Semina fave a novembre: perché le piante alte due metri fanno pochi baccelli e come evitarlo

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Ti è mai capitato di vedere fave alte quasi due metri, con fusti spessi come un dito, che sembrano bellissime e poi a maggio danno pochi baccelli? Molti pensano che una pianta alta sia una pianta in salute. Con le fave (Vicia faba) spesso è il contrario. Una pianta troppo alta mette quasi tutta la sua energia in fusto e foglie. Poi si piega col vento e con la pioggia, e lascia pochi fiori che diventano baccelli. La buona notizia è che quasi tutto si decide al momento della semina, tra fine ottobre e dicembre. In questa guida vediamo come scegliere varietà, distanze, profondità e data. Così le fave cresceranno robuste e produttive.

Fave alte due metri: buon segno o problema?

Partiamo da un’esperienza diretta. In un orto ricavato lungo una recinzione di 1,80 metri, una fila di fave a baccello lungo tipo Early Long Pod ha superato la rete. I baccelli si avvicinavano ai 30 centimetri, però le piante andavano sostenute una per una. E molti fiori in basso, rimasti all’ombra, cadevano senza allegare. Succede lo stesso con altre varietà a baccello lungo, come la Tripoli: in poche settimane superano un adulto in altezza. Fanno semi grossi, ma solo se la pianta resta in piedi e prende luce.

Il punto è semplice. La fava produce i fiori all’attacco delle foglie, dal basso verso l’alto. I primi palchi di fiori, quelli più bassi, sono i più preziosi. Se la pianta cresce in fretta e diventa tutta fusto, quei fiori finiscono all’ombra e cadono. In più un fusto molto lungo e sottile si piega: il termine tecnico è allettamento. Una pianta allettata respira male, si ammala più facilmente di muffe e produce meno.

Cosa fa crescere troppo le fave

  • Troppo azoto nel terreno. Letame fresco, concimi azotati o un terreno appena lavorato dopo un orto molto concimato spingono foglie e fusto, non i baccelli. La fava l’azoto se lo produce da sola, come vedremo.
  • Semina troppo fitta. Le piante vicine si fanno concorrenza per la luce e si allungano per superarsi. È lo stesso motivo per cui gli alberi in un bosco fitto crescono alti e spogli.
  • Poca luce. Muri, siepi o alberi vicini fanno filare le piante verso l’alto.
  • Varietà a fusto lungo. Fave come Aguadulce e Superaguadulce sono ottime, con baccelli lunghi e semi grandi, ma per natura crescono alte. Vanno seminate più larghe e sostenute.
  • Inverni miti e piovosi. Con tanta acqua e poco freddo le piante crescono senza sosta e si allungano.

Semina fave a novembre: la scelta che decide il raccolto di maggio

In Italia le fave si seminano proprio in autunno. La pianta nasce, supera l’inverno da piccola e riparte in primavera. Ecco come regolarsi a seconda della zona.

  • Centro-Sud, isole e coste: da fine ottobre fino a dicembre. Dove l’inverno è mite si può seminare anche a dicembre senza problemi.
  • Nord in pianura: entro metà novembre, così le piantine arrivano all’inverno già formate.
  • Zone con gelate forti (sotto i -6/-8 °C, come colline interne e fondovalle freddi): meglio rimandare a febbraio-marzo.

L’obiettivo è che le piantine arrivino al freddo vero con 2-4 foglie. A questo stadio resistono bene. Se si semina troppo presto, a inizio ottobre con il caldo, le piante arrivano all’inverno già alte e tenere: il gelo le danneggia e in primavera tendono ad allungarsi troppo. Se si semina troppo tardi, i semi restano a lungo nel terreno freddo e bagnato e possono marcire.

Il freddo è un alleato: l’accestimento

Ecco un aspetto che pochi conoscono. Il freddo dell’inverno rallenta la crescita della punta della pianta. Così la fava spinge fuori nuovi fusti dalla base, i getti laterali. Questo fenomeno si chiama accestimento. Una pianta con 3-4 fusti più corti ha più palchi di fiori bassi e ben illuminati. Quindi produce di più rispetto a un solo fusto altissimo. È uno dei motivi per cui la semina autunnale, in genere, rende più di quella primaverile.

Come seminare le fave: profondità, distanze e terreno

Profondità di 4-5 cm

Il seme della fava è grosso e ha bisogno di stare ben coperto. La profondità giusta è 4-5 centimetri. Più in superficie, il seme rischia di essere mangiato da uccelli e topi, e la piantina resta più esposta al gelo. Più in profondità, nei terreni pesanti fa fatica a uscire. Un trucco pratico: mettere il seme con la cicatrice (la riga scura, detta ilo) rivolta verso il basso o di lato. Prima di seminare puoi tenere i semi in acqua per qualche ora, ma solo se il terreno è asciutto. Se è già bagnato, meglio di no.

