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Capita quasi sempre di notte: accendi la luce del bagno o della lavanderia e sul muro c’è un ragnetto minuscolo, giallo paglierino con puntini neri, che cammina a scatti lentissimi come se fosse in slow motion. Lo guardi meglio e ti accorgi di una cosa strana: ha la testa enorme, gonfia, a cupola, sproporzionata rispetto al corpo. E sembra avere tre occhi. Nessuna deformità, nessuna malattia: è un ragno sputatore, Scytodes thoracica, uno dei predatori più bizzarri del pianeta, e con ogni probabilità vive nel tuo appartamento da anni senza che tu te ne sia mai accorto.
Quel cranio rigonfio non è un difetto, è un’arma. Dentro ci sono due ghiandole giganti che producono contemporaneamente veleno, seta liquida e colla. E il ragno le usa per fare una cosa che nessun altro ragno di casa sa fare: sparare.
Come riconoscerlo in dieci secondi
L’identificazione è sorprendentemente facile, perché nessun altro ragno domestico italiano ha questa combinazione di caratteri. Ecco la checklist:
- Dimensioni piccolissime: corpo da 3 a 6 millimetri. I maschi stanno sui 3,5-4 mm, le femmine arrivano a 5-6 mm. Con le zampe distese occupa poco più di una moneta da un centesimo.
- Colore: giallo crema o rosato, punteggiato di macchie e linee nere disposte in modo regolare. Sul capo il disegno ricorda vagamente una lira o un piccolo strumento a corde.
- Zampe lunghe, sottili e anellate di nero, come piccole calze a righe.
- Il capo bombato: visto di profilo, il carapace (la parte anteriore del corpo) sale verso l’alto e verso dietro, mentre l’addome scende. È il tratto diagnostico numero uno.
- Sei occhi, non otto, disposti in tre coppie ben separate. A occhio nudo o in una foto sfocata sembrano tre occhi singoli e grandi: in realtà, zoomando, ogni occhio si rivela una coppia.
- Nessuna ragnatela visibile. Non troverai mai una tela geometrica o un imbuto di seta associato a lui.
- Andatura: lentissima, a piccoli passi interrotti da lunghe pause. Poi, ogni tanto, uno scatto improvviso o un salto breve.
Se hai un ragnetto chiaro, pallido, con le zampe a righe e la fronte gonfia che passeggia sul battiscopa a mezzanotte, hai finito: è lui.
Cosa c’è dentro quella fronte gigante
Nella maggior parte dei ragni le ghiandole del veleno sono due tubicini modesti alloggiati nei cheliceri o poco più indietro. Nel ragno sputatore invece sono enormi e occupano gran parte della scatola cranica: è proprio il loro volume a gonfiare il carapace in quella cupola caratteristica.
Ma la vera stranezza è che ogni ghiandola è una fabbrica divisa in reparti. L’analisi istologica ha individuato cinque regioni distinte: le tre anteriori producono veleno vero e proprio, mentre le due posteriori — che formano il lobo più grande — sintetizzano seta liquida e colla. Un unico organo che fa due mestieri completamente diversi, collegato all’esterno da un dotto largo che attraversa tutto il chelicero e arriva fino alla base dell’uncino.
Tradotto: questo ragno ha inventato un secondo apparato serico, indipendente da quello dell’addome, e lo ha piazzato in testa. Gli studi su trascrittoma e proteoma delle ghiandole hanno mostrato che le proteine dello sputo non sono le stesse fibroine della seta addominale: sono peptidi ricchi di glicina, una soluzione evolutiva del tutto originale. In pratica la natura ha scritto due volte, in modo indipendente, il codice per fabbricare un filo.
La caccia in tre atti: il ragno con la pistola a colla
Guardare un ragno sputatore che caccia è uno degli spettacoli più incredibili che si possano osservare in casa, e serve solo un po’ di pazienza e una torcia tenuta bassa.
