Alcune persone cieche vedono con la lingua: ecco com'è possibile

Alcune persone non vedenti riescono a orientarsi nello spazio producendo click con la lingua e ascoltando l'eco che rimbalza dagli oggetti intorno a loro. Non è un talento mistico: è ecolocalizzazione, lo stesso principio usato da pipistrelli e delfini. E uno studio del 2024 ha dimostrato che chiunque, anche chi ci vede benissimo, può impararla in dieci settimane. La parte più sorprendente? Il cervello ricabla la corteccia visiva per elaborare i suoni.

Come funziona l’ecolocalizzazione umana

Il principio è semplice: produci un suono breve e secco, tipicamente un click con la lingua contro il palato, e ascolti come l'eco cambia a seconda degli oggetti presenti nello spazio. Un muro a tre metri restituisce un'eco diversa da un albero a cinque. Con la pratica, il cervello impara a costruire una mappa spaziale tridimensionale basata esclusivamente sulle differenze di tempo, intensità e frequenza dell'eco.

Gli ecolocalizzatori esperti raggiungono risultati che sembrano impossibili. Riescono a percepire un edificio dall'altra parte della strada, a distinguere un'auto parcheggiata da un furgone, a camminare in mezzo agli alberi senza toccarli. Alcuni giocano a basket, vanno in bicicletta, fanno escursioni in montagna.

Il cervello che si riprogramma

Lo studio, pubblicato nel 2024, è stato condotto da un team di ricercatori che ha addestrato 12 persone non vedenti e 14 vedenti all'ecolocalizzazione per dieci settimane, monitorando i cambiamenti cerebrali con la risonanza magnetica funzionale (fMRI). I risultati hanno sorpreso anche i neuroscienziati: dopo l'addestramento, la corteccia visiva primaria (V1), la zona del cervello normalmente dedicata alla vista, aveva iniziato a rispondere agli echi sonori. In entrambi i gruppi.

Fino a quel momento si riteneva che una riorganizzazione così profonda della corteccia visiva fosse possibile solo nelle persone cieche dalla nascita, e solo dopo anni di pratica. Lo studio ha dimostrato che il cervello adulto, anche quello di persone vedenti, conserva una plasticità sufficiente a ricablare aree sensoriali primarie in poche settimane. La corteccia visiva non è "per la vista": è per elaborare informazioni spaziali, qualunque sia il canale sensoriale che le fornisce.

Cosa cambia per chi perde la vista

L'implicazione più importante riguarda le persone con perdita progressiva della vista, come chi soffre di retinite pigmentosa o degenerazione maculare. Lo studio dimostra che non è necessario essere nati ciechi per sviluppare la capacità: il cervello si adatta con successo indipendentemente dal momento in cui si inizia. In Italia, secondo i dati dell'Unione Italiana Ciechi, circa 362.000 persone sono non vedenti e oltre un milione e mezzo hanno gravi deficit visivi. Per molte di loro, l'ecolocalizzazione potrebbe diventare uno strumento di autonomia complementare al bastone bianco e al cane guida.

Non un sesto senso, ma il primo che si adatta

L'ecolocalizzazione non è un superpotere e non sostituisce la vista. Ma dimostra qualcosa di profondo su come funziona il cervello umano: le aree sensoriali non sono gabbie rigide. Sono strumenti flessibili che il cervello può riallocare in base alle necessità. La corteccia "visiva" di una persona cieca non resta inattiva: viene reclutata per altri compiti, e lo fa con un'efficienza che fino a pochi anni fa si riteneva impossibile.

Il tuo cervello è più adattabile di quanto pensi. E se domani dovessi fare a meno degli occhi, sarebbe già pronto a trovare un'altra strada.

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