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È una giornata di fine ottobre e hai appena finito una bella camminata in un bosco di faggi e castagni. In macchina senti qualcosa che si muove dietro l’orecchio. Ci passi le dita e trovi un insetto piatto, marrone, duro come la plastica, con zampe che si aggrappano ai capelli. Provi a schiacciarlo tra le dita e niente, resta intero. La prima volta che mi è successo ho pensato a una zecca. Poi, guardandolo meglio, mi è sembrato più una mosca senza ali. Avevo ragione io la seconda volta: era una mosca del cervo, il cui nome scientifico è Lipoptena cervi. È un parassita di cervi, caprioli e daini che in autunno, ogni tanto, scambia anche noi per un capriolo.
Che cos’è la mosca del cervo
La mosca del cervo è un vero e proprio dittero, cioè appartiene allo stesso gruppo delle mosche e delle zanzare. Fa parte della famiglia degli Ippoboscidi, mosche specializzate nel vivere sul corpo di mammiferi e uccelli e nel nutrirsi del loro sangue. In inglese la chiamano deer ked. In italiano si sente dire anche pidocchio del cervo o mosca dei caprioli, ma non ha niente a che vedere con i pidocchi.
Gli ospiti preferiti sono gli ungulati selvatici: capriolo, cervo, daino e, in montagna, anche il camoscio. In Italia vive soprattutto nei boschi del Centro e del Nord, sulle Alpi e sugli Appennini, cioè dove ci sono cervi e caprioli. Le ricerche sugli ungulati del Nord Italia l’hanno trovata su capriolo, cervo, camoscio e muflone. In Toscana e in altre zone del Centro-Nord è stata segnalata da qualche anno anche una specie arrivata dall’Asia, Lipoptena fortisetosa. Vive sugli stessi animali e vola nella stessa stagione, quindi a occhio nudo le due specie si confondono facilmente.
La mosca che si strappa le ali da sola
La sua vita è davvero strana, anche per un insetto. Ecco le tappe principali.
- Nasce con le ali. Gli adulti escono dalla pupa, una specie di bozzolo duro rimasto nel terreno o tra le foglie secche, tra fine estate e autunno. Appena nati hanno due ali trasparenti e funzionanti.
- Vola una volta sola. Le ali le servono solo per trovare un ospite. Vola bassa e per brevi tratti, attirata dai grandi animali che si muovono nel bosco.
- Si posa e si toglie le ali. Appena atterra su un animale caldo, si infila nel pelo e si stacca le ali, che si spezzano vicino alla base. Da quel momento non può più volare e resta lì, spesso per tutta la vita.
- Partorisce una larva già pronta. Quasi tutti gli insetti depongono uova. La femmina della mosca del cervo no: tiene dentro di sé una sola larva per volta e la nutre con una specie di latte prodotto da ghiandole speciali. Quando la larva è completamente cresciuta, la partorisce. In poche ore la larva si trasforma in pupa e cade a terra. Gli scienziati chiamano questa strategia pupiparità, ed è rarissima tra gli insetti.
- Passa l’inverno nel terreno. Le pupe restano nel suolo del bosco, spesso nei posti dove gli animali si riposano, fino all’estate o all’autunno dopo. Poi il ciclo ricomincia.
Questo stile di vita spiega anche il suo aspetto. Il corpo è appiattito, come se fosse stato schiacciato da sopra, ed è coperto da una corazza esterna dura ed elastica. Così scivola tra i peli senza farsi notare e sopporta senza danni le grattate e le scrollate del capriolo. È per questo che quando provi a schiacciarla tra le dita sembra indistruttibile: è fatta apposta per resistere alla pressione. Le zampe finiscono con uncini robusti, perfetti per aggrapparsi ai peli e anche ai nostri capelli.
Perché ci scambia per un capriolo
La mosca del cervo non cerca l’uomo. Il problema è che, per trovare un ospite, si basa su segnali semplici: una sagoma grande che si muove, il calore del corpo e i colori. Alcuni esperimenti fatti in Finlandia con persone usate come «esca» hanno mostrato che si posa più spesso su vestiti scuri e che punta soprattutto alla parte alta del corpo, cioè testa, collo e spalle. Per lei un escursionista con giacca marrone è più o meno come un cervo in piedi.
