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Quando in autunno una cimice verde si infila dalla finestra e va a sbattere contro la lampada, la reazione è quasi sempre la stessa: un piccolo grido, un fazzoletto, e quell’odore inconfondibile di mandorla amara mista a coriandolo che resta sulle dita per ore. Eppure, prima di schiacciarla, vale la pena fermarsi un secondo. L’insetto che vediamo è quasi sempre Palomena prasina, la cimice verde comune europea, una specie autoctona molto meno dannosa della famigerata cugina asiatica con cui spesso viene confusa. Capire chi è, perché entra in casa e come gestirla cambia completamente il modo in cui la affrontiamo.
Chi è davvero la cimice verde comune
La Palomena prasina è un eterottero della famiglia dei Pentatomidi, quegli insetti dalla classica forma a scudo pentagonale. Gli adulti misurano tra i 12 e i 14 millimetri, hanno un corpo verde brillante in estate che vira progressivamente al bronzo-marroncino in autunno, una sorta di camuffamento stagionale che li aiuta a mimetizzarsi tra le foglie secche prima dell’inverno. Le antenne sono lunghe, i margini del torace arrotondati e mai sporgenti, e il colore è uniforme, senza le tipiche bande chiare e scure delle specie invasive.
È una specie nativa di gran parte dell’Europa, ampiamente diffusa in tutta la penisola italiana dalle zone costiere fino alla fascia prealpina. Predilige boschi di latifoglie, siepi, frutteti, orti familiari e qualunque ambiente con vegetazione mista. Compie generalmente una sola generazione all’anno: gli adulti svernanti escono in primavera, si accoppiano, le femmine depongono ammassi di uova verdognole (di solito 14 alla volta, ordinate in file regolari) sulla pagina inferiore delle foglie, e da lì si sviluppano cinque stadi giovanili (neanidi e ninfe) prima di diventare adulti tra agosto e settembre.
Perché puzza così tanto
Quel celebre odore non è un capriccio: è un sofisticato sistema di difesa chimica. Le cimici possiedono ghiandole odorifere situate nel torace negli adulti e nell’addome nelle forme giovanili. Quando si sentono minacciate, rilasciano una miscela di composti volatili, principalmente aldeidi a catena corta come il trans-2-decenale e il trans-2-esenale, insieme a esteri e idrocarburi. Questi composti hanno una funzione doppia: scoraggiano i predatori (uccelli, ragni, formiche) e fungono da segnale di allarme per le altre cimici nelle vicinanze, che fuggono. È lo stesso meccanismo che rende il pomodoro acerbo aromatico: alcune di quelle molecole si ritrovano infatti nei frutti verdi, motivo per cui qualcuno descrive l’odore della cimice come simile a quello di pomodoro acerbo o mela verde.
Cimice verde europea o cimice asiatica: come distinguerle
Questa è la domanda chiave, perché dalla risposta dipende tutto il resto. La cimice asiatica (Halyomorpha halys) è arrivata in Italia intorno al 2012 dal Nord Emilia ed è oggi considerata una delle peggiori emergenze fitosanitarie nazionali, con danni economici stimati in centinaia di milioni di euro su pero, pesco, kiwi, nocciolo e mais. La Palomena prasina, al contrario, è un insetto secondario, generalmente tollerato dagli equilibri naturali.

- Colore: la cimice verde comune è di un verde uniforme (o bronzo in autunno); la cimice asiatica è marrone marmorizzato con sfumature grigie.
- Antenne: lisce e monocolore nella Palomena; con due bande bianche evidenti sugli ultimi segmenti nella Halyomorpha.
- Bordo del torace: arrotondato e regolare nella verde; appuntito e con piccoli denti nella asiatica.
- Addome (visto da sotto): uniforme nella verde; con bande chiare e scure alternate nella asiatica.
- Dimensioni: simili (12-17 mm), ma la asiatica appare leggermente più grande e tozza.
Se l’insetto che vi è entrato in casa è verde brillante o ramato uniforme, potete tirare un sospiro di sollievo: non è la specie invasiva.
Perché entra in casa in autunno
Tra ottobre e novembre, quando le temperature scendono stabilmente sotto i 10-12 °C, gli adulti cercano riparo per superare l’inverno in uno stato di diapausa, una sorta di letargo vegetativo durante il quale il metabolismo rallenta drasticamente. In natura si rifugiano sotto la corteccia degli alberi, nelle foglie morte, tra le pietre o nei muretti a secco. Le abitazioni umane, però, offrono nicchie ancora più allettanti: cassonetti delle tapparelle, intercapedini delle finestre, soffitte, garage, fessure dei serramenti.
Studi recenti sull’ecologia svernante della specie, condotti in noccioleti italiani e turchi, hanno mostrato che le cimici verdi tendono a concentrarsi nei margini boscati e in strutture rialzate ben esposte al sole invernale. Nelle nostre case sono attratte dalle pareti chiare esposte a sud-ovest, che si scaldano di pomeriggio. Non sono pericolose: non pungono, non mordono, non trasmettono malattie, non rovinano mobili o tessuti e non si riproducono al chiuso. Sono semplicemente ospiti scomode in attesa della primavera.
Che danni fa davvero nell’orto e nel frutteto
La Palomena prasina è polifaga, cioè si nutre di moltissime piante diverse pungendo i tessuti vegetali con il suo apparato boccale a stiletto e succhiando la linfa. Nell’orto familiare italiano i bersagli più frequenti sono:
- Pomodori: punture sui frutti verdi che diventano macchie biancastre, dure, leggermente depresse a maturazione; alterazione del sapore.
- Fagioli, fagiolini, piselli: deformazione dei baccelli e dei semi, che restano piccoli e raggrinziti.
- Peperoni e melanzane: punture necrotiche, soprattutto a fine stagione.
- Nocciolo: questa è l’unica coltura in cui la cimice verde comune è considerata un parassita primario; provoca il difetto noto come
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