Frutti arancioni della passiflora: si mangiano davvero? Sapore, rischi e come riseminarla

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Ottobre, una passeggiata in paese. Su un cancello o su una rete di recinzione c’è la solita passiflora, quella con i fiori bianchi e azzurri che sembrano disegnati col compasso. Tra le foglie però stavolta pendono delle piccole uova arancioni, lisce e lucide. La domanda viene da sé: si possono mangiare? La risposta breve è sì, ma solo quando sono maturi al punto giusto. Vediamo insieme come riconoscerli, che sapore aspettarsi e come usare i semi per far nascere piante nuove.

Che pianta è la passiflora dei cancelli

La passiflora che vediamo quasi ovunque in Italia è la Passiflora caerulea, detta anche fiore della passione azzurro. Viene dal Sud America (Brasile del sud, Argentina, Paraguay, Uruguay). Da noi si coltiva da secoli e in molte regioni ormai vive anche da sola, fuori dai giardini: gli esperti della flora italiana la considerano naturalizzata in diverse regioni e presente solo di passaggio in altre. Si diffonde proprio grazie ai semi contenuti nei frutti, che uccelli e piccoli animali spargono in giro.

È una rampicante robusta. Regge il freddo molto meglio delle sue parenti tropicali: la parte aerea sopporta in genere fino a circa -10 °C, e le radici ben coperte anche qualche grado in più, verso i -15 °C. Se una gelata forte brucia i fusti, in primavera di solito ributta dalla base. È per questo che la trovi viva e vegeta tanto in Liguria quanto in Pianura Padana.

I frutti si mangiano? Sì, ma con una regola precisa

Il frutto della Passiflora caerulea è una bacca a forma di uovo, lunga 4-6 centimetri. All’inizio è verde, poi diventa giallo-arancione. Dentro ci sono tanti semi scuri, ciascuno avvolto da una specie di sacchetto di polpa gelatinosa chiamato arillo.

Il punto chiave è questo: le foglie, i fusti e i frutti acerbi contengono sostanze chiamate glicosidi cianogenici. Detto semplice: sono molecole che, quando vengono masticate e digerite, possono liberare piccole quantità di cianuro. Mangiare un frutto acerbo non vuol dire finire in ospedale, ma può dare mal di pancia, nausea e malessere. E non ha senso correre il rischio.

Con la maturazione queste sostanze calano molto. Ecco come capire se un frutto è pronto:

  • Buccia arancione piena, senza zone verdi.
  • Buccia che comincia ad ammorbidirsi o a raggrinzirsi leggermente: è un buon segno, non un difetto.
  • Polpa rosso vivo intorno ai semi quando lo apri. Se la polpa è bianca o verdina, il frutto è acerbo: buttalo nel compost.

Si mangia solo la polpa rossa con i semi, come si fa col maracuja. La buccia non si mangia. Regola di buon senso: assaggiane poco la prima volta, non darli ai bambini piccoli in quantità e non darli mai agli animali domestici.

Che sapore hanno (e perché deludono un po’)

Chi si aspetta il gusto esplosivo del frutto della passione resta spesso deluso. La polpa della caerulea è dolciastra, poco acida, quasi insipida. Qualcuno la paragona a un’anguria poco matura o a un kiwi molto annacquato. La consistenza è gelatinosa e i semi sono tanti rispetto alla polpa.

Il motivo è semplice: la caerulea è stata scelta dall’uomo per la bellezza del fiore, non per il frutto. Il maracuja (Passiflora edulis), invece, è stato selezionato per generazioni proprio per avere polpa abbondante, profumata e con il giusto equilibrio tra dolce e acido. Le due specie sono parenti stretti, ma è un po’ come confrontare una rosa da giardino con un melo.

Come usarli allora? I frutti maturi della caerulea rendono meglio cotti o mescolati ad altro: una piccola marmellata insieme a mele o agrumi, uno sciroppo filtrato per togliere i semi, oppure qualche cucchiaio di polpa sullo yogurt con un goccio di limone per ravvivare il gusto.

