Fico d’india caduto dopo la pioggia: quando salvarlo, quando ripartire dalle pale e perché non è una pianta persa

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Dopo un nubifragio d’autunno capita spesso di trovare il fico d’india caduto, piegato su un fianco con le pale schiacciate a terra e la zolla mezza fuori dal suolo. Sembra un disastro. Quasi sempre, però, la pianta non è morta. Anzi: per l’Opuntia ficus-indica cadere è una cosa normale, che fa parte del suo modo di vivere e di moltiplicarsi. Chi coltiva fichi d’india da qualche anno lo sa. A noi è successo più di una volta di vedere una pianta crollare dopo giorni di pioggia e, l’anno dopo, trovare al suo posto un piccolo cespuglio. E magari anche una piantina nuova spuntata a un paio di metri, nel punto dove era rotolata una pala. In questo articolo vediamo perché succede, come capire in pochi minuti se conviene rialzare la pianta o ripartire dalle pale, e cosa fare (e non fare) da adesso fino alla primavera.

Perché il fico d’india cade dopo le forti piogge

Il motivo principale sta sotto terra. Il fico d’india ha radici superficiali, carnose e larghe, che si allargano in orizzontale più che scendere in profondità. Se il terreno è buono si forma anche una radice principale, ma di solito non va oltre i 30 centimetri circa. Gran parte delle radici resta negli strati più alti del suolo. Nei climi secchi è un vantaggio enorme: anche una pioggerella di pochi millimetri viene assorbita subito, prima che evapori. Ci sono studi che parlano di radici nuove già 24 ore dopo che un terreno secco si è bagnato.

Con i nubifragi il vantaggio diventa un punto debole. I motivi sono tre e si sommano tra loro:

  • Il terreno argilloso si impregna d’acqua e diventa una poltiglia. Una zolla zuppa tiene le radici molto meno di una asciutta. Le radici superficiali perdono presa come i paletti di una tenda piantati nel fango.
  • Le radici restano senza aria. Come quasi tutti i cactus, il fico d’india soffre molto quando manca ossigeno attorno alle radici e non regge i ristagni lunghi. Dopo qualche giorno sott’acqua le radici più sottili si indeboliscono e possono iniziare a marcire.
  • La parte di sopra pesa troppo. Le pale sono piene d’acqua e a fine estate spesso sono cariche di frutti. Una pianta con molti rami lunghi e pesanti da un lato fa da leva. Basta una raffica di vento sul terreno molle e si ribalta.

Per questo in Sicilia, Calabria, Puglia, Sardegna e lungo le coste tirreniche i crolli capitano soprattutto alle piante messe in terreni pesanti, poco drenanti, o in conche dove l’acqua si ferma.

Una caduta che in natura è una strategia

Le pale del fico d’india sembrano foglie ma non lo sono: sono pezzi di fusto, che i botanici chiamano cladodi. Su ogni pala ci sono le areole, i puntini da cui escono spine e glochidi. Le areole sono gemme vere e proprie: possono dare nuove pale, fiori e anche radici. Questo significa che una pala appoggiata a terra può mettere radici in molti punti, non solo dalla base.

La pianta è fatta a segmenti proprio per questo. Temporali, animali che la mangiano o semplicemente il peso degli anni staccano pale e rami. Questi cadono vicino alla pianta madre, radicano e formano nuove piante identiche. È una moltiplicazione per clonazione, ed è uno dei motivi per cui l’Opuntia si è diffusa così tanto in tutto il Mediterraneo. Chi ha un giardino di piante grasse lo vede spesso: un’Opuntia caduta e lasciata lì continua a crescere senza problemi. Le parti che toccano terra radicano e le pale nuove crescono di nuovo verso l’alto. In un paio di stagioni la pianta diventa più larga e più stabile, perché tocca il suolo in più punti.

Quindi, prima regola: niente panico. Una pala sana contiene acqua sufficiente per resistere settimane senza radici. Se sono previste altre piogge, la scelta più saggia è spesso aspettare che il terreno si asciughi prima di toccare qualunque cosa.

Il test dei 3 controlli: rialzare o salvare solo le pale?

Quando il terreno è un po’ più asciutto, guarda la base della pianta. Bastano tre controlli.

