Ooteca della mantide religiosa: cos’è quella schiuma secca sui rami e perché non va mai portata in casa

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

In autunno, mentre poti la siepe, sistemi la legnaia o passi la mano sulla rete dell’orto, può capitarti di trovare una strana pallina allungata, color nocciola, che sembra schiuma da imballaggio seccata. È lunga quanto un pollice, è ruvida e sta ben attaccata a un ramo, a un muretto o a un palo della recinzione. Molti pensano a un nido di vespe, a un fungo o a un bozzolo di farfalla. In realtà è quasi sempre un’ooteca di mantide religiosa (Mantis religiosa), cioè il contenitore delle sue uova. Dentro aspettano la primavera da qualche decina fino a circa duecento piccole mantidi.

Chi la trova di solito si fa la stessa domanda: e adesso cosa ci faccio? La risposta breve è: quasi niente. Lasciala dove sta. Qui sotto trovi la risposta lunga: come riconoscerla, come fa a superare il gelo, cosa vogliono dire i forellini che a volte ci vedi sopra e perché il salotto è il posto peggiore dove metterla.

Cos’è un’ooteca: un sacco a pelo fatto di schiuma

La parola ooteca viene dal greco e vuol dire più o meno scatola per le uova. Tra fine estate e autunno, di solito fra settembre e ottobre in gran parte d’Italia, la femmina di mantide dopo l’accoppiamento cerca un appoggio solido e ben esposto. Con la punta dell’addome fa uscire un liquido e lo sbatte con dei movimenti ritmici, un po’ come chi monta la panna. Viene fuori una schiuma piena di bollicine d’aria. Dentro questa schiuma la femmina depone le uova in file ordinate, una dopo l’altra.

A contatto con l’aria la schiuma si indurisce in poche ore e diventa un guscio leggero ma resistente, simile al cartone pressato. Le bollicine d’aria intrappolate fanno da isolante, proprio come il polistirolo delle cassette del pesce o la schiuma che si usa per isolare i muri. Ogni femmina può fare più di un’ooteca nella stessa stagione. Poi, con l’arrivo del freddo, gli adulti muoiono. In inverno l’unica cosa che resta della mantide religiosa, nelle nostre campagne, sono proprio queste ooteche.

Come riconoscerla al primo sguardo

  • Forma: allungata, un po’ a goccia o a salsicciotto, lunga in genere 2-4 centimetri.
  • Colore: dal beige chiaro al marrone nocciola, a volte grigiastro dopo mesi di pioggia.
  • Superficie: a strati sottili, come tante lamelle una sopra l’altra, con una specie di cucitura o cresta al centro, da dove usciranno i piccoli.
  • Consistenza: secca e leggera. Se la premi piano non si sbriciola subito e non è appiccicosa.
  • Dove la trovi: steli d’erba alta, rametti di arbusti, sassi, muretti a secco, pali, reti metalliche, sotto i davanzali e perfino sulle cassette delle lettere.

Non confonderla con processionaria e bozzoli di falena

Saperla distinguere è importante, perché ci sono strutture simili che invece conviene togliere o segnalare.

  • Ovature di processionaria del pino: si trovano solo sugli aghi di pino, mai sui muri. Sono dei piccoli manicotti cilindrici avvolti attorno a una coppia di aghi, ricoperti di scagliette grigio-beige che ricordano le squame di una pigna. Si vedono soprattutto in estate. Più avanti, in autunno e inverno, sui pini compaiono i classici nidi bianchi di seta, grandi come un pugno. Niente a che vedere con l’ooteca della mantide, che è compatta, liscia a strati e non ha seta.
  • Ovature di limantria e altre falene: sui tronchi di querce e alberi da frutto puoi trovare delle macchie piatte e pelose, color camoscio o giallino. Sono uova coperte di peli della femmina. Al tatto sembrano feltro, non schiuma indurita.
  • Bozzoli di falena: sono fatti di seta. Possono sembrare carta velina, tela o batuffoli di cotone, e spesso dentro si vede o si sente la crisalide. L’ooteca invece è rigida e non ha fili.
  • Nidi di vespa cartonaia: sono grigi, con le cellette esagonali ben visibili o con un buco d’entrata. L’ooteca non ha né celle né aperture, salvo i forellini di cui parliamo più sotto.

