Salsa piccante fermentata fatta in casa: salva gli ultimi peperoncini e non buttare il liquido del barattolo

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

A fine ottobre l’orto cambia faccia. I pomodori sono finiti, le zucchine pure, ma le piante di peperoncino sono ancora cariche: bacche rosse, altre a metà, tante ancora verdi. Fra poche settimane arriveranno le prime notti fredde, e sotto i 5-8 °C il peperoncino si ferma, poi rovina. Allora conviene raccogliere tutto e trasformarlo in una salsa piccante fermentata fatta in casa. C’è però una cosa che quasi nessuno sa: nel barattolo la parte più preziosa non sono i peperoncini. È il liquido, cioè la salamoia di fermentazione, quella che di solito finisce nel lavandino.

Un gesto antico: in cucina non si butta niente

Nelle case del Sud Italia l’acqua delle olive in salamoia e il liquido dei sottaceti non si buttavano. Servivano per insaporire una minestra, per condire le patate lesse, per dare una nota acida a un sugo. Le nonne non conoscevano la chimica, ma avevano capito l’essenziale: quel liquido è già salato, acido e profumato. In pratica è un condimento pronto.

Con i peperoncini fermentati succede la stessa cosa, anzi meglio. Il liquido che resta quando si frullano i peperoncini per fare la salsa contiene sale nella giusta misura, acido lattico prodotto dai batteri buoni e tutti gli aromi del peperoncino. Per questo è una marinata eccellente per pollo e maiale. Prima però vediamo cosa succede dentro il barattolo.

Cosa succede nel barattolo: la fermentazione lattica del peperoncino

Sulla buccia dei peperoncini, come su quella di quasi tutte le verdure, vivono naturalmente dei batteri chiamati lattobacilli. Se mettiamo i peperoncini sott’acqua salata, senza aria, questi batteri si trovano bene e cominciano a mangiare gli zuccheri della bacca. In cambio producono acido lattico, lo stesso che troviamo nello yogurt e nei crauti. L’acido abbassa il pH, cioè rende l’ambiente sempre più acido, e così blocca i microbi cattivi che fanno marcire il cibo.

Perché la salamoia deve stare tra il 2 e il 3,5% di sale

Il sale è il buttafuori della festa. Lascia entrare i lattobacilli, che lo sopportano bene, e tiene fuori molti batteri del marciume, che invece lo soffrono. Se il sale è troppo poco (sotto il 2%) il barattolo rischia di andare a male prima che l’acido faccia il suo lavoro. Se è troppo (sopra il 5%) anche i batteri buoni rallentano e la fermentazione diventa lentissima. Gli studi sulla fermentazione dei peperoncini habanero mostrano proprio questo: la quantità di sale cambia il profilo degli aromi e degli acidi che si formano. La via di mezzo, intorno al 3%, è quella più usata e più sicura per chi comincia.

Il calcolo è semplice: salamoia al 3% vuol dire 30 grammi di sale per ogni litro d’acqua. Chi vuole essere più preciso pesa insieme peperoncini e acqua e aggiunge il 2,5-3% di quel peso totale in sale. Ad esempio, 500 g di peperoncini più 500 g d’acqua fanno 1 kg: servono 25-30 g di sale.

Il numero magico: pH sotto 4,6

Il pH misura quanto è acido un alimento. Sotto 4,6 il batterio del botulino non riesce a crescere né a produrre la sua tossina: per questo tutta la sicurezza delle conserve gira attorno a questo valore. Una buona fermentazione dei peperoncini scende di solito tra 3,3 e 3,8 in una o due settimane. Le cartine tornasole o un piccolo pHmetro da cucina costano poco e tolgono ogni dubbio. Consiglio pratico: misurate sempre prima di frullare e imbottigliare.

Tempi e temperature

  • Temperatura ideale: 18-24 °C, lontano dal sole diretto. In una cucina italiana a fine ottobre ci siamo quasi sempre.
  • Primi giorni (2-4): il liquido diventa torbido e salgono le bollicine. È il segnale che i batteri lavorano.
  • Una-due settimane: profumo acidulo e fresco, il pH è già sceso. Si può già usare.
  • Tre-quattro settimane o più: sapore più rotondo e complesso. Molti appassionati arrivano a due mesi.

