Nyctanthes arbor-tristis, l’albero della tristezza: fiori che si aprono di notte e all’alba cadono a terra

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

C’è un piccolo albero indiano che fiorisce solo per il buio. Al tramonto apre centinaia di fiorellini bianchi con il centro arancione, profuma il giardino per tutta la notte e al mattino lascia cadere ogni fiore intero sull’erba, come un tappeto. Si chiama Nyctanthes arbor-tristis. In India è il parijat o harsingar, in inglese è il night-flowering jasmine, da noi è il gelsomino notturno indiano. Il nome latino significa più o meno “fiore della notte, albero triste”. Chi lo vede fiorire la prima volta di solito ne resta stregato. Non è un fiore vistoso, ma lo spettacolo del tappeto bianco e arancione all’alba è difficile da dimenticare.

In questo articolo vediamo perché questi fiori vivono una notte sola, come mai il loro tubo arancione è stato usato come “falso zafferano” e perché non va confuso con il gelsomino notturno che si trova nei vivai italiani. Alla fine trovate una guida pratica per coltivarlo in vaso e vederlo fiorire tra fine estate e autunno.

Che pianta è: carta d’identità del parijat

Il Nyctanthes arbor-tristis appartiene alla famiglia delle Oleacee, la stessa dell’olivo, del frassino e dei veri gelsomini (genere Jasminum). Gli archivi botanici dei Royal Botanic Gardens di Kew lo descrivono come originario di un’area che va dall’Himalaya all’Indocina, fino a Sumatra e Giava. In natura è un arbusto o un piccolo albero che può arrivare a qualche metro d’altezza. In vaso, da noi, resta di solito tra 1 e 2 metri.

Si riconosce facilmente:

  • foglie opposte, ovali e appuntite, ruvide al tatto come carta vetrata fine;
  • fiori piccoli (circa 2 cm), con 5-8 petali bianchi un po’ arricciati e un tubo centrale arancione acceso;
  • un profumo dolce e intenso, che si sente soprattutto dopo il tramonto;
  • frutti piatti, a forma quasi di cuore, che si dividono in due metà, ognuna con un seme piatto.

In India è una pianta sacra, legata a molti miti. Una leggenda racconta di una principessa innamorata del Sole: abbandonata da lui, si lasciò morire e dalle sue ceneri nacque un albero i cui fiori non sopportano la luce del giorno. Da qui viene il nome di “albero della tristezza”. Nella tradizione ayurvedica foglie, fiori e corteccia hanno moltissimi usi. La letteratura scientifica li studia da anni, ma restano usi tradizionali: non è una pianta da usare per curarsi da soli.

Fiori che si aprono di notte e cadono all’alba: la biologia di una vita brevissima

Il comportamento dei fiori del parijat è regolare come un orologio. I boccioli si aprono verso sera, il profumo cresce con il buio e prima o subito dopo l’alba il fiore si stacca e cade. Non appassisce sul ramo e non perde i petali uno alla volta: cade tutta la corolla intera, cioè i petali saldati con il loro tubo arancione. Per questo in India i fiori non si colgono dalla pianta. Si raccolgono da terra al mattino, freschi e ancora profumati, per le offerte nei templi.

Perché fiorire di notte?

I fiori bianchi, molto profumati di sera e con un tubo stretto e lungo, sono il classico “biglietto da visita” delle piante impollinate da falene e da altri insetti notturni. Il bianco si vede bene anche con poca luce. Il profumo forte guida gli insetti da lontano. Il tubo stretto custodisce il nettare, che solo una lingua lunga, come la spiritromba delle falene, riesce a raggiungere. Fiorire di notte significa anche non sprecare risorse di giorno, quando il caldo farebbe disperdere più in fretta profumo e acqua.

Perché il fiore cade intero?

Dopo una notte di visite il lavoro del fiore è finito. Nelle Oleacee gli stami sono attaccati al tubo della corolla, quindi quando la corolla si stacca porta via anche gli stami. Sul ramo resta solo il pistillo, con l’ovario che, se fecondato, diventerà il frutto. La pianta smette così di “mantenere” un organo ormai inutile e la caduta segnala agli insetti che lì non c’è più niente da prendere. È una forma di caduta programmata: le cellule alla base della corolla si separano in modo ordinato, come succede alle foglie in autunno. Ogni notte si aprono nuovi boccioli, per settimane: la pianta sembra sempre fiorita anche se ogni singolo fiore vive meno di un giorno.