  1. Il colletto è sodo? Il colletto è il punto dove il tronco entra nel terreno. Premilo con un bastoncino o con un attrezzo, mai con le mani. Se è duro e compatto, va bene. Se è molle, si schiaccia, è scuro o bagnato al tatto, il marciume è già iniziato.
  2. Le radici sono chiare? Scopri un po’ la zolla. Le radici sane sono chiare, color crema o nocciola, e sode. Quelle marce sono marroni scure o nere, mollicce, e si sfilano tirandole appena.
  3. C’è cattivo odore? Un odore acido, di fermentato o di uovo marcio indica marciume batterico o fungino. Una pianta sana sa solo di terra bagnata.

Come leggere il risultato:

  • 3 risposte buone (colletto sodo, radici chiare, niente odore): la pianta si può rialzare.
  • Colletto sano ma qualche radice marcia: si può rialzare dopo aver tagliato via le radici scure con una forbice pulita. Conviene alleggerire bene la chioma.
  • Colletto molle o cattivo odore: il fusto principale è compromesso. Non serve accanirsi. Salva le pale sane, con buccia verde, soda e senza macchie, e ripartirai da quelle.

C’è poi una terza strada, valida quando la pianta è sana ma è caduta in un posto che non ti dà fastidio: lasciarla dov’è. Se invece è finita contro una recinzione o su un passaggio, puoi trascinarla di nuovo vicino al punto di partenza con un rastrello, senza toccarla.

Come rialzare un fico d’india caduto senza ferirsi

Prima di tutto: proteggersi dalle glochidi

Le spine grandi si vedono e si evitano. Le vere nemiche sono le glochidi, i ciuffetti di peli minuscoli che stanno in ogni areola. Si staccano al minimo contatto, entrano nella pelle e attraversano molti guanti in tessuto. Più di un giardiniere ha buttato un paio di guanti dopo aver raccolto una sola pala. Qualche consiglio pratico:

  • usa pinze lunghe da barbecue per spostare le pale singole;
  • per i rami grandi avvolgili con fogli di giornale ripiegati più volte, con un vecchio tappeto o con un pezzo di moquette;
  • tieni un paio di guanti in pelle spessa solo per i cactus e non usarli per altro;
  • porta occhiali e maniche lunghe, e lavora con poco vento;
  • se le glochidi ti entrano nella pelle, appoggia e strappa del nastro adesivo largo sulla zona: ne porta via gran parte.

Prepara il materiale prima di toccare la pianta

Tieni pronti 2 o 3 pali robusti (legno o canne grosse), corda morbida o strisce di stoffa, qualche sasso piatto, e un secchio di terriccio drenante: terra del posto mescolata con sabbia grossa, ghiaietto o lapillo vulcanico, all’incirca metà e metà.

La procedura passo per passo

  1. Alleggerisci la chioma. Togli circa un terzo delle pale più in alto e più pesanti, tagliando sempre sulla giuntura tra una pala e l’altra. Meno peso vuol dire meno leva e meno rischio che ricada. E le pale tolte diventano nuove piante.
  2. Sistema la buca. Se la zona resta sempre fradicia, sposta la pianta di poco su un punto più alto. Altrimenti scava attorno alla zolla e metti sul fondo uno strato di sassi e ghiaia, così l’acqua non si ferma sotto le radici.
  3. Rialza con la tecnica dei pali. Pianta un palo davanti alla pianta, nel lato verso cui è caduta. Passa la corda attorno al ramo principale, tira piano e legala al palo. Poi pianta altri pali dietro, lega la pianta anche a quelli e infine togli il palo davanti, se dà fastidio.
  4. Riempi e compatta. Riempi attorno alla zolla con il terriccio drenante e premi bene con i piedi o con un bastone. Non devono restare vuoti d’aria sotto terra, perché favoriscono una nuova caduta. Il colletto deve restare alla stessa altezza di prima, mai più in basso.
  5. Metti dei sassi alla base. Qualche sasso piatto attorno al colletto tiene ferma la zolla, la fa asciugare più in fretta e impedisce che il fusto stia a contatto con il fango.

Lascia i pali per almeno un anno. Le radici nuove si formano soprattutto quando il terreno si scalda, quindi la pianta sarà davvero ben piantata solo dopo una primavera e un’estate. Capita, a volte, che una pianta caduta si raddrizzi un po’ da sola nel giro di qualche giorno, quando il terreno si asciuga e la zolla si assesta. Ma non ci si può contare.

Fico d'india caduto dopo la pioggia: quando salvarlo, quando ripartire dalle pale e perché non è una pianta persa

Ripartire dalle pale: talee di fico d’india facili e sicure

Le pale cadute o tagliate sono talee pronte all’uso. Ricerche fatte sul campo in Nord Africa mostrano che radicano molto bene. Funzionano le pale intere ma anche le mezze pale, purché abbiano diverse areole. Il segreto sta tutto nei tempi.