Durante i giorni più vivaci il gas spinge il coperchio: serve una valvola, un tappo da fermentazione oppure basta aprire un attimo il barattolo una volta al giorno per far uscire l’aria.

Velo bianco o muffa? Come riconoscerli

Prima o poi in superficie può comparire un velo bianco, piatto e un po’ rugoso, simile a una pellicola. È quasi sempre il cosiddetto lievito kahm: non è pericoloso, ma se lasciato lì dà un sapore stantio. Si toglie con un cucchiaio e si va avanti. La muffa vera invece è diversa: è pelosa, in rilievo, a ciuffetti, e ha colori come verde, blu, nero o rosa. In quel caso il barattolo va buttato tutto, senza tentare di salvarlo. La regola d’oro per evitarla è una sola: i peperoncini devono stare sempre sotto il livello del liquido, aiutandosi con un pesetto di vetro o con una foglia di cavolo pressata sopra.

Fermentare anche i peperoncini verdi e mezzi maturi

A fine stagione molte bacche non faranno in tempo a diventare rosse. Niente paura: si possono fermentare anche verdi. Cambia però il risultato.

  • Colore: i verdi danno una salsa verde oliva o giallastra, perché la clorofilla con l’acido si scurisce. I rossi danno salse arancio vivo grazie ai carotenoidi.
  • Sapore: i verdi sono più erbacei e vegetali, i rossi più dolci e fruttati, perché maturando accumulano zuccheri.
  • Piccantezza: qui c’è una sorpresa. Non è vero che i verdi pizzicano sempre meno. Le analisi di laboratorio sulle varietà di peperoncino mostrano che la capsaicina, la sostanza che brucia, in alcune varietà è più alta proprio allo stadio verde, in altre aumenta con la maturazione, in altre ancora resta stabile. Dipende molto dalla varietà. Inoltre la capsaicina si concentra nella placenta, cioè la parte bianca interna dove stanno attaccati i semi, più che nella polpa.

Un’idea che funziona bene: mescolare verdi e rossi nello stesso barattolo. Si ottiene una salsa dal colore aranciato, con la freschezza dei verdi e la dolcezza dei maturi. Aggiungere uno o due spicchi d’aglio, una carota o una cipolla dà anche più zuccheri ai batteri e una fermentazione più vivace.

La ricetta base

  1. Lavate i peperoncini, togliete il picciolo e tagliateli a metà (con i guanti, sempre).
  2. Metteteli in un barattolo di vetro pulito con aglio e aromi a piacere, riempiendo al massimo fino a 3-4 cm dal bordo.
  3. Coprite con la salamoia al 3% preparata con acqua non clorata e sale senza iodio.
  4. Tenete tutto sotto il liquido con un peso e chiudete con coperchio da sfiatare o valvola.
  5. Lasciate fermentare 2-4 settimane a temperatura ambiente.
  6. Scolate i peperoncini conservando la salamoia, frullateli aggiungendo un po’ di quel liquido fino alla densità voluta. Chi vuole una salsa più stabile aggiunge un goccio di aceto.
  7. Conservate la salsa in frigo: dura mesi.

La seconda vita della salamoia: una marinata già pronta

Ecco la parte che vale il barattolo. Dopo il frullato resta sempre un bel po’ di liquido rosso o aranciato, profumato, leggermente piccante. Per marinare una carne di solito servono tre cose: sale, un acido e aromi. La salamoia di fermentazione le ha già tutte e tre, nelle giuste proporzioni. Non serve aggiungere altro.

Salsa piccante fermentata fatta in casa: salva gli ultimi peperoncini e non buttare il liquido del barattolo

Perché l’acido lattico è più gentile di limone e aceto

Il limone contiene acido citrico, l’aceto acido acetico. Sono acidi forti al palato e, se la carne resta immersa troppo, la superficie diventa bianca, gommosa e farinosa, come se fosse mezza cotta. L’acido lattico invece è più morbido, la salamoia è già diluita e il sale aiuta le proteine del muscolo a trattenere l’acqua. Il risultato è una carne più succosa e tenera, con un sapore leggermente acidulo e piccante che non copre quello della carne. È la stessa idea, molto amata nel Sud degli Stati Uniti, di marinare il pollo per la frittura nel liquido dei cetriolini sottaceto: chi l’ha provata sa quanto rende il pollo morbido e saporito. Ed è anche la risposta a chi cerca come marinare il pollo senza limone.

