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Un foglio bianco e qualche matita colorata. Per molti genitori è poco più di un passatempo, un modo per tenere i bambini occupati mentre si prepara la cena. Eppure la scienza dice altro: disegnare è uno degli esercizi più potenti per il cervello in fase di sviluppo, con effetti che vanno ben oltre il semplice divertimento.
Il “drawing effect”: ricordare il doppio disegnando
Nel 2016, un gruppo di ricercatori dell'Università di Waterloo in Canada ha scoperto qualcosa di sorprendente. Jeffrey Wammes, Melissa Meade e Myra Fernandes hanno chiesto a dei partecipanti di memorizzare una lista di parole: metà dovevano disegnarle, l'altra metà scriverle ripetutamente. Il risultato? Chi aveva disegnato ricordava più del doppio delle parole rispetto a chi le aveva scritte. Lo studio, pubblicato sul Quarterly Journal of Experimental Psychology, ha battezzato questo fenomeno "drawing effect".
La cosa più interessante è il motivo. Disegnare non è semplicemente "vedere" o "scrivere": è un'attività che coinvolge simultaneamente il canale visivo, quello motorio, quello spaziale e quello semantico. In pratica, quando disegni qualcosa, il tuo cervello la elabora in quattro modi diversi allo stesso tempo. Nessun'altra tecnica di memorizzazione, inclusa la visualizzazione mentale, produce un effetto paragonabile.
Nei bambini il vantaggio è ancora più grande
Se il drawing effect funziona negli adulti, nei bambini l'impatto è amplificato. Durante l'infanzia, il cervello è nel pieno della sua plasticità neuronale: ogni stimolo crea nuove connessioni sinaptiche, e un'attività multisensoriale come il disegno le moltiplica. Quando un bambino disegna un animale che ha visto al parco o una scena di una storia che gli hai raccontato, sta facendo molto più che riprodurre un'immagine: sta recuperando informazioni dalla memoria, organizzandole e traducendole in forma visiva. È un esercizio cognitivo complesso, anche se sembra un gioco.
Uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Education Sciences ha confermato che anche nei bambini con capacità di memoria verbale ridotta, il disegno rappresenta una strategia di apprendimento più efficace della scrittura ripetitiva. In altre parole, proprio i bambini che fanno più fatica a memorizzare leggendo o scrivendo sono quelli che traggono il beneficio maggiore dal disegnare.
Non solo memoria: il disegno regola le emozioni
C'è un altro aspetto che molti genitori non conoscono. Uno studio condotto da Jennifer Drake e Ellen Winner della Boston College, pubblicato su Cognition & Emotion nel 2013, ha dimostrato che disegnare aiuta i bambini a regolare il proprio stato emotivo. I ricercatori hanno indotto un'emozione negativa in 83 bambini tra i 6 e i 12 anni, poi li hanno divisi in due gruppi: uno disegnava qualcosa legato all'esperienza negativa, l'altro disegnava qualcosa di completamente diverso, come una casa.
Il risultato è stato chiaro: i bambini che disegnavano "altro" recuperavano l'umore molto più rapidamente, soprattutto i più piccoli. Disegnare funziona come una forma naturale di distrazione attiva, un meccanismo che il cervello infantile usa spontaneamente per gestire lo stress. Non serve che il bambino "esprima" il problema attraverso il disegno: basta che disegni, punto.
L’Italia lo sapeva già: il metodo Reggio Emilia
La scienza oggi conferma quello che un pedagogista italiano aveva intuito oltre settant'anni fa. Loris Malaguzzi, fondatore dell'approccio educativo di Reggio Emilia, sosteneva che i bambini possiedono "cento linguaggi" per esprimersi e conoscere il mondo, e che il disegno è uno dei più potenti. Il metodo Reggio Emilia, nato nel dopoguerra e oggi adottato in migliaia di scuole in tutto il mondo, mette l'espressione artistica al centro dell'apprendimento fin dalla prima infanzia.
Quello che Malaguzzi chiamava intuizione pedagogica, oggi ha un nome scientifico preciso: elaborazione multisensoriale. Il disegno non è una pausa dalla didattica, è didattica in una delle sue forme più efficaci.
I benefici durano tutta la vita
L'aspetto più affascinante è che il drawing effect non si esaurisce con l'infanzia. Nel 2018, Fernandes, Wammes e Meade hanno pubblicato su Current Directions in Psychological Science una revisione che dimostra come disegnare migliori la memoria anche negli anziani e persino in pazienti con demenza. In un esperimento, 13 persone con diagnosi di demenza hanno mostrato un beneficio definito "massiccio" per le parole disegnate rispetto a quelle scritte. Il motivo? Il disegno attiva aree cerebrali visuo-percettive che in queste condizioni restano relativamente intatte.
E la qualità del disegno non conta: anche scarabocchi informi producono lo stesso effetto. Non serve saper disegnare bene, serve solo disegnare.
Se hai figli piccoli, la prossima volta che li vedi chini su un foglio con le matite colorate, sappi che stanno facendo molto più che colorare: stanno costruendo le fondamenta della loro memoria, della loro capacità di apprendimento e del loro equilibrio emotivo. Un foglio e una matita bastano. La scienza lo conferma, e un pedagogista emiliano lo aveva capito già nel 1945.