Il tubo arancione: il “falso zafferano” delle vesti dei monaci

Il dettaglio più curioso sta nel centro del fiore. Il tubo arancione della corolla contiene un pigmento chiamato tradizionalmente nyctantina. Le analisi chimiche hanno dimostrato che è formato da crocetina e dai suoi derivati, le crocine, cioè proprio le molecole che danno colore allo zafferano (Crocus sativus). Non è quindi solo un colore simile: dal punto di vista chimico è quasi lo stesso colorante.

Per secoli in India e nel Sud-est asiatico i tubi dei fiori raccolti da terra sono stati seccati e messi in acqua per tingere stoffe di giallo-arancio. Era un’alternativa economica allo zafferano, che costa moltissimo, e la tradizione lo collega anche al colore delle vesti di alcuni monaci buddhisti. Il colore ottenuto è bello ma poco resistente alla luce e ai lavaggi, a meno di usare dei fissanti (mordenzanti).

Oggi il parijat interessa anche ai laboratori. Uno studio pubblicato nel 2025 su Frontiers in Plant Science ha isolato dal Nyctanthes un enzima (una CCD4) capace di “tagliare” i carotenoidi e produrre crocetina. Usandolo in piante e batteri, i ricercatori hanno ottenuto crocetina e crocine senza passare dallo zafferano. È un bell’esempio di come una pianta tradizionale possa offrire strumenti nuovi alla scienza.

Una precisazione importante: anche se il colorante è chimicamente simile allo zafferano, i fiori di Nyctanthes non sono uno zafferano da cucina. In alcune zone dell’India si usano in piccole quantità come colorante alimentare tradizionale, ma in Europa non sono un alimento autorizzato. Usateli per tingere stoffe o carta, non nel risotto.

Non confondetelo con il Cestrum nocturnum, il gelsomino notturno dei giardini italiani

Se chiedete un “gelsomino notturno” in un vivaio italiano, quasi sempre vi daranno il Cestrum nocturnum, chiamato anche “dama della notte”. È un’altra pianta, e non si tratta di un dettaglio.

  • Famiglia: il Cestrum è una Solanacea, parente di pomodoro, patata e belladonna. Il Nyctanthes è un’Oleacea, parente dell’olivo.
  • Fiori: il Cestrum ha fiori tubolari lunghi e sottili, di colore bianco-verdastro, riuniti in grappoli. Il Nyctanthes ha fiori a stella, bianchi con il centro arancione.
  • Stagione: il Cestrum da noi fiorisce soprattutto in estate, a ondate. Il Nyctanthes dà il meglio tra agosto e ottobre-novembre.
  • Frutti: il Cestrum produce bacche bianche. Il Nyctanthes produce capsule piatte e secche.
  • Tossicità: è la differenza più importante. Secondo i centri antiveleni australiani tutte le parti del Cestrum nocturnum sono tossiche, soprattutto le bacche. Se ingerite possono provocare febbre, battito accelerato, salivazione e disturbi gastrici. In più, nelle zone tropicali il Cestrum è considerato una specie invasiva.

In breve: stesso nome popolare, profumo notturno in entrambi i casi, ma piante completamente diverse. Se avete bambini o animali che mordicchiano tutto, il Cestrum va tenuto sotto controllo e le sue bacche vanno eliminate.

Come coltivare il Nyctanthes in vaso in Italia

Il parijat è un arbusto subtropicale. Sopporta brevi minime vicine a 0 °C solo se il terreno è asciutto, perché il freddo insieme all’umidità fa marcire le radici. Questo decide dove e come coltivarlo.

Piena terra o vaso?

In piena terra si può tentare solo nelle zone più miti, la zona 10: Sicilia costiera, Sardegna meridionale, Riviera ligure riparata e pochi altri angoli protetti, meglio vicino a un muro esposto a sud. Nel resto d’Italia la scelta giusta è il vaso: si tiene fuori da maggio a ottobre e si ritira quando arriva il freddo.

Nyctanthes arbor-tristis, l'albero della tristezza: fiori che si aprono di notte e all'alba cadono a terra

Vaso e terriccio

  • Partite con un vaso di 25-30 cm e passate a 40-50 cm man mano che la pianta cresce.
  • I fori di drenaggio sono obbligatori. Mettete 3-4 cm di argilla espansa o ghiaia sul fondo.
  • Terriccio: due parti di terriccio universale di qualità, una parte di sabbia o pomice e una manciata di compost maturo. Deve essere soffice e drenare bene.

Luce e posizione

Il parijat vuole sole pieno, almeno 5-6 ore al giorno, o mezz’ombra luminosa. Nel Sud, a luglio, un po’ di ombra nelle ore più calde evita le foglie bruciate. Mettetelo vicino a dove passate le serate, come il terrazzo o la finestra della camera, così vi godrete il profumo.

