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Quasi ogni orto italiano ne ha qualcuno: un cespuglio di tagete arancione piantato in fondo alla fila dei pomodori, perché “tiene lontani i parassiti”. È uno dei consigli che girano da più tempo tra chi coltiva. Fa piacere sapere che qualcosa di vero c’è, ma in un modo molto diverso da come lo si racconta di solito. I tageti possono davvero far calare i nematodi galligeni, i vermetti microscopici che riempiono di nodi le radici dei pomodori. Funzionano però solo se si usano come una vera coltura: tanti, fitti e per mesi. Qualche pianta qua e là non basta. In questo articolo vediamo cosa dicono gli studi, da dove viene l’odore forte delle foglie, come non confondere il tagete con la calendula e come raccogliere i semi adesso, prima del gelo, per usarli bene la prossima primavera.
Prima di tutto: tagete, marigold e calendula non sono la stessa cosa
Molta confusione nasce dalle parole. In inglese si dice marigold sia per il tagete sia per la calendula, e in rete le informazioni si mescolano. Sono due piante diverse, anche se appartengono alla stessa grande famiglia delle margherite (le Asteracee).
- Tagete (genere Tagetes): viene dal Messico e dall’America Centrale. In Messico si chiama cempasúchil ed è il fiore del Giorno dei Morti: a fine ottobre altari e cimiteri si riempiono di arancione. Le specie più coltivate sono Tagetes patula, il tagete nano o “francese”, con fiori piccoli e spesso bicolori, e Tagetes erecta, il tagete alto o “africano”, con grossi pompon gialli o arancio. Le foglie sono molto frastagliate e hanno un odore forte e pungente.
- Calendula (Calendula officinalis): è una pianta mediterranea, con foglie intere e un po’ appiccicose e petali che si possono mangiare. Si usa in cosmetica e in erboristeria. Contro i nematodi galligeni non ha l’effetto documentato del tagete.
In pratica: se volete un’aiuola che lavori contro i nematodi, vi serve un tagete, meglio se T. patula, non una calendula.
La chimica dell’odore e l’alfa-tertienile
Se sfregate una foglia di tagete tra le dita, sentite un odore forte, quasi di medicinale. Lo producono minuscole ghiandole che si vedono in controluce come puntini trasparenti sulle foglie. Contengono oli essenziali ricchi di terpeni, cioè sostanze volatili che la pianta usa per difendersi da insetti e funghi. È questo odore ad aver fatto nascere l’idea che il tagete “scacci gli insetti”. Gli studi però non hanno trovato un vero effetto repellente sugli insetti dell’orto. Anzi, il tagete attira il ragnetto rosso, che è proprio uno dei peggiori nemici del pomodoro in estate.
Contro i nematodi, invece, il lavoro lo fanno le radici. Producono una famiglia di molecole contenenti zolfo, i tiofeni. La più studiata è l’alfa-tertienile. Questa sostanza, con la luce ultravioletta, diventa molto tossica perché genera forme aggressive di ossigeno che danneggiano le cellule. Sottoterra la luce non arriva, eppure l’alfa-tertienile agisce lo stesso. Si pensa che a “accenderla” siano alcuni enzimi della radice, le perossidasi, che la pianta produce quando un nematode cerca di entrare. Ricerche più recenti hanno visto che l’alfa-tertienile riesce ad attraversare la pelle esterna dei nematodi e li uccide con uno stress ossidativo anche senza luce.
Il risultato è una specie di trappola. Il nematode entra nella radice del tagete, ma lì non riesce a nutrirsi né a fare le uova. Dopo un ciclo di coltivazione nel terreno restano meno uova e meno larve.
Il mito: perché qualche tagete tra i pomodori protegge poco
Il punto debole sta proprio qui: il tagete funziona come trappola, non come scudo. Non crea attorno a sé una zona che i nematodi evitano. Se a dieci centimetri c’è la radice di un pomodoro, molto più invitante, la larva va lì. Per questo diversi servizi di divulgazione delle università americane dicono la stessa cosa: piantare tageti tra gli ortaggi sensibili non impedisce al nematode di trovare e infestare le radici delle colture.