Differenza tra passiflora caerulea e maracuja

  • Fiore: la caerulea ha fiori bianchi con una corona di filamenti azzurro-viola; la edulis ha fiori bianchi con filamenti viola alla base e bianchi ondulati in punta.
  • Foglie: la caerulea ha foglie divise in 5-7 lobi, come una mano aperta; la edulis ha foglie con 3 lobi, più lucide.
  • Frutto: arancione e liscio nella caerulea; viola scuro (o giallo in alcune varietà) e grinzoso a maturità nella edulis.
  • Sapore: blando nella caerulea; intenso, acidulo e profumato nella edulis.
  • Freddo: la caerulea è rustica; la edulis soffre già sotto 0 °C e muore con gelate di qualche grado.

Perché la mia passiflora fiorisce tanto ma non fa frutti?

È una delle domande più frequenti. Ci sono piante che ogni estate si coprono di fiori e in autunno non hanno neppure un frutto. Le cause principali sono due.

1. Il polline della stessa pianta funziona poco. Molte passiflore sono autoincompatibili o poco autofertili: in pratica il fiore viene fecondato bene solo da polline di un’altra pianta, geneticamente diversa. Se in zona c’è una sola passiflora, magari nata da talea di quella del vicino (quindi un clone, geneticamente identica), i frutti saranno pochi o nulli.

2. Mancano gli impollinatori giusti. Il fiore della passiflora ha una forma particolare: le antere (dove sta il polline) e gli stigmi (che lo ricevono) sono in alto, sopra la corona. Per toccarli serve un insetto grosso e pesante, come i bombi e le api legnaiole (quei grossi insetti neri e lucidi con riflessi blu). Le api da miele, più piccole, spesso prendono il nettare senza fare il lavoro completo. In città, o dove si usano molti insetticidi, questi grandi impollinatori sono sempre meno.

Ci sono anche cause minori: estati troppo calde e secche (il polline si secca), piogge nei giorni di fioritura, potature troppo drastiche in primavera.

Come impollinare la passiflora a mano

Si fa in due minuti e funziona bene. Ogni fiore resta aperto un giorno solo, quindi bisogna essere puntuali.

  1. Scegli un fiore appena aperto, a metà mattina, con tempo asciutto.
  2. Prendi un pennellino morbido o un cotton fioc pulito.
  3. Strofinalo sulle 5 antere (le parti gialle a forma di linguetta, coperte di polvere): il pennello si caricherà di polline.
  4. Passalo delicatamente sui 3 stigmi, i tre bottoncini in cima, sopra le antere.
  5. Meglio ancora se il polline arriva dal fiore di un’altra pianta (di un vicino, o nata da seme): le probabilità di avere un frutto aumentano molto.

Se l’impollinazione è riuscita, dopo una settimana alla base del fiore appassito vedrai ingrossarsi un piccolo frutto verde. Se invece il fiore cade intero, col suo gambo, non ha funzionato.

Frutti arancioni della passiflora: si mangiano davvero? Sapore, rischi e come riseminarla

Quando raccoglierli in Italia

Nelle zone più miti (coste, Liguria, Toscana costiera, Sud e isole) i frutti maturano tra ottobre e dicembre e spesso restano sulla pianta a lungo. Al Nord e nell’entroterra, nelle annate fresche, molti frutti restano verdi o solo in parte colorati quando arrivano le prime gelate.

Il consiglio pratico: raccogli i frutti solo dopo che hanno cambiato colore, almeno in buona parte. Mettili in una ciotola in casa, a temperatura ambiente, per una o due settimane. Quando la buccia è tutta arancione e comincia a raggrinzirsi, sono pronti. I frutti raccolti ancora completamente verdi non maturano bene e restano da scartare.

Come seminare i semi di passiflora

Riprodurre la passiflora da seme è facile, ma richiede un po’ di pazienza. La parte importante è pulire bene i semi: la polpa gelatinosa che li avvolge contiene sostanze che frenano la germinazione.

Fase 1: la fermentazione

  1. Apri un frutto ben maturo e metti polpa e semi in un barattolo.
  2. Aggiungi un dito d’acqua e lascia il barattolo, coperto con un panno, a temperatura ambiente per 3-5 giorni.
  3. La polpa fermenterà e si staccherà dai semi (l’odore non è dei migliori, è normale).
  4. Sciacqua i semi in un colino, strofinandoli tra le dita, finché sono puliti.
  5. I semi buoni vanno a fondo; quelli che galleggiano di solito sono vuoti.

