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Capita a fine estate: apri la finestra, ti avvicini a un vaso di basilico o a una siepe e lei è lì. Verde o color paglia, lunga come un dito, immobile. Poi, invece di scappare, si solleva sulle zampe, spalanca le ali e allarga le due zampe anteriori mostrando due macchie nere con il centro chiaro. Sembra un piccolo drago in miniatura che ti sta sfidando. La reazione istintiva è fare un salto indietro e chiedersi: la mantide religiosa è pericolosa? La risposta breve è no. La risposta interessante è che quella posa non è un attacco: è un bluff, uno dei più eleganti del mondo degli insetti.
Chi è davvero la mantide religiosa
La mantide religiosa (Mantis religiosa) è un insetto predatore dell’ordine dei Mantodei, presente in tutta Italia, dalle coste alle zone collinari, nei prati asciutti, negli incolti, sui rovi, nelle siepi e spesso negli orti e nei giardini di città. Il nome viene dalla posizione di riposo delle zampe anteriori, ripiegate come in preghiera: in realtà sono zampe raptatorie, cioè armi da caccia dotate di file di spine che si chiudono a tenaglia su cavallette, mosche, zanzare, cimici e altri insetti.
Le femmine sono più grandi e massicce, in genere fra i 6 e gli 8 centimetri, con l’addome largo; i maschi sono più snelli, 5-7 centimetri, con antenne e occhi proporzionalmente più sviluppati e molta più voglia di volare. Il colore varia dal verde brillante al beige-marrone e non indica specie diverse: è una variabilità normale, legata anche all’ambiente in cui l’insetto cresce.
Il dettaglio che permette di riconoscerla con sicurezza sta proprio sulle macchie sulle zampe della mantide: alla base delle zampe anteriori, sulla coxa (il primo segmento, quello attaccato al torace), c’è una vistosa macchia nera più o meno ellittica, spesso con un centro bianco o giallastro. Nella posizione di riposo non si vede: resta nascosta all’interno dell’arto piegato. È un carattere diagnostico usato anche dagli entomologi per distinguere Mantis religiosa da altre mantidi, comprese le specie esotiche che negli ultimi anni si stanno insediando in Italia, come quelle del genere Hierodula, ormai stabili in Pianura Padana.
La posa di minaccia, passo per passo
Quando la mantide si sente osservata da qualcosa di troppo grande per essere mangiato ma abbastanza vicino per essere un pericolo, non scatta all’attacco. Mette in scena quello che i comportamentalisti chiamano display deimatico, cioè un comportamento intimidatorio, una messinscena per spaventare. Succede in una frazione di secondo e segue sempre la stessa sequenza:
- Si gira verso di te. La mantide ruota la testa e orienta il corpo frontalmente: vuole essere vista bene.
- Si solleva. Raddrizza le zampe medie e posteriori, alza il torace e piega l’addome verso l’alto: appare improvvisamente più alta e più grossa.
- Apre le ali. Ali anteriori e posteriori si spalancano a ventaglio, raddoppiando o triplicando la sagoma apparente. Nelle femmine adulte, spesso appesantite dalle uova, è quasi l’unico uso che fanno delle ali.
- Spalanca le zampe raptatorie. Ed è qui il colpo di teatro: aprendole verso l’esterno scopre le due macchie nere e bianche delle coxe, perfettamente simmetriche, che compaiono dal nulla come due occhi grandi che ti fissano.
- Aggiunge il suono. A volte sfrega l’addome contro le ali producendo un fruscio secco, oppure ondeggia lateralmente di lato, come a dire: sono viva, sono grossa, lasciami stare.
Questo comportamento non è imparato: compare già nelle giovani neanidi, molto prima che le ali si siano sviluppate, segno che è scritto nel loro repertorio innato. Se il display funziona, la mantide non deve combattere e non rischia di perdere un arto. Se non funziona, il piano B è semplicemente fuggire o lasciarsi cadere nell’erba.
