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Ad aprile tutti guardano i getti nuovi del bambù, belli e veloci. Poi arriva l’estate, la siepe è fatta e smettiamo di farci caso. È proprio in quel momento che il bambù si muove davvero. Sotto terra i rizomi delle Phyllostachys, cioè i fusti sotterranei che sembrano radici, si allungano soprattutto tra fine estate e autunno. In una sola stagione possono fare diversi metri, passare sotto la recinzione e spuntare la primavera dopo nel prato del vicino. Questo articolo non vuole spaventare nessuno. Vuole spiegare come funziona questa pianta, come capire se ha già superato il confine e cosa fare in concreto, adesso che è autunno.
Perché alcuni bambù camminano e altri no
Con la parola bambù si indicano centinaia di specie diverse. Per chi ha un giardino, però, contano due gruppi soltanto, e la differenza sta tutta sotto terra.
- Bambù a rizoma corrente (leptomorfo). Il rizoma è sottile e lungo e corre in orizzontale lontano dalla pianta madre. Ogni tanto da una gemma nasce una canna nuova, a volte a metri di distanza. A questo gruppo appartengono le Phyllostachys (P. aurea, P. bissetii, P. aureosulcata, P. nigra e altre), ma anche Pleioblastus, Sasa e Pseudosasa.
- Bambù cespitoso (pachimorfo). Il rizoma è corto e tozzo e si piega quasi subito verso l’alto. La canna nuova nasce attaccata a quelle vecchie, quindi il cespo si allarga di pochi centimetri l’anno, come un grosso cespuglio. Sono cespitose le Fargesia e le Bambusa.
Il bambù dorato (Phyllostachys aurea) è l’esempio più noto. Negli Stati Uniti, in Australia e in diverse zone del Sud-est asiatico e del Sud America è classificato come specie invasiva. Le schede ufficiali lo descrivono come una pianta che forma boschetti fitti dove non cresce nient’altro. I suoi rizomi passano sotto recinzioni, asfalto e cemento e riemergono anche a qualche metro di distanza. Anche in Europa le Phyllostachys sono citate tra le piante ornamentali che sfuggono ai giardini e si diffondono da sole.
Dove si comporta peggio in Italia? In pianura, su terreni freschi, profondi e annaffiati spesso, tipici delle zone climatiche 8-10, dalla Pianura Padana alle coste. Lì le Phyllostachys crescono con un vigore enorme. Non a caso sono tra le siepi frangivista più vendute e anche tra le cause più comuni di litigi tra vicini.
Come riconoscerli prima di comprarli
Non bisogna fidarsi ciecamente del cartellino. Spesso c’è scritto solo bambù, oppure un nome commerciale di fantasia. Anche in vivai seri capita di trovare una Phyllostachys venduta come pianta adatta alle siepi, senza nessuna avvertenza. Ecco cosa controllare.
- Il nome botanico. Chiedete sempre genere e specie. Se inizia con Phyllostachys, Pleioblastus, Sasa, Semiarundinaria o Pseudosasa, il bambù è corrente. Fargesia, Bambusa e Borinda sono cespitosi.
- La scanalatura sulla canna. Le Phyllostachys hanno un solco piatto per tutta la lunghezza di ogni tratto tra un nodo e l’altro, sul lato da cui partono i rami. Di solito i rami sono due per nodo. È un segno facile da vedere anche per chi non è esperto.
- Il vaso. Sfilate la pianta, se il vivaista ve lo permette. Un bambù corrente ha rizomi bianchi o giallastri che girano lungo la parete del vaso e a volte escono dai fori di drenaggio. Un cespitoso ha una zolla compatta, con le canne tutte strette nello stesso punto.
- La distanza tra le canne. Se nello stesso vaso vedete canne nate a qualche centimetro l’una dall’altra, con un tratto di rizoma nudo in mezzo, è quasi certamente un leptomorfo.
Il test d’autunno: il bambù ha già passato il confine?
Fine ottobre e novembre sono il periodo migliore per controllare. I rizomi hanno fatto quasi tutta la crescita dell’anno ma i nuovi getti non sono ancora usciti. In pratica la mappa sotterranea è completa e si può leggere. Ecco come fare.
- Scavate un solco di ispezione tra il bambù e il confine, a 50-100 cm dalle canne più esterne. Bastano una vanga dritta e un po’ di pazienza. Il solco deve essere largo quanto la vanga e profondo 30-40 cm, perché nella maggior parte dei terreni da giardino quasi tutti i rizomi stanno in quello strato.
- Cercate i rizomi con la punta bianca. Il rizoma vecchio è marrone o giallo scuro, duro, con nodi fitti. Quello dell’anno è più chiaro, e soprattutto finisce con una punta bianca, appuntita e dura come un chiodo. Quella punta è la parte che sta crescendo. Se la trovate rivolta verso il confine, il bambù si sta muovendo in quella direzione.