Per completezza: in Italia ci sono anche altre mantidi, più piccole e meno conosciute, che fanno ooteche diverse, più piatte o più minute. Il comportamento giusto però è lo stesso per tutte: rispettarle e lasciarle all’aperto.

Come fa a superare gelo, pioggia e neve

A vederla sembra una cosa fragile, ma l’ooteca è una piccola opera di ingegneria. Funziona su tre fronti.

  • Isolamento termico: l’aria chiusa nella schiuma rallenta i cambi di temperatura. Le uova non subiscono gli sbalzi bruschi tra il sole di mezzogiorno e la brina della notte.
  • Protezione dall’acqua: il guscio indurito fa scivolare via la pioggia e non fa marcire le uova. Ecco perché dopo un inverno umido l’ooteca è ancora intera.
  • Difesa meccanica: la scorza rigida ferma molti piccoli predatori, anche se non tutti. Uccelli e topolini a volte riescono a beccarla o a rosicchiarla.

C’è anche un meccanismo biologico, molto più importante della schiuma: la diapausa. Gli embrioni delle mantidi europee, dopo i primi giorni di sviluppo, entrano in una specie di letargo. Si fermano e restano in pausa per tutto l’inverno. Hanno bisogno di passare un lungo periodo al freddo per poi ripartire quando le giornate si allungano e scaldano. È lo stesso principio di tanti semi che germinano bene solo dopo l’inverno. Nelle regioni più a nord del suo areale la mantide religiosa supera la stagione fredda proprio così, sotto forma di ooteca. Nelle zone più calde e meridionali invece gli adulti si possono incontrare per un periodo dell’anno molto più lungo.

I forellini sull’ooteca: chi l’ha bucata?

A volte l’ooteca che trovi ha dei piccolissimi fori rotondi, grandi come la punta di uno spillo. Non sono buchi d’uscita delle mantidi: le piccole mantidi escono tutte dalla cresta centrale, non da fori sparsi. Quei forellini sono la firma dei parassitoidi, cioè minuscole vespe, spesso più piccole di un chicco di riso, che vivono a spese delle uova.

I più conosciuti appartengono al genere Podagrion. Sono vespine metalliche, verdi o bronzee, con zampe posteriori robuste e, nelle femmine, un lungo ovopositore, cioè un sottile pungiglione che serve a deporre le uova. La femmina lo infila attraverso il guscio dell’ooteca e depone dentro le uova di mantide. Ogni larva di vespina mangia un solo uovo di mantide, ci si sviluppa dentro e da adulta scava un foro per uscire. Esistono anche altri gruppi di microvespe che attaccano le ooteche: alcune femmine salgono addirittura in groppa alla mantide adulta e aspettano il momento della deposizione per arrivare subito alle uova appena nate.

Cosa vuol dire per te, in pratica?

Ooteca della mantide religiosa: cos'è quella schiuma secca sui rami e perché non va mai portata in casa

  • Pochi forellini: l’ooteca è stata colpita in parte, ma molte uova possono essere ancora sane. Lasciala al suo posto.
  • Tanti forellini e guscio sbriciolato: probabilmente le uova sono state quasi tutte mangiate. Non è un problema da risolvere. È la natura che fa il suo corso e anche quelle vespine fanno parte dell’equilibrio del giardino.
  • Non usare insetticidi: le microvespe non pungono le persone e non danneggiano le piante. Un trattamento farebbe solo danni agli altri insetti utili.

Perché non va mai portata in casa

È l’errore più comune e quasi sempre è fatto in buona fede: il bambino la trova, la mettiamo sul davanzale interno o in un barattolo in salotto per proteggerla dal freddo. Ma per l’ooteca il freddo non è un nemico. È il suo orologio.

Al calore costante del termosifone, intorno ai 20 gradi, gli embrioni capiscono che è arrivata la primavera, anche se fuori è gennaio. Dopo qualche settimana l’ooteca si apre e ne escono tutte insieme decine o un paio di centinaia di piccole mantidi, lunghe meno di un centimetro, pallide e appese a sottili fili. In pochi minuti si sparpagliano su tende, muri e libri. A quel punto:

  • in casa non c’è niente da mangiare: le piccole mantidi cacciano soltanto prede vive e minuscole, come moscerini e afidi, che in inverno non ci sono;
  • fuori non possono andare: liberarle in giardino a gennaio vuol dire farle morire di freddo in una notte;
  • si mangiano tra loro: senza cibo, le piccole mantidi diventano cannibali in pochi giorni.