Perché due finte macchie a occhio spaventano davvero
Il punto è: chi deve spaventare? Non noi. I nemici veri della mantide sono uccelli insettivori, lucertole, ramarri, rospi, piccoli mammiferi e vespe. Molti di questi predatori hanno un sistema nervoso programmato a reagire con estrema prudenza davanti a due macchie tonde, chiare al centro e scure intorno, che appaiono all’improvviso: un pattern che assomiglia allo sguardo frontale di un animale più grande, magari un gatto o un rapace.
Gli studi sul comportamento deimatico nelle mantidi mostrano che l’obiettivo non è ferire l’aggressore, ma guadagnare la frazione di secondo di esitazione che permette la fuga. È lo stesso meccanismo che troviamo nelle farfalle con gli ocelli sulle ali o nei bruchi che si gonfiano mostrando falsi occhi. Su un merlo funziona. Su un essere umano alto un metro e settanta, ovviamente, produce solo una gran foto.
Cosa succede se la prendi in mano
Qui va detto tutto in modo chiaro, perché su questo punto girano molte convinzioni sbagliate. La mantide religiosa non ha veleno, non ha pungiglione, non inietta nulla. Non trasmette malattie, non punge come una vespa, non ha ghiandole urticanti. Le sue mandibole sono fatte per tagliare l’esoscheletro di una cavalletta, non la pelle umana.
Se la si maneggia con insistenza possono succedere due cose:
- L’aggancio. La mantide chiude le zampe raptatorie sul dito. Le spine premono e la sensazione è quella di piccoli spilli o di un velcro un po’ aggressivo. Fastidiosa, a volte capace di lasciare qualche puntino rosso, raramente una goccia di sangue. Nulla di più.
- Il morso simbolico. Sì, la mantide religiosa morde, ma è un gesto difensivo che nella grandissima parte dei casi non perfora la pelle. Non c’è tossicità, non c’è reazione sistemica. Se ci fosse una minuscola lesione, la gestione è la stessa di un graffio da rovo: acqua e sapone.
Anche per cani e gatti il discorso è tranquillo: una mantide ingerita non è tossica. Il rischio, se proprio va cercato, è che un gatto troppo curioso si prenda una zampata di spine sul naso e impari la lezione in un secondo. Molto più a rischio è la mantide stessa.
Due leggende da smontare
La prima: che la mantide sputi negli occhi, o che possa accecare. Non esiste. Le mantidi non hanno alcun apparato per proiettare liquidi a distanza, né sostanze caustiche. La credenza nasce quasi certamente dalla combinazione fra quello sguardo fisso, il display improvviso e vecchie storie popolari che in mezza Europa la descrivevano come insetto sacro o malaugurante. Si sono confuse leggende e anatomia.

La seconda: che la mantide religiosa sia protetta da una legge nazionale con multe salatissime. Non è così. In Italia Mantis religiosa è una specie comune e non rientra fra le specie a tutela rigorosa della normativa europea sugli habitat, né esiste una sanzione statale specifica per averla toccata o spostata. Attenzione però a due cose: alcune regioni hanno leggi sulla tutela della piccola fauna e della flora spontanea che vietano raccolta e commercio indiscriminato di invertebrati, e all’interno di parchi e riserve valgono i regolamenti dell’area protetta. Quindi: nessuna multa immaginaria, ma nessun buon motivo per ucciderla. È un predatore gratuito che lavora per l’orto e la sua presenza indica un ambiente ancora vivo.
Stesso discorso per il barattolo: tenerla chiusa in un vaso di vetro senza cibo vivo, umidità e appigli verticali significa condannarla a morire in pochi giorni. Se proprio si vuole osservarla, si osserva dove sta.
Mantide religiosa in casa, cosa fare
Non è un insetto domestico e non ha alcun interesse per la casa: entra per errore, attirata dalla luce, o perché arriva su un mazzo di fiori e su una pianta da esterno portata dentro. Non punge di notte, non depone uova nei mobili, non si nutre di tessuti o alimenti. Non serve alcun insetticida. Capita anche che una si stabilisca per giorni su una pianta da appartamento vicino a una finestra, cacciando moscerini: è un ospite innocuo, ma all’aperto vive molto meglio.
Il modo corretto per spostarla, senza strapparle un arto (le zampe delle mantidi si rompono con una facilità impressionante e non si rigenerano negli adulti):
- Prendi un bicchiere o un vasetto e un foglio di cartoncino.
