì esce l’adulto.
Cosa fare se le trovi: istruzioni pratiche
La regola numero uno è non fare nulla. Se le uova sono su una foglia, su un ramo, sul retro di una cassetta o su un muro esterno, lasciale dove sono: la femmina le ha deposte lì perché nel raggio di pochi centimetri ha già individuato una colonia di afidi, e le larve sanno benissimo dove andare.
Se invece sono in un punto davvero scomodo — il piano del tavolo da esterno, l’interno di una mangiatoia che va lavata, il vetro di una finestra — si possono spostare senza ucciderle:
- Non strofinare e non usare un panno umido: lo stelo si spezza e l’uovo si schiaccia.
- Fai leva sotto la base dei peduncoli con la punta di un coltello non affilato, un cartoncino rigido o un’unghia, staccando l’intero gruppetto insieme a un velo della superficie.
- Appoggia il cartoncino, oppure il pezzetto di materiale su cui stanno, dentro una piega di foglia o incastrato tra due rametti di una pianta infestata dagli afidi: rose, fave, carciofi, agrumi, viburno, hibiscus, peperoncini.
- Se devi per forza lavare la superficie, ritaglia con le forbici la porzione di foglia o di supporto e appendila alla pianta con una mollettina.
- Riparale dal sole diretto delle ore centrali e dalla pioggia battente; non serve bagnarle né nebulizzarle.
E soprattutto: un solo trattamento insetticida ad ampio spettro, anche di quelli percepiti come leggeri, azzera larve e adulti in una volta sola. Le crisope sono tra gli ausiliari più sensibili ai prodotti non selettivi, e gli effetti non sono solo letali immediati: dosi ridotte riducono la longevità, il numero di uova deposte e la fertilità delle femmine sopravvissute. Il paradosso classico è il giardiniere che spruzza contro gli afidi, elimina insieme i predatori, e dopo tre settimane si ritrova una colonia di afidi più grande di prima, senza più nessuno che la tenga a freno. Se proprio serve intervenire, meglio azioni mirate e localizzate: getto d’acqua, rimozione manuale dei germogli più colpiti, sapone molle applicato solo sulle colonie e mai sull’intera pianta.

Dove cercarle nell’orto italiano e come invitarle a restare
Alle nostre latitudini le crisope sono attive da aprile a ottobre, con picchi di deposizione tra maggio e giugno e una seconda ondata a fine estate; nelle zone costiere e nel Sud la stagione si allunga e si possono trovare uova già a fine marzo e ancora a novembre. Rispetto ai calendari anglosassoni che circolano in rete, il nostro anticipo è di tre-sei settimane in primavera.
I posti dove guardare, con una torcia frontale la sera o controluce di giorno:
- Pagina inferiore delle foglie vicino a colonie di afidi, soprattutto su rose, fave, agrumi, melo e sambuco.
- Steli di finocchio selvatico, aneto e coriandolo andati a fiore.
- Superfici lisce e riparate: sottovasi, bordi dei cassoni, lato interno dei coperchi, strutture metalliche delle serre, mangiatoie e casette per uccelli, mobili da esterno, telai delle finestre.
- Pali e tutori, teli pacciamanti, vasetti rovesciati.
Per convincere gli adulti a fermarsi e deporre bisogna dar loro da mangiare, perché la crisopa adulta non è carnivora: si nutre di polline, nettare e melata. Serve quindi un rifornimento continuo di fiori piccoli e accessibili, con nettare poco profondo. Funzionano benissimo le ombrellifere lasciate fiorire — finocchio selvatico, aneto, coriandolo, carota selvatica, prezzemolo e sedano al secondo anno — più achillea, tanaceto, calendula, facelia, grano saraceno, alisso, tarassaco e le composite spontanee del bordo campo. Una striscia di mezzo metro lasciata fiorire lungo il perimetro dell’orto, o tre vasi di aneto e achillea su un balcone, cambiano concretamente il numero di uova che troverai.
Aggiungi un dettaglio spesso trascurato: tollerare una piccola popolazione di afidi. Senza prede non c’è motivo di deporre. Un orto chirurgicamente privo di afidi è anche un orto privo di predatori, quindi indifeso alla prima infestazione seria.
L’adulto che entra in casa a ottobre
L’adulto è inconfondibile: corpo verde chiaro lungo un centimetro o poco più, quattro ali trasparenti venate tenute a tetto sopra il corpo, antenne lunghe e sottili, e due occhi composti che riflettono la luce con un bagliore dorato o ramato. Vola in modo incerto e ondeggiante, soprattutto al crepuscolo, ed è fortemente attratto dalle luci: ecco perché a fine estate si posa sulle zanzariere e sui lampadari.
In autunno succede però una cosa particolare. Gli adulti destinati a passare l’inverno smettono di riprodursi, accumulano riserve e cambiano colore: il verde vira al bruno, al giallastro o al rosato. Diventati di colore foglia secca, cercano un riparo asciutto e fresco — cataste di legna, fessure della corteccia, capanni, soffitte, davanzali interni, angoli di garage, tapparelle — e lì entrano in quiescenza fino a primavera, quando tornano verdi e ricominciano a deporre.
Se a ottobre o novembre trovi in casa un insetto dall’aria fragile, color paglia o rosato, con lunghe ali trasparenti, non è una zanzara gigante e non è un parassita. Non morde, non punge, non trasmette nulla, non danneggia tessuti, legno o alimenti. Rilasciano al massimo, se maneggiati con troppa energia, un odore sgradevole dalle ghiandole toraciche: una difesa chimica, nulla di più.
Il modo corretto di gestirlo è semplice: coprilo con un bicchiere, infila sotto un cartoncino e portalo in un locale non riscaldato ma riparato, come un garage, una cantina, un ripostiglio esterno o una legnaia. Liberarlo in giardino sotto zero o in un ambiente a venti gradi è controproducente: nel primo caso congela, nel secondo brucia le riserve senza poter mangiare e muore prima della primavera. Ogni femmina salvata a novembre può significare qualche centinaio di uova a maggio, e quindi decine di migliaia di afidi in meno nel tuo orto. Difficile trovare un servizio di controllo biologico altrettanto efficiente e assolutamente gratuito.
Fonti
- Sengonca C., Frings B. (1985). Interference and competitive behaviour of the aphid predators Chrysoperla carnea and Coccinella septempunctata in the laboratory. Entomophaga, Springer.
- Egyptian Journal of Biological Pest Control (2021). Conspecific neighbors and kinship influence egg cannibalism in the green lacewing, Chrysoperla carnea (Stephens).
- Frontiers in Insect Science (2025). Aphid wing polyphenism and conspecific egg cannibalism affect the developmental and reproductive performance of Chrysoperla carnea.
- PubMed Central (2025). Aphid wing polyphenism and conspecific egg cannibalism affect the developmental and reproductive performance of Chrysoperla carnea.
- PubMed Central (2025). The Lacewings Micromus angulatus and Chrysoperla carnea as Predators of the Rhododendron Aphid, Illinoia lambersi, Under Different Temperature Regimes.
- Advanced Photon Source, Argonne National Laboratory (2009). Secrets of the Lacewing Silk.
- ScienceDirect Topics. Chrysoperla carnea: an overview. Elsevier.
- Australasian Biological Control Association. Green Lacewings: biologia, uova peduncolate e ruolo nel controllo biologico.