Distanza semina fave

La distanza tra le piante è la scelta più importante per evitare fusti altissimi. Gli studi agronomici sul rapporto tra densità e resa mostrano un fatto chiaro. Oltre un certo numero di piante per metro quadro, il raccolto non aumenta più. Le piante si fanno solo concorrenza, si allungano e producono meno baccelli a testa. Per l’orto familiare, ecco alcune indicazioni pratiche:

  • Varietà a fusto alto (Aguadulce, Superaguadulce, fave a baccello lungo): 20-25 cm tra le piante sulla fila, 60-70 cm tra le file.
  • Varietà più compatte o nane: 15-20 cm sulla fila, 40-50 cm tra le file.
  • File binate: due file vicine a 25-30 cm, poi un corridoio di 70-80 cm. Le piante si sostengono a vicenda e si raccoglie comodamente.

Meglio seminare due semi per buca e poi lasciare la piantina più forte. Diradare costa fatica, ma ripaga a maggio.

Terreno: attenzione ai ristagni

La fava ama terreni argillosi e profondi. Odia però l’acqua ferma. Nei terreni pesanti e piovosi del Nord conviene seminare su porche rialzate, cioè strisce di terra alte 15-20 cm, con solchi ai lati per far scolare l’acqua. Così i semi non marciscono e le radici respirano. Non serve concimare con azoto. Basta un terreno lavorato bene e, se è povero, un po’ di compost maturo dato all’orto nell’anno precedente.

Varietà di fave: quale scegliere

La varietà va scelta in base allo spazio, al clima e all’uso.

  • Aguadulce e Superaguadulce: le classiche fave spagnole a baccello lungo, anche oltre 25 cm, con 7-9 semi grandi. Sono molto produttive e ottime fresche. Però crescono alte: vanno seminate larghe e sostenute.
  • Fave a baccello lungo inglesi (tipo Early Long Pod): precoci e resistenti al freddo, anch’esse piuttosto alte.
  • Varietà locali italiane: molte regioni del Sud hanno fave tradizionali adattate al loro clima. Spesso sono più rustiche e resistono meglio alla siccità di primavera. Vale la pena chiedere semi a chi le coltiva in zona.
  • Varietà nane: restano basse, intorno a 40-60 cm. Sono ideali per orti piccoli, zone ventose e coltivazione in vaso.

E se non ti piacciono le fave fresche? Puoi usarle in altro modo. C’è chi coltiva una fila di fave solo per farle fermentare e preparare una pasta di fave piccante con il peperoncino, in stile orientale. Altri le usano per un pesto di fave fresche, con pecorino e menta, che è una delizia. E dato che la fava libera il terreno presto, a maggio-giugno, lo spazio si riusa subito per pomodori tardivi, peperoni o fagioli rampicanti.

Semina fave a novembre: perché le piante alte due metri fanno pochi baccelli e come evitarlo

Noduli radicali: le fave che concimano da sole

Se estirpi una pianta di fava, sulle radici vedrai delle piccole palline. Si chiamano noduli radicali. Dentro vivono batteri del gruppo Rhizobium, che catturano l’azoto dall’aria e lo trasformano in una forma che la pianta può usare. In cambio, la pianta dà loro zuccheri. È un accordo che conviene a entrambi.

Un trucco per capire se i noduli lavorano: tagliane uno a metà. Se dentro è rosa o rossastro, sta fissando azoto. Se è bianco o verde, lavora poco. Ecco perché concimare con azoto è inutile, anzi dannoso. Se trova azoto pronto nel terreno, la pianta smette di fare noduli, cresce in altezza e allega meno.

Fave da sovescio per l’azoto

Proprio per questa capacità, le fave sono tra le piante più usate per il sovescio. Si seminano fitte in autunno e a inizio fioritura si tagliano e si interrano. Così arricchiscono il terreno di sostanza organica e azoto per la coltura successiva. Per il sovescio si usano spesso le favette o il favino, a seme piccolo, seminati più fitti. In questo caso l’altezza non è un problema, perché non si raccolgono i baccelli. Anche quando si coltivano per mangiarle, a fine raccolta conviene tagliare le piante alla base e lasciare le radici nel terreno.

Calendario delle cure: dall’inverno alla primavera

Le date qui sotto valgono per il Centro Italia. Al Sud e sulle coste anticipa di 2-3 settimane. Al Nord ritarda di 2-4 settimane.