C’è poi un dettaglio importante. Una volta che si è posata e si è tolta le ali, la scelta è fatta per sempre. Se l’ospite è sbagliato, come noi, non può tornare indietro. Per questo si infila tra i capelli o sulla nuca, cerca la pelle e prova comunque a pungere. Sulla testa umana però non riesce a riprodursi, e prima o poi muore.
Gli studi sul volo hanno trovato anche un legame forte con la temperatura. Le mosche sono più attive nelle giornate autunnali miti e soleggiate, mentre il freddo le rallenta. In Italia, con i boschi delle zone climatiche 8-10, i mesi di punta sono di solito ottobre e novembre, con le prime comparse già a fine settembre. Se l’autunno è caldo, la stagione può continuare fino all’inizio di dicembre. Sono settimane di grande traffico nei boschi: funghi, castagne, foliage. Non a caso, chi va spesso in bici o a piedi nelle stesse zone se le ritrova addosso molte volte nella stessa stagione.
Come riconoscerla in 3 controlli con una lente
Basta una lente d’ingrandimento, o la fotocamera del telefono con lo zoom. Con questi tre controlli la distingui da zecca, pidocchio e ragno.
- Conta le zampe. La mosca del cervo ha 6 zampe, come tutti gli insetti. Le zecche adulte e i ragni ne hanno 8. Le larve di zecca hanno 6 zampe, ma sono piccolissime, grandi come un granello di pepe.
- Guarda il corpo. Nella mosca del cervo si vede bene una testa separata con occhi e corte antenne, poi un torace largo e un addome. La zecca invece sembra un unico sacchetto ovale con una piccola punta davanti. Il ragno ha due parti ben divise, collegate da una «vita» sottile.
- Cerca le ali o i loro resti. Se l’hai trovata appena posata, può avere ancora le ali ripiegate sul dorso. In quel caso è un insetto simile a una zecca ma con le ali. Se le ha già perse, con la lente si vedono spesso due piccoli moncherini ai lati del torace. Nessuna zecca, nessun pidocchio e nessun ragno ha qualcosa del genere.
Altri indizi utili: la mosca del cervo è lunga circa 5 millimetri, è color bruno-rossiccio e cammina di lato, veloce, un po’ come un granchio. Il pidocchio della testa è più piccolo, 2-3 millimetri, grigiastro, non ha mai le ali e lascia le uova attaccate ai capelli. La zecca, quando punge, resta ferma e attaccata alla pelle per giorni. La mosca del cervo invece si muove e cambia posto.
Cosa succede dopo la puntura
La puntura in sé spesso non si sente nemmeno. Molte persone la trovano mentre cammina tra i capelli, prima ancora che abbia punto. A volte capita di interromperla proprio mentre sta per mordere, e sulla pelle non resta niente. Quando invece riesce a nutrirsi, la storia può essere diversa.
I sintomi più comuni
Il disturbo tipico ha un nome preciso: dermatite da Lipoptena. Gli studi finlandesi, dove questa mosca si è diffusa moltissimo negli ultimi decenni, la descrivono così:
- piccoli rilievi rossi sulla pelle (pomfi o papule), a volte con un puntino al centro;
- sedi preferite: cuoio capelluto, nuca, collo e parte alta della schiena;
- un prurito che può essere molto forte;
- una durata lunga: spesso alcune settimane, in alcuni casi diversi mesi.
Chi passa molto tempo nel bosco, come boscaioli, cacciatori e guardie forestali, può ritrovarsi con decine di questi rilievi. La causa probabile è una reazione del sistema immunitario alla saliva della mosca. Per questo può peggiorare in chi viene punto spesso, stagione dopo stagione.