Il quadro va però raccontato tutto. In una prova in serra in Bulgaria, i pomodori consociati con T. patula hanno avuto circa il 46% di attacchi in meno rispetto ai pomodori soli, senza perdere raccolto. Quindi un tagete fitto tra le file qualcosa fa. Una grande rassegna scientifica del 2010 sull’uso del tagete in agricoltura conclude però che rende molto di più come coltura di copertura, cioè seminato da solo su tutta l’aiuola, che come pianta consociata. E poi c’è un altro problema: un pomodoro molto attaccato, a fine stagione, lascia nel terreno tantissime uova, molte di più di quelle che qualche tagete sparso riesce a eliminare.
C’è anche un dettaglio che pochi conoscono. Uno studio americano ha messo a confronto tageti in piena crescita e tageti a riposo: l’effetto contro i nematodi c’è soprattutto quando la pianta è viva e cresce bene. Interrare le piante secche alla fine aggiunge sostanza organica, ma il grosso del lavoro lo hanno già fatto le radici vive durante l’estate.
Cosa funziona davvero: il tappeto di tagete come sovescio antinematodi
Se un’aiuola ha avuto pomodori, melanzane, peperoni o cetrioli con radici piene di galle, ecco come si usa il tagete in modo serio.
- Liberate l’aiuola ed eliminate le radici malate della coltura precedente: dentro le galle ci sono le uova.
- Seminate fitto: a spaglio oppure a file con 15-20 centimetri tra una pianta e l’altra, così che le radici occupino tutto il terreno. Per un’aiuola di 10 metri quadrati servono centinaia di piante, non cinque.
- Lasciatelo crescere almeno 2-3 mesi. Le guide dell’Università della Florida consigliano di tenere il tagete almeno due mesi prima di trapiantare l’ortaggio sensibile.
- Tenete l’aiuola pulita dalle erbacce. Molte erbe spontanee ospitano i nematodi e li farebbero sopravvivere.
- Alla fine trinciate e interrate le piante, poi aspettate un paio di settimane prima di seminare o trapiantare.
In Italia il periodo migliore va da maggio a luglio. Nelle aiuole libere, o in quelle dove i pomodori hanno sofferto, il tagete cresce in fretta con il caldo. A fine estate si interra, in tempo per gli ortaggi autunnali come cavoli e lattughe, oppure si lascia l’aiuola pronta per la primavera dopo. Al Sud, dove l’estate è lunga, si può fare un ciclo intero anche seminando a fine giugno. Al Nord conviene non andare oltre la metà di luglio.
Due avvertenze. La prima: l’effetto cambia molto da una varietà all’altra. Negli studi in serra la varietà più regolare è stata T. patula ‘Single Gold’, a fiore semplice, insieme ad altre varietà di patula come ‘Tangerine’ e ‘Bonita’. I tageti “signet” (T. tenuifolia), quelli a foglia sottilissima, rendono poco. La seconda: non tutti i nematodi galligeni reagiscono allo stesso modo. Contro Meloidogyne incognita e M. arenaria, le specie più diffuse negli orti caldi, i risultati sono buoni. Altre specie, come M. hapla, sono state controllate in modo meno costante. Il tagete non sostituisce la rotazione delle colture né l’uso di pomodori resistenti (quelli con la sigla “N” sulla bustina), ma si aggiunge a queste pratiche.
Novembre: come raccogliere i semi di tagete prima del gelo
In Italia il tagete è un’annuale estiva che fiorisce senza sosta fino ai primi freddi. Al Sud e lungo le coste arriva spesso fino a novembre. Al Nord la prima gelata lo ferma tra fine ottobre e inizio novembre e in una notte lo trasforma in una massa nera. Adesso è il momento giusto per mettere da parte i semi. È un lavoro facilissimo, adatto anche ai bambini: da piccoli molti di noi lo facevano con la mamma, sgranando i fiori secchi su un giornale e chiudendo i semi in un barattolo fino alla primavera.

- Quando raccogliere: scegliete i capolini già sfioriti, marroni e secchi sulla pianta, con lo stelo appena sotto che inizia a ingiallire. Se arriva il gelo, tagliate anche quelli quasi secchi, con un pezzo di stelo.
- Come asciugarli: stendeteli in un cestino o su carta di giornale, in un posto asciutto e ventilato, lontano dal sole diretto, per 1-2 settimane.
- Come estrarre i semi: schiacciate il capolino tra le dita. Escono tanti semi lunghi e sottili, neri con la punta chiara. Togliete i residui di petali.