Atto primo: l’avvicinamento a rallentatore
Individuata la preda — un moscerino, una piccola falena, un altro ragnetto — l’animale si avvicina con una lentezza esasperante, millimetro dopo millimetro, senza produrre vibrazioni. Arrivato a circa 10-20 millimetri, allunga in avanti una zampa anteriore e misura la distanza sfiorando appena l’obiettivo. È una specie di telemetro biologico: la mira deve essere precisa, perché il colpo va a segno una volta sola.
Atto secondo: l’oscillazione impossibile
A questo punto i cheliceri, che nelle scitodidi sono fusi e si muovono insieme, cominciano a sollevarsi mentre i minuscoli uncini oscillano lateralmente. Le riprese ad altissima velocità hanno misurato frequenze di oscillazione comprese fra 278 e 1781 hertz: fino a quasi 1800 vibrazioni al secondo, un valore che sfiora i limiti di ciò che un muscolo può fare e che ha richiesto modelli matematici dedicati per essere spiegato.
Atto terzo: lo sputo
Dall’orifizio del dotto velenifero — un forellino largo appena 0,014 millimetri — parte un getto per ciascun chelicero. Poiché l’uncino oscilla lateralmente mentre il chelicero si alza, il fluido si deposita sulla preda disegnando due strisce a zig-zag perfettamente riconoscibili, una a destra e una a sinistra. Le velocità di espulsione misurate arrivano a 28,8 metri al secondo, oltre 100 km/h, e l’intera scansione dura meno di 30 millisecondi: molto meno di un battito di ciglia.
Ma il colpo di genio arriva dopo. A contatto con l’aria i filamenti, spessi da 7 a 66 millesimi di millimetro, si contraggono accorciandosi del 40-60% in appena due decimi di secondo, con una forza complessiva di 0,1-0,3 millinewton. Sembra poco, ed è poco in termini assoluti, ma su un moscerino è sufficiente a schiacciargli le zampe contro il corpo e a incollarlo al muro come un manifesto. Solo allora il ragno si avvicina, dà un morso rapido, si pulisce accuratamente le zampe dalla colla, stacca la preda dal substrato e la avvolge nella seta normale prodotta dalle filiere addominali.
Se la vittima si dimena, il ragno arretra, aspetta, morde di nuovo. Non ha fretta: ha già vinto.
Perché cammina così lentamente
La lentezza non è pigrizia né debolezza: è la conseguenza logica del suo armamento. Un ragno lupo o un saltatore devono inseguire e ghermire, quindi investono in muscoli, velocità e vista acuta. Chi spara da lontano non ha bisogno di correre. Il ragno sputatore ha zampe lunghe e sottili, poco muscolose, cheliceri ridottissimi e una vista mediocre affidata a sei occhi che servono soprattutto a percepire luci e movimenti grossolani: si orienta con il tatto e con le vibrazioni captate dai peli sensoriali delle zampe.
Tutto il bilancio energetico è spostato sulla chimica anziché sulla meccanica. Mantenere ghiandole così grandi e risintetizzare proto-seta e colla dopo ogni sparo costa parecchio, ed è probabilmente il motivo per cui l’animale non spreca colpi e attacca solo dopo aver misurato la distanza.
Lo stesso apparato funziona anche come difesa: se un predatore lo disturba — o se lo tocchi con un dito — può sputare per guadagnare tempo. Su di noi l’effetto è nullo: al massimo resta una macchiolina appiccicosa invisibile.
Dove e quando lo trovi nelle case italiane
La specie ha origine mediterranea e oggi ha una distribuzione praticamente cosmopolita, spinta soprattutto dai trasporti umani: manca solo in Antartide. Proprio per questo l’Italia è terra d’elezione. Alle nostre latitudini lo si può incontrare anche all’aperto, sotto le pietre, nelle crepe dei muretti a secco, nei sottotetti e nei garage; salendo verso l’Europa settentrionale, invece, sopravvive quasi esclusivamente dentro gli edifici riscaldati.
In casa cerca esattamente quello che cerchi tu quando fa freddo: calore moderato e un po’ di umidità. I punti classici sono:
- bagni e lavanderie, soprattutto dietro la lavatrice e attorno ai sanitari;
- battiscopa, angoli fra parete e soffitto, cornici delle porte;
- cantine e taverne riscaldate, ripostigli, dispense;
- dietro quadri, mobili poco spostati e cassette degli impianti.