- Controllate oltre la recinzione. Se il vicino è d’accordo, guardate lungo il suo lato del confine. Un indizio tipico sono piccoli getti a forma di cono nel prato, o sottili canne isolate che compaiono in tarda estate. Vuol dire che c’è già almeno un rizoma dall’altra parte.
- Segnate cosa trovate. Un picchetto per ogni rizoma che attraversa il solco vi aiuterà a decidere dove intervenire per primo.
Un consiglio pratico: tagliare le canne non serve a fermare i rizomi, anzi. Se si abbatte un tratto di siepe senza toccare la parte sotterranea, la pianta reagisce spingendo ancora di più dove trova spazio libero. Chi ha provato a liberare una fascia lungo la recinzione lo sa bene: la fascia si riempie di nuovo in una stagione. Per tagliare le canne mature, poi, la motosega e il decespugliatore funzionano male, perché le fibre si avvolgono attorno agli organi che girano. Molto meglio una sega a gattuccio elettrica, che va avanti e indietro, oppure un seghetto a mano ben affilato. Considerate anche quanto materiale producono: una decina di canne adulte fanno un cumulo enorme. Prima di cominciare, informatevi se il servizio comunale del verde lo ritira.
La barriera antirizoma fatta bene
Se si vuole tenere una Phyllostachys, l’unico sistema affidabile nel lungo periodo è chiuderla in una barriera fisica sotto terra. Funziona però solo se è posata senza errori, perché i rizomi trovano ogni punto debole.
- Materiale: polietilene ad alta densità (HDPE) di almeno 2 mm di spessore. I teli sottili, il tessuto non tessuto, i teli per pacciamatura e le lamiere che arrugginiscono non bastano.
- Profondità: 60-70 cm sotto terra. Nei terreni sciolti e irrigati di pianura conviene arrivare al limite massimo.
- Bordo fuori terra: la barriera deve sporgere di circa 5 cm sopra il livello del terreno. I rizomi che arrivano al bordo tendono a scavalcarlo in superficie, e così si vedono e si tagliano subito. Non coprite questo bordo con pacciamatura o terra.
- Giunzioni: sono il vero punto debole. I due capi vanno sovrapposti per almeno 30-50 cm e chiusi con l’apposita barra o con nastro sigillante specifico. Una fessura di pochi millimetri basta perché una punta ci si infili.
- Inclinazione: la parte alta della barriera va inclinata leggermente verso l’esterno. Così i rizomi che la toccano vengono spinti verso l’alto invece che verso il basso.
- Spazio interno: se la barriera stringe troppo la pianta, il bambù si indebolisce e la pressione dei rizomi contro il telo aumenta. Per una siepe contate su una striscia larga almeno 1-1,5 m.
Anche una barriera fatta bene va controllata. Una volta l’anno, in autunno, fate il giro del bordo e tagliate i rizomi che provano a scavalcarlo.
Il taglio annuale dei rizomi con la vanga
Se non c’è barriera, o se non si vuole scavare una trincea profonda, si può fare la potatura dei rizomi. Si lavora lungo tutto il perimetro che si vuole difendere. A novembre si affonda una vanga ben affilata fino alla lama piena, ripetendo lungo una linea continua a 50-60 cm dalle canne esterne. I rizomi tagliati che restano fuori dalla linea si tolgono a mano. Lasciati nel terreno, molti possono ancora mettere radici e fare canne nuove.

È un lavoro faticoso, va detto. Nei terreni argillosi la vanga entra a fatica e i rizomi più vecchi sono durissimi. Ma è anche il metodo più economico e, se si fa ogni anno, tiene il bambù dove deve stare. Nel Sud e sulle coste, dove l’inverno è mite e i rizomi restano attivi più a lungo, conviene fare un secondo passaggio a fine inverno, prima che escano i getti tra marzo e maggio. Un modo più comodo per tenere sotto controllo i bordi è un fosso aperto largo una trentina di centimetri, riempito di sabbia o di materiale sciolto. Lì i rizomi si vedono e si tolgono in pochi minuti.
Eliminare il bambù dal giardino: perché il diserbo chimico quasi non funziona
Molti pensano di risolvere con un diserbante. Su una rete di rizomi, però, i risultati sono deludenti. Le prove sperimentali sulle Phyllostachys hanno mostrato che diversi principi attivi non danno un controllo utile, nemmeno quelli che funzionano bene sulle graminacee comuni. Gli unici con qualche effetto, glifosate e imazapyr, hanno richiesto più trattamenti nel corso di anni e non hanno eliminato del tutto la pianta. Il motivo è semplice: la parte verde è solo una piccola frazione della pianta, mentre l’energia è conservata in decine di metri di rizomi collegati tra loro. Il prodotto non arriva in quantità sufficiente a ogni gemma.