- Come conservarli: in bustine di carta o in vasetti ben chiusi, solo se i semi sono perfettamente secchi, al fresco e al buio. Scrivete sull’etichetta varietà e anno. Di solito restano buoni per 2-3 anni.
Una cosa da sapere: se avete coltivato varietà ibride F1, molto comuni nel tagete alto, i figli non saranno uguali ai genitori. Anche le diverse varietà di T. patula si incrociano tra loro. Per l’uso contro i nematodi non è un problema: conta che sia T. patula e che cresca forte. Se invece tenete a un colore preciso, raccogliete solo da piante di quella varietà, coltivate lontano dalle altre. Spesso il tagete si risemina anche da solo: i semi caduti in autunno nascono a maggio, quando la terra si scalda.
Il calendario per la primavera
- Marzo-aprile: semina in semenzaio al riparo, a 18-22 gradi. I semi nascono in pochi giorni.
- Fine aprile-maggio: semina diretta nell’orto o trapianto, quando non c’è più rischio di gelate.
- Maggio-luglio: semina fitta nelle aiuole da “pulire” dai nematodi, come spiegato sopra.
- Fine agosto-settembre: trinciatura e interramento del tappeto di tagete.
È una pianta facile. Vuole sole pieno e un terreno che scola bene. Non ha bisogno di concimi abbondanti: troppo azoto dà tante foglie e pochi fiori. Teme solo i ristagni d’acqua, le lumache sulle piantine appena nate e, in piena estate, il ragnetto rosso.
Il tagete alto come fiore reciso: dura più di quanto pensiate
Tagetes erecta ha steli lunghi e capolini pieni come pompon. Si usa poco come fiore da vaso, eppure è sorprendentemente longevo. Chi lo coltiva lo sa: un rametto spezzato per sbaglio in giardino, messo in un vasetto, resta bello a lungo e a volte fa perfino qualche radice nell’acqua. Uno studio presentato al Congresso internazionale di orticoltura (ISHS) sulla varietà ‘Sovereign’ ha dato indicazioni pratiche: gli steli si possono tenere all’asciutto fino a una settimana prima di metterli in acqua, mentre la spugna da fiorista ne accorcia la vita. Meglio quindi un vaso semplice con acqua pulita.
Per i fiori recisi c’è un solo vero difetto: l’odore. Il trucco è semplice. Togliete tutte le foglie che finirebbero sott’acqua. Sono le foglie immerse a marcire e a rendere l’acqua puzzolente, perché liberano gli stessi oli aromatici di cui abbiamo parlato. Con steli puliti e l’acqua cambiata ogni due o tre giorni, l’odore si sente appena. Un mazzo di tageti arancioni in un vaso blu cobalto è uno dei modi più allegri per salutare l’autunno.
Una curiosità finale. I petali gialli e arancioni del tagete alto sono la principale fonte industriale di luteina. È un pigmento che il nostro corpo non sa produrre e che si accumula nella retina dell’occhio. Gli estratti purificati, ottenuti con processi controllati, sono valutati dagli enti internazionali come coloranti e integratori. Non vuol dire che i fiori dell’orto vadano mangiati: il tagete non è la calendula.
In breve
- Pochi tageti sparsi tra i pomodori proteggono poco: il nematode trova comunque le radici del pomodoro.
- Funziona un tappeto fitto di T. patula, tenuto in crescita per 2-3 mesi, da maggio a luglio.
- Il principio attivo è l’alfa-tertienile prodotto dalle radici vive.
- Il tagete non è la calendula: sono due generi diversi.
- A novembre raccogliete i capolini secchi prima del gelo, asciugateli e conservate i semi in un posto secco.
- Come fiore reciso, T. erecta dura a lungo: niente spugna da fiorista e niente foglie sott’acqua.
Fonti
- Dover K., Wang K.-H., McSorley R. Marigolds (Tagetes spp.) for Nematode Management. ENY-056, University of Florida IFAS Extension.
- Wang K.-H., McSorley R. Cover Crops for Managing Root-Knot Nematodes. ENY063, University of Florida IFAS Extension.
- Hooks C.R.R., Wang K.-H., Ploeg A., McSorley R. (2010). Using marigold (Tagetes spp.) as a cover crop to protect crops from plant-parasitic nematodes. Applied Soil Ecology 46: 307-320.
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- Gommers F.J., Bakker J. et al. Photoactivation of the nematicidal compound alpha-terthienyl from roots of marigolds (Tagetes species). Wageningen University and Research.
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