Acqua e concime

  • Primavera-estate: annaffiate quando i primi 2-3 cm di terra sono asciutti. Bagnate bene, ma senza lasciare acqua nel sottovaso.
  • Concime: da maggio a fine luglio usate un concime liquido per piante da fiore ogni 15 giorni. Da agosto scegliete prodotti più ricchi di potassio, che aiutano la fioritura. Sospendete a ottobre.
  • Inverno: annaffiate poco, solo per non far seccare del tutto la zolla. È il momento in cui si perdono più piante per troppa acqua.

La fioritura: perché arriva in autunno

La fioritura del parijat dipende soprattutto dall’accorciarsi delle giornate dopo l’estate. Per questo in Italia fiorisce più o meno quando fiorisce in India, da agosto a ottobre-novembre. Rispetto agli Stati Uniti lo sfasamento è minimo, a differenza di molte altre piante che seguono le temperature. Due consigli pratici:

  • non mettete il vaso vicino a lampioni o luci accese di notte, perché la luce artificiale può confondere la pianta;
  • non potatela a fine estate, perché i boccioli si formano sui rami dell’anno.

Ogni mattina troverete i fiori caduti sul pavimento o nel sottovaso. Non vuol dire che la pianta stia male: è il suo ritmo naturale. Raccoglieteli e metteteli in una ciotola d’acqua: profumano la casa per qualche ora.

Svernamento del Nyctanthes

  • Ritirate il vaso quando le minime notturne scendono sotto i 7-8 °C, di solito tra fine ottobre e metà novembre.
  • Il posto ideale è una veranda luminosa e fresca, tra 8 e 12 °C. Il soggiorno riscaldato è troppo caldo e secco e favorisce cocciniglie e ragnetto rosso.
  • È normale che perda parte delle foglie: in natura vive in zone con una stagione secca.
  • A fine inverno controllate la presenza di cocciniglie sotto le foglie e lungo i rami.
  • Riportatela fuori a maggio, quando le notti restano stabilmente sopra i 10-12 °C. Abituatela al sole un po’ alla volta, con una settimana di mezz’ombra.

Potatura

Si pota a fine inverno o a inizio primavera, prima della ripresa. Accorciate di un terzo i rami troppo lunghi ed eliminate quelli secchi o che si incrociano. Una potatura leggera rende la pianta più compatta e fa nascere più rami nuovi, quindi più fiori in autunno.

Moltiplicarlo: semi in primavera, talee a giugno

Dai semi

A novembre, dopo la fioritura, sulla pianta restano i frutti piatti a forma di cuore. Quando diventano bruni e secchi raccoglieteli e conservateli in una busta di carta, in un luogo fresco e asciutto. Uno studio ha dimostrato che il pericarpo, cioè l’involucro del frutto, ostacola la germinazione. Conviene quindi aprire il frutto ed estrarre i semi piatti oppure, se non ci riuscite, lasciarli in acqua tiepida per 24 ore. Seminate in primavera (aprile-maggio), a 1 cm di profondità, in terriccio leggero e umido, al caldo (20-25 °C). Le piantine fioriscono di solito dopo 2-3 anni.

Per talea

È il metodo più rapido. A giugno tagliate dei pezzi di ramo semilegnoso lunghi 10-15 cm, con almeno 2-3 nodi. Togliete le foglie in basso, lasciatene 2-4 in alto e immergete la base in un ormone radicante. Piantate in un mix di torba e perlite o sabbia, tenete umido e coprite con un sacchetto trasparente forato, all’ombra luminosa. In 4-8 settimane le talee mettono radici. Il primo inverno tenetele al riparo.

Domande veloci

  • È difficile? Diciamo media. In estate cresce da solo, la parte delicata è l’inverno: freddo umido e troppa acqua sono i nemici principali.
  • Perché non fiorisce? Le cause più comuni sono poca luce, troppo azoto nel concime, una potatura tardiva o una pianta ancora troppo giovane.
  • Si può tenere in casa tutto l’anno? Non è consigliabile. Ha bisogno di sole estivo e di un inverno fresco.
  • È tossico come il Cestrum? Non ha la stessa fama di pianta velenosa, ma foglie e corteccia contengono sostanze attive molto amare. Non mangiatene nessuna parte e tenetelo lontano dagli animali che rosicchiano.

Il parijat chiede poco: un vaso, un’estate di sole e un inverno al fresco. In cambio, ogni mattina d’autunno, vi lascia un tappeto di piccole stelle bianche e arancioni davanti alla porta.

Fonti

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