Dosi e tempi per pollo e maiale

  • Quantità: circa 100-150 ml di salamoia ogni 500 g di carne, abbastanza da bagnarla tutta. Un sacchetto da freezer aiuta a usarne poca.
  • Pollo (cosce, sovracosce, petto a fette, ali): da 6 a 8 ore in frigorifero.
  • Maiale (braciole, costine, filetto a medaglioni, spiedini): da 6 a 8 ore in frigorifero.
  • Non superate le 8-12 ore: anche un acido gentile, alla lunga, rende la superficie molle e troppo salata.
  • Prima di cuocere: scolate e asciugate bene la carne con carta da cucina, così in padella o alla griglia fa la crosticina invece di lessarsi.

Per arricchire si può aggiungere un cucchiaio di olio, un po’ di miele o zucchero di canna (che caramella in cottura) e erbe come rosmarino e origano. Il sale, però, mai: c’è già.

Gli errori da evitare

  • Sale iodato o con antiagglomeranti: lo iodio può rallentare i batteri e gli additivi rendono torbido il liquido. Usate sale marino grosso o fino senza iodio.
  • Acqua del rubinetto molto clorata: il cloro serve proprio a uccidere i microbi, anche quelli buoni. Usate acqua in bottiglia oppure lasciate l’acqua del rubinetto in una caraffa aperta per qualche ora, o bollitela e fatela raffreddare.
  • Barattolo pieno fino all’orlo: la fermentazione produce gas e schiuma. Lasciate almeno 3-4 cm di spazio, altrimenti il liquido trabocca e i peperoncini restano scoperti.
  • Peperoncini che galleggiano: tutto ciò che sta fuori dal liquido è un invito per la muffa.
  • Riusare la salamoia dopo la carne cruda: questo è l’errore più serio. Una volta che la salamoia ha toccato pollo o maiale crudi contiene i loro batteri, compresi quelli che causano intossicazioni. Va buttata. Non si rimette nel barattolo, non si usa per un’altra marinata e non si versa sulla carne cotta. Se volete una salsa da spennellare a fine cottura, mettetene da parte un po’ prima di marinare.
  • Marinare fuori dal frigo: la marinata non è una conserva. La carne cruda resta sempre in frigorifero.

Dall’orto al barattolo: varietà migliori e come salvare le piante

Quasi tutti i peperoncini si possono fermentare, ma alcuni danno salse migliori di altri. Le varietà carnose, come jalapeño, Fresno e i cornetti calabresi, danno salse dense e cremose. I Capsicum chinense, come habanero e Scotch bonnet, regalano profumi fruttati e tropicali e una piccantezza importante: sono i peperoncini più studiati proprio per la fermentazione. Il classico diavolicchio calabrese e i cayenne, più sottili e asciutti, danno salse più liquide e molto piccanti. Un buon trucco è mescolare una varietà carnosa con una molto aromatica.

Le piante in vaso possono passare l’inverno

Il peperoncino in realtà è una pianta perenne: da noi lo trattiamo come annuale solo perché soffre il freddo. Nelle zone più miti d’Italia, lungo le coste del Centro-Sud e nelle isole, una pianta in vaso può superare l’inverno anche all’aperto, riparata contro un muro esposto a sud. Altrove conviene fare così:

  • raccogliere tutte le bacche prima che le notti scendano sotto i 10 °C in modo stabile;
  • potare i rami lasciando una struttura a Y di 15-20 cm;
  • controllare che non ci siano afidi o cocciniglie prima di portare la pianta in casa;
  • tenerla in un locale luminoso e fresco, tra 10 e 15 °C, come una veranda o un vano scala;
  • bagnare pochissimo, solo quando il terriccio è asciutto in profondità;
  • a marzo-aprile rinvasare con terriccio nuovo e riportare fuori quando le minime superano stabilmente i 12 °C.

Una pianta svernata riparte con un mese o più di vantaggio e spesso produce prima e di più. Soprattutto i chinense, lenti a maturare, ne guadagnano molto. Così l’anno prossimo avrete di nuovo peperoncini a ottobre, un nuovo barattolo da fermentare e, sul fondo, quel liquido prezioso che ormai non butterete più.

Fonti

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