- Appoggia il bicchiere sopra di lei senza fretta e infila il cartoncino sotto. Nella maggior parte dei casi sale spontaneamente sul bordo.
- In alternativa, offrile un rametto o il dorso della mano: le mantidi tendono ad arrampicarsi su ciò che sta più in alto. Non afferrarla per il torace.
- Se si è agganciata a un dito con le spine, non tirare. Appoggia il dito su una foglia o su un ramo e attendi qualche secondo: mollerà per salire sul nuovo appoggio. Strappare significa lasciarle una zampa in meno e a lei costa la vita.
- Liberala fra erba alta, rovi, siepi, cespugli fioriti o ai bordi dell’orto, mai su un balcone di cemento o su asfalto in pieno sole.
Perché a settembre le femmine reagiscono di più
Chi incontra mantidi solo in tarda estate si stupisce di quanto siano combattive. C’è una spiegazione biologica precisa. Le mantidi italiane hanno una generazione all’anno: le uova svernano protette in una ooteca schiumosa, indurita, incollata a steli, sassi o muretti; le giovani sgusciano in primavera, crescono con una serie di mute e raggiungono lo stadio adulto tra luglio e agosto. Settembre e ottobre sono i mesi degli accoppiamenti e della deposizione.
In quel periodo la mantide religiosa femmina è al massimo del peso: l’addome è gonfio di uova e, per molte femmine adulte, il volo diventa difficile o impossibile. Se non puoi volare via, l’unica difesa che ti resta è il teatro: ecco perché a fine estate la posa di minaccia scatta più spesso e sembra più decisa. Non è aggressività crescente, è mancanza di alternative. Poi arrivano i primi freddi e gli adulti muoiono: la specie riparte dalle ooteche.
Questo ha una conseguenza pratica utile. Se in autunno trovate una massa beige spugnosa grande come una nocciola su un rametto secco, un palo o un vecchio muro, non è un fungo né un nido di parassiti: è una ooteca con decine di future mantidi. Lasciatela dov’è; se dovete potare quel ramo, tagliatelo e appoggiatelo in un cespuglio riparato, all’aperto e non in garage.
Un alleato da lasciare al lavoro
Nell’orto la mantide è un predatore generalista: mangia ciò che riesce a catturare, quindi anche insetti utili, ma il suo bilancio complessivo in un giardino domestico è positivo, e la sua presenza è un buon indicatore di un ambiente con vegetazione diversificata e poco carico di insetticidi. Non va introdotta artificialmente comprando ooteche, pratica inutile e potenzialmente dannosa perché può diffondere specie non locali: molto meglio creare le condizioni perché arrivi da sola, lasciando angoli di erba alta, siepi mai rasate a zero, rovi, fioriture tardive e qualche zona incolta.
La prossima volta che una mantide si solleva, apre le ali e vi mostra i suoi due falsi occhi, godetevi la scena per quello che è: un piccolo insetto di pochi grammi che sta cercando di convincere un gigante che è meglio non insistere. Fate un passo indietro, scattate la foto e lasciatela andare fra i rovi. Il bluff, in fondo, ha funzionato.
Fonti
- iNaturalist. Mantis religiosa (European Mantis) – taxon page: morfologia, dimorfismo sessuale e display deimatico. California Academy of Sciences.
- Descrizione tassonomica di Mantis religiosa subsp. religiosa: caratteri delle coxe anteriori e macchia nera basale. Zenodo.
- Maldonado H. The deimatic reaction in the praying mantis Stagmatoptera biocellata. Journal of Comparative Physiology A, Springer.
- The northward spread of the European mantis, Mantis religiosa (Mantodea: Mantidae). European Journal of Entomology, Institute of Entomology, Czech Academy of Sciences.
- A new alien mantis in Italy: is the Indochina mantis Hierodula patellifera chasing the train for Europe? Biodiversity Data Journal, PubMed Central.
- Texas Invasive Species Institute. Mantis religiosa: descrizione, ecologia e comportamento difensivo (con riferimento a Edmunds, 1976).