Fase 2: conservazione

Fai asciugare i semi all’ombra su carta assorbente per qualche giorno, poi mettili in una bustina di carta in un luogo fresco e asciutto fino alla primavera.

Fase 3: la semina

  • Quando: a marzo-aprile, al caldo.
  • Prima: lasciali in ammollo in acqua tiepida per 24 ore; aiuta ad ammorbidire il tegumento.
  • Come: in vasetti con terriccio leggero da semina, a mezzo centimetro di profondità.
  • Temperatura: 20-25 °C, per esempio vicino a una fonte di calore o in un piccolo propagatore.
  • Umidità: terriccio sempre appena umido, mai fradicio.
  • Tempi: la germinazione è lenta e irregolare, da 2 a 8 settimane, a volte di più. Non arrenderti dopo dieci giorni.

Le piantine nate da seme sono geneticamente diverse dalla pianta madre. È proprio quello che serve per migliorare l’impollinazione: piantane due o tre vicine e avrai più frutti negli anni successivi. Di solito una passiflora da seme fiorisce dal secondo o terzo anno.

Le passiflore davvero da frutto che si possono coltivare in Italia

Se il tuo obiettivo è mangiare frutti buoni, conviene puntare su altre specie. Ecco le principali, con la loro reale tolleranza al freddo.

  • Passiflora edulis (maracuja, frutto della passione): è la regina del sapore. Le forme a frutto viola reggono brevi gelate leggere, intorno a -1/-2 °C; sotto i -3 °C la pianta muore o viene gravemente danneggiata. In piena terra fruttifica bene solo dove il gelo è raro: Sicilia, Calabria, coste della Campania, Liguria di ponente e zone simili. Altrove va coltivata in un vaso grande (almeno 40-50 litri) e portata al riparo, in serra fredda o veranda luminosa, quando la temperatura scende sotto i 5 °C.
  • Passiflora incarnata (maypop): viene dal sud-est degli Stati Uniti. In inverno la parte aerea secca, ma le radici sopravvivono anche a freddi intensi, fino a circa -20 °C se pacciamate. Ributta in tarda primavera (a volte a maggio, non darla per morta). Il frutto è verde-giallastro, profumato e più saporito della caerulea. Ha bisogno di due piante diverse per fruttificare bene.
  • Ibridi rustici: esistono incroci tra incarnata, edulis e altre specie, pensati per unire sapore e resistenza. Di solito reggono qualche grado sotto zero in più rispetto al maracuja puro, ma vanno comunque protetti al Centro-Nord. Prima di comprarli verifica sempre la tolleranza al freddo dichiarata dal vivaio.

Protezione in inverno

Per la caerulea in piena terra basta poco: una buona pacciamatura alla base (10-15 cm di foglie secche, paglia o corteccia) protegge le radici. Nelle zone più fredde si può avvolgere la parte bassa con tessuto non tessuto nelle notti di gelo intenso. Non potare in autunno: aspetta la fine dell’inverno, quando vedi quali rami sono vivi.

Per edulis e ibridi in vaso: riparo luminoso, annaffiature ridotte al minimo e niente concime fino a primavera.

Il fiore della passione: perché si chiama così

Il nome ha un’origine religiosa. Nel Seicento i missionari in Sud America videro in questo fiore i simboli della Passione di Cristo: la corona di filamenti come la corona di spine, i 5 stami come le cinque ferite, i 3 stigmi come i chiodi, i 10 petali e sepali come gli apostoli fedeli (esclusi Giuda e Pietro), i viticci come le fruste. Da qui il nome latino Passiflora, fiore della passione.

Una curiosità personale: chi ha avuto una passiflora su un pergolato e poi ha cambiato casa, spesso racconta che è una delle piante che manca di più. Con un paio di frutti maturi raccolti in autunno, e un po’ di pazienza a primavera, ricominciare da capo costa davvero poco.

Fonti

Tag:Passiflora coltivazione