Patate dolci appena raccolte: perché sanno di poco e come renderle dolci e conservarle fino a marzo

Esperto di Botanica

Alessio Mori, classe 1979, è un esperto ed appassionato bootanico, apicolture ed agricoltore. Conosciuto per la sua ricerca sulle abitudini invernali delle api mellifere, vanta una ventennale storia di ricerca e sperimentazione nel campo dell'agricoltura.

Chi coltiva la patata americana (Ipomoea batatas) per la prima volta di solito ci rimane male. A ottobre si scava, escono tuberi enormi che sembrano promettere meraviglie, se ne cuoce subito uno e… sa di poco. È farinoso, poco dolce, quasi come una patata normale. Non avete sbagliato varietà e non avete coltivato male. Avete solo saltato un passaggio: la stagionatura, che gli inglesi chiamano curing.

In questa guida vediamo cosa succede dentro il tubero dopo la raccolta, come fare la stagionatura in casa con quello che avete già e soprattutto come conservare le patate dolci dopo la raccolta fino alla primavera, senza vederle marcire in cantina.

Quando raccogliere le patate americane in Italia

La patata dolce viene dai tropici e il freddo proprio non lo regge. In Italia si raccoglie in genere da fine settembre a fine ottobre, prima che il terreno scenda sotto i 10-12 °C. Sotto questa soglia i tuberi possono subire danni da freddo già mentre sono ancora sottoterra.

Qualche regola pratica:

  • Nord e Centro (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana): meglio raccogliere entro la metà o la fine di ottobre. Toglietele dalla terra prima che arrivino le piogge fredde di novembre.
  • Campania e Sud: si può aspettare fino a fine ottobre, ma conviene comunque anticipare se le previsioni annunciano giorni freddi e piovosi. Il terreno freddo e zuppo è il peggior nemico dei tuberi.
  • Se una gelata brucia le foglie, raccogliete entro pochi giorni. Il freddo può scendere dalle parti morte della pianta fino ai tuberi.

Scavate con calma, in una giornata asciutta. Partite larghi rispetto alla pianta, con la forca e non con la vanga. La buccia della patata dolce appena raccolta è delicatissima e si sbuccia anche solo strofinandola con le dita. Ogni graffio è una porta aperta per i funghi del marciume. Quindi niente colpi, niente lanci nella cassetta e, soprattutto, non lavatele: lasciate asciugare la terra al sole per un paio d’ore e togliete solo quella che si stacca da sola.

Perché le patate dolci appena raccolte non sono dolci

Appena dissotterrato, il tubero è una specie di magazzino pieno di amido, cioè zuccheri legati tra loro in lunghe catene. L’amido non ha sapore dolce. Per sentire la dolcezza servono zuccheri semplici, come saccarosio, glucosio e maltosio.

La trasformazione da amido a zuccheri la fanno alcune proteine speciali presenti nel tubero, gli enzimi amilasi. Funzionano come forbici che tagliano le lunghe catene di amido in pezzetti dolci. Queste forbici lavorano bene solo al caldo. Durante la stagionatura e nelle prime settimane di conservazione, parte dell’amido diventa zucchero e il tubero cambia sapore. Quando poi lo cuocete, le amilasi fanno un ultimo lavoro mentre la temperatura sale: per questo una patata dolce cotta lentamente in forno viene più dolce di una bollita in fretta.

Il risultato si sente davvero. Una patata dolce stagionata è più dolce, più profumata e ha la polpa più cremosa rispetto a una mangiata il giorno della raccolta. Le patate vendute senza stagionatura, in America, si chiamano infatti green crop, cioè raccolto verde: si possono mangiare, ma non hanno lo stesso sapore e si conservano molto meno.

Il secondo segreto: la buccia che si ripara da sola

La stagionatura non serve solo al gusto. Durante questi giorni al caldo umido il tubero cicatrizza le ferite. Sotto ogni graffio, taglio o sbucciatura si forma uno strato nuovo di cellule simili al sughero, chiamato periderma di cicatrizzazione. È una specie di cerotto naturale che fa tre cose:

  • blocca l’ingresso di funghi e batteri del marciume;
  • riduce la perdita d’acqua, quindi il tubero non avvizzisce;
  • rende la buccia più spessa e resistente, così si sbuccia molto meno quando la toccate.

C’è anche un altro vantaggio: il tubero stagionato respira meno. Un tubero vivo consuma le sue riserve respirando, proprio come noi. A 15 °C una patata dolce non stagionata respira sensibilmente di più di una stagionata, e quindi si consuma e si indebolisce prima. Meno respirazione vuol dire più mesi di vita in dispensa.