Bisogna poi ricordare che in giardini, orti e vicino a pozzi e fossi l’uso dei diserbanti ha limiti precisi. Nelle aree frequentate da tutti, l’uso di alcuni prodotti è limitato o vietato. Le linee guida per la gestione delle infestazioni consigliano quasi sempre un metodo meccanico ripetuto.
- Tagliare tutte le canne a raso.
- Falciare o tagliare ogni nuovo getto appena spunta, per tutta la stagione, così la pianta consuma le riserve senza ricaricarle.
- Scavare e togliere i rizomi, con l’aiuto di un mini escavatore se la superficie è grande.
- Controllare per almeno due o tre anni e togliere i ricacci.
Chi ci è passato lo conferma: anche dopo una rimozione accurata, qualche pezzo rimasto sotto le radici di un albero o sotto un vialetto ributta l’anno dopo. Ogni anno però i ricacci sono meno, e alla fine si vince per sfinimento della pianta.
Bambù vicino al confine: cosa dice la legge
In Italia la regola di base è l’art. 892 del codice civile. Le distanze dal confine sono prima di tutto quelle dei regolamenti locali e degli usi locali. Solo se mancano si applicano quelle del codice:
- 3 metri per gli alberi ad alto fusto;
- 1,5 metri per gli alberi non di alto fusto;
- mezzo metro per viti, arbusti, siepi vive e piante da frutto alte non più di 2,5 metri;
- 1 metro per le siepi di piante che si tagliano periodicamente vicino al ceppo, e 2 metri per le siepi di robinia.
In quale categoria rientra una siepe di bambù alta 6-8 metri non è sempre ovvio. Dipende da come la siepe è tenuta e da come la valutano i giudici, che hanno deciso in modi diversi. Prima di piantare, quindi, controllate il regolamento edilizio o del verde del vostro Comune.
Il problema vero, però, è un altro: i rizomi che passano sotto il confine. Il codice civile (art. 896) permette al vicino di tagliare da sé le radici che entrano nel suo terreno. Se però i ricacci rovinano un prato, una pavimentazione, un vialetto o delle tubazioni, la questione può diventare una richiesta di risarcimento. E la causa costerà quasi sempre più della barriera che si poteva posare all’inizio. Il consiglio è parlarne subito con il vicino, mostrargli il solco di ispezione e mettersi d’accordo su come intervenire.
Bambù da siepe che non si espande: le alternative
Se volete una siepe frangivista senza pensieri, scegliete un bambù cespitoso.
- Fargesia (per esempio F. murielae, F. nitida, F. rufa, F. robusta). Sono molto resistenti al freddo, formano cespi compatti alti 2-4 metri e hanno un aspetto elegante e leggero. Al Nord crescono bene anche al sole. Al Centro-Sud soffrono il caldo secco e il sole pieno: le foglie si arrotolano e si bruciano ai margini. Lì vanno messe a mezz’ombra, con terreno fresco e pacciamato e annaffiature regolari d’estate.
- Bambusa multiplex (con varietà come Alphonse Karr e Golden Goddess). È cespitosa, sopporta molto meglio il caldo e il sole ed è adatta alle zone costiere e al Sud. Teme però le gelate forti, quindi nelle zone interne più fredde del Nord è rischiosa.
L’autunno è anche il momento giusto per piantare le specie cespitose. Il terreno è ancora tiepido e le radici si sistemano prima dell’inverno. Infine, se proprio non volete rinunciare a una Phyllostachys, c’è una soluzione semplice: una grande fioriera, solida e sollevata da terra, da cui i rizomi non possono scappare. Ogni due o tre anni va divisa e rinvasata. È meno romantico di un boschetto, ma vi farà dormire tranquilli, e lo stesso vale per il vostro vicino.
Fonti
- USDA APHIS. Weed Risk Assessment: Phyllostachys aurea. United States Department of Agriculture.
- Czarnota M.A., Derr J. (2007). Controlling Bamboo (Phyllostachys spp.) with Herbicides. Weed Technology, Cambridge University Press.
- Autori vari (2025). Early warning of two emerging plant invaders in Europe. Scientific Reports, Nature.
- Southeast Exotic Pest Plant Council. Golden Bamboo, Phyllostachys aurea. Invasive Plant Manual.
- TexasInvasives.org. Management Protocol for Phyllostachys aurea, Golden bamboo. Texas Invasive Species Institute.
- University of Florida IFAS. Phyllostachys aurea, Golden Bamboo. Center for Aquatic and Invasive Plants.
- Weeds Australia. Golden Bamboo, Fishpole Bamboo. Centre for Invasive Species Solutions.
- New York Botanical Garden, Mertz Library. How can I control bamboo in my garden?. NYBG.
- Repubblica Italiana (1942). Codice Civile, art. 892, Distanze per gli alberi. Gazzetta Ufficiale.