  1. Dicembre-gennaio: controllo e pulizia. Togli le erbacce a mano, senza disturbare le radici. Se il gelo ha sollevato il terreno, ripremi leggermente intorno alle piantine.
  2. Febbraio: rincalzatura. Quando le piante sono alte 15-20 cm, porta la terra alla base dei fusti, formando una piccola collinetta. Le piante stanno più dritte e nascono altre radici.
  3. Fine febbraio-marzo: sostegni. Per le varietà alte, pianta dei pali robusti alle estremità delle file, e ogni 2 metri nelle file lunghe. Tendi lo spago su entrambi i lati della fila a 30, 60 e 90 cm di altezza. Le piante restano chiuse in un corridoio e non si piegano.
  4. Marzo-aprile: cimatura in fioritura. Quando la pianta ha formato i primi 4-6 palchi di baccelli piccoli, taglia con le dita la punta del fusto, gli ultimi 8-10 cm.
  5. Aprile-maggio: raccolta. Si parte dai baccelli più bassi.

Cimatura fave e afide nero

La cimatura serve a due cose. Primo, la pianta smette di crescere in altezza e manda le energie ai baccelli: maturano prima e sono più pieni. Secondo, aiuta contro l’afide nero (Aphis fabae), il nemico numero uno della fava. Questi piccoli insetti neri attaccano proprio le punte tenere dei fusti, dove formano colonie fitte. Togliendo le punte, togli il loro rifugio preferito. Se gli afidi sono già presenti, getta le cime tagliate lontano dall’orto, non lasciarle lì per terra.

Il bello è che le cime delle fave si mangiano. Saltate in padella con aglio e olio, ricordano un po’ gli spinaci. Quindi niente va sprecato. Se l’afide si allarga lo stesso, spesso bastano getti d’acqua o sapone potassico. Le coccinelle, se non usi insetticidi, fanno il resto.

Fave in vaso: si può?

Sì, ma con qualche accortezza. Scegli una varietà nana e un vaso profondo almeno 30-35 cm, perché la fava ha una radice principale lunga. In un vaso da 40 cm di diametro stanno 3-4 piante. Usa terriccio con un po’ di sabbia o argilla espansa sul fondo per lo scolo dell’acqua. Metti il vaso in pieno sole e al riparo dal vento. Anche in vaso la cimatura in fioritura aiuta molto.

Quando raccogliere le fave

Le fave fresche si raccolgono di solito tra aprile e maggio, in genere 4-6 settimane dopo la fioritura. Ecco come capire il momento giusto:

  • Fave fresche da mangiare crude: baccello gonfio, verde brillante e lucido. Il seme dentro è tenero e l’ilo, la riga sul seme, è ancora verde o chiaro.
  • Fave da cuocere: semi più grossi, con l’ilo che inizia a scurirsi. Sono più farinose e ottime nei passati e nelle zuppe.
  • Fave secche: si lasciano i baccelli sulla pianta finché diventano neri e secchi. Poi si sgranano e si conservano in luogo asciutto.

Raccogli spesso, ogni 3-4 giorni. Così la pianta continua a riempire i baccelli più in alto.

Fave e vino: una storia mediterranea, e il favismo

Nel Mediterraneo la fava è uno dei legumi più antichi: si coltivava già migliaia di anni fa. Nelle campagne italiane ha sempre avuto un posto speciale nelle feste di primavera. Fave fresche crude, pecorino e un bicchiere di vino sono un rito che resiste ancora oggi, ad esempio a Roma per il Primo Maggio. C’è anche un legame agronomico. In passato le fave si seminavano tra i filari delle vigne. Arricchivano il terreno di azoto, lo proteggevano dalle piogge invernali e davano un raccolto in più prima dell’estate.

Il favismo: chi deve stare attento

Le fave però non sono per tutti. Alcune persone hanno una carenza ereditaria di un enzima chiamato G6PD. In queste persone, mangiare fave, soprattutto crude, o anche respirare il polline delle piante in fiore, può provocare una grave distruzione dei globuli rossi. Questa malattia si chiama favismo. È più diffusa in alcune zone del Mediterraneo, come Sardegna, Sud Italia, Grecia e Medio Oriente, e colpisce più spesso gli uomini. I segni d’allarme sono stanchezza improvvisa, pelle giallastra e urine scure: in questi casi serve subito un medico. Chi ha dubbi può fare un semplice esame del sangue. Se in famiglia ci sono casi di favismo, è meglio non coltivare fave vicino a casa.

In breve: le regole d’oro

  • Semina da fine ottobre a dicembre al Centro-Sud, entro metà novembre al Nord. Nelle zone molto fredde, a febbraio-marzo.
  • Metti i semi a 4-5 cm di profondità, su porche rialzate se il terreno è pesante.
  • Lascia spazio: 20-25 cm sulla fila per le varietà alte come Aguadulce.
  • Non concimare con azoto: la fava si arrangia da sola grazie ai noduli.
  • Rincalza a febbraio, metti pali e spago a marzo, cima le punte in fioritura.
  • Una fava più bassa, robusta e con più fusti produce più di una fava di due metri.

Fonti

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