Per capire quanto conta questo passaggio basta un dato: negli Stati Uniti, che sono tra i più grandi produttori, in media tra il 20 e il 25% delle patate dolci va perso durante la stagionatura e la conservazione, e un altro 10-15% si rovina in casa dei consumatori. Gran parte di queste perdite dipende da ferite, temperature sbagliate e umidità troppo bassa.

Le condizioni giuste per il curing delle patate dolci

I valori ideali, usati anche dai produttori professionisti, sono questi:

  • temperatura: circa 27-30 °C (al massimo 32 °C);
  • umidità dell’aria: 85-90%;
  • durata: 4-7 giorni nelle celle professionali, che in casa diventano tranquillamente 7-10 giorni perché la temperatura è meno precisa;
  • un po’ di ricambio d’aria: i tuberi non devono stare chiusi ermeticamente.

Se la temperatura è più bassa, sotto i 24 °C, la cicatrizzazione è lenta: i tuberi perdono più peso e si conservano meno. Sotto i 20 °C in pratica la stagionatura non avviene. Meglio quindi caldo che tiepido.

Come fare la stagionatura in casa: 5 soluzioni pratiche

A fine ottobre fuori fa già fresco, soprattutto al Nord. Ecco alcune idee per creare un piccolo angolo tropicale in casa.

1. Il locale caldaia

È la soluzione più comoda. Il locale caldaia o il sottotetto vicino al boiler spesso resta sui 25-30 °C. Mettete i tuberi in cassette di legno o di plastica, in uno o due strati. Copriteli con un telo di cotone umido o con un sacco di juta bagnato e strizzato, oppure mettete vicino una bacinella d’acqua larga. Controllate ogni due giorni che il telo non si asciughi.

2. La parte alta della lavanderia

Dove si stendono i panni c’è caldo e umidità. Le mensole più alte, vicino al soffitto, sono spesso il punto più caldo della stanza. Ottimo posto per una cassetta coperta.

3. Vicino al termosifone con una ciotola d’acqua

Mettete una cassetta accanto al termosifone (non sopra, perché si scalderebbe troppo e seccherebbe i tuberi). Copritela con un panno umido e appoggiate sul termosifone una ciotola d’acqua o un umidificatore per aumentare l’umidità. Un piccolo termometro con igrometro da pochi euro vi dice subito se siete nei valori giusti.

4. La scatola di polistirolo riscaldata

Ottima per piccole quantità. Prendete una scatola di polistirolo, quella del pesce va benissimo. Sul fondo mettete un tappetino riscaldante per semine o rettili, con un termostato. In alternativa si può usare una lampadina a incandescenza tenuta ben lontana dai tuberi e da qualsiasi materiale che possa prendere fuoco. Dentro mettete i tuberi e un bicchiere d’acqua o una spugna bagnata. Chiudete il coperchio lasciando un piccolo spiraglio per far uscire l’aria. Un altro sistema semplice è mettere i tuberi in una cassetta in una stanza calda e coprirla con un foglio di plastica forato per 5-7 giorni.

Patate dolci appena raccolte: perché sanno di poco e come renderle dolci e conservarle fino a marzo

5. Al Sud: serra fredda o veranda

In Sicilia, Puglia, Calabria e sulla costa campana ottobre è spesso ancora mite. Una serra fredda chiusa o una veranda vetrata esposta al sole arrivano facilmente a 25-30 °C di giorno. Coprite i tuberi con un telo umido e ombreggiateli, così non si scaldano troppo al sole diretto.

Dalla mia esperienza, il segnale che la stagionatura è riuscita è semplice. Le piccole sbucciature diventano asciutte e brunastre, come una crosticina. La buccia non si stacca più strofinandola con il pollice. Quando cominciano a spuntare piccoli germogli o radichette, la stagionatura è finita da un pezzo: spostatele subito al fresco.

Come conservare le patate americane in inverno

Finita la stagionatura, i tuberi vanno spostati in un luogo più fresco, ma non freddo. Le condizioni ideali sono:

  • temperatura tra 13 e 15 °C (accettabile fino a 16 °C);
  • umidità alta, intorno all’85-90%;
  • buio e un minimo di ricambio d’aria.

In queste condizioni le patate dolci ben stagionate durano da 4 a 6 mesi, quindi da novembre fino a marzo o aprile. E anzi, nelle prime settimane continuano a diventare più dolci.