1. Cicatrizzazione all’asciutto

Ogni taglio o rottura è una porta aperta ai marciumi. Prima di piantare, la ferita deve seccarsi e formare una crosticina dura, il callo. Metti le pale in piedi o appoggiate di taglio in un posto asciutto, arieggiato e coperto: sotto una tettoia, in garage vicino a una finestra, in una serra fredda. Niente sole forte diretto e niente pioggia. Con il fresco dell’autunno servono in genere da 2 a 4 settimane, a volte di più per le ferite grandi. Non preoccuparti se le pale si raggrinziscono un po’: d’inverno possono restare così per mesi senza problemi.

2. Quando piantare le pale di fico d’india

Nel Sud Italia viene voglia di piantarle subito, ma tra novembre e febbraio una pala messa in un terreno freddo e bagnato fa fatica a radicare e rischia di marcire. Il periodo migliore è tra marzo e maggio, quando il terreno si scalda. Al Sud e nelle isole si può partire a marzo, al Centro-Nord meglio aspettare aprile o maggio.

3. Come metterle a dimora

  • Scegli un punto soleggiato e con terreno che drena. Su suolo argilloso, fai una piccola collinetta di terra mista a sabbia e ghiaia.
  • Interra la pala in verticale, o un po’ inclinata, per un terzo circa della sua altezza, con la parte cicatrizzata verso il basso. Non di più.
  • Se serve, sostienila con un paio di sassi ai lati finché non radica.
  • Prima di annaffiare aspetta una o due settimane, poi bagna poco e solo se il terreno è asciutto.
  • In alternativa puoi fare come la natura: appoggia le pale stese sul terreno e aspetta che mettano radici dal lato a contatto con il suolo.

Le pale nuove spuntano in genere tra fine primavera ed estate, e crescono dritte verso l’alto.

Fico d’india in vaso d’inverno e Opuntie al Centro-Nord

Al Centro-Nord valgono le stesse regole per le Opuntie rustiche in piena terra e per i fichi d’india in vaso. D’inverno il nemico principale non è tanto il freddo quanto il freddo insieme all’umidità. I vasi vanno tenuti completamente asciutti da novembre a marzo, sotto una tettoia o contro un muro riparato dalla pioggia battente, e mai con il sottovaso pieno d’acqua. Una pianta asciutta sopporta il freddo molto meglio di una con le radici bagnate.

Gli errori da evitare d’autunno

  • Annaffiare dopo averla rialzata. In estate si bagna la zolla per far assestare la terra. In autunno, con il terreno già zuppo, è l’errore peggiore: la terra si compatta premendo, non bagnando.
  • Concimare per aiutarla a riprendersi. Una pianta stressata e con radici rovinate non usa il concime. L’azoto, in più, fa venire pale molli e più delicate. Se ne riparla in primavera.
  • Interrare troppo il colletto. Rimettere la pianta più in basso per renderla più stabile sembra furbo, ma la parte di fusto sotto terra resta umida e marcisce. Meglio pali e sassi.
  • Piantare subito le pale senza farle cicatrizzare. Una ferita fresca nel terreno bagnato è un invito ai marciumi.
  • Lasciare le pale tagliate a terra sotto la pioggia. Se vuoi tenerle come talee, mettile al riparo. Se non le vuoi, eliminale. Qui da noi il fico d’india è di casa, ma in molte zone del mondo alcune Opuntie sono infestanti proprio perché ogni pezzo può diventare una pianta.
  • Legare con fil di ferro nudo. Taglia la buccia e crea ferite. Usa corda morbida o strisce di stoffa, e allentale quando la pianta cresce.
  • Accanirsi su un tronco marcio. Se il colletto è molle, il fusto non si salva più. Le pale sane invece sì, e in due o tre anni ti ridanno una pianta nuova, già abituata al tuo terreno.

In breve

Un fico d’india caduto dopo la pioggia è quasi sempre il risultato di radici superficiali in un terreno argilloso troppo bagnato, sommato al peso delle pale. Non è una condanna: è il modo naturale in cui questa pianta si allarga e si moltiplica. Controlla colletto, radici e odore. Se la pianta è sana alleggeriscila, rialzala con dei pali e terriccio drenante, poi lasciala in pace fino alla primavera. Se è marcia, salva le pale migliori, falle cicatrizzare all’asciutto e piantale tra marzo e maggio. Nel frattempo, la cosa più utile è la più semplice: niente acqua, niente concime, molta pazienza.

Fonti

Tag:Fico d'india