Acari predatori contro i tripidi: perché calano ma non spariscono mai, e come cambiare strategia

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Avete comprato le bustine di acari predatori, le avete appese tra le foglie della Monstera o della Calathea e per qualche settimana è andata meglio. Poi, verso novembre, sulle foglie ricompaiono le macchie argentate e i puntini neri. Il primo pensiero è che gli acari non funzionino, o che vi abbiano venduto un prodotto scadente. Il più delle volte il motivo è un altro: ogni predatore attacca solo una parte del ciclo di vita del tripide, e in casa d’inverno lavora molto peggio che in una serra calda e umida. Lo dico anche per esperienza diretta: il primo inverno ho provato acari, larve di crisopa e trappole tutti insieme, quasi alla cieca, e i tripidi sembravano immortali. Le cose sono cambiate solo quando ho capito dove si nasconde ogni stadio dell’insetto e chi può andarlo a prendere.

Come riconoscere i tripidi sulle piante d’appartamento

I tripidi sono insetti sottilissimi, lunghi uno o due millimetri. Gli adulti sono scuri o giallastri, le larve sono chiare, quasi trasparenti, e si muovono lente sulla pagina inferiore delle foglie. Si nutrono svuotando le cellule della foglia, e i segni sono tipici:

  • macchie argentate o color bronzo, come se la foglia fosse stata graffiata;
  • puntini neri lucidi, che sono i loro escrementi;
  • foglie nuove deformate, fiori macchiati o che si aprono male;
  • sulle piante a foglia grande (Monstera, Ficus, Anthurium, Calathea, Syngonium) i danni si concentrano lungo le nervature.

Un trucco semplice: scuotete un rametto sopra un foglio bianco. Se vedete delle virgolette che camminano, sono loro.

Il ciclo del tripide: dentro la foglia, sulla foglia, nel terriccio

Per capire perché la lotta biologica non chiude mai la partita al primo colpo bisogna guardare dove sta il tripide in ogni momento della sua vita. Il ciclo si può dividere in tre ambienti diversi.

1. Dentro la foglia: le uova

La femmina non appoggia le uova sulla foglia: le infila dentro il tessuto, con un organo a punta. Lì sono al sicuro da tutto: dai predatori, dai saponi, dalle docce. Nessun acaro le può raggiungere.

2. Sulla foglia: le larve

Dopo pochi giorni nascono le larve, che passano due stadi mangiando la pianta. È solo qui, soprattutto quando sono appena nate (il cosiddetto primo stadio larvale), che gli acari predatori riescono a catturarle. Le larve più grandi si difendono meglio e spesso sfuggono.

3. Nel terriccio: prepupe e pupe

Quando sono mature, molte larve si lasciano cadere nel vaso e si trasformano in prepupa e pupa tra i primi centimetri di terriccio o nei detriti. In questa fase non mangiano e non si vedono. Gli acari che vivono sulle foglie non scendono a cercarle. Poi da lì escono gli adulti, che volano, depongono nuove uova e ricominciano il giro.

Con il riscaldamento acceso e temperature attorno ai 22-25 °C il ciclo completo dura più o meno due-tre settimane. Questo significa che in casa, da metà ottobre ad aprile, i tripidi continuano a riprodursi senza sosta, mentre fuori sul balcone sarebbero quasi fermi.

Chi mangia cosa: quale predatore usare per ogni stadio

Amblyseius swirskii: forte, ma vuole caldo e umidità

È un acaro predatore generalista: mangia larve giovani di tripide, uova e neanidi di mosca bianca, acari rossi e, in assenza di prede, anche polline. Il problema è che rende al massimo con temperature tra circa 24 e 29 °C e umidità dell’aria sopra il 65%, meglio ancora attorno al 75%. In una casa italiana d’inverno, con 19-20 °C in salotto e l’aria secca dei termosifoni che scende spesso al 35-45% di umidità, lo swirskii mangia poco e soprattutto smette quasi di riprodursi: le sue uova si seccano e la popolazione si spegne. Paghi un predatore che dopo qualche settimana non c’è più.