È attivo di notte e sta fermo di giorno in fessure e anfratti, il che spiega perché lo si veda quasi sempre accendendo la luce dopo il tramonto. In un appartamento riscaldato può essere presente tutto l’anno, senza una vera stagionalità: nelle abitazioni italiane le popolazioni domestiche si autoalimentano per generazioni. Le femmine trasportano il bozzolo delle uova tenendolo sotto il corpo, fra i cheliceri e i pedipalpi, e questo le rende ancora più lente e caute: se ne vedi una che sembra portare una pallina di seta, non è malata, è incinta a tutti gli effetti.

Cosa mangia e cosa significa trovarne più di uno
Il menu del ragno sputatore domestico è un elenco preciso di tutto ciò che non vorresti in casa:
- moscerini della frutta e altri piccoli ditteri;
- zanzare, soprattutto quelle che si posano sui muri;
- psocotteri, i minuscoli pidocchi dei libri che colonizzano carta e muffe;
- pesciolini d’argento giovani e altri artropodi a corpo molle;
- altri ragni: la famiglia mostra una spiccata tendenza all’araneofagia, e in cattività molte specie preferiscono prede a otto zampe.
Sono anche in grado di accettare prede già morte, comportamento documentato in laboratorio, il che li rende spazzini opportunisti oltre che cacciatori.
La lettura ecologica è semplice: un ragno sputatore in casa è un indicatore, non un problema. Se ne trovi diversi significa che nell’ambiente c’è abbastanza microfauna da sostenerli — moscerini attirati da frutta o umido, psocotteri legati a un’umidità relativa alta, insetti che entrano dalle finestre d’estate. Ha molto più senso intervenire su quelle cause (asciugare, ventilare, chiudere l’umido, coprire la frutta) che sul predatore, che sta già lavorando gratis per te.
È pericoloso per persone, bambini e animali domestici?
No, e la risposta è anatomica prima ancora che tossicologica. I cheliceri delle scitodidi sono straordinariamente ridotti rispetto alla taglia del corpo — sono stati oggetto di studi specifici proprio per la loro miniaturizzazione — e non hanno la forza né la lunghezza per perforare la pelle umana. Non esistono casistiche cliniche di rilievo legate a questa specie. Il veleno esiste, contiene enzimi e peptidi attivi sugli artropodi, ma è calibrato su prede che pesano qualche milligrammo.
Non è aggressivo, non attacca, non insegue, non salta addosso. Messo alle strette scappa piano o, al massimo, sputa. Per cani e gatti vale lo stesso discorso: un gatto che lo mangia non corre alcun rischio significativo. L’unico accorgimento generale, valido per qualsiasi puntura o morso di artropode, è rivolgersi al medico se compare una reazione locale anomala e persistente.
Una precisazione utile per l’Italia, dove la parola ragno fa scattare subito il pensiero al ragno violino: anche Loxosceles rufescens ha sei occhi in tre coppie, e questo genera confusioni frequenti. Le differenze però sono nette. Il violino è uniformemente bruno-beige, senza puntinature nere; ha il capo piatto, non a cupola; le zampe sono lunghe e di colore uniforme, senza anellature; il corpo è più grande e nell’insieme l’animale appare più asciutto e uniforme. Corpo giallo screziato di nero, zampe a righe e fronte bombata significano ragno sputatore, punto.
Come spostarlo senza fargli male: il metodo del bicchiere
Se proprio non lo vuoi in camera da letto, la rimozione è banale, anche perché è lento e non scappa.
- Prendi un bicchiere di vetro trasparente e un cartoncino rigido (va benissimo una cartolina o un volantino).
- Appoggia il bicchiere sul muro o sul pavimento sopra il ragno, con calma, senza schiacciare i bordi contro le zampe.
- Fai scivolare il cartoncino sotto l’apertura, lentamente: il ragno salirà da solo sul vetro o resterà fermo.
- Tieni il cartoncino aderente e porta il tutto all’esterno, oppure in cantina, in garage, in un sottoscala.