Il risultato è quasi sempre lo stesso: in pochi giorni muoiono tutte. Anche uno spazio che sembra fresco, come un garage riscaldato, una veranda chiusa o una serra, può bastare a farla schiudere prima del tempo. La regola è semplice: l’ooteca deve passare l’inverno all’aperto, esposta al freddo vero, alla pioggia e alla luce naturale.

Ooteca mantide: cosa fare se va spostata

Se l’ooteca è su un ramo che devi potare, su una rete da sostituire o su un cancello da riverniciare, puoi spostarla senza problemi seguendo pochi accorgimenti.

  1. Non staccarla a mano: rischi di romperla o di schiacciare le uova. Se è su un rametto, taglia il ramo 5-10 centimetri sopra e sotto l’ooteca e tienilo intero.
  2. Se è su un muro o su un palo, prova a staccarla molto piano con una lama sottile, passandola sotto la base. Se resiste troppo, è meglio rimandare il lavoro in quel punto fino a giugno.
  3. Fissala di nuovo nello stesso verso: lega il rametto con spago o fil di ferro morbido a un arbusto, a una siepe o alla rete, a circa 50-150 centimetri da terra. Cerca di rimetterla con lo stesso orientamento che aveva, cioè la cresta centrale verso il basso o di lato, come l’aveva lasciata la madre.
  4. Scegli un posto riparato ma all’aperto: un cespuglio fitto, una siepe di rosmarino o di lavanda, una zona dove non si tagli l’erba. Evita il pieno sole contro un muro esposto a sud, che potrebbe scaldarla troppo presto, e i punti dove ristagna l’acqua.
  5. Niente sacchetti chiusi né barattoli: lì dentro si forma condensa e arriva la muffa. Se temi gli uccelli, puoi avvolgerla in un pezzo di tulle o di rete antinsetto a maglie larghe, da togliere però prima della schiusa, così i piccoli possono uscire.

Se proprio vuoi osservare la nascita con i bambini, fallo all’aperto: tieni d’occhio l’ooteca dal giardino o dal balcone senza toccarla. È uno spettacolo che vale l’attesa.

Quando nascono le mantidi: la schiusa a maggio-giugno

In Italia la schiusa dell’ooteca di mantide arriva di solito tra fine aprile e giugno. Al Sud e lungo le coste può essere un po’ prima, al Nord e in collina un po’ dopo. Se leggi guide americane, tieni conto che lì le date possono essere diverse, perché clima e specie non sono gli stessi. Non contano tanto i giorni sul calendario quanto il caldo accumulato in primavera.

La nascita avviene quasi sempre in un’unica ondata, nelle ore più tiepide della giornata. Le piccole mantidi escono dalla cresta centrale una dopo l’altra, restano appese per qualche momento a sottilissimi fili e poi si disperdono nell’erba. Sono già delle mantidi in miniatura, chiamate neanidi: non c’è un bruco né una larva. Cresceranno cambiando pelle diverse volte e diventeranno adulte verso la fine dell’estate.

Non aspettarti di ritrovarle tutte. La maggior parte finisce mangiata da ragni, formiche, uccelli e lucertole, e anche tra fratelli si mangiano. È normale: proprio per questo la madre ne depone così tante. Quelle che ce la fanno diventeranno ottime cacciatrici di insetti nell’orto e nel giardino.

In sintesi: cosa fare con un’ooteca di mantide religiosa

  • È innocua: non punge, non morde, non rovina le piante e non attira parassiti in casa.
  • Lasciala dove si trova ogni volta che puoi.
  • Se devi spostarla, taglia il rametto e legalo in un cespuglio all’aperto.
  • Non portarla mai in casa, in garage riscaldato o in serra: si schiuderebbe in pieno inverno.
  • I forellini sono il segno di microvespe parassitoidi: non servono rimedi.
  • Aspettati la nascita tra fine aprile e giugno.

Quella pallina di schiuma secca è uno dei piccoli tesori che un giardino tranquillo, con un po’ di erba alta e qualche siepe non potata troppo, sa custodire. Il modo migliore per aiutarla è fare la cosa più semplice: lasciarla in pace.

Fonti

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