Amblyseius (Neoseiulus) cucumeris: la scelta per l’inverno e le stanze fresche

Anche il cucumeris mangia le larve giovani di tripide sulle foglie, ma tollera meglio le temperature più basse e costa meno. Per questo in Italia, da ottobre ad aprile o in stanze che restano sotto i 20 °C, è in genere la scelta più sensata. Lo swirskii conviene da maggio a settembre, oppure in inverno solo per piante vicine a una fonte di calore e con un umidificatore acceso accanto.

Stratiolaelaps scimitus: il predatore del terriccio

È un acaro che vive nei primi centimetri di terra e mangia prepupe e pupe di tripide, larve di moscerini del terriccio (le famose mosche nere dei vasi) e altri piccoli organismi. È il tassello che quasi tutti dimenticano: senza qualcuno che lavori nel vaso, una parte dei tripidi si trasforma indisturbata in adulto. Lavora bene a temperatura di casa e si può usare tutto l’anno. In alternativa, o in aggiunta, si possono usare i nematodi entomopatogeni (Steinernema feltiae) da versare con l’acqua di irrigazione, che attaccano gli stadi nel terreno.

Larve di crisopa: voraci, ma mangiano anche gli acari

Le larve di crisopa (Chrysoperla carnea) sono predatori generalisti molto affamati: mangiano afidi, larve di tripide, cocciniglie giovani, uova di vari insetti. E qui sta il punto: mangiano volentieri anche gli acari predatori. In ecologia si chiama predazione intragilda, cioè un predatore che si mangia il collega. Liberare crisope e swirskii o cucumeris sulla stessa pianta, nello stesso momento, vuol dire spesso pagare due volte per ottenere meno. La crisopa ha senso come intervento d’urto su una pianta molto infestata, magari con afidi insieme ai tripidi, lasciando gli acari per le altre piante o introducendoli dopo che le larve di crisopa si sono impupate (in genere due-tre settimane).

E gli adulti?

Nessuno degli acari predatori elimina in modo efficace gli adulti volanti. Per loro servono le trappole adesive blu, che fanno anche da strumento di controllo. Le cimici predatrici del genere Orius attaccano anche gli adulti, ma in appartamento trovano poco da mangiare quando i tripidi calano e si stabiliscono con difficoltà: funzionano meglio in serra o in verande luminose con piante fiorite.

Come dosare per vaso, invece che a caso

Le dosi commerciali sono pensate per serre e metri quadrati. In casa conviene ragionare per pianta. Indicazioni pratiche, da adattare alle istruzioni del produttore:

Acari predatori contro i tripidi: perché calano ma non spariscono mai, e come cambiare strategia

  • Bustine a rilascio lento di cucumeris o swirskii: una bustina per pianta medio-grande, appesa all’interno della chioma, al riparo dal sole diretto e mai a contatto con l’acqua dei nebulizzatori. Per piante piccole vicine tra loro, una bustina ogni due o tre vasi che si toccano con le foglie.
  • Acari sfusi in flacone (per infestazioni già visibili): una piccola presa distribuita sulle foglie più colpite, nell’ordine di 50-100 acari per pianta media, ruotando bene il flacone prima di versare.
  • Stratiolaelaps: un cucchiaino di substrato con gli acari sulla superficie di ogni vaso medio, ripetuto per i vasi grandi. Il terriccio deve restare leggermente umido, non fradicio e non secco come polvere.
  • Nematodi: si sciolgono in acqua e si versano sul terriccio umido, di sera o lontano da luce forte, ripetendo dopo 7-10 giorni.

Ogni quanto reintrodurre

Qui sta la seconda ragione per cui i tripidi tornano sempre: si fa un lancio solo e ci si aspetta che basti. In casa gli acari raramente si insediano in modo stabile, perché quando le prede finiscono muoiono di fame e l’ambiente non li aiuta.

  • Le bustine rilasciano predatori per circa quattro-sei settimane: alla scadenza vanno sostituite, finché le trappole non restano pulite per almeno un mese.
  • Gli acari sfusi vanno ripetuti ogni due settimane per tre-quattro volte, in modo da coprire almeno due cicli completi del tripide.
  • Lo Stratiolaelaps tende a sopravvivere più a lungo nel terriccio, ma dopo un rinvaso o un periodo di forte secchezza va reintrodotto.