- Rilascialo in un punto riparato e asciutto, mai in pieno sole e mai su una superficie bagnata.
Una nota realistica: se lo liberi fuori in pieno inverno al Nord, le sue probabilità di sopravvivenza sono basse. Nelle regioni del Centro-Sud e sulle coste è tranquillamente in grado di cavarsela all’aperto. In alternativa, spostarlo in un locale di servizio è la soluzione più rispettosa.
I tre errori da non fare
- Lo spray insetticida. Nebulizzare piretroidi in bagno o in cucina per un animale da cinque millimetri è sproporzionato: contamini superfici dove si mangia e si lava, elimini anche i predatori utili e lasci indisturbate le prede che li avevano attirati. In pochi giorni il problema si ripresenta, ma senza più nessuno che lo controlli.
- L’aspirapolvere. Sembra pulito e indolore, ma il ragno finisce nel sacchetto vivo, schiacciato dalla turbolenza e dalla polvere, e muore lentamente. È il metodo meno rapido di tutti, l’esatto contrario di quello che si crede.
- Schiacciarlo. Oltre a essere inutile, elimina un alleato. Un singolo esemplare adulto ripulisce la stanza da decine di moscerini e zanzare nel corso della sua vita, che può durare più di un anno.
Tre curiosità che cambiano il modo di guardarlo
Sputare è raro quanto volare. Fra le decine di migliaia di specie di ragni conosciute, solo le Scytodidae e alcuni Oxyopidae usano un getto di fluido per catturare o difendersi. È una convergenza evolutiva affascinante con i serpenti sputatori: stessa soluzione, apparati completamente diversi.
Non gli serve la tela per mangiare, ma la seta la produce lo stesso. Le filiere addominali ci sono e funzionano: servono per il filo di sicurezza, per avvolgere la preda già bloccata e per costruire piccoli rifugi. È l’unico ragno di casa che ha, di fatto, due sistemi serici separati.
La colla è più intelligente della colla. Il fluido non si limita ad appiccicare: si accorcia. È l’unione di adesione e contrazione a rendere la trappola efficace, e questo meccanismo è oggetto di interesse per la bioingegneria dei materiali adesivi.
In sintesi
Il ragno sputatore è il coinquilino ideale: silenzioso, invisibile per il 95% del tempo, non costruisce tele che sporcano gli angoli, non morde, non trasmette nulla, e passa le notti a cacciare esattamente gli insetti che ti infastidiscono. Quella testa gonfia che sembra un difetto è in realtà una delle armi più raffinate del regno animale, compressa in cinque millimetri di ragno che cammina piano perché non ha alcun bisogno di correre. La prossima volta che ne incontri uno sul muro del bagno, spegni la fretta e guardalo un minuto: potresti assistere a uno sparo che dura meno di trenta millesimi di secondo.
Fonti
- Suter R.B., Stratton G.E. (2009). Spitting Performance Parameters and Their Biomechanical Implications in the Spitting Spider, Scytodes thoracica. Journal of Insect Science, 9(62).
- Suter R.B., Stratton G.E. (2013). Predation by Spitting Spiders: Elaborate Venom Gland, Intricate Delivery System. In: Spider Ecophysiology, Springer.
- Zobel-Thropp P.A. et al. (2014). Spit and venom from Scytodes spiders: a diverse and distinct cocktail. Journal of Proteome Research.
- British Arachnological Society. Scytodes thoracica: biologia, caccia e identificazione.
- Animal Diversity Web, University of Michigan Museum of Zoology. Scytodes thoracica.
- Contemporary Problems of Ecology (2018). Cosmopolitan Distribution of the Spitting Spider Scytodes thoracica Latreille, 1802 (Aranei, Scytodidae).
- Mathematical Biosciences (2016). On the spider that spits the solution of a nonsmooth oscillator.
- Journal of Arachnology (2013). Scavenging behavior in spitting spiders, Scytodes (Araneae, Scytodidae).
- Society for Integrative and Comparative Biology. Exploring the silk and the silk-like venom from the spitting spider Scytodes thoracica.