Batteri: cosa sanno davvero i ricercatori
Qui serve chiarezza, senza allarmismi. Nella mosca del cervo sono stati trovati alcuni batteri del gruppo delle Bartonelle, soprattutto Bartonella schoenbuchensis. È un batterio comune nel sangue di cervi e caprioli. Lo hanno trovato in Germania, Polonia, Regno Unito e in altri Paesi europei. Le ricerche hanno anche scoperto che la femmina lo può passare alla sua larva, quindi il batterio si trasmette da una generazione di mosche all’altra. In alcuni lavori, in queste mosche si sono trovate tracce di DNA di altri batteri, compreso quello della malattia di Lyme. Ma trovare del DNA dentro un insetto non vuol dire che l’insetto riesca a trasmettere la malattia all’uomo.

Il punto onesto è questo: oggi non ci sono prove solide che la mosca del cervo trasmetta malattie all’uomo. Alcuni ricercatori sospettano che le Bartonelle possano avere un ruolo nella dermatite o in rari episodi di febbre, ma servono ancora molti studi per capirlo. Nel frattempo, il rischio principale resta il prurito.
Quando andare dal medico
Nella maggior parte dei casi bastano pazienza e qualche accorgimento: lavare la zona con acqua e sapone, non grattarsi fino a farsi male e mettere un impacco fresco. Se il prurito è forte, il medico o il farmacista possono consigliare un antistaminico o una crema adatta. Conviene andare dal medico se:
- compare febbre, stanchezza insolita o ghiandole gonfie nei giorni o nelle settimane dopo l’escursione;
- intorno a una puntura si allarga un alone rosso che cresce giorno dopo giorno;
- le lesioni sono molte, si infettano a forza di grattarle o non migliorano dopo alcune settimane;
- non sei sicuro che fosse una mosca del cervo e non una zecca. Le zecche possono trasmettere malattie ben documentate, quindi è meglio farsi vedere.
Cani, gatti e casa: c’è da preoccuparsi?
Anche i cani che corrono nel bosco possono portarsi dietro qualche mosca del cervo. Ci sono casi descritti di cani con prurito e arrossamenti per settimane. Dopo una passeggiata in autunno, passa le mani sul pelo del cane, soprattutto su collo, petto e pancia. Se trovi questi insetti piatti, toglili. Se il prurito continua, chiedi un parere al veterinario.
Per la casa, invece, puoi stare tranquillo. La mosca del cervo non fa nidi, non depone uova sui divani e non si moltiplica in casa come pulci o cimici dei letti. Senza un cervo o un capriolo su cui vivere, l’esemplare che ti porti a casa muore in poco tempo.
Come proteggersi durante le escursioni d’autunno
Non serve smettere di andare nel bosco. Bastano poche abitudini semplici, soprattutto tra fine settembre e novembre.
- Copri la testa. Un cappello, meglio se chiaro, o il cappuccio della giacca alzato. La mosca punta alla testa: se trova un tessuto liscio invece dei capelli, spesso non riesce ad arrivare alla pelle.
- Preferisci colori chiari. I vestiti scuri sembrano attirarla di più. Sui colori chiari, poi, la vedi subito.
- Chiudi il colletto. Una sciarpa leggera o uno scaldacollo proteggono la nuca, uno dei punti preferiti.
- Usa un repellente. I repellenti per zecche e zanzare a base di DEET o icaridina, spruzzati su vestiti e cappello, possono aiutare. Le prove scientifiche specifiche per questa mosca sono però ancora poche. Segui sempre le istruzioni dell’etichetta, soprattutto con i bambini.
- Controlla prima di risalire in auto. È il passaggio più importante. Togli il cappello, passa le dita tra i capelli, sulla nuca, dietro le orecchie e sul colletto. Se cammini con qualcuno, controllatevi a vicenda. Scuoti giacca e zaino fuori dall’auto, così non ti porti la mosca a casa.
- A casa, una doccia e un cambio. Lava i capelli e metti i vestiti dell’escursione in lavatrice o lasciali fuori dalla camera da letto.
Se ne trovi una, non perdere tempo a schiacciarla: la sua corazza è fatta apposta per resistere. Prendila con un fazzoletto o con un pezzo di nastro adesivo, che la blocca subito. Poi buttala nel water e tira lo scarico, oppure chiudi il nastro su se stesso e gettalo via. E se vuoi esserne sicuro, prima falle una foto con lo zoom e conta le zampe: sei vuol dire mosca del cervo, otto vuol dire zecca.
Fonti
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