Perché la cantina può essere una trappola

Qui sta l’errore più comune in Italia. Le nostre cantine, fresche e umide, intorno agli 8-10 °C, sono perfette per le patate comuni. Per le patate dolci invece sono troppo fredde. Ecco perché tanti si lamentano che le patate dolci marciscono in cantina dopo poche settimane.

Meglio un ripostiglio interno, uno sgabuzzino, l’armadio di una stanza poco riscaldata, il sottoscala o una camera degli ospiti tenuta fresca. L’importante è stare tra i 13 e i 15 °C. Mettete i tuberi in cassette di legno o cartone, avvolti uno per uno in un foglio di carta di giornale: la carta trattiene un po’ di umidità e, se un tubero marcisce, non contagia subito i vicini.

Mai in frigorifero

Il frigorifero, a 4-5 °C, è il nemico numero uno della patata dolce cruda. Sotto i 12 °C, e in modo grave sotto i 10 °C, compare il danno da freddo. Le cellule del tubero si danneggiano e i risultati, che spesso si vedono solo dopo, sono questi:

  • il centro diventa duro e resta legnoso anche dopo una lunga cottura;
  • il sapore diventa amaro o strano;
  • la polpa si annerisce dentro;
  • il tubero si ammala molto più facilmente di marciume.

Il danno si accumula: qualche giorno a 10 °C può non fare grandi danni, settimane sì. In frigo si mettono solo le patate dolci già cotte, che si conservano 3-4 giorni.

Perché le patate dolci grosse si conservano meglio

Chi ha raccolto qualche tubero gigante può festeggiare due volte: quelli grossi e ben formati sono anche quelli che durano di più. Il motivo è semplice. Un tubero piccolo ha molta buccia rispetto alla sua polpa. Perde acqua più in fretta, avvizzisce prima e ha meno riserve da consumare con la respirazione. Quelli sottili e lunghi, simili a grosse radici, vanno mangiati per primi.

I tuberi enormi hanno solo un difetto: spesso si spaccano o si feriscono di più durante lo scavo. Se un tubero grosso ha un taglio profondo, una spaccatura o una parte schiacciata, mettetelo da parte e cucinatelo nelle prime settimane. Un consiglio da cucina: le patate dolci ben lavate si possono cuocere con la buccia, che è sottile, buona e piena di fibre.

Il test pratico: questo tubero arriverà a marzo?

Dopo la stagionatura fate una bella selezione. Prendete in mano ogni tubero e controllate:

  1. Buccia: deve essere intera, liscia, con le eventuali ferite chiuse da una crosticina asciutta. Se ci sono zone sbucciate ancora umide, macchie scure o parti che si incavano, quel tubero non durerà.
  2. Consistenza: premete con il pollice, soprattutto sulle punte. Deve essere duro come un sasso. Se cede anche solo un po’, usatelo subito.
  3. Peso: un buon tubero sembra pesante rispetto alla sua grandezza. Uno leggero ha già perso acqua o è vuoto dentro.
  4. Punte: il marciume parte quasi sempre dalle estremità. Se una punta è molle, scura o grinzosa, quel tubero va in cucina, non in dispensa.
  5. Forma e misura: tenete per la conservazione lunga i tuberi medi e grandi, compatti e senza spaccature. Mangiate per primi i piccoli, i sottili e quelli feriti.

Un trucco utile: pesate una cassetta campione all’inizio dell’inverno e poi ripesatela una volta al mese. Se perde poco peso, l’ambiente va bene. Se cala molto in fretta e i tuberi diventano grinzosi, l’aria è troppo secca: aggiungete una bacinella d’acqua o coprite le cassette con un telo di juta. E ogni due o tre settimane date un’occhiata: un tubero marcio va tolto subito.

In breve: i numeri da ricordare

  • Raccolta: fine settembre-fine ottobre, prima che il terreno scenda sotto i 10-12 °C.
  • Stagionatura: 27-30 °C, umidità 85-90%, per 7-10 giorni.
  • Conservazione: 13-15 °C, umidità alta, al buio, da 4 a 6 mesi.
  • Da evitare: frigorifero, cantine sotto i 12 °C, lavare i tuberi prima di conservarli, colpi e graffi.

Con dieci giorni di pazienza al caldo, la patata farinosa e insipida di ottobre diventa quella dolce e cremosa che vi farà compagnia per tutto l’inverno.

Fonti

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