Pensatela così: gli acari non sono un insetticida che spara una volta, sono un servizio di sorveglianza che va tenuto acceso finché il problema non è sotto la soglia di danno.

I prodotti che uccidono i vostri predatori

Molti fallimenti nascono da una mossa istintiva: vedo ancora tripidi, quindi spruzzo qualcosa. Ma i prodotti per contatto non distinguono tra tripide e acaro buono.

  • Saponi potassici e sapone di Marsiglia: uccidono gli acari predatori che colpiscono direttamente.
  • Oli (olio bianco, olio di neem): soffocano anche i predatori e possono ostacolarne le uova. Passare le foglie con un panno imbevuto di neem riduce i tripidi, ma va fatto prima di introdurre gli acari, non dopo.
  • Piretro naturale e piretroidi: sono tra i più dannosi in assoluto per gli insetti utili, anche se ammessi in agricoltura biologica.
  • Farina fossile (terra di diatomee) sul terriccio: ferisce anche lo Stratiolaelaps che vive lì.

La strategia corretta è in due tempi: prima una pulizia energica (doccia alle foglie, rimozione di fiori e foglie molto rovinate, eventuale trattamento con sapone o olio), poi una pausa di almeno una settimana, meglio due per il piretro, e solo dopo l’introduzione dei predatori.

Il test della carta blu: capire se la strategia funziona

Le trappole adesive blu attirano gli adulti di tripide più di quelle gialle. In casa servono a due cose: catturare un po’ di adulti e, soprattutto, misurare.

  1. Appendete una trappola blu piccola accanto alle piante colpite, poco sopra la chioma.
  2. Ogni settimana, sempre lo stesso giorno, contate i tripidi catturati e segnate il numero con un pennarello sulla trappola o su un quaderno.
  3. Cambiate la trappola ogni due-tre settimane o quando è sporca.

Se il numero scende di settimana in settimana, la strategia funziona anche se ogni tanto vedete ancora un tripide: è normale, perché gli adulti nati dalle pupe del terriccio continuano a uscire per un po’. Se dopo quattro settimane il numero resta uguale o sale, c’è un buco: di solito manca il predatore del terriccio, oppure fa troppo freddo o troppo secco per l’acaro scelto, oppure qualcuno ha spruzzato un sapone.

Adattare la lotta biologica alla casa italiana in autunno e inverno

  • Quarantena: le piante che rientrano dal balcone a ottobre vanno tenute in una stanza separata per tre-quattro settimane, con una trappola blu accanto, prima di avvicinarle alle altre. È il modo più semplice per non portarsi in casa una nuova infestazione.
  • Scegliere l’acaro in base alla stanza: cucumeris dove si sta sotto i 20-22 °C, swirskii solo vicino a fonti di calore e con un umidificatore che porti l’aria almeno verso il 60-70%.
  • Raggruppare le piante: vicine tra loro creano un microclima più umido e permettono agli acari di spostarsi da una foglia all’altra.
  • Coprire sempre il terriccio con Stratiolaelaps o nematodi, tutto l’anno.
  • Non mescolare a caso: crisopa solo sulle piante più colpite e separata nel tempo dagli acari.

In sintesi: perché i tripidi tornano sempre

I tripidi tornano non perché gli insetti utili non funzionino, ma perché spesso li usiamo come se fossero un insetticida unico. Le uova dentro la foglia sono irraggiungibili, le pupe nel vaso sfuggono a chi vive sulle foglie, gli adulti volano, lo swirskii si ferma con il freddo e l’aria secca, la crisopa si mangia gli acari e un colpo di sapone azzera tutto. Con un predatore per ogni ambiente, lanci ripetuti per almeno due cicli e un controllo settimanale con la carta blu, l’infestazione scende sotto la soglia in cui la pianta soffre. Azzerarla del tutto in casa è raro, ma tenerla sotto controllo è del tutto realistico.